Tenendo ben stretti il biglietto e la pistola, Markwell si guardo attorno, come se lo sconosciuto fosse ancora li, invisibile, un fantasma che poteva scegliere a suo piacimento fra l’essere visibile e invisibile. «Chi sei?» chiese. «Chi diavolo sei?»

Solo il vento alla finestra gli rispose, ma il suo gemito doloroso aveva significati che egli non pote capire.

Il mattino dopo, alle undici, dopo essersi occupato delle formalita di rito per la sepoltura di Janet, Bob Shane ritorno all’ospedale per vedere sua figlia. Indosso un camice, una cuffia e una mascherina e dopo che si fu meticolosamente lavato le mani, secondo gli ordini di un’infermiera, gli fu consentito di entrare nella nursery, dove con delicatezza sollevo Laura dalla sua culla.

Nella stanza c’erano altri nove neonati e tutti, in un modo o nell’altro, erano graziosi, ma Laura Jean parve a Bob la piu bella di tutti. Sebbene di solito gli angeli venissero rappresentati con occhi azzurri e capelli biondi, mentre Laura aveva occhi e capelli scuri, il suo aspetto era angelico. Per tutto il tempo in cui la tenne in braccio non pianse mai. Socchiudeva gli occhi, oppure li faceva girare qua e la e sbadigliava. Aveva anche uno sguardo pensoso, come se sapesse di essere orfana di madre e che lei e suo padre non avevano altri su cui contare, in quel freddo e difficile mondo.

Una parete della stanza era costituita da una vetrata, attraverso la quale i familiari potevano vedere i neonati. Cinque persone erano radunate al di la di quel vetro. Quattro erano sorridenti, indicavano con il dito un punto nella stanza e facevano strane e buffe smorfie per intrattenere i neonati.

La quinta persona era un uomo biondo, indossava un giaccone da marinaio e stava in piedi, con le mani in tasca. Non sorrideva ne faceva gesti ne tanto meno smorfie. Teneva semplicemente lo sguardo fisso su Laura.

Dopo alcuni minuti, visto che lo sconosciuto non accennava a staccare gli occhi dalla bambina, Bob comincio a preoccuparsi. Era un bel ragazzo dai lineamenti marcati, ma la durezza del suo volto e un qualcosa che non poteva essere espresso a parole indussero Bob a pensare che si trattasse di un uomo che aveva visto e fatto cose terribili.

Cominciarono a venirgli in mente storie incredibili lette sui giornali a proposito di rapimenti, di bambini venduti al mercato nero. Si diede del paranoico. Immaginava pericoli inesistenti, solo per il fatto che, avendo perso Janet, ora temeva di perdere anche la sua unica figlia. E piu l’uomo fissava Laura, piu aumentava l’inquietudine di Bob.

Come se avesse percepito quel turbamento, lo sconosciuto alzo lo sguardo e incrocio quello di Bob. Gli occhi blu dello straniero erano insolitamente luminosi, intensi. Bob ebbe paura. Strinse ancor piu a se la figlia, come se lo sconosciuto potesse irrompere nella stanza attraverso il vetro e portarsela via. Penso allora di chiamare una delle infermiere affinche andasse a parlare con quell’uomo e gli facesse delle domande. Ma in quell’istante lo sconosciuto sorrise. Un sorriso caldo e genuino che trasformo il suo volto. In una frazione di secondo la sua espressione da sinistra si era fatta amichevole. Rivolse a Bob un cenno d’intesa e con il solo movimento delle labbra mormoro un’unica parola attraverso lo spesso vetro: «Bellissima».

Bob si rilasso e sorrise, ma si rese conto che il suo sorriso era nascosto dalla mascherina, quindi annui in segno di ringraziamento. Lo sconosciuto guardo ancora una volta Laura, poi ammicco nuovamente a Bob e si allontano dalla vetrata.

Piu tardi, dopo che Bob Shane era tornato a casa, un uomo alto, vestito di scuro si avvicino alla vetrata. Il suo nome era Kokoschka. Osservo un attimo i neonati, poi il suo sguardo si sposto e si accorse della sua immagine incolore riflessa sul vetro lucido. Aveva una faccia larga e piatta con lineamenti taglienti e labbra cosi sottili e dure che sembravano fatte d’acciaio. La guancia sinistra era segnata da una profonda cicatrice. I suoi scuri occhi erano privi di profondita, come se fossero state sfere di ceramica dipinte, molto piu simili ai freddi occhi di uno squalo che vaga nelle oscure profondita dell’oceano.

