Un po’ contrariato, forse? Uldor sarebbe stato in condizione di riprendere il suo lavoro coi coloni.
I visitatori entrarono in uno spazio di luci soffuse e letti vuoti. Kristan era ritto a sedere e leggeva un libro stampato. Quando lo depose Laurice intravide il titolo: La Saga di Rusa Irmansdrottar, ambientata nell’epoca pionieristica di Ather; si, era anche uno dei suoi libri preferiti. Kristan era pallido in viso per la perdita di sangue subita, ma era perfettamente in se e il suo saluto fu caloroso. — Milady! Amico!
Laurice si sedette su una sedia accanto al letto. Copperhue si raggomitolo dalla parte opposta, con la testa sollevata. Ci fu il solito scambio di convenevoli.
— Pare che vi debba la vita — osservo a un certo punto Kristan, in tono un po’ imbarazzato.
— Come io ti devo la mia — rispose Copperhue, che aveva portato un simultrans. — La tua vita non sarebbe neppure stata in pericolo se non fossi venuto a cercarmi. Laurice fece il gesto di lasciar perdere: — Bando ai sentimentalismi! — sbotto. — Ce la siamo cavata dopo aver commesso una tale serie di errori che non avremmo mai dovuto commettere. Tutto per via della nostra ignoranza, no?
— Era inevitabile — rispose Kristan. — Dobbiamo imparare di mano in mano. Io… ho imparato molto da lei.
— E io da lei, anche se in entrambi i casi e stato meno di quanto si sarebbe potuto o dovuto. Se avessimo condiviso meglio… — Laurice non fini la frase, ma rimase in attesa della risposta di lui.
L’espressione di Kristan era pensosa. — Sa bene perche e impossibile.
— Davvero? Noi, io e i Naxiani, siamo piu che disposti in questo senso. La scelta sta a lei.
— Ma io sono solo uno.
— Un uomo libero. E per di piu influente. Lei ritiene di poter scatenare una feroce opposizione politica contro di noi. E io sospetto che sia vero. Be’, potrebbe usare la stessa forza anche a nostro favore, se volesse.
— Mi spiace. — Kristan sospiro. — Dopo i giorni che abbiamo passato, mi spiace veramente. Ma sa benissimo che non posso farlo. — Il suo sguardo ando oltre la donna verso la pioggia e la foresta pluviale che non si vedeva. — Se lei solo capisse perche questo mondo e cosi importante, quel che significa…
— Noi comprendiamo — disse Laurice dolcemente. — E speriamo di conservarlo cosi.
Kristan sbatte le palpebre.
— Non voglio farle pressioni mentre e convalescente — continuo Laurice. — Solo che certe informazioni potrebbero aprirle una nuova visuale. Non che speri di convertirla sui due piedi. Ma io e Copperhue abbiamo cominciato a conoscerla un po’. Cosi se ci ascoltera e rispettera le nostre confidenze… perche prima dobbiamo avere la sua promessa di mantenere un segreto per qualche anno…
— Mi faccia pensare. — Kristan guardo prima lei, poi Copperhue, quindi le sue mani e poi ancora fuori della finestra. Alla fine annui. — Penso di potermi fidare — rispose.
— E noi ci fidiamo di voi — disse Copperhue a entrambi.
Era sufficiente. Essendo in grado di percepire i veri sentimenti dell’uomo, il Naxiano sapeva che questi avrebbe mantenuto la parola.
Il cuore di Laurice batte piu forte. — Il motivo della segretezza e proprio quello di proteggere Venafer — comincio. — Ci sono persone e interessi pronti ad approfittare pesantemente della sua… trasformazione, proprio quello che lei teme. Se preavvisati potrebbero bloccarci. Per esempio, disboscando o bruciando le foreste dei loro possedimenti potrebbero alterare in modo irrimediabile l’equilibrio ecologico. A quel punto non rimarrebbe altra alternativa che di procedere a tutta velocita con la costruzione di industrie in grado di poter costruire schermi contro il sole.
— Gli schifosi — sbotto Kristan.
— Di per se non sono malvagi — osservo Copperhue. — Loro considerano benefici i loro piani.
— Lavorare bene per fare del bene — aggiunse Laurice con un sorriso forzato.
— Molti tra la mia gente considerano inevitabile questa prospettiva — continuo Copperhue. — Nelle attuali circostanze considererebbero gli industriali dei liberatori. Perche senza di loro, che altro ci sarebbe? Noi rimarremmo confinati al nostro territorio originario, per riprodurci in poverta o per cedere la liberta e la sacralita della vita familiare a favore della dittatura… sterilizzazione obbligatoria e infanticidio. Ma nessuna delle due soluzioni sarebbe stabile. In ogni caso ci sarebbero disordini, sovversione, rivoluzione e alla fine la guerra.
— Nello stesso tempo — intervenne Laurice — l’approccio industriale presenta troppe incognite. Lei aveva ragione quando diceva che non e possibile predirne gli effetti. I nostri modelli computerizzati sono inadeguati.
