Mangiarono a La Reache, in Old Compton Street, dove si rimpinzarono di couscous e piccoli bocconcini esotici, poi si spostarono in un pub che piaceva a Sylvia, in Berwick Street, dove bevvero alcuni drink e si misero a chiacchierare.

Con il trascorrere della serata, la nuova ragazza dell’assistenza computer sorrideva molto in direzione di Richard, e a lui non veniva in mente niente da dirle. Pago un giro di drink e la ragazza dell’assistenza computer lo aiuto a portare i bicchieri al tavolo.

Garry ando in bagno, e la ragazza dell’assistenza computer si mise a sedere accanto a Richard, al posto che fino a quel momento era stato di Garry. La testa di Richard era piena del tintinnio dei bicchieri e del chiasso assordante del juke box, dell’odore di birra e Bacardi rovesciato, e di fumo di sigaretta. Cercava di seguire la conversazione che si svolgeva al tavolo e si accorse di non riuscire piu a concentrarsi su quello che veniva detto, e che comunque non era minimamente interessato a nessuno dei brani di frase che riusciva a cogliere.

E allora gli fu tutto chiaro, come se stesse vedendo l’azione sul grande schermo dell’Odeon di Leicester Square: quella sera sarebbe tornato a casa con la ragazza dell’assistenza computer e avrebbero fatto l’amore, e dato che il giorno dopo era sabato, avrebbero passato la mattinata a letto. Poi si sarebbe alzato, e insieme avrebbero disfatto tutta la roba impacchettata nelle casse, e nell’arco di un anno avrebbe sposato la ragazza dell’assistenza computer e ottenuto un’altra promozione, avrebbero avuto due bambini, un maschio e una femmina, e si sarebbero spostati in periferia, a Harrow, a Croydon o a Hampstead, o forse addirittura a Reading.

E non sarebbe stata una brutta vita. Sapeva anche quello. A volte non ha alternative.

Quando Garry torno dalla toilette si guardo intorno con stupore. C’erano tutti tranne…

«Richard?» chiese.

La ragazza dell’assistenza computer si strinse nelle spalle.

Garry usci in Berwick Street. Il freddo della notte ebbe sul suo viso l’effetto di una secchiata d’acqua. Poteva sentire l’inverno nell’aria. Grido, «Dick? Ehi? Richard?»

«Sono qui.»

Richard se ne stava appoggiato contro al muro, nell’ombra. «Volevo solo prendere un po’ d’aria fresca.»

«Stai bene?» chiese Garry.

«Si» rispose Richard. «No. Non lo so.»

«Be’, questo copre tutte le possibilita. Ne vuoi parlare?»

Richard lo guardo con aria seria. «Riderai di me.»

«Tanto lo faro comunque.»

Richard lo fisso, poi Garry si senti sollevato vedendo che sorrideva, e seppe che erano ancora amici. Garry lancio un’occhiata verso il pub. Poi si ficco le mani nelle tasche del cappotto.

«Andiamo» disse. «Facciamo due passi. Liberati di questo peso. Poi ridero di te.»

«Bastardo» disse Richard, e per la prima volta in parecchie settimane aveva detto qualcosa da Richard.

«E a questo che servono gli amici.»

Cominciarono a camminare piano piano, alla luce dei lampioni.

«Senti Garry,» inizio Richard «ti sei mai chiesto se questo e tutto quello che c’e?»

«Cosa?»

Richard fece un gesto vago, che comprendeva ogni cosa. «Lavoro. Casa. Il pub. Incontrare ragazze. Vivere in citta. La vita. E tutto qui? Non c’e altro?»

«Credo che questo riassuma tutto, si» disse Garry.

Richard sospiro. «Be’,» disse «tanto per cominciare, non sono andato a Maiorca. Voglio dire che davvero non sono andato a Maiorca.»

