collegato a un filo molto lungo e ricoperto di stoffa, e parlo nell’imboccatura che era attaccata alla base. «Croup e Vandemar» disse suadente. «Antica Ditta. Annientamento ostacoli, eliminazione seccature, estirpazione arti fastidiosi e odontoiatria tutelare.»
La persona all’altro capo del filo disse qualcosa. Mister Croup si fece piccolo per la paura.
Mister Vandemar diede uno strattone alla mano sinistra, che era inchiodata al muro dal coltello.
«Oh. Si, signore. Certo, signore. E posso dirvi quanto la vostra confabulazione telefonica illumini e rallegri la nostra altrimenti tediosa e squallida giornata?» Un’altra pausa. «Naturalmente, smettero di adulare e di strisciare. Con vero piacere. Un onore, e — cosa sappiamo? Sappiamo che…» Un’interruzione; si mise le dita nel naso con aria riflessiva, paziente. «No, non sappiamo dove si trova in questo preciso momento. Ma non e necessario. Stasera sara al mercato e…» Serro le labbra, poi aggiunse, «Non abbiamo intenzione di violare l’armistizio del mercato. Piu che altro di aspettare che lasci il mercato per squartarla…» Rimase un attimo in silenzio, in ascolto, annuendo di quando in quando.
Con la mano libera, Mister Vandemar tento di estrarre il coltello dal muro, ma si era conficcato con troppa energia.
«Si puo fare, certo» disse mister Croup nell’imboccatura. «Voglio dire,
Ma colui che aveva chiamato aveva gia interrotto la comunicazione. Mister Croup fisso per un attimo il ricevitore, quindi lo riappese al suo gancio.
«Pensi di essere cosi dannatamente intelligente» bisbiglio. Poi si accorse dell’impiccio in cui si trovava mister Vandemar e disse, «Fermo!» Si chino, estrasse il coltello dal muro e dal dorso della mano di mister Vandemar, e lo appoggio sul tavolo.
Mister Vandemar agito la mano sinistra e piego le dita, poi tolse i frammenti di intonaco ammuffito dalla lama del coltello. «Chi era?»
«Il nostro datore di lavoro» rispose mister Croup. «Sembra che l’altro non funzioni. Non e abbastanza grande. Dovra proprio essere la femmina Porta.»
«Percio non abbiamo piu il permesso di ucciderla?»
«Questo, mister Vandemar e il succo della questione, proprio cosi. Ora, sembra che la piccola signorina Porta abbia annunciato che assumera una guardia del corpo. Al mercato. Questa sera.»
«E allora?» Mister Vandemar si sputo sul dorso della mano, nel punto dove era entrato il coltello, e sul palmo della mano, nel punto dove il coltello era uscito.
Mister Croup sollevo dal pavimento il suo cappotto, pesante, nero e lucido per l’eta. Lo indosso.
«E allora, mister Vandemar, perche non assumere anche noi una guardia del corpo?»
Mister Vandemar fece scivolare il coltello al proprio posto, nella custodia dentro la manica. Indosso il cappotto anche lui, infilo con foga le mani in tasca e fu piacevolmente stupito di trovarci quasi mezzo topo. Bene. Era affamato.
Quindi si mise a meditare sull’ultima affermazione di mister Croup con l’intensita di un patologo legale che disseziona il suo unico grande amore, e, accorgendosi della falla nella logica del suo socio, mister Vandemar disse, «Non abbiamo bisogno di una guardia del corpo, mister Croup. Noi facciamo male alla gente. Non sono gli altri a far del male a noi.»
Mister Croup spense le luci.
«Oh, mister Vandemar» disse, gustando il suono delle parole, come gustava il suono di tutte le parole, «se ci tagliamo, non sanguiniamo forse anche noi?»
Mister Vandemar ci penso sopra un istante, al buio. Poi, con precisione inoppugnabile, disse, «No.»
«Una spia dal Mondo di Sopra» disse Lord-Parla-coi-Ratti. «Sai, dovrei farti un bel taglio dalla gola allo stomaco e predire il futuro con le tue budella.»
«Senti» disse Richard con la schiena contro il muro e lo stiletto di vetro premuto contro il pomo d’Adamo. «Penso che tu stia facendo un grosso errore. Mi chiamo Richard Mayhew. Posso dimostrare la mia identita. Ho la tessera della biblioteca. Le carte di credito. Tante cose» aggiunse disperato.
Con la fredda lucidita che si impossessa di chi ha di fronte a se uno squilibrato che sta per tagliargli la gola con un pezzo di vetro rotto, Richard si accorse che sul lato opposto della sala la gente si stava gettando al suolo, in un inchino estremamente profondo, e rimaneva a terra.
Una figurina nera si stava dirigendo verso di loro.
«Sono certo che se ci pensiamo un attimo ci renderemo conto di essere stati tutti molto sciocchi» disse Richard. Non aveva idea di cosa significassero quelle parole, se non che gli erano semplicemente uscite di bocca e che finche parlava non era morto. «Ora, perche non metti via quel coso e — scusa, quella e la mia borsa» quest’ultima frase era rivolta a una ragazza magra e sporca sui diciassette/diciotto anni che si era impossessata della borsa di Richard e ne stava svuotando con forza il contenuto sul selciato.
La gente nella sala continuava a inchinarsi e a rimanere china, mentre la piccola figura si avvicinava.
La figura raggiunse il gruppo di persone che circondava Richard. Nessuno di loro la noto. Stavano tutti guardando Richard.
Si trattava di un ratto. Alzo lo sguardo verso di lui e per un attimo Richard ebbe la bizzarra impressione che
Quindi si mise a squittire ad alta voce.
