mentre la nave penetrava nel sistema.

Otto ore dopo, quando il timoniere Ahmad annuncio che erano in orbita standard attorno a Epsilon Indi II, Francisco era ancora cosciente ma ubriaco fradicio. Torno barcollando in plancia, disse a Beynes di togliersi dal suo seggiolino, quindi ordino di preparare la navetta da sbarco e di formare una squadra di sei uomini.

L’ironia della situazione non sfuggi a Beynes; avevano raggiunto Epsilon Indi II seguendo delle indicazioni fornite da un ubriaco, e adesso si accingevano a scendere sul pianeta sotto la guida di un altro ubriaco.

— Se il recupero sara abbastanza redditizio — mormoro in seguito a D’Lambert mentre si trovavano nel compartimento della navetta e osservavano i robot scavatori che entravano nella stiva del mezzo da sbarco — dovremmo prendere in considerazione l’idea di rilevare le azioni di Francisco.

L’ufficiale scientifico sorrise, accarezzandosi la barba. — Tieni a freno la lingua, Arne — disse sottovoce. — Se continui a parlare cosi, potrebbe cominciare a sembrare un ammutinamento.

— Ammutinamento? — Beynes sogghigno e scosse la testa. — Preferisco considerarla una modifica della nostra posizione contrattuale.

Essendo un mercantile indipendente, il Capital Explorer era di proprieta dell’equipaggio. Una volta coperte le spese generali della nave, gli utili venivano divisi in base al numero di azioni che ogni membro dell’equipaggio possedeva. Francisco era capitano del Capital Explorer non tanto per l’esperienza, quanto per il fatto di possedere il pacchetto azionario maggiore. Ma Beynes e D’Lambert insieme possedevano una quota pari a quella di Francisco. Non solo, Beynes aveva all’attivo lo stesso numero di balzi iperspaziali di Francisco e, a differenza del capitano, ii senso del comando del primo ufficiale non annegava in una bottiglia. Se quel viaggio fosse stato abbastanza proficuo, probabilmente avrebbero potuto rilevare le azioni del capitano Francisco. E da come erano andate ultimamente le cose per il Capital Explorer, Francisco avrebbe dovuto essere in pensione da un pezzo… per trascorrere le sue giornate in stato comatoso sul pavimento della birreria di qualche spazioporto, probabilmente. Non c’era molta differenza tra Francisco e Sedric, pensandoci bene.

D’Lambert osservo il capitano con disprezzo. Panciuto e non rasato, si aggirava borioso nel compartimento, urlando ordini inutili agli uomini che stavano preparando la navetta per il volo. — Non che sia una idea malvagia, in qualsiasi modo tu voglia chiamare la cosa — commento cupo. — Naturalmente, se pensi che il capitano sia sbronzo adesso, aspetta solo che siamo sul pianeta.

— Eh? — Beynes guardo l’ufficiale scientifico. — Cosa intendi dire?

— L’atmosfera.

— Cos’ha l’atmosfera? Non avevi detto che era ossigeno-azoto?

— Infatti — confermo D’Lambert. — Ma la pressione media e di soli sessantanove torr. Un po’ scarsa per gli Erthumoi. — Indico con un cenno del capo l’ultimo robot scavatore che stava salendo pesantemente la rampa della navetta. — E per questo che ho raccomandato di portare i robot. Saremo tutti un po’ storditi laggiu, e il lavoro manuale sara gia fin troppo duro.

Beynes bofonchio. — Ma immagino che l’atmosfera vada bene per i Locriani…

D’Lambert scosse la testa. — No — replico. — Ecco cos’ha di strano questo pianeta. L’atmosfera per noi sara anche un po’ rarefatta, ma per i Locriani e ancora troppo densa. E la percentuale di neon e leggermente scarsa per i loro gusti. Oh, certo, i Locriani potrebbero vivere senza respiratore, la… pero sarebbero quasi perennemente inebetiti. — Si strinse nelle spalle. — Non capisco.

In effetti era strano. Epsilon Indi II ruotava attorno a una nana arancione di classe K5, in tutto simile al sole locriano, ma era a quasi a cinquantamila anni luce dal mondo d’origine dei Locriani che si trovava nel settore galattico di Cygnus. I Pellegrini Lontani avevano percorso una distanza considerevole per colonizzare un pianeta ai limiti dell’abitabilita per la loro razza. Tuttavia, l’esplorazione strumentale della superficie brulla del pianeta condotta da D’Lambert aveva individuato nei pressi dell’equatore un ammasso indistinto di oggetti che erano indubbiamente artificiali. L’analisi non aveva rivelato la presenza di esseri viventi — senza dubbio si trattava di un insediamento abbandonato — eppure sembrava che i Locriani avessero vissuto su quel pianeta deserto una volta. Ma perche proprio li? La cosa non aveva…

Il comunicatore che portava alla cintura ronzo, interrompendo le sue riflessioni. Beynes lo stacco e lo accosto al viso. — Primo ufficiale — disse.

— Arne, sono Ahmad. — La voce del timoniere sembrava molto turbata. — Abbiamo un problema.

