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Dopo aver cambiato per la seconda volta aereo a Phoenix, ponendo termine a un calvario fatto di snervanti attese e irritanti ritardi, l’ultimo tratto di quel lungo volo verso ovest deposito lo sfibrato viaggiatore al piccolo aeroporto di Flagstaff. La mezzanotte era passata da poco. Drakulya annuso l’aria intensamente, quasi degustando il clima locale. Da quel punto in poi, invece di continuare lungo le strade innevate, preferi arrivare al canyon sotto forma di animale correndo tutto il tempo sulle sue quattro zampe.
Solo al suo arrivo nelle immediate vicinanze dell’El Tovar, poco prima dell’alba, il vampiro assunse nuovamente la sua forma umana. La mattina dell’ultimo giorno dell’anno, il sole, fortunatamente per lui celato da una spessa coltre di nubi, lo sorprese sull’altopiano intento a contemplare il panorama in compagnia di uno sparuto gruppo di turisti mattinieri.
Riallacciato un confortante contatto con i suoi colleghi rimasti a Canyon Village, Vlad Drakulya (ora di nuovo il signor Strangeway) racconto qualcosa del suo viaggio in Inghilterra a Joe Keogh e John Southerland, ponendo l’accento sulla tappa a casa di Darwin. La e da altre fonti aveva appreso informazioni importantissime su Tyrrel e su cio che aveva fatto in quegli ultimi decenni.
Mentre raccontava queste cose, Strangeway massaggiava la caviglia slogata di Keogh accompagnando il trattamento fisico con certe formule pronunciate prevalentemente in modo non verbale.
Joe si godette quell’attimo di sollievo dal dolore della caviglia sdraiato comodamente sul sofa e stranamente rilassato, accertandosi che Strangeway fosse aggiornato su quanto accaduto al canyon in sua assenza e in particolar modo sui particolari della storia narrata da Bill Burdon.
L’ex poliziotto intervenne personalmente sull’argomento, in qualche modo apologetico. — Lo so che ci aveva detto di non seguire mai Tyrrel, ma non pensavo fosse necessario avvertire anche Bill. Doveva fare la guardia alla casa, non rincorrere vampiri.
Le dita esangui, ma forti di Drakulya, si fermarono nel massaggio curativo. — Il nostro giovane collega e stato… ehm, ferito in qualche modo?
— No. Almeno, cosi ha detto.
Il massaggio riprese. — Meglio cosi. Ah, e davvero impossibile per i giovani frenare completamente certi impulsi. A proposito, dov’e Maria?
— L’ho mandata a sorvegliare Sarah Tyrrel. Ehi, ma lo sa che il suo massaggio funziona a meraviglia?
Poco dopo Strangeway chiese a Joe di alzarsi per provare la caviglia. Per un attimo Joe penso di poter camminare normalmente, ma solo per un attimo. Poi dovette sedersi. Non era stato miracolato, no, ma si sentiva decisamente meglio.
Quando venne presentato al signor Strangeway, Brainard lo guardo a lungo come se in quel volto dall’astuta espressione vi fosse qualcosa che conosceva, o fosse sul punto di riconoscere. Poi si era ritirato senza proferire parola nell’altra stanza della suite di Keogh.
Poteva risparmiarsi la sua agitazione, perche Drakulya non nutriva in quel momento alcun interesse per lui. L’unica cosa che voleva adesso era parlare con Sarah Tyrrel.
Quel tetro, nuvoloso giorno invernale non era abbastanza luminoso da creare problemi a un vampiro esperto e indurito dai secoli. Tuttavia, era bene ricorrere comunque alla protezione offerta da un cappello a larghe falde. Cosi riparato, Drakulya si avvicino alla porta di casa Tyrrel e busso. Nessuno rispose. Neppure il suo sensibile udito pote avvertire la dentro la presenza di un paio di polmoni che respiravano. Con molta tranquillita riprese a camminare, convinto di riuscire a trovarla: una donna di quell’eta non poteva essere andata lontano. E difatti non incontro difficolta.
L’avvisto a mattina inoltrata, quando brevi periodi di sole si alternavano a repentine nevicate. I primi risultavano ancora tollerabili a Drakulya se si fermava all’ombra dei pini, mentre le seconde provvedevano un ottimo fondo per seguire le tracce. E come aveva previsto, a un certo punto, le impronte degli stivali della donna abbandonarono la passeggiata turistica inoltrandosi in una macchia d’alberi d’alto fusto.
