immerso nei miei problemi. Riflettere non era difficile visto che la conversazione non mi disturbava, o meglio, visto che non ne capivo una parola. — Noi siamo partiti con la fissione a oltroni — buttava li uno di loro, e un altro lo interrompeva: — Cos’e un oltrone? — E il primo diceva qualcosa come: — Uh, e una carica, subluce mi spiego? Con una varianza di zero virgola cinque… — E un altro saltava su: — Varianza? — Dopodiche tutti cominciavano a disegnare diagrammi di reazioni subnucleari sui tovaglioli, finche uno diceva: — Ah, tu intendevi un corpo- Newmann! Giusto. E questo si scinde in un Aleph-A e in un gimmel, sicuro. — E quindi ripartivano a spiegarsi cosa fossero i gimmel. Lasciai che quei discorsi mi scivolassero dentro da un orecchio e fuori dall’altro, finche Dominic DeSota si giro a cercare la sua birra e mi vide.
— Ehi, Dom! — esclamo. — Gia di ritorno? Senti un po’: Gribbin, qui, dice che loro negli acceleratori usavano piastre di vanadium, e ottenevano una brillanza quasi doppia. Tu che ne pensi?
Gli sorrisi. — Non molto — confessai. — Io sono il senatore con cui
— Oh, quello — annui, divertito. — Be’, d’altronde io non sono quel Dom. Lui e uscito un momento a cercare sua moglie.
Sospirai. — Va bene. Digli che ero venuto a parlargli, ti spiace? — E mi volsi per uscire, invidiando la sua maledetta fortuna. Se soltanto avessero rapito anche la mia Nyla, invece dell’Agente Senzapollici, allora le cose…
Mi fermai di colpo, deglutendo un groppo di saliva.
— Ehi! — dissi. — Non avranno portato qui anche sua moglie, no? Lei non s’era mossa dalla sua linea temporale, e non stava lavorando alle ricerche sul paratempo.
— No, naturalmente no — disse l’altro Dom. Mi fisso, perplesso. — Ha fatto richiesta per essere raggiunto da lei, ecco tutto. E uscito giusto per vedere se stava arrivando.
— Richiesta… per essere raggiunto! Vuoi dire…
Si, voleva dire proprio quel che aveva detto. I nostri rapitori non erano inumani, e il loro programma prevedeva anche questo. Erano dispostissimi a trasportare li le nostre famiglie, a patto che le persone interessate fossero d’accordo di venire.
E io non avevo altro che da farne richiesta.
Quaranta minuti dopo ero al Biltmore Hotel, in attesa del mio turno di… l’espressione esatta, suppongo, e «fare la mia proposta». Non ero il solo. C’erano almeno cinquanta persone in fila davanti a me per lo stesso motivo. Nessuno parlava molto, certo perche ciascuno di noi stava ripassando il discorsetto che era sul punto di fare. E quando mi sentii battere su una spalla sussultai.
Ma era soltanto Nicky. — Anche tu, Dom? — disse, e sorrise. — Io ho appena finito. E adesso, se soltanto Greta dira di si…
D’un tratto ci trovammo al centro dell’attenzione di quelli che mi precedevano e seguivano, curiosi di sentire il resoconto di uno che aveva appena fatto la richiesta. Lo afferrai per un braccio. — Ma non ti ha risposto?
— Risposto? No! Tu non le parli mica direttamente — spiego. — Non hanno abbastanza linee telefoniche o qualcosa del genere, credo. Quello che fai e di andare in una stanza, e loro ti riprendono come in un film… be’, non so se sia proprio un film, comunque tu puoi dire quello che hai da dire. Poi loro localizzano tua moglie, o chiunque sia, e glielo trasmettono. Come chiamavano quella roba? Olografia? Sara una specie di immagine olografica di te, e hai tempo un minuto per parlare. Poi dipendera da lei…
Poi tutto sarebbe dipeso da lei.
Cosa si puo dire a una donna per convincerla ad abbandonare tutto un mondo che la ama, in cambio dell’avventurosa incertezza e dell’esilio? Per tutto il tempo in cui avanzai un centimetro dopo l’altro nella fila, e anche mentre fornivo all’addetto le informazioni necessarie a rintracciare Nyla Bowquist, non feci altro che escogitare ragioni. No, non ragioni. Lusinghe. Dolci promesse su cio che sarebbe stata la nostra vita insieme… come se gia sapessi tutto di essa!