Mentre andavano su e giu per il dedalo di stradine tra Regent Street e Charing Cross Road, Richard continuava a parlare. E raccontava, raccontava, iniziando con il ritrovamento di una ragazza ferita sul marciapiede, che aveva cercato di aiutare perche non poteva certo lasciarla li, e quanto era accaduto dopo. Quando ebbero troppo freddo per seguitare a camminare, entrarono in un bar di quelli da poco, aperti tutta la notte. Era molto tipico, del tipo in cui tutto viene cotto nello strutto e si serve del te serio in grandi tazze alte e sbeccate, lucide di grasso di pancetta.

Richard e Garry si misero a sedere, e Richard parlava mentre Garry ascoltava. Ordinarono uova fritte, fagioli e pane tostato e mangiarono il tutto, mentre Richard continuava a parlare e Garry continuava ad ascoltare. Trangugiarono anche l’ultimo pezzo di tuorlo e pane tostato. Bevvero altro te, finche Richard disse «… E poi Porta ha fatto qualcosa con la chiave, e io ero di nuovo qui. A Londra Sopra. Be’, la Londra vera. E, be’, il resto lo sai.»

Cadde il silenzio.

«Questo e quanto» disse Richard. Fini il te.

Garry si gratto la testa. «Senti» disse dopo un bel po’. «E tutto vero? Non c’e un qualche orribile finale? Cioe, non c’e nessuno con la telecamera pronto a saltare fuori per dirmi che sono su Candid Camera!»

«Spero sinceramente di no» disse Richard. «Tu… tu mi credi?»

Garry diede un occhiata al conto sul tavolino, conto banconote e monete e le appoggio sul piano di formica. «Credo che, be’, qualcosa deve esserti successo, e ovvio… ma per andare al punto, tu ci credi?»

Richard lo guardava fisso. Sotto agli occhi aveva dei semicerchi neri. «Se ci credo? Non lo so piu. Ci credevo. Ero la. C’e stato un momento in cui c’eri anche tu, sai.»

«Questo non me l’avevi detto.»

«E stato un momento davvero terribile. Mi dicevi che ero diventato pazzo e che me ne andavo in giro per Londra in preda alle allucinazioni.»

Uscirono dal bar e si diressero a sud, verso Piccadilly.

«Be’,» disse Garry «devi ammettere che sembra piu plausibile della tua magica Londra sotterranea, dove va a finire la gente che cade nelle fenditure. Ne ho viste di persone cadute nelle fenditure, Richard: dormono nei vani delle vetrine dei negozi lungo tutto lo Strand. Non finiscono in una Londra speciale. Muoiono congelate dal freddo dell’inverno.»

Richard non disse nulla.

Garry continuo. «Penso che forse hai preso un colpo in testa. Oppure e stato una specie di shock, quando Jessica ti ha piantato. Per qualche tempo sei diventato un po’ matto, poi sei rinsavito.»

Richard rabbrividi. «Sai cosa mi fa davvero paura? Il pensiero che probabilmente hai ragione.»

«Allora la vita non e eccitante?» continuo Garry. «Benissimo. A me la noia. Almeno so dove vado a mangiare e a dormire stasera. E lunedi avro ancora un lavoro. Giusto?» Si volto a fissare Richard.

Lui annui, esitante. «Giusto.»

Garry guardo l’orologio. «Per la miseria!» esclamo. «Sono le due passate. Speriamo che in giro ci sia ancora qualche taxi.» Si diressero in Brewer Street. Garry stava dissertando sui taxi. Non diceva niente di originale o di interessante. Stava semplicemente adempiendo al suo dovere di londinese di brontolare riguardo ai taxi. «… Aveva la luce accesa e tutto quanto,» stava dicendo «gli ho detto dove volevo andare e mi ha risposto, mi dispiace, sto tornando a casa, e io gli ho detto, si puo sapere dove abitate tutti voi taxisti? E perche neppure uno vive dalle mie parti? Il trucco consiste nel salire prima di dire che abiti a sud del fiume, cioe, cosa stava cercando di dirmi? Quando ho nominato Battersea ha reagito come se avessi detto Katmandu…»

Richard aveva tolto l’audio. Fissava l’interno della vetrina di un negozio di periodici d’epoca, osservando i ritratti di star del cinema ormai dimenticate, i manifesti, i fumetti e i periodici in esposizione. Era come dare una sbirciatina a un mondo di avventura e immaginazione.

