simile al senatore — ma non del tutto, perche la differenza fu sensibile quando mi strinse la mano. Comunque ero lieto di rivederli, e fui lieto di accettare una tazza di caffe mentre ci sedevamo in soggiorno. Parlammo di quel che stavo facendo io, di quel che facevano loro, di come ci trovavamo bene li e di quanto poco rimpiangevamo il mondo che ci eravamo lasciato dietro le spalle.

Era un vero peccato che lei fosse la Nyla sbagliata.

Pero loro sapevano dove fosse quella giusta, e venti minuti piu tardi ero di nuovo in strada. Diretto al Metropolitan Museum of Art. A non piu di due minuti di cammino dal parco dov’ero atterrato col dirigibile.

Se il senatore e la sua Nyla erano stati sorpresi dal mio arrivo imprevisto, la Nyla senza pollici lo fu molto di piu: mi fisso sbalordita, e un po’ sospettosa. — Senti, DeSota — disse subito, — tutto quel che e successo a casa nostra e roba passata. Se ce l’hai con me va bene, non ti biasimo. Ma non ho intenzione di chiedere scusa a nessuno.

— Non ce l’ho con te — risposi. — Anzi vorrei invitarti a pranzo… magari in quel ristorante dall’altra parte del parco, quello con gli alberi intorno.

— Non posso permettermelo!

— Ma io si — dissi. — Ti va una passeggiata fin la? Cosi gia che ci sono do un’occhiata a come mi stanno caricando il dirigibile.

Dopo qualche insistenza riuscii a tirarle fuori di bocca che fare due passi non le dispiaceva, visto che il suo orario di lavoro comunque era finito. Cosi attraversammo il parco e le mostrai i macchinari agricoli che venivano caricati a bordo, insieme a nastri di dati da immettere nei nostri computer, in cambio dei prodotti che avevamo venduto. Anche lei mi parlo del suo lavoro al museo. Non si trattava di un lavoro qualificato, preciso subito in tono quasi di sfida, ma era un buon lavoro. — La fortuna e stata — disse, — che quando e scoppiata la guerra al museo c’erano dei lavori in corso, percio le cose migliori erano state coperte con cura. E queste le abbiamo trovate in buone condizioni. Ma le opere esposte al pubblico… ah! Specialmente i quadri! Io non sono in grado di restaurarli. Nessuno di noi ne e all’altezza. Pero intanto li stiamo lavando per togliere il fango, e non hai idea della cautela che ci vuole per farli asciugare. Manciate di scaglie di colore sono cadute a terra da ogni quadro. Un giorno o l’altro qualcuno dovra tirarsi su le maniche e studiare come riappiccicarle al loro posto, credo.

— Non sapevo che l’arte ti interessasse — commentai, facendola dirigere verso il ristorante. L’odore che usciva dalla cucina era appetitoso. Il locale si apriva direttamente davanti al mercato all’ingrosso, e naturalmente il cuoco si accaparrava la roba piu fresca appena arrivata dalla campagna.

— Suppongo — disse lei in tono franco e spassionato, — che tu non sappia proprio niente di me, no? E forse e meglio cosi, altrimenti avresti ancora altri motivi per detestarmi.

Passai quella frase sotto silenzio. Il cameriere ci condusse a un tavolo e prese le ordinazioni. Cominciammo con granchi di fiume in salsa di avocados; i granchi venivano dall’Hudson, e gli avocados erano nostri, arrivati cinque ore prima e assolutamente perfetti.

— Sembra un buon lavoro il tuo — osservai, — anche se non c’e un vero bisogno di occuparsene subito, no? Voglio dire, forse per i quadri e cosi, ma per le altre cose… ho visto quell’obelisco che chiamano l’ago di Cleopatra, poco fa. Non puo accadergli niente che non gli sia gia accaduto, direi. — L’obelisco giaceva al suolo spaccato in numerosi pezzi. Aveva resistito migliaia d’anni in Egitto, ma pochi decenni a New York gli erano stati fatali.

Ripulendo gli ultimi frammenti di granchio dal guscio di un avocado lei alzo appena gli occhi. — E allora? — chiese.

— Allora mi stavo chiedendo se non t’interesserebbe un altro lavoro. Non nel tuo ramo, s’intende… non c’e molta richiesta di una polizia segreta da queste parti. Ma non ti piacerebbe dirigere un’orchestra?

Lei abbasso la forchetta. — Diri… un’orche…, Nicky! Di che accidenti stai parlando?

— Chiamami Dominic, ti spiace?

— Dominic, d’accordo. Be’, cos’e che vuoi dire? Io non ho mai diretto un’orchestra!

— Non mi hai detto che una volta ti sarebbe piaciuto suonare il violino?

— Io suonavo il violino! — Istintivamente si strinse le mani in grembo, irritata.