Si compiacque nel rendersi conto di quanto la crudelta del suo volto contrastasse con i visetti innocenti dei neonati al di la della vetrata; sorrise, fatto raro per lui, ma quel sorriso non addolci il suo viso, anzi, lo fece apparire ancora piu minaccioso.

Guardo ancora una volta al di la del vetro e non ebbe difficolta a trovare Laura Shane, poiche il cognome di ciascuno era scritto su un cartellino applicato dietro la culla.

Perche tanto interesse intorno a te, Laura? si chiese. Perche la tua vita e cosi importante? Perche tutte queste energie spese per assicurarsi che tu venissi al mondo sana e salva? Devo ucciderti ora e mettere quindi fine al progetto del traditore?

Avrebbe potuto ucciderla senza alcun problema. Aveva gia ucciso dei bambini in passato, sebbene nessuno piccolo quanto Laura. Nessun crimine era troppo efferato se serviva la causa alla quale egli aveva votato la sua vita.

La bimba stava dormendo. Ogni tanto la sua bocca si muoveva e il suo faccino si corrugava per un attimo; forse sognava la sicurezza del grembo materno, con rimpianto e desiderio.

Alla fine decise di non ucciderla. Non ancora.

«Posso sempre eliminarti piu tardi, piccolina», mormoro. «Quando capiro che parte hai nei piani del traditore, allora e solo allora potro ucciderti.»

Kokoschka si allontano dalla vetrata. Sapeva che non avrebbe piu rivisto quella bambina per almeno otto anni.

2

Nella California del sud la pioggia cade raramente in primavera, estate e autunno. La vera stagione delle piogge inizia solitamente in dicembre e termina a marzo. Ma il 2 aprile del 1963, un martedi, il cielo era carico di nubi e l’umidita era alta. Dalla porta aperta della piccola drogheria di quartiere a Santa Ana, Bob Shane scruto il cielo e decise che era imminente un acquazzone di fine stagione.

Gli alberi di fico nel prato della casa di fronte e le palme all’angolo della strada erano immobili nell’aria morta e sembravano curvarsi come sotto il peso della tempesta imminente.

Accanto al registratore di cassa la radio era tenuta bassa. I Beach Boys stavano cantando il loro nuovo successo Surfin’ USA. Considerato il tempo, la loro melodia era fuori luogo; come se qualcuno in luglio si fosse messo a cantare Bianco Natale.

Bob guardo l’orologio: le tre e un quarto.

Entro un quarto d’ora, sarebbe cominciato a piovere a dirotto.

Gli affari erano andati bene la mattina, mentre nel pomeriggio non c’era stato movimento. In quel momento non c’erano clienti nel negozio.

La bottega a conduzione familiare doveva far fronte alla nuova e spietata concorrenza di una catena di negozi di generi alimentari come la 7-Eleven. Bob stava progettando di trasformare la piccola drogheria in un negozio di specialita gastronomiche, ma prendeva tempo perche quel tipo di servizio richiedeva un impegno decisamente maggiore.

Se il temporale era violento avrebbe avuto ben pochi clienti per il resto della giornata. Forse avrebbe chiuso prima e avrebbe portato Laura a vedere un film.

Allontanandosi dalla porta, disse: «Meglio prendere la barca, bambina mia».

Laura era inginocchiata accanto alla prima fila di scaffali, di fronte al registratore di cassa, assorta nel suo lavoro. Dal magazzino Bob aveva portato quattro cartoni di zuppa in scatola e ora Laura se ne stava occupando. Aveva soltanto otto anni, ma era una bambina di cui ci si poteva fidare e le piaceva aiutare in negozio. Dopo aver marcato ogni scatola con il prezzo, le sistemo sugli scaffali e, ricordandosi di ruotare la merce, mise quelle vecchie davanti a quelle nuove.

Riluttante, alzo lo sguardo. «Barca? Quale barca?»

«Su di sopra, in casa. La barca nello stanzino. A giudicare dal cielo, piu tardi avremo sicuramente bisogno

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