abitudini sono dure a morire.»
«Pero muoiono, no?» gli dico.
«Credo di si. Di solito, si.»
«Merda», esclamo e mi chino in avanti per far partire
«Sono diventato un orso, amico», dice, ridendo di nuovo. «No, vieni, vieni pure. Prima chiamami, pero. Saro felicissimo di vederti. Non vedo l’ora. E passato tanto tempo dall’ultima volta.»
«Bene. Allora verro presto.» Muovo il mouse per controllare la situazione geopolitica della partita. «Hai poi fatto qualcosa con quella fottutissima villona?»
«Eh? Ah, la mia tana, quassu.»
«Gia, la tua tana.»
«No, niente. Non e cambiato niente.»
«Hai riparato qualcuna di quelle perdite?»
«No… Oh!»
«Che c’e?»
«Ti ho detto una bugia.»
«Le hai riparate.»
«No, mi ero dimenticato: qualcosa
«Cioe?»
«Be’, un paio di soffitti sono crollati.»
«Oh, oh.»
«Be’, sai, quassu e molto umido.»
«Non si e fatto male nessuno, pero?»
«Male? E chi doveva farsi male? Qui ci sono solo io.»
«Gia. Quindi, se decido di venire e fermarmi da te c’e un sacco di posto, ma faro meglio a portarmi un ombrello oppure un sacco a pelo impermeabile, o magari una tenda. Giusto?»
«Ma no, dai, ci sono anche camere asciutte.»
«Va bene. Non so ancora quando verro, ma sicuramente prima della fine dell’anno.»
«Perche non vieni su, diciamo… la settimana prossima o quella dopo?»
«Hmm», rifletto. Bisogna vedere che cosa succedera con le varie storie che sto seguendo, ma, teoricamente, potrei. Ho bisogno di prendermi una vacanza. Ho bisogno di cambiar aria. «Okay. Perche no? Probabilmente potro fermarmi soltanto un paio di giorni, ma si. Prenotami una stanza.»
«Bene. Quando pensi di arrivare?»
«Hmm, direi giovedi o venerdi. Te lo confermo.»
«D’accordo.»
Parliamo ancora un po’, rievocando i vecchi tempi; poi lo saluto.
Metto giu il telefono e resto li seduto davanti a
Sono sempre stato geloso di lui, ho sempre desiderato avere quello che aveva lui, anche quando sapevo bene di non volerlo davvero.
Andy sembrava sempre in anticipo su di me. Due anni prima che io andassi a Stirling, lui aveva gia incominciato a St. Andrew’s un corso sponsorizzato dall’esercito, e quando scoppio la guerra delle Falkland lui era gia tenente dei fucilieri. Si fece una marcia forzata da San Carlos a Tumbledown, rimase ferito in un attacco abborracciato a una postazione argentina e si merito una medaglia al valore, rispedita pero indietro in seguito alla notizia che l’ufficiale a capo dell’attacco era stato promosso, invece di essere condotto davanti alla corte marziale. L’anno seguente, Andy lascio l’esercito e comincio a lavorare in una grossa agenzia pubblicitaria di Londra; fece carriera (fu lui a inventare lo slogan dell’IBM: «Siete maniaci della perfezione? Noi, si» e quello della Guinness: «Ci facciamo una birra?») poi, improvvisamente, si licenzio per aprire il Gadget Shop a Covent Garden. Ne Andy, ne il suo socio — che aveva lavorato pure lui in un’agenzia di pubblicita — avevano la minima esperienza di vendita al dettaglio, ma possedevano un sacco di idee e molta fortuna; inoltre si servirono dei loro contatti nel mondo dei media (me, per esempio) per lanciare un’enorme campagna pubblicitaria sotto forma di articoli su se stessi e sulla loro iniziativa. Il negozio e il suo catalogo di vendita per corrispondenza si rivelarono un immediato successo. In meno di cinque anni, Andy e il suo socio aprirono altre venti filiali, fecero una modesta fortuna e poi vendettero tutto, per una somma enorme, a una grossa catena di vendita al dettaglio, un paio di mesi prima del crollo della Borsa dell’87.
Andy si prese una vacanza di sei mesi, fece il giro del mondo — sempre in prima classe — scorrazzo per gli Stati Uniti in sella a una Harley Davidson, e ando in crociera nei Caraibi a bordo di uno yacht. Stava facendo un viaggio attraverso il Sahara, quando sua sorella Clare mori. Dopo il funerale, rimase a bighellonare per qualche mese nella tenuta dei suoi, a Strathspeld, poi passo un po’ di tempo a Londra, non facendo nulla, a parte frequentare i vecchi amici e i nightclub. Dopo di che, sembro spegnersi. Divenne piu tranquillo, quindi addirittura misogino; acquisto un grosso albergo fatiscente nelle Highlands occidentali e li si ritiro a vivere da solo, apparentemente ridotto in miseria, ma senza fare assolutamente nulla, a parte bere smodatamente, finendo quindi con l’ubriacarsi in pratica tutte le sere e diventando anche un po’ hippy, sul genere: «Cioe… Che sballo… Mi sento flippato…» Ogni tanto va a pescare con la sua barchetta, passeggia per le colline o se ne sta a letto a dormire mentre l’albergo — situato in un tranquillo, oscuro villaggio un tempo assai animato, ora invece tagliato fuori da tutto a causa di una nuova strada e della soppressione del ferry — cade silenziosamente a pezzi intorno a lui.
«Cameron! ‘Kirkton of Bourtie’.»
«Che cos’e, Frank?»
«E un piccolo villaggio vicino a Inverurie.»
«Dove?»
«Lascia perdere. Indovina cosa…»
«Mi arrendo.»
«’Kippur o Bourbon’! Ah, ah, ah!»
«Piantala, non ce la faccio piu dal ridere.»
Mi sono preso il fine settimana di ferie e l’ho passato a disintossicarmi, senza toccare neppure un granello di polvere bianca, e senza bere niente di piu pericoloso per l’organismo del te forte. Questo regime ferreo ha avuto anche il vantaggio di aiutarmi a tenere sotto controllo la mia voglia di fumare. Ho giocato molto a
«Credi che il nostro caro Mr Major riuscira a farla franca con il voto di Maastricht?» mi chiede Frank, mentre la sua faccia rubizza fa capolino da dietro il mio schermo, come la luna da dietro una collina.
«Probabile», ribatto. «I suoi membri dell’assemblea sono una manica di smidollati leccaculo e, anche se ci fosse un qualche pericolo, quegli stronzi dei liberal-democratici salveranno il culo ai Tories, come al solito.»
«Ti andrebbe di fare una scommessina?» chiede Frank, strizzando un occhio.
«Sul risultato?»
«Sul margine della maggioranza dello zio John.»