Giungendo finalmente in vista dell’anziana donna, Drakulya resto per un attimo nascosto in modo da poterla osservare senza essere visto.
Sarah Tyrrel era in piedi, intenta a guardarsi attorno in quello che poteva essere uno degli angoli piu belli dell’altopiano. La posizione e le dimensioni degli alberi e dei cespugli lasciava capire che la vi era stata una radura cinquant’anni prima, ora parzialmente cancellata da una seconda generazione di pini e di querce.
Da molti anni, Sarah non visitava quel posto e adesso, dopo una difficoltosa ricerca, vi getto una lunga, triste occhiata rendendosi conto di un’amara verita: non riusciva piu a trovare la tomba della sua piccola bambina. Un pino contorto e sofferente che cresceva proprio sul ciglio del canyon le aveva fatto per anni da punto di riferimento, ma adesso non c’era piu. Anche il ceppo era stato rimosso. E il ciglio del precipizio sembrava arretrato, forse un metro, forse due. Anche il canyon cambiava col tempo.
Tuttavia restavano abbastanza punti di riferimento, rocce e grandi alberi, da convincerla di trovarsi perlomeno a pochi metri dal posto giusto.
La sua incertezza era acuita dal fatto di avere visitato la tomba solo una dozzina di volte da quando aveva lasciato Edgar. Sapendo che non avrebbe dato nell’occhio, nelle sue precedenti visite aveva portato dei fiori. Ma quelle erano avvenute in primavera o in estate: adesso, in quel nevoso pomeriggio invernale, semplicemente non poteva. Volendo li avrebbe trovati al centro commerciale, o avrebbe poto ordinarli a domicilio a qualche negozio esterno al parco. Ma la loro presenza avrebbe attratto l’attenzione di qualcuno. Sarah aveva ancora le sue ragioni per cercare la massima riservatezza, e vi restava docilmente attaccata anche se talvolta dubitava che fossero ancora valide.
Tuttavia aveva a lungo pensato di ordinare al fiorista di Canyon Village un piccolo agrifoglio, o forse una stella di Natale; ma alla fine si era trattenuta dal farlo.
Da circa sessant’anni il Natale rappresentava un periodo particolarmente duro per Sarah. Durante le visite a quella tomba non segnata pregava con fervore, e sentiva che le sue preghiere venivano ascoltate; tuttavia quella furtiva e tantomeno cristiana sepoltura in quel terreno sconsacrato la turbava ancora.
Solo prima che la bambina morisse l’aveva battezzata. Acqua del gelido torrente del Canyon Profondo versata da due mani unite a coppa su una piccola e candida fronte: un rito che poteva solo venire svolto da una madre, viste le circostanze. E un rito a cui teneva, dato che aveva fatto battezzare in modo piu formale la figlia piu grande in una chiesa della California anni prima di conoscere Edgar Tyrrel.
Persa nei suoi pensieri, Sarah non si accorse inizialmente di non essere piu sola. Quando se ne avvide, senza sapere veramente come, si volto di scatto.
Immobile a pochi passi da lei, fermo tra i tronchi di due querce e intento a osservarla, vide un uomo sorridente e con la barba che a prima vista non dimostrava piu di trentacinque anni di eta. Vedendosi scoperto, l’uomo sfioro con due dita la larga falda del cappello in un evidente e rispettoso saluto.
— Chi e lei? — domando Sarah.
La risposta non fu immediata, e senza concedere molto tempo allo sconosciuto, Sarah ripete bruscamente la domanda.
Pazientemente questi rispose: — Sono un uomo che vorrebbe esserle amico, Sarah. Non credo che lei abbia volontariamente condiviso i crimini di suo marito.
Sarah inspiro e replico seccamente: — Signore, mio marito e morto da molti anni.
L’uomo scosse leggermente la testa e abbozzo l’ombra di un sorriso. — Entrambi ne sappiamo di piu, Sarah.
— Cosa vuole da me? E come fa a conoscere il mio nome? — Ma a quel punto Sarah tacque, finalmente conscia di qualcosa di molto sottile nello sconosciuto che le richiamo alla mente Edgar. Con voce diversa balbetto: — Ma lei… lei e…
