l’uccello brucia per le due seghe violente e frustranti e la mente macina le implicazioni di cio che il signor Archer mi ha appena detto, per non parlare del forte sospetto che (anche se io non ho potuto farlo) qualcuno, da qualche parte, abbia registrato la telefonata.
Il fatto e che so chi e Smout: ho scritto un articolo su di lui. L’ostaggio dimenticato, l’uomo di cui — come ha detto il signor Archer — non si parla.
Daniel Smout e — o era — un trafficante d’armi di media levatura che ha passato gli ultimi cinque anni in prigione a Baghdad, accusato prima di spionaggio e poi incarcerato per traffico di droga. E stato condannato a morte, ma la sentenza e stata commutata in ergastolo. Il governo di Sua Maesta ha sempre dimostrato una certa riluttanza ad avere a che fare con lui; l’ultima visita di un diplomatico risale a tre anni or sono. Voci insistenti, pero, lo identificano come un agente occidentale coinvolto in qualcosa di cosi segreto da costringere tutte le persone implicate ad agire in modo che i giornalisti (e chiunque altro, del resto) ne fossero tenuti all’oscuro; il motivo per cui e stato sbattuto dentro, quindi, e impedirgli di parlare, soprattutto dopo il fallimento dell’operazione alla quale stava lavorando.
Riassumendo: stiamo parlando di un progetto il cui nome in codice e quello del dio greco della guerra; di un progetto che coinvolge l’Iraq, un accordo molto, molto segreto, cinque uomini morti — dei quali almeno tre avevano accesso a informazioni di carattere estremamente riservato sull’industria nucleare e due addirittura al prodotto
La British Nuclear Fuels Ltd., il quartier generale per le Comunicazioni governative, l’Ente per il controllo nucleare, il ministero del Commercio e dell’Industria e un agente — il rappresentante del cliente finale, come lo ha definito il signor Archer — tutti a Baghdad.
Oh, porca merda!
Metto il naso in redazione giusto per far vedere la mia faccia ma, come arrivo alla scrivania, squilla il telefono. Ho un sussulto e lo afferro: e di nuovo il signor Archer. Questa volta riesco a far partire il registratore.
«Signor Colley, non posso parlare adesso. Se posso chiamarla a casa venerdi sera, spero di poterle dare qualcosa di piu.»
«Come?» sbotto, passandomi una mano tra i capelli. A casa? Questa e una procedura nuova. «Va bene. Il mio numero e…»
«Conosco il suo numero. Arrivederci.»
«…Arrivederci», dico al ricevitore ormai silenzioso.
«Tutto bene?» chiede Frank, corrugando la fronte.
«Si», rispondo, facendogli un gran sorriso, probabilmente poco convincente. «Benissimo.»
Mi ritiro di nuovo in bagno, dando la colpa a qualcosa che era nella zuppa di molluschi che ho mangiato a pranzo, e sniffo un po’ di anfe, poi faccio una passeggiata fino ai Salisbury Crags, mi siedo su un masso e rimango a guardare la citta, fumandomi uno spinello e pensando:
INIEZIONE
«7970.»
«Si… pronto?»
«Andy, sei tu?»
«Eh? Si. Chi parla?» La voce e lenta, assonnata.
«Come sarebbe a dire, chi parla? Sei tu che mi hai chiamato. Sono Cameron. Ti ho lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica neanche dieci minuti fa.»
«Cameron…»
«Andy! Che diamine, sono io, Cameron, il tuo amico d’infanzia, il tuo migliore amico. Ti ricordi di me? Ehi, sveglia!» Non riesco a capire perche Andy e cosi addormentato. D’accordo che e mezzanotte, pero Andy non e mai andato a letto prima delle due.
«…Ah, si, Cameron. Mi sembrava di riconoscere quel numero. Come stai?»
«Bene, e tu?»
«Oh, be’, io… io… si, sto bene. Sto bene.»
«Mi sembri fatto.»
«Be’, sai…»
«Senti, se e troppo tardi, ti richiamo in un altro momento…»
«No, no, va benissimo.»
Sono seduto nello studiolo dell’appartamento, la TV e accesa, ma ho tolto l’audio; anche il computer e acceso e sul monitor c’e la schermata riepilogativa di
«Allora, cos’hai fatto di bello?» gli chiedo.
«Non molto. Sono andato un po’ a pescare. Sono andato su in collina, sai, e tu?»
«Oh, le solite cose. Una scopata di tanto in tanto. Qualche articolo. Ah, ho smesso di fumare.»
«Di nuovo?»
«No, definitivamente.»
«Bene. Scopi sempre quella tipa sposata?»
«Temo di si», ammetto, lieto che non possa vedere la smorfia che faccio. E imbarazzante: Andy conosce Yvonne e William fin da quando eravamo tutti a Stirling, ed era molto amico di William. Anche se poi ognuno e andato per la sua strada, non voglio proprio che Andy venga a sapere di me e di Yvonne. Ho sempre paura che immagini che si tratta di lei.
«Ah… come hai detto che si chiama?»
«Non credo di avertelo mai detto», gli dico, ridendo e appoggiandomi allo schienale.
«Hai paura che lo racconti a qualcuno, eh?» ribatte, in tono divertito.
«Gia. Vivo con la paura costante che la nostra enorme cerchia di amici comuni lo venga a sapere.»
«Ah. Tu pero dovresti scovarne una tutta per te.»
«Eh, si», ribatto, imitando la parlata strascicata di uno che si e appena fatto. «Dovrei proprio trovarmi una pollastrella tutta mia.»
«Non hai mai seguito i miei consigli.»
«Continua a provarci. Chissa che un giorno o l’altro…»
«Sarai mica diventato dell’altra sponda, adesso?»
«Eh?»
«Lo sai, insomma, con gli uomini.»
«Cosa? Buon Dio, no! Voglio dire…» Guardo il ricevitore che stringo in mano. «No.»
«Era solo una domanda.»
«Perche? E tu?» gli chiedo e subito mi pento, perche il mio tono sembra quasi di disapprovazione, se non addirittura omofobico.
«Naa», fa Andy. «Naa, io… lo sai… quella roba non m’interessa piu.» Se ne esce con una risatina e ancora una volta mi sembra di sentirla echeggiare nell’albergo avvolto dall’oscurita. «E soltanto che, lo sai, le vecchie