— Gli imprenditori stanno cercando di raffinarli — ammise Copperhue. — Ma gran parte della leadership di New Halla ha seri dubbi. Puo un qualsiasi modello di un intero mondo essere completo? Il caos si annida proprio nelle equazioni. Per quanta cura poniamo nei nostri preparativi, correremmo il rischio di ritrovarci fra mille anni, o anche meno, con un pianeta inabitabile e non piu recuperabile. E allora dove potremmo andare?
Kristan sposto lo sguardo da Copperhue a Laurice come per chiedere soccorso. — Come mai non ne ho mai sentito parlare? — chiese.
— Se n’e discusso, anche in modo vivace, fino al limite del litigio — rispose Laurice — ma non ufficialmente o ad alto livello. Dopo tutto la colonia e nuova, ancora piccola e poco importante per chiunque tranne che per se stessa, se non in via potenziale. E voi, lei e i suoi colleghi, siete stati troppo impegnati col vostro lavoro per seguire dibattiti che si svolgono soprattutto in una lingua e in una societa aliene.
Un pensiero gli fece corrugare la fronte. — In effetti quel che ha detto non e cosi stupefacente — mormoro. — Ho sentito gli stessi concetti discussi abbastanza a fondo anche qui tra noi a Forholt. Il guaio e che le uniche scelte sembrano essere quelle da lei accennate. O New Halla diventera una specie di grande campo di concentramento, o Venafer diventera un guscio coperto di macchine, o finira tutto in un disastro. — Raddrizzo la schiena. — C’e forse un’altra possibilita? Qual e il suo segreto? — Torno a riadagiarsi sui cuscini.
— Questa — rispose Laurice accostandosi a lui. — E un progetto a cui stiamo lavorando, badi bene, una speranza, un sogno. Magari si dimostrera irrealizzabile. Fra cinque o dieci anni dovremmo saperne abbastanza da rendere pubblica la cosa. Come ho detto, se l’opposizione dovesse subodorare qualcosa troppo presto, potranno rovinare tutto, classificandoci come ostruzionisti del progresso che devono essere spazzati via prima da provocare veri guai. Ma una volta annunciato il progetto, supportato da solide prove scientifiche che vale la pena di indagare piu a fondo, dovranno frenarsi. Li costringera la pressione sociale. — Laurice fece una pausa. — A me piace pensare che saranno le loro stesse coscienze a imporglielo.
— Noi Naxiani non abbiamo avvertito in quelli che abbiamo conosciuto una malvagita superiore a quella che e inevitabile tra creature mortali — osservo Copperhue.
— L’idea e questa — disse Laurice a Kristan che ascoltava attento. — I coloni nel corso del tempo finiranno col colonizzare tutto Venafer, ma vivendo nelle foreste, con le foreste.
— Come cacciatori, vuol dire? — chiese Kristan sbalordito.
— No, no. Per la maggioranza no. Non possiamo costringerli a tornare all’eta della pietra, ne lo faremmo se anche potessimo. Avranno tutto quel che esige una vita da esseri civilizzati: alfabetizzazione, medicine, trasporti, comunicazioni, macchine per i lavori pesanti. Ma perche non potrebbero averlo dalla natura? Case, non i rozzi ripari che impiegano le nostre spedizioni, vere case, ma fatte di legname che viene ripiantato, o magari da alberi che vengano tenuti in vita. Cibo, fibre, prodotti chimici, non ottenuti tramite l’agricoltura o le fabbriche ma dalla coltivazione della vegetazione della vita selvatica. E guadagnare coi raccolti ottenuti dalla foresta, da vendersi su Ather in modo da poter importare quei manufatti di cui hanno bisogno…
— Anche se ritengo — aggiunse Copperhue pensieroso — che a mano a mano che si sviluppera un simile tipo di vita, si troveranno nuove strade, nuove direzioni e nuove esigenze, fin quando non saremo diventati veramente figli del nostro mondo. E un ideale che ben si accorda con la Vecchia Verita.
— Naturalmente non sara cosa semplice — disse Laurice. — Per niente. Nessuno di noi e in grado di prevedere anche solo un centesimo dei problemi, delle ramificazioni che il futuro potrebbe portarci. Stiamo solo cercando di imparare abbastanza su questo pianeta per vedere se il progetto sara possibile. Noi riteniamo che la risposta sara affermativa.
Kristan guardo davanti a se con lo sguardo perso nel futuro. — Le foreste addomesticate — disse piano. — Non piu un mondo selvaggio:
— Ma pur sempre Venafer — rispose Laurice. — E crede forse che se tutti lasciassero questo mondo e non tornassero mai piu, Venafer rimarrebbe sempre inalterato?
— No — convenne Kristan. — Non c’e nulla che duri in eterno.
— Noi creeremmo qualcosa di assolutamente nuovo — disse Laurice. — Impossibile dire che forma prendera questo mondo. Ma direi che l’aggettivo «addomesticate» e la parola sbagliata. Sarebbe meglio dire «in
