Dissi: — Nyla, tu e io abbiamo alle spalle un passato che non ci fa precisamente credito. Come hai detto tu, senza offesa; ma eri affascinante quanto il morso di un crotalo. Io ero un sempliciotto. Passato remoto, Nyla. Nessuno ci costringe a essere ancora… no, aspetta un momento. — M’interruppi, mentre il cameriere portava il caffe e il conto. — Voglio dirlo un po’ meglio. Lasciami ricominciare. In un certo mondo noi dovevamo essere quello che eravamo, perche cosi ci ha fatto il mondo dove abbiamo vissuto. Dire «dovevamo» forse e eccessivo, dato che molto e stato solo per colpa nostra… prendiamo sempre la strada piu facile. C’erano strade migliori, anche nel nostro mondo. Ma la colpa non e stata tutta nostra, e avremmo potuto essere migliori. Guarda i nostri duplicati! Il senatore, lo scienziato, e Nyla Bowquist. Potevamo essere come loro! E… possiamo ancora esserlo, cara.

Non era stata mia intenzione usare quell’ultima parola. L’avevo soltanto pensata, e senza che lo volessi m’era uscita di bocca. All’istante la vidi socchiudere leggermente le palpebre. Potei accorgermi che ne assaggiava il suono come analizzando un sapore nuovo. Non mi parve che lo trovasse repellente. M’affrettai a dire: — Il senatore si sta occupando dell’amministrazione della meta occidentale della citta, adesso. Nyla e incinta. Quei due sono riusciti a cambiare le loro vite. Noi possiamo cambiare le nostre.

Lei sorseggio il caffe, studiandomi da sopra il bordo della tazzina. — Dunque e di questo che stai parlando, Dom. Non solo matrimonio, ma anche bambini? Una bianca casetta di campagna, con le rose che si arrampicano sulla veranda e il caffe caldo fra i fiori profumati ogni mattina?

Sorrisi. — Non posso garantirti il caffe, perche il Consorzio non si puo ancora permettere il superfluo. Ma il resto, certo. Anche le rose, se ti piacciono le rose.

Abbasso lo sguardo. Mi parve che le sue spalle s’incurvassero. — Dannazione! — disse. — Io amo le rose.

— Questo significa un si oppure un no? — la incalzai.

— Be’, non c’e una legge che ci impedisca di provare questa cosa — disse. Mise giu la tazzina e mi fisso. — Percio… si. Desideri baciare la tua fidanzata, adesso?

— Ci puoi scommettere — sogghignai. E lo feci. Quella fu cosi la prima volta che la baciai. La sua bocca sapeva di caffe, di stufato di coniglio e di lei stessa, e lo trovai un delizioso miscuglio. — E ora — dissi, rimettendomi a sedere, — faremo meglio a muoverci. Tu devi prendere la tua roba, e poi dire alla gente la al museo che tagli la corda. Diciamo due ore, per questo. Ci restano ancora un paio d’ore, cosi magari possiamo andare in giro a comprare quello che pensi ti servira in California, prima che il dirigibile decolli. Durante il volo costringeremo il capitano a sposarci a bordo.

S’era di nuovo portate alle labbra la tazzina di caffe e la sorseggio. — Cristo, Dom! — protesto, come se solo in quel momento scoprisse dove stava andando a cacciarsi. — Agguanteresti un’anguilla coi denti se non ci riuscissi con le mani, tu. E una faccenda legale?

— Cara — dissi, stavolta di proposito. — Forse tu hai perso un po’ di vista come vanno le cose qui. E una vita nuova. Non dobbiamo preoccuparci di quello che una volta era legale o no. C’erano troppe leggi e di troppi generi nei mondi da cui tutti noi siamo venuti, cosi per andare avanti dobbiamo lasciarcela alle spalle. E fra le tante cose che abbiamo trovato qui, questa e la migliore.

Cosi poche ore piu tardi eravamo marito e moglie, legalmente, e ce lo dimostrammo a vicenda nella piccola cuccetta del dirigibile, da qualche parte sopra il New Jersey. E poi sopra la Pennsylvania, e probabilmente anche sull’Ohio, benche l’unica posizione geografica che c’interessasse fosse quella del suo corpo rispetto al mio. Avremmo tentato un altro decollo nei cieli dell’Indiana se Mary Wodczek, che aveva officiato il rito la sera prima con grande serieta, non avesse bussato alla porta. Pudicamente fece entrare solo il vassoio, con il caffe, succo d’arancio e dei toast. — Ho pensato che gradireste un po’ di colazione — disse, e ci fece l’occhiolino con aria di gentile complicita. Le dicemmo che era un pensiero gentile. E lei gentilmente richiuse la porta.

Poco dopo, mentre seduti sul bordo del lettuccio ci lasciavamo cullare dalle oscillazioni del dirigibile, cingendomi la vita con un braccio Nyla disse: — Sai, Dominic, se qualcuno venisse a dirmi che posso tornare indietro non credo che accetterei.

