stupido che guidava con imprudenza. La polizia sarebbe sicuramente intervenuta sul luogo dell’incidente, per i soliti controlli della patente e, prima che potesse essere arrestata, gli uomini armati di fucili mitragliatori si sarebbero materializzati e avrebbero ucciso lei e Chris.
Aveva lasciato l’Uzi a Stefan, anche se lui aveva protestato. Voleva che avesse un mezzo di difesa. Laura aveva con se 11 revolver e cinquanta proiettili di scorta distribuiti nelle tasche della giacca a vento.
Presso Disneyland, quando le fantasmagoriche luci al neon di Jack il Ciccione spuntarono nella nebbia, come l’astronave di
Chris disse: «Jack il Ciccione ha messo altre insegne da quando siamo venuti l’ultima volta».
«Credo che tu abbia ragione», ammise Laura.
Uscirono dalla macchina e rimasero a osservare la facciata della pizzeria di Jack il Ciccione. Le insegne al neon non erano riservate semplicemente al nome del locale. Erano usate anche per descrivere i contorni dell’edificio, del tetto, di ogni finestra e porta. Inoltre, su un’estremita del tetto era stato collocato un paio di occhiali da sole giganti e dall’altra parte un enorme missile posizionato per il decollo, da cui fuoriuscivano sfavillanti vapori al neon. La pizza, di tre metri di diametro, era una vecchia insegna, mentre la faccia sorridente del clown era nuova.
Ogni goccia di pioggia si illuminava di mille colori, come se avesse fatto parte di un arcobaleno che si era frantumato in mille pezzi con il calare della sera. Ogni pozzanghera scintillava con i frammenti dell’arcobaleno.
L’effetto era disorientante, ma preparava il visitatore a cio che avrebbe trovato all’interno della pizzeria: i camerieri e le cameriere erano vestiti da clown, fantasmi, pirati, astronauti, streghe, zingari e vampiri e un trio vestito con costumi da orso si muoveva di tavolo in tavolo cantando e divertendo i bambini. Nelle altre stanze, i ragazzi piu grandi erano alle prese con i videogame e il rumore faceva da sottofondo al canto degli orsi e alle grida dei bambini.
«Che manicomio!» disse Chris.
All’entrata furono accolti da Dominick, il socio minore di Jack il Ciccione. Dominick era alto, cadaverico, con occhi tristi e sembrava fuori posto in mezzo a tutto quel caos.
Alzando la voce per farsi sentire, Laura chiese di Jack il Ciccione e disse: «Ho chiamato prima. Sono una vecchia amica di sua madre». Era la parola d’ordine per indicare che si volevano armi e non pizza.
Dominick aveva imparato a scandire le parole in modo chiaro in mezzo a quella cacofonia senza urlare. «Mi sembra di avervi gia visto.»
«Ottima memoria», ammise Laura. «Un anno fa.»
«Seguitemi, per favore», l’invito Dominick in tono funereo.
Non dovettero attraversare la grande sala e questo fu positivo perche significava che Laura aveva meno possibilita di essere vista e riconosciuta da uno dei clienti. Nell’atrio, un ingresso secondario si apriva su un corridoio che passava accanto alla cucina e al magazzino e portava nell’ufficio privato di Jack il Ciccione. Dominick busso alla porta, li fece entrare e annuncio a Jack: «Vecchi amici di tua madre». Poi lascio Laura e Chris con il grosso uomo.
Jack il Ciccione aveva preso seriamente quel soprannome e si sforzava di esserne degno. Alto un metro e cinquantacinque, pesava circa un quintale e mezzo. Indossava una tuta immensa, che gli stava aderente quasi quanto un guanto.
Sedeva in una poltrona girevole, dietro una scrivania adatta alla sua mole e non si alzo. «Sentitele quelle bestioline.» E dicendo cio si rivolse a Laura, ignorando Chris. «Ho sistemato il mio ufficio sul retro dell’edificio, e nonostante l’abbia fatto insonorizzare con materiali speciali, riesco ancora a udirli la fuori, che strillano e squittiscono. E come se fossi nell’anticamera dell’inferno.»
«Sono solo bambini che si stanno divertendo», disse Laura.
«E la signorina O’Leary era solo una vecchietta con una mucca maldestra, ma riusci a bruciare completamente Chicago», replico Jack il Ciccione in tono amareggiato. Stava mangiando una tavoletta di Mars. Da lontano, le voci dei bambini, isolate dai pannelli, si alzarono in un sordo boato e, come se stesse parlando a una moltitudine invisibile, il grasso uomo esclamo: «Ah, vi poteste strozzare, piccoli guastafeste».
