gruppi: 000-000,000-000. Molto laboriosamente provai a convertire l’anno corrente in numeri binari, e 1983 risulto cosi:

1-111,011-111

A prima vista mi parve abbastanza stupido.

Poi, continuando a leggere, venni a scoprire che ogni gruppo di sei cifre aveva una sua pronuncia, basata su una regola che li per li trovai campata in aria e ridicola. Studiando la tabella tuttavia non risultava complicata. Bisognava pronunciare i gruppi di tre cifre ma con una leggera differenza, a seconda se erano prima o dopo il trattino centrale, questo per facilitare la comprensione:

Numero binario Pronuncia del primo gruppo Pronuncio da solo o nel secondo gruppo
000 ohly pohl
001 ooty poot
010 ahtah pahtah
011 oddy pod
100 too too
101 totter tot
110 dye dye
111 teeter tee

Cosi il numero «dieci», ovvero 1-010, diventava «ooty-pahtah». E «cinquanta», ovvero 110-010, diventava «dye-pahtah», cosicche quando Nicky torno in camera fui in grado di dirgli: — Da qui a quattro mesi, per il prossimo primo dell’anno, ti augurero un felice ooty-tee, oddy-tee.

— Ben fatto, Dom — sogghigno. — Ma l’anno che hai detto e questo. Il prossimo sara il 1984, e percio mi dirai «Buon ooty-tee, too-pohl».

— All’inferno se te lo diro! — sbottai. — Credo che non riusciro mai a imparare questa roba!

Mi mise una mano su una spalla. — Si che la imparerai, Dom. Dopotutto, come ti ho detto, non hai altra scelta.

Non potevo occupare tutto il mio tempo a domandare di Nyla e a studiare. C’erano delle decisioni da prendere; avremmo dovuto metterci a lavorare. Inoltre non potevamo soggiornare in eterno al Plaza, poiche gli edifici adibiti alla quarantena dovevano ricevere migliaia di altri Gatti, con arrivi giornalieri. Ne potevamo illuderci di continuare a lungo coi servizi di camera, perche l’albergo era un’istituzione provvisoria che lavorava in perdita. Prima di quei trasferimenti in massa nell’intero pianeta c’erano stati poco meno di cinquantamila coloni, fra volontari e coscritti. Adesso gia duecentomila Gatti stavano dilapidando le risorse disponibili, e al termine degli arrivi previsti il numero sarebbe piu che raddoppiato. Ciascuno avrebbe avuto bisogno di cibo, alloggio e tutti i servizi sociali del terziario, oltre alle migliaia di cosette che rendono tale la vita civile. Il cibo veniva prima di tutto. Io non sapevo nulla di giardinaggio, neppure a livello di hobby domenicale, cio malgrado il mio primo lavoro fu all’estremita settentrionale del parco, dove molti erano gia all’opera per sfoltire gli alberi, portare via il legname, riaprire i prati e sistemare i viali. Il secondo fu giu al ponte di Brooklyn, dove gli ingegneri stavano controllando i cavi e decine di persone scrostavano la ruggine e spalmavano vernice per rimettere in servizio il vecchio ponte. Il mio terzo lavoro, e poi il quarto e il quinto furono in giro per la citta, a riparare condutture dell’acqua e linee elettriche, a elencare appartamenti adatti a essere abitabili per l’inverno, e al recupero di rottami buoni per essere portati in fonderia e trasformati in nuove auto, aratri, rotaie e utensili d’ogni genere in attesa che le miniere di ferro di Mesabi potessero (in qualche modo) ripartire con la produzione del minerale.

— Sara splendido — m’incoraggio Nicky. — Pensa, Dom, hanno bisogno di tutto, e prima o poi avranno anche bisogno di gente al governo. Tu saprai farti valere, e cosi anch’io. Quando Greta sara qui… — Schiocco le dita, con un sorriso estatico. — Una casa! Una moglie! Una famiglia… una grande casa, con mezzo acro di terreno intorno e siepi belle alte, cosi potremo prendere il sole anche mezzi nudi se ci va…

— Scusa, ma ho un appuntamento — dissi, e me ne andai lasciandolo ai suoi sogni. Non avevo mentito, anche se l’appuntamento era con l’impiegata del Biltmore Hotel. Non ebbi bisogno di presentarmi.

— Dominic DeSota, giusto? — sospiro. — Un momento, prego. — E si giro verso il suo computer, studiando poi quel che era apparso sullo schermo. Io attesi.

E d’un tratto vidi la sua espressione farsi scura.

Potei sentirle dire le parole che aveva letto molto prima che le uscissero di bocca. — Signore, sono davvero, davvero spiacente ma purtroppo devo comunicarle che… — comincio a dire. Alzai una mano perche mi risparmiasse il resto.

Avevo un sorriso gia pronto, tenuto da parte per i momenti in cui trovarne uno vero da esibire mi sarebbe stato molto molto difficile. Quando piegai le labbra alFinsu scoprii, senza entusiasmo, che funzionava ancora. — Non sempre la pallina si ferma sul numero giusto, vero? — dissi alla ragazza. — Be’, tesoro… ha qualche impegno speciale stasera?

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