— E ora non puoi farlo, va bene. — Annuii. — Lo capisco. E questo t’impedirebbe di dirigere altri musicisti?

— Quali altri musicisti?

Sogghignai. — Il nome che si sono dato e Orchestra Filarmonica di Palm Springs. Attualmente sono tutti dilettanti. Non malvagi, intendiamoci. Per loro e un lavoro part-time, visto che fanno parte del nostro collettivo.

— Quale collettivo?

— Io sono l’amministratore del Desert Agricultural Consort — la informai. — E una specie di kibbutz, solo che non lo chiamiamo cosi perche non siamo ebrei. Un giorno riusciremo a mettere su una buona orchestra di professionisti. Ora come ora… be’, potresti dedicarti anche a un paio d’altri lavori.

— Quale paio di altri lavori?

— Be’, uno sarebbe d’insegnare la musica ai bambini. E anche agli adulti che volessero imparare. Non abbiamo nessun insegnante di musica.

Lei si passo la lingua sulle labbra. Il coniglio in stufato venne deposto sul tavolo, e lo annuso con piacere. — L’altro? chiese, prendendo il cucchiaio per assaggiare il sugo.

— Ecco, l’altro non sarebbe esattamente un lavoro. Voglio dire, ho pensato che potresti, uh, considerare l’idea di sposarmi.

Non credo che prima d’allora qualcosa di me fosse riuscito a sorprenderla. Sono abbastanza sicuro di non aver mai dato a nessuno sorprese di qualche genere, anzi. Neppure a me stesso. Mi fisso intensamente, a lungo, mentre la coscia di coniglio che s’era messa nel piatto diventava fredda… la sua. La mia l’avevo gia divorata e me n’ero servito ancora. Avevo fame e quello stufato era delizioso.

— Che mi dici di Greta Comesichiama, la stewardess?

Scossi le spalle. — Le chiesi di venire. Un bell’ologramma di un minuto, col sonoro. Lei rispose di no. — Sorrisi, perche adesso in retrospettiva la cosa mi sembrava divertente. — Mi mando una di quelle olocartoline tipo auguri, sai? — Ricordavo d’essermela portata in camera un pomeriggio, mentre il senatore non c’era; l’avevo infilata nella fessura del computer e lei era comparsa sullo schermo, bella piu che mai. Non ci avevo pianto, ma quasi. — Mi disse: «Nicky, tu sei un caro ragazzo, pero non sai tenerti fuori dai guai. Io non ho bisogno di altri guai. Voglio soltanto vivere la mia vita».

Nyla rise. Sapevo che cosa ci stava trovando di comico: il fatto che qualcuno riuscisse a vedere in me un tipo troppo avventuroso per i suoi gusti. — Be’, sei un caro ragazzo, Nicky — ammise.

— Dominic.

— Dominic, d’accordo.

— Questo per quanto riguarda Greta. E di Moe, che mi dici?

Mi considero fra stupita ed irritata. — Quel gorilla? Che fottuta specie di donna pensi che io sia, Ni… Dominic, eh? — Assaggio la coscia di coniglio, intingendola nel sugo. — Comunque — disse, — ha cambiato aria. Lui e gli altri due Moe… si sono, per cosi dire, scoperti l’un l’altro, tutti e tre. E non erano mai stati omosessuali, prima! Pero… a sedurli dev’essere stato il pensiero di avere amanti che sapessero tutto di loro. Voglio dire, capisci, sapere esattamente cos’e che ti da piacere. — Esito, gettandomi uno sguardo indagatore. — Sai di cosa sto parlando? Intendo il fatto di sapere esattamente come fare, be’, tutto quanto, cosicche…

— So di cosa stai parlando, certo — dissi con fermezza. — E allora che ne pensi?

— Vuoi dire che ne penso di sposarti? — Per qualche minuto s’industrio a spolpare le ossa del coniglio, accigliata. Si stava accigliando sull’idea, non sullo stufato, che era ottimo… anzi meditavo di farmi dare la ricetta dal cuoco. Fini l’ultima cucchiaiata di sugo, vuoto il bicchiere di vino e si guardo attorno con l’aria di chi adesso aspetta il caffe. Feci cenno al cameriere di portarne due tazzine.

— Be’ — disse, dubbiosa. — E sempre simpatico sentirselo chiedere.

— E io l’ho chiesto. A questo punto quello che succede, in genere, e che la ragazza risponde qualcosa.

— Lo so, Dom — disse. — Ci sto provando. Solo che non sono sicura di… insomma, tu che ne sai di me? Non sono esattamente quella che potresti chiamare una sposina vergine, questo lo sai. E, senza offesa, Dominic, tu mi hai sempre dato l’impressione di un classico maledetto bigotto per questo genere di cose.

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