Che non era reale. Continuava a ripeterselo.

«Allora, tu cosa ne pensi?» domando Garry.

Richard torno di colpo al presente. «Di cosa?»

Garry si rese conto che Richard non aveva ascoltato una parola di quello che aveva detto. «Se non ci sono taxi possiamo prendere un autobus notturno.»

«Giusto» disse Richard. «Benissimo. Perfetto.»

Garry fece una smorfia. «Mi preoccupi.»

«Scusa.»

Procedettero per Windmill Street, verso Piccadilly.

Richard affondo le mani nelle tasche. Per un attimo sembro stupito, poi estrasse una penna di corvo alquanto malconcia, con un filo rosso legato al calamo.

«Cos’e?» chiese Garry.

«E un…» esito. «E solo una penna. Hai ragione. E solo spazzatura.»

Lascio cadere la penna nel bidone piu vicino e non si volto indietro. Garry indugiava, poi, scegliendo con cura le parole, disse, «Hai pensato di farti vedere da qualcuno?»

«Farmi vedere? Guarda Garry che non sono pazzo.»

«Ne sei certo?»

Verso di loro stava arrivando un taxi, con la luce gialla accesa.

«No» rispose Richard in tutta sincerita. «Ecco un taxi. Prendilo tu. Io prendero il prossimo.»

«Grazie.» Garry fece segno al taxista e sali nell’auto prima di dire che voleva andare a Battersea. Abbasso il finestrino e, mentre il taxi partiva, disse, «Richard — la realta e questa. Cerca di abituarti. Non c’e altro. Ci vediamo lunedi.»

Richard lo saluto con la mano e guardo il taxi che si allontanava. Quindi giro sui tacchi e invece di andare verso le luci di Piccadilly ripercorse la strada in direzione di Brewer Street.

Si fermo accanto a una vecchia signora che dormiva nel vano di entrata di un negozio. Si riparava dal freddo con una vecchia coperta strappata, e teneva accanto a se le poche cose che possedeva — due piccole scatole di cartone piene di cianfrusaglie e un ombrello sporco che una volta doveva essere stato bianco — legate insieme con uno spago, a sua volta legato intorno al polso, per evitare che qualcuno gliele rubasse mentre dormiva. Indossava un cappello di lana con pompon di colore indefinibile.

Si tolse di tasca il portafogli, trovo una banconota da dieci sterline, e si chino per farla scivolare nella mano della donna.

Lei apri gli occhi, subito sul chi va la. Guardo la banconota socchiudendo i vecchi occhi. «Cos’e?» disse, assonnata e dispiaciuta di essere stata svegliata.

«La tenga» disse Richard.

Srotolo la banconota e se la infilo nella manica. «Che cosa vuoi?» chiese con sospetto.

«Niente» rispose Richard. «Non voglio proprio niente. Assolutamente niente.» Si rese conto di quanto era vero, e di come tutto fosse diventato orribile. «Ha mai avuto tutto quello che desiderava? Per poi accorgersi che in realta non era per niente quello che voleva?»

«Non credo di poterlo dire» rispose la donna, togliendosi un bruscolino dall’occhio.

«Pensavo fosse questo che volevo» disse Richard. «Pensavo di volere una bella vita normale. Insomma, forse sono pazzo. Voglio dire, forse. Ma se questo e tutto quello che c’e, allora non voglio essere savio. Capisce?» Lei scosse il capo.

Cerco nella tasca interna.

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