— Neppure io — bofonchiai, mordicchiandole il collo.

Mi appoggio una guancia su una spalla, pensosamente. — Pero e strano. Mentre lavoravo al museo, per tutto il tempo non facevo che sperare in un miracolo. E con la fantasia mi vedevo gia tornare la come una specie di eroina, dopo aver sconfitto i malvagi o qualcosa del genere… Ma laggiu le cose sarebbero sempre come prima, no? Qui invece e tutto diverso, e onestamente penso che non mi dispiacerebbe se restassimo per sempre.

— Questo e bello — dichiarai, e la baciai ancora a lungo. — Pero non ti garantisco che sara cosi. Voglio dire il fatto che ci costringano a restare qui per sempre.

Lei mi poggio la fronte sul mento. Poi alzo gli occhi e mi scruto con un sorriso incerto, come a una battuta di spirito che non riusciva a capire. — In che senso? Sai bene che hanno chiuso tutti i portali in via definitiva!

— Lo so, tesoro — ammisi. — Be’, lasciamo perdere. Ascolta, lo sgabuzzino della doccia darebbe la claustrofobia a un nano, ma scommetto che tu e io, entrandoci di traverso…

— Fra un minuto, ragazzo! Spiega quello che hai detto!

Mi piegai davanti a lei per prendere la mia tazza di caffe. — Voglio solo dire che quella gente cosi progredita e umana, dolcezza. Non sono superuomini. Certo, non dubito che abbiano chiuso i portali, a parte i loro apparecchi-spia, visto che hanno una paura del diavolo di vedersi sfuggire di mano i rimbalzi balistici.

— Be’, allora?

— Le conseguenze future non dipendono da loro — dissi. — Vedi, loro sono stati i primi a costruire i portali. Hanno localizzato altri trenta o quaranta paratempi, fra quelli che gia li avevano e quelli che li avrebbero avuti presto. Ma trenta o quaranta e un numero limitato. Che frazione e rispetto all’infinito, Nyla?

— Non fare giochetti matematici con me, Dom!

— La matematica non c’entra, e solo buon senso. Questo e l’Ottobre 1983, giusto? Non solo per noi qui, per tutti. Loro non sono piu avanti di noi. Sono stati soltanto piu fortunati cinquanta o cento anni fa. Ma e l’Ottobre 1983 per un numero infinito di mondi paralleli. Non solo loro. Non solo noi. Tutti i paratempi, e il tempo scorre per ciascuno di essi. Forse in questo preciso istante, in un paratempo che nessuno ha mai ancora localizzato con l’apparecchio-spia, qualcuno come me o come te sta saltando attraverso il suo portale nuovo di zecca. E magari ce ne sono altri quaranta o cinquanta che hanno il portale in via di costruzione. Da qui a Natale potrebbero esserci dozzine di paratempi pronti a sperimentarlo, e centinaia in Gennaio, e in Febbraio… e l’anno prossimo o quello successivo…

— Oh, mio Dio! — disse Nyla.

— E un giorno o l’altro — conclusi, — ce ne saranno migliaia o milioni che infrangeranno, forse tutti insieme, la barriera fra i paratempi… e tu credi che qualcuno sara capace di tenere sotto controllo una cosa di quel genere?

— Cristo santissimo di tutti gli universi! — ansimo Nyla.

— Esatto — sospirai.

— Ma tutti quei rimbalzi balistici… — comincio a dire.

Annuii, lasciando che la riflessione le penetrasse nella mente.

Mi fisso con quella che avrebbe potuto essere paura o rispetto… non conoscevo ancora abbastanza mia moglie per capirlo bene. — E tu sei il solo che sa come stanno le cose? — domando.

— Naturalmente no. La gente che ci ha portati qui e costretta a rendersene conto, ma non ha modo di andare in giro a controllare molti paratempi. E sono sicuro che ce ne sarebbero troppi per chiunque. Ho cercato di discuterne, un paio di volte. Alcuni sembrano non capire di cosa parlo, come il senatore. Ma altri… be’, altri non vogliono parlarne. Hanno paura, suppongo.

Lei si raddrizzo di scatto. — Sicuro, maledizione, che hanno paura! Personalmente, questa e una cosa che mi terrorizza!

— Be’ — dissi, — considerando quanta distruzione ci ricadrebbe addosso, saresti pazza a non aver paura. Ma guardiamola con gli occhiali rosa. Tu ed io possiamo cavarcela abbastanza bene. Stiamo andando a vivere in una vallata deserta, dove e assai improbabile che ci piombi addosso qualcosa da un paratempo o dall’altro. Succederanno cose bizzarre, forse spiacevoli; oh, ragazzi, se succederanno! Ma non sara pericoloso come se vivessimo in una citta, dove… non so, magari un quadrimotore potrebbe infilarsi dritto nella tua camera da letto, o qualcosa del genere.

Nyla mi fisso in modo assai poco coniugale. Senza un filo d’amore negli occhi. — Quello che mi stai

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