Poi ti giri, fai su la tua roba e lo lasci li, con il sangue che esce a goccia a goccia, e la pelle che si e fatta cerea sotto l’abbronzatura.
Parte del suo sangue si e raccolto in una pozza sul cemento davanti a lui, e va a unirsi a quello che sta lentamente colando fuori della gabbia piena di cani morti o straziati.
Spegni le luci e, mentre apri la porta, tieni la Browning alzata contro la spalla; prima di uscire, controlli l’esterno con il visore notturno.
Ho voglia di piangere. Sono con Y, pero lei si e portata dietro il marito. Sono venuti insieme al giornale ma, quando l’addetto alla reception mi ha chiamato, ha detto solo che lei mi stava aspettando e cosi sono corso per le scale come un ragazzino tutto eccitato per una promessa che sta per essere mantenuta; poi, quando me li sono visti davanti tutti e due, intenti a osservare le foto nella bacheca che espone i piu recenti lavori dei nostri fotografi, sarei sprofondato. Yvonne, alta, magra, muscolosa ma slanciata, in gonna e giacca scura, camicia di seta. Capelli neri cortissimi, che lasciano scoperta la nuca in un nuovo taglio, ancora piu severo del precedente, con un ciuffo sulla fronte. Lei si e voltata verso di me proprio mentre la mia faccia si allungava per la delusione e mi ha rivolto un sorriso contrito.
Anche William si e voltato; spalle larghe, una bella faccia che, quando mi vede, si apre in un gran sorriso. William, biondo quanto Yvonne e nera, fisico da campione olimpionico di canottaggio, dentatura perfetta, una stretta di mano da gorilla.
«Cameron! Che piacere! Quanto tempo che non ci vediamo! Come stai, tutto bene?»
«Bene, bene», ho risposto, rivolgendogli un sorriso il piu sincero possibile e salutandolo con un cenno del capo. William e alto, oltre che grosso: mi sovrasta, e si che io sono un po’ piu di uno e ottanta. Yvonne posa le mani sulle mie spalle e mi bacia su una guancia; con i tacchi, e alta quasi quanto me. I tacchi. Lei preferisce le scarpe basse e si mette quelle con i tacchi alti soltanto perche cosi il suo sedere e all’altezza giusta quando la prendo da dietro. Quando le sue labbra mi sfiorano la guancia, sento il suo profumo: Cinnabar, il mio preferito. Ci siamo scambiati qualche convenevole e intanto pensavo: …
«Bene», ha detto William, fregandosi le mani. «Dove andiamo?»
«Pensavo di fare un salto giu al Viva Mexico…» ho proposto (e per poco non aggiungevo «come al solito»), guardando mesto le labbra rosso acceso di Yvonne.
«Naa», ha replicato William con una smorfia. «Ho voglia di ostriche. Andiamo al Cafe Royal, che ne dici?»
«Hmm…» E pensavo:
«Offriamo noi», ha annunciato Yvonne, sorridendo e prendendo sottobraccio il marito.
Ho conosciuto Yvonne e William all’universita, nel periodo d’oro dei nostri anni migliori, quelli passati a Stirling, quelli compresi esattamente fra la prima e la seconda vittoria della Thatcher.
Loro due frequentavano i corsi di economia. Lui veniva da Birmingham, anche se i suoi genitori sono scozzesi. Lei era di Bearsden, vicino a Glasgow. Si erano conosciuti durante la prima settimana e facevano ormai coppia fissa quando li conobbi per caso nel palazzetto dello sport, un sabato pomeriggio in cui William doveva giocare a rugby e Yvonne stava cercando un compagno per una partita a squash. Stavo aspettando da almeno mezz’ora il mio avversario — un ragazzo che frequentava con me il corso di tecniche della comunicazione — ed ero gia pronto a dirigermi al bar, quando Yvonne mi propose di giocare insieme. Me le suono. Da allora dobbiamo aver fatto almeno duecento partite, e sono riuscito a batterla esattamente sette volte, di solito se stava covando qualche malanno, o quando era ancora convalescente. Io do la colpa alla droga e al fatto che, a parte qualche seduta di sesso atletico con Yvonne di quando in quando, una partita a squash ogni due settimane e l’unica attivita fisica che pratico.
Yvonne e io siamo rimasti semplici amici finche lei e William non si sono trasferiti a Edimburgo; tre anni fa, un giorno che William era lontano, avevamo un appuntamento per andare a vedere — ironia della sorte —
Adesso, di solito, riusciamo ad arrivare sino al letto, ma e comunque una relazione varia e interessante, e Yvonne giura che con me fa cose che non ha mai neppure menzionato a William, la cui unica perversione sembra essere quella di vedere la moglie in guepiere e reggicalze. Considerato che ha proprio l’aria di un ragazzo in gamba, e piuttosto deludente apprendere che ha una certa ritrosia per i pompini e un vero e proprio orrore — per quanto espresso in maniera gentile e contrita — all’idea di leccarla. E cosi, a quanto pare, questi (insieme al fare la lotta dopo esserci cosparsi di olio per bambini, al mangiare gelato dalla sua vulva, al fingere uno stupro o un atto di sodomia con tanto di variazioni
E cosi eccoci seduti al Cafe Royal dopo una allegra passeggiata per il North Bridge; William si e pappato una dozzina di ostriche vive (Yvonne e io abbiamo preso una zuppa di molluschi) e stiamo parlando di computer: sono il mio strumento di lavoro e l’argomento m’interessa, senza contare che William lavora per un’azienda che li fabbrica. La loro base operativa in Scozia e nel sud del Queensberry, mentre il quartier generale e nel Maryland, negli Stati Uniti. William doveva partire oggi per l’America, ma proprio quando stava per salutare la sua deliziosa Yvonne, questa mattina, e lasciare la loro meravigliosa e lussuosissima villa — garage a tre posti, salone su due piani, sauna, Jacuzzi e parabola satellitare — costruita su una esclusiva e prestigiosa proprieta, tra alberi d’alto fusto, con una clubhouse per i residenti, ristorante, piscina, palestra superattrezzata, campi da tennis e da squash, ha ricevuto una telefonata che lo avvertiva che il viaggio era stato rimandato di qualche giorno.
Siamo seduti a un tavolo d’angolo; William e Yvonne sono uno di fianco all’altra su una panchetta di pelle verde, mentre io mi trovo su una comunissima sedia, proprio di fronte a Yvonne. Mi sta facendo piedino sotto il tavolo, si e tolta la scarpa e il suo piede fasciato di nylon nero mi accarezza il polpaccio. Presumo che la tovaglia bianca inamidata sia abbastanza lunga da nascondere il tutto.
Nel frattempo io continuo a parlare di 486, di
Yvonne sembra un tantino annoiata da tutto ’sto parlare di computer, e probabilmente e questo il motivo per cui ha incominciato ad accarezzarmi una gamba. A lei, i computer non interessano: si occupa di fallimenti. Non appena uscita dall’universita e entrata in una piccola societa specializzata nell’alleviare l’agonia delle imprese in fallimento. Per lavoro, ha viaggiato per tutta l’Inghilterra, e l’anno scorso l’hanno nominata direttore. Non e piu una piccola societa. I fallimenti sono un’industria in espansione.
Maschera elegantemente uno sbadiglio e si appoggia allo schienale della panchetta, mentre mi lascio sfuggire un respiro strozzato che devo contrabbandare per un colpo di tosse: di colpo il suo piede e scivolato fra le mie gambe. Stupidamente sollevo il tovagliolo per pulirmi la bocca, dopo il finto colpo di tosse, e… Cristo! Il piede e appoggiato proprio sulla mia sedia, e le dita coperte dalle calze si piegano in avanti per accarezzarmi l’uccello attraverso la stoffa dei calzoni. Con la massima rapidita, rimetto giu il tovagliolo e torno all’argomento delle immagini dei CD-ROM, sperando che nessuno abbia visto il suo piede. Sai l’imbarazzo, se ci fosse un cameriere nelle vicinanze. Senza dare nell’occhio, mi tiro la tovaglia in grembo e, con la tovaglia, anche il suo piede. E sempre appoggiata allo schienale e mi sta sorridendo appena, mentre le sue dita si flettono e si distendono.
Sollevo la mia flute di champagne, annuendo per qualcosa che William ha appena detto.