Mentre Ahmad parlava, Beynes noto che il capitano Francisco, che si trovava a breve distanza, aveva alzato lo sguardo sentendo il suono del comunicatore del primo ufficiale. Aveva un’espressione sospettosa, il capitano, e stava gia cominciando a muoversi barcollando verso Beynes e D’Lambert. «Fantastico» penso Beynes. Senza dubbio il timoniere aveva contattato il primo ufficiale perche sapeva che il capitano era troppo ubriaco per affrontare in modo responsabile qualsiasi problema; malgrado quell’intervento accorto, pero, Francisco voleva immischiarsi. E non c’era nulla da fare per evitarlo…

— Di che si tratta, sentiamo — disse Beynes, mentre D’Lambert si avvicinava un po’ per origliare.

— I sensori hanno appena localizzato un satellite locriano in orbita bassa — riferi Ahmad. — Non l’abbiamo scoperto prima perche era nascosto dal pianeta rispetto alla nostra posizione orbitale, ma spostandoci sul lato opposto lo abbiamo raggiunto. Non appena lo abbiamo individuato, l’ufficiale delle comunicazioni mi ha detto che il satellite ha trasmesso un segnale iperspaziale su una frequenza locriana. Cattive notizie, Arne. Credo che sia una sentinella.

— Maledizione! — sibilo Beynes. Se il satellite locriano era una sentinella automatica, probabilmente in quel momento i Locriani stavano scoprendo che una nave non identificata stava penetrando illegalmente nel loro territorio.

Lancio un’occhiata a D’Lambert; l’ufficiale scientifico, silenzioso, scosse il capo. Erano nei guai.

— Okay, Ahmad — disse Beynes. — Annulleremo lo sbarco. Voglio che prepari i motori per una partenza rapida e riprogrammi i computer per un iperbalzo nel sistema piu vicino nel raggio di un parsec. Se…

Tutt’a un tratto, il comunicatore gli venne strappato di mano. — Ordine revocato, timoniere! — gracchio Francisco, spingendo da parte il primo ufficiale. — Che succede lassu?

Il capitano ascolto con espressione appannata mentre Ahmad ripeteva quanto aveva appena riferito. — Chi diavolo dice che puoi allun… cioe, annullare lo sbarco? — biascico. — Gli ordini non li prendi dal secondo, Mishtuh Ahmad… li prendi da me! Adesso distruggete quel satellite spia e preparatevi al lancio della navetta!

— Capitano… — inizio Beynes.

— E tu sta’ zitto! — sbraito Francisco, puntando l’indice verso la faccia di Beynes. Il primo ufficiale arretro, colpito non solo dalla rabbia di Francisco ma anche dall’odore rancido di vino del suo alito. — Non sei tu il capitano, Beynes! Sono io il capitano!

D’Lambert fece un passo avanti, incerto. — Capitano Francisco — disse diplomatico — se i Locriani sanno che siamo qui, senza dubbio verranno a indagare. Meglio non trovarsi nei paraggi…

— Ce ne saremo andati da un pezzo quando arriveranno. — Francisco agito vacillando il braccio destro indicando chissa quale rifugio immaginario, continuando a stringere con la sinistra il comunicatore di Beynes. — Abbiamo ore di tempo prima che loro arrivino qui! Adesso distruggete quel satellite, timoniere! Procediamo con il lancio! Chiudo!

Francisco sbatte il comunicatore contro il petto di Beynes. — Non fare piu il furbo con me, Beynes — ringhio, mentre Beynes annaspava cercando di afferrare l’apparecchio. — La prossima volta che tenti un tiro del genere, e ammutinamento, e io saro felicissimo di infilarti nella camera di equilibrio e schiacciare il pulsante di espulsione. Capito?

— Signorsi, capitano — rispose Beynes contegnoso.

— Inoltre… — Francisco rutto e prosegui. — Inoltre, ti voglio con me nella squadra di sbarco. Voglio anche te, D’Lambert, perche mi serve… ehm… — Cerco la parola giusta nella mente annebbiata. — La tua perizia — termino. Poi fisso Beynes in cagnesco. — E perche non mi fido a lasciarti il comando della mia nave. Capito?

Beynes non disse nulla. Anche D’Lambert rimase in silenzio. Il capitano Francisco arretro barcollando di un paio di passi, tirando in dentro la pancia e gongolando come un bullo da bar che avesse appena costretto con le minacce un tipo piu piccolo di lui a offrire da bere a tutti i presenti. — Avanti col lavoro, ragazzi — disse borioso, quindi comincio a muoversi impettito verso la navetta da sbarco che attendeva.

Beynes sospiro lentamente e lancio un’occhiata a D’Lambert. L’ufficiale scientifico scosse lentamente la testa. — Qualunque cosa abbiano lasciato laggiu gli ex-gi — mormoro D’Lambert — spero solo che l’abbiano messa bene in vista.

Colyns: Sta dicendo che durante questo incidente il capitano Francisco era ubriaco e si comportava in modo

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