L’uomo con lo stiletto di vetro si getto in ginocchio, e lo stesso fecero le persone riunite li intorno. E cosi, dopo un momento di esitazione, fece anche il senzatetto, l’uomo che avevano chiamato Iliaster.
Richard fu l’unico a rimanere in piedi. La ragazza magra lo tiro per il gomito, e pure lui si mise in ginocchio.
Lord Parla-coi-Ratti si inchino cosi profondamente che i suoi lunghi capelli spazzavano il pavimento, e squitti in risposta al ratto, increspando il naso, mostrando i denti, squittendo e soffiando, in tutto e per tutto come un ratto formato gigante.
«Ehi, qualcuno sa dirmi…» bofonchio Richard.
«Zitto!» disse la ragazza.
Con aria un po’ sprezzante, il ratto sali sulla mano sudicia di Lord Parla-coi-Ratti, e con grande rispetto l’uomo lo sollevo fino al viso di Richard. Ondeggiava languidamente la coda.
«Questo e Padron Codalunga, del clan Grigio» disse Lord Parla-coi-Ratti. «Dice che hai un aspetto decisamente familiare. Vuole sapere se vi siete mai incontrati prima.»
Richard osservo il ratto. Il ratto osservo Richard. «Suppongo sia possibile» ammise.
«Dice che si stava liberando da un’obbligazione verso il Marchese de Carabas.»
Richard lo guardo piu da vicino. «E
Alcune delle persone li intorno parvero scioccate. La ragazzina magra addirittura squitti. Richard quasi non se ne accorse; finalmente c’era qualcosa di familiare in quella pazzia.
«Ciao, Rattino» disse. «E bello rivederti. Sai dov’e Porta?»
«Rattino!» esclamo la ragazza tra uno squittio e un soffocato grido di raccapriccio. Attaccata agli abiti cenciosi aveva una piccola spilla rossa macchiata d’acqua su cui stava scritto
Lord Parla-coi-Ratti agito minacciosamente lo stiletto di vetro verso Richard. «Non puoi rivolgerti a Padron Codalunga se non attraverso me» disse.
Il ratto squitti un ordine. L’espressione sul viso dell’uomo si oscuro.
«Lui?» disse, guardando Richard con disprezzo. «Senta, non ho neppure un’anima disponibile. E se semplicemente gli tagliassi la gola e lo spedissi giu al Popolo delle Fogne…»
Il ratto squitti un’altra volta, risoluto, poi spicco un balzo dalla spalla dell’uomo fino a terra e svani in uno dei numerosi fori che trivellavano i muri.
Lord Parla-coi-Ratti si alzo.
Un centinaio di occhi erano fissi su di lui. Si volto verso la sala e guardo tutti gli altri, accucciati accanto ai fuochi untuosi.
«Non so cosa stiate guardando, tutti» strillo. «Chi gira gli spiedi, eh? Volete che la roba da mangiare si bruci? Non c’e niente da vedere. Continuate. Andate-andate via.»
Richard si rimise in piedi, un po’ nervoso.
Lord Parla-coi-Ratti si rivolse a Iliaster. «Deve essere accompagnato al mercato. Ordini di Padron Codalunga.»
Iliaster scosse il capo e sputo per terra. «Be’, io non ce lo porto» disse. «Vale piu di tutta la mia vita, quel viaggio. Voi parla-coi-ratti siete sempre stati buoni con me, ma la non ci posso andare. Lo sapete.»
Lord Parla-coi-Ratti annui. Ripose lo stiletto.
Quindi fece a Richard un sorriso sdentato. «Non sai quanto sei stato fortunato, poco fa» disse.
«Si, lo so» rispose Richard. «Eccome se lo so.»
«No,» disse l’uomo «non lo sai. Eccome se non lo sai.» E scosse il capo, ripetendo ’Rattino!’ tra se.
Lord Parla-coi-Ratti prese sottobraccio Iliaster, e i due si allontanarono quanto bastava per non farsi udire. Poi cominciarono a discutere, lanciando nel frattempo occhiatacce a Richard.
La ragazzina magra stava ingurgitando una delle banane di Richard in quello che egli ritenne l’utilizzo gastronomicamente meno erotico possibile del frutto in questione.
«Sai, quella doveva essere la mia colazione» disse Richard.
Assunse un’espressione colpevole.
«Io mi chiamo Richard, e tu?»
La ragazza che, a un esame piu approfondito, sembrava essersi mangiata quasi tutta la frutta che Richard aveva portato con se, alzo gli occhi con aria imbarazzata. Poi fece un mezzo sorrisino e disse qualcosa che dal suono pareva molto simile ad Anestesia.
«Avevo fame» disse lei. «Be’, anch’io» commento lui.
La ragazza diede un’occhiata ai piccoli fuochi intorno alla stanza. Poi si rivolse di nuovo a Richard. «Ti piace il gatto?» chiese.
«Si» rispose Richard. «Mi piacciono molto i gatti.» Anestesia parve sollevata. «Petto o coscia?» domando.
La ragazza di nome Porta attraverso a piedi la corte, seguita dal Marchese de Carabas.
C’erano centinaia di altre piccole corti come questa a Londra, di vicoli e cortiletti per le scuderie, minuscole tracce del tempo che fu, immutate da trecento anni. Anche la puzza di urina era la stessa che riportavano le cronache di Samuel Pepys.
Mancava ancora un’ora all’alba, ma il cielo iniziava a rischiarare, per diventare di un intenso colore plumbeo.
La porta era malamente ricoperta di assi e di sudici manifesti di gruppi musicali dimenticati e locali notturni chiusi da tempo.
Si fermarono davanti alla porta e il Marchese la fisso, tutta assi, chiodi e manifesti com’era, e parve assolutamente indifