un cercapersone. Ho richiamato la segreteria, ho ascoltato il tuo messaggio, ti ho richiamato. Un gioco da ragazzi.»
«Ed eri sul mio stesso aereo, quando sono andato a Jersey?»
«Quattro file piu indietro. Parrucca, occhiali e baffi finti. Mentre tu aspettavi al bancone dell’autonoleggio, sono saltato su un taxi. E comunque», dice, e mi pare di sentirlo sospirare e stiracchiarsi, «ora devo scappare. Queste discussioni tecniche sono davvero affascinanti, ma ho il vago sospetto che ti abbiano chiesto di continuare a farmi parlare. Sto chiamando da un cellulare, ecco perche non mi hanno ancora rintracciato; mi trovo in una specie di grossa cella. Ehi, non e una coincidenza? Tu eri in cella la scorsa settimana, ora ci sono io… Be’, forse no. E comunque, come ti ho detto, e una grossa cella, ma se continuo a parlare sono sicuro che alla fine mi troveranno, quindi…»
«Andy…»
«No, Cameron, ascoltami bene: vi restituiro Halziel e Lingary questa notte, a Edimburgo. Ci sono due cabine telefoniche, una vicina all’altra, a Grassmarket, proprio fuori del pub The Last Drop. Voglio che ti trovi nella cabina a gettoni alle sette. Tu, in persona, ore diciannove-zero-zero questa sera, nella cabina a gettoni fuori del pub The Last Drop, Grassmarket, Edimburgo. Ciao!»
Si sente un
Edimburgo, una fredda serata di novembre. Grassmarket e illuminata a giorno sotto una pioggerellina sottile ed e dominata dal castello, una presenza tondeggiante avvolta da un’aura arancione.
Grassmarket e una piazza molto allungata ricavata sul lato sud-orientale del castello, e circondata in gran parte da edifici molto vecchi. Ricordo ancora quando era un posto squallido e mezzo in rovina, pieno di ubriaconi; poi, con il passare degli anni, ha gradatamente risalito la china e ora e una zona piuttosto alla moda: ristoranti chic, bar eleganti, boutique e negozi specializzati in cose tipo aquiloni, minerali o fossili. Resta sempre un ostello per i senzatetto proprio dietro l’angolo, segno che la zona non e diventata nobile in maniera completa e definitiva.
Il The Last Drop si trova all’estremita orientale di Grassmarket, vicino all’ansa di Victoria Street, che ospita negozi ancora piu specializzati, compreso uno che, incredibilmente, sembra sopravvivere vendendo esclusivamente spazzole, scope di saggina e grossi rotoli di spago.
Il nome del pub, e in realta meno allegro e spiritoso di quanto sembri a prima vista: un tempo, infatti, la forca veniva eretta proprio qui davanti.
Non si vedono macchine in giro. Sono seduto — ammanettato al sergente Flavell — in un’auto civetta, una Senator, in compagnia di McDunn e di altri due agenti in borghese della polizia del Lothian. Sul lato opposto di Grassmarket c’e un’altra macchina civetta e parecchie altre sono nelle vicinanze; un paio di furgoni, pieni di agenti in uniforme, sono parcheggiati nelle strade laterali, e lo stesso dicasi per numerose autopattuglie nei dintorni. Hanno controllato la cabina telefonica e tutti gli altri punti di osservazione, ma sono preoccupato lo stesso perche temo che Andy non abbia ancora finito con me; ho paura che stia mentendo e che, se metto piede in quella cabina telefonica, mi becchero un colpo di fucile in testa. C’e un agente in borghese dentro la cabina: fa finta di telefonare, in modo che sia libera quando chiamera Andy. Hanno gia collegato il telefono a una stazione d’ascolto, perche tutto venga registrato. Osservo la facciata del pub. C’e un nuovo ristorante indiano piuttosto elegante a portata di naso — persino
Una birra e un po’ di curry. Gesu! Mi viene l’acquolina in bocca. Siamo anche a uno sputo da Cowgate e dal Kasbar.
McDunn guarda l’orologio. «Le sette», dice. «Chissa se…» S’interrompe nell’attimo in cui il poliziotto dentro la cabina ci fa un segno con una mano.
«Precisione militare», osserva McDunn con un grugnito, poi fa un cenno con la testa a Flavell; scendiamo dalla macchina, mentre l’autista tocca un pulsante sulla radio, che emette uno squillo perfettamente sincronizzato con quello che proviene dalla cabina.
Flavell s’infila nella cabina con me; l’altro agente aspetta fuori.
«Pronto?» dico.
«Cameron?»
«Si, sono io.»
«Cambiamento di programma. Trovati nello stesso posto alle tre di questa notte. Li riavrete allora.»
«Ha detto alle tre?» chiede Flavell, con aria scocciata.
«Pensi allo straordinario», gli rispondo.
Mi portano nella stazione di polizia in Chambers Street, a circa un minuto di distanza. Mi danno da mangiare e da bere, poi mi mettono in una cella umida che puzza di disinfettante. Il pasto e una schifezza: uno stufato orribile, con pure di patate e cavolini di Bruxelles.
Ma c’e una cosa meravigliosa.
Mi hanno restituito il mio laptop. E stata un’idea di McDunn. Cerco di non dimostrarmi riconoscente in maniera troppo patetica.
Anzitutto controllo i file: non manca niente. Mi viene una mezza idea di far partire
Non riesco a credere che sia la stessa partita. Rimango a bocca aperta.
Ho di fronte una landa desolata. Il mio regno e sparito. Il territorio e sempre li, e cosi pure la popolazione, almeno parte di essa, e c’e addirittura la capitale, sotto forma di due giganteschi semicerchi di edifici intorno ai due laghi: vista dall’alto, sembra la sigla cc… Ma deve essere successo qualcosa di terribile. La citta e un cumulo di rovine e, in gran parte, e abbandonata. Gli acquedotti sono crollati, le dighe si sono rotte e ora sono vuote, le aree circostanti sono tutte allagate oppure devastate da incendi giganteschi. L’attivita cittadina e quella che ci si aspetterebbe di trovare in un piccolo centro. Le poche campagne che non si sono trasformate in deserto o in palude sono ricoperte da una fitta vegetazione; ci sono grandi aree completamente abbandonate, e, la dove si vede qualche traccia di coltivazione, si tratta di minuscoli campi intorno ai paesini nascosti nella foresta o ai margini del deserto. I porti sono distrutti oppure insabbiati, le strade e i canali sono nel piu completo abbandono, se non scomparsi del tutto, le miniere sono crollate e allagate, e le citta, grandi e piccole, si sono spopolate, mentre i templi —
La civilta del sud, con la quale avevo avuto tanti problemi, sembra essersi ritirata o indebolita anch’essa, ma questa e l’unica buona notizia. La cosa peggiore e che non c’e nessun capo, nessun Despota, nessun «me stesso». Assisto a questo scempio, ma non posso farci niente, non a questo livello, almeno. Per riprendere a giocare dovrei scambiare la mia posizione onnisciente ma ormai onni
Vago in questo mondo per un po’ e lo osservo, sbalordito. Qualcuno deve aver fatto partire il programma per esaminarlo e poi probabilmente l’ha lasciato andare avanti da solo, mentre controllava qualcos’altro. Forse ha addirittura cercato di metterci mano, di giocare senza sapere come fare… A meno che non sia proprio questo che voleva, quello che aveva in mente: immagino che un Verde o un ecologista convinto sarebbe molto soddisfatto del risultato.
L’allarme delle batterie fa
Osservo il mio Impero, un tempo grandioso, finche il computer non decide che le batterie sono troppo scariche per continuare, e si spegne da solo. L’immagine sullo schermo dissolve sulla vista dall’alto della capitale; vedo la mia vanagloriosa citta a forma di e e svanire lentamente nel buio. Pochi minuti dopo, spengono anche le luci nelle celle.
Mi addormento sulla piccola branda di metallo con il laptop stretto fra le braccia.
Tre del mattino. E meno umido, ma fa piu freddo. L’autista della polizia lascia il motore acceso; il nostro