«E un manicomio la fuori», disse Chris.
«Chi ti ha interpellato?»
«Nessuno, signore.»
Jack aveva un colorito rubizzo, con occhi grigi praticamente infossati nel volto rigonfio. Fisso lo sguardo su Laura e chiese: «Ha visto la mia nuova insegna?»
«Il clown e nuovo, non e vero?»
«Si. Non e una bellezza? L’ho disegnato io, l’ho fatto fare e poi l’ho issato sul tetto nel cuore della notte, percio la mattina dopo era troppo tardi perche qualcuno potesse emettere un ordine per fermarmi. Quei maledetti del consiglio comunale sono quasi schiattati, tutti insieme, in una volta sola.»
Jack il Ciccione era stato coinvolto in una battaglia legale durata dieci anni con il consiglio legale di zona di Anaheim e il consiglio municipale. Le autorita non approvavano le sue gigantesche insegne luminose, soprattutto ora che la zona attorno a Disneyland era stata inserita in un programma di rinnovamento urbano. Jack aveva speso decine se non centinaia di migliaia di dollari per difendere la propria causa nei tribunali, aveva pagato multe, era stato citato in giudizio e, a sua volta, aveva citato in giudizio, era stato persino in prigione per oltraggio alla corte. Fautore della dottrina del libero arbitrio, ora si proclamava anarchico e non avrebbe tollerato che i suoi diritti, reali e immaginari, di libero pensatore venissero usurpati.
Trattava armi illegali per la stessa ragione per la quale aveva innalzato le insegne al neon che violavano i regolamenti della citta: come dichiarazione di forza contro l’autorita, a difesa dei diritti individuali. Avrebbe potuto parlare per ore dell’immoralita dei governi, di qualsiasi tipo di governo, a qualsiasi livello e, in occasione dell’ultima visita, Laura aveva ascoltato una lunghissima spiegazione del perche il governo non avesse neppure il diritto di far passare le leggi che proibivano l’omicidio.
Laura aveva poca simpatia per i grandi governi, sia di sinistra sia di destra, ma nutriva altrettanta poca simpatia per Jack il Ciccione. Non riconosceva la legittimita di alcun tipo di autorita, ne quella delle istituzioni, ne tanto meno quella della famiglia.
Laura gli diede la nuova lista degli acquisti, Jack controllo, conto il denaro, dopodiche condusse lei e Chris attraverso la porta nascosta dietro l’armadio dell’ufficio, giu per una stretta scala, che portava nello scantinato dove teneva l’arsenale illegale. Anche se il ristorante era una gabbia di matti, il magazzino di armi era tenuto con una cura feticistica: scatole su scatole di pistole e armi automatiche erano ammassate su scaffali di metallo e sistemate a seconda del calibro e del prezzo; nel seminterrato della pizzeria nascondeva all’incirca un migliaio di armi.
Laura ottenne i due Uzi modificati — «Un’arma incredibilmente popolare da quando hanno attentato alla vita di Reagan» — commento Jack il Ciccione e un’altra calibro 38 Chief’s Special. Stefan aveva sperato di poter avere una Colt Commander 9 millimetri Parabellum con un caricatore a nove colpi e la canna adattabile a un silenziatore. «Non ce l’ho», disse Jack il Ciccione, «ma posso darvi una Colt Commander Mark IV calibro 38 Super, che ha un caricatore a nove colpi e ne ho due di quelle adattabili per i silenziatori. Ho anche i silenziatori, ne ho un sacco.» Laura sapeva gia che non era in grado di fornirle le munizioni, ma mentre finiva il suo Mars, Jack il Ciccione lo spiego di nuovo: «Non tengo le munizioni ne gli esplosivi. Vede, io non credo nell’autorita, ma non sono totalmente irresponsabile. Ho un ristorante pieno di bambini urlanti e moccolosi la sopra e non posso rischiare di farli a pezzi, anche se questo porterebbe molta piu tranquillita nel mondo. Per giunta, distruggerei tutte le mie bellissime insegne al neon».
«D’accordo», concluse Laura mettendo un braccio sulle spalle di Chris per tenerlo accanto a se, «che cosa mi dite del gas?»
«Sicura che non si tratti di gas lacrimogeno?»
«No. Vexxon. Questa e la merce che mi serve.» Stefan le aveva dato il nome del gas. Disse che era una delle armi chimiche che si trovava sulla lista di oggetti che l’istituto sperava di riportare nel 1944 e introdurre nell’arsenale militare tedesco. Ora, forse, poteva essere usato