E quando infine fui davanti alle lenti, con le luci dell’apparecchiatura che mi abbacinavano gli occhi, dimenticai ogni ragione, ogni lusinga, ogni promessa. E tutto cio che riuscii a dire fu: — Nyla, mia cara. Io ti amo. Per favore, vuoi venire qui e diventare mia moglie?
Quel sabato fummo dichiarati finalmente liberi dai microbi e pronti a cominciare una nuova vita. Quel sabato la donna al banco delle informazioni dell’Hotel Biltmore era gia stanca di vedersi davanti la mia faccia e quella di Nicky. C’era un numero limitatissimo di canali di comunicazione con gli altri paratempi, spiego con pazienza, e un numero eccessivo di richieste per il loro uso. No, non sapeva se Nyla avesse gia ricevuto il mio messaggio. Si, a Nyla sarebbe stato detto tutto quel che doveva sapere su questo mondo e su come sarebbe arrivata qui. No, lei non poteva neppure immaginare quanto tempo ci sarebbe voluto. In qualche caso erano bastate meno di ventiquattr’ore, ma certa gente stava ancora aspettando la risposta dopo tre settimane…
Non volevo aspettare tre settimane. Non volevo restare solo tanto a lungo… specialmente quando nulla escludeva che alla fine delle tre settimane tutto quello che avrei avuto sarebbe stata la certezza che mi attendeva una vita di solitudine.
Nel frattempo dovevo occupare il tempo, in un modo o nell’altro. Nicky aveva lo stesso problema, tuttavia non sembrava avere anche le stesse difficolta nel risolverlo. Quando non lavorava esplorava la citta, e quando non esplorava s’incollava al terminale di computer nella nostra camera cercando d’imparare piu cose che poteva. La terza volta che gli battei su una spalla per domandargli quanti ooties c’erano in un oddy-poot, disse: — Sul serio, Dom, come pensi di cavartela qui se non sai neppure tradurre i numeri?
— Mi ci confondo troppo, Nicky. Tutti quegli uno e quegli zeri!
— E aritmetica binaria — mi corresse. — Uno uguale uno. Uno-zero uguale due. Uno-uno uguale tre… — e mi mostro una colonna di di cifre:
1 — 1
10 — 2
11 — 3
100 — 4
101 — 5
— Certo, Nicky, certo — borbottai, — ma cosa fai quando passi i primi dieci o dodici numeri digitali? E come te la cavi a pronunciarli?
Lui disse, serio: — Quel che devi fare, Dom, e solo imparare i codici di pronuncia.
— E perche dovrei? No, no, lo so — lo interruppi. — Il motivo per cui dovrei imparare e che sono inchiodato qui, e quando sei a Roma devi imparare i numeri romani, no? Solo che e una cosa idiota! Puo darsi che ci sia un risparmio di tempo o qualcos’altro, pero dev’essergli costato milioni passare dal sistema decimale a quello binario.
Lui rise. — Ma sai quanto ci hanno guadagnato? Prova a dirlo! Hanno trasmesso tutte le loro cognizioni a una memoria elettronica. Cosi gli basta premere un pulsante, dovunque siano, e il computer esegue una ricerca e analisi dei dati, o ne inserisce di nuovi. Tutto all’istante. In tutto il mondo. In tutti i mondi che si sono associati, perche adoperano procedimenti standard.
Lo fissai. — Parli gia come un computer — dissi. — Hai imparato un sacco di cose da quando hai lasciato la tua linea temporale.
— Non ho avuto scelta, Dom — disse. — E presto o tardi capirai che non ce l’hai neanche tu. Qua. Ti aiuto a fare il primo passo. — Batte qualcosa sulla tastiera e poi si alzo. — Comincia a imparare a contare — ordino, e mi fece sedere al suo posto.
Fui costretto a dirmi che aveva ragione.
Cosi cercai di tornare serio. Distolsi la mente dai miei problemi personali, misi da parte anche Nyla, e cominciai a concentrarmi. Cio che Nicky aveva richiamato sul monitor per me era un vecchio documento dal titolo
La forma scritta era abbastanza semplice. Il metodo consisteva nel rappresentare i numeri con gruppi di sei cifre binarie, divise in mezzo da un trattino, 000-000. Dove occorrevano piu di sei cifre si usava la virgola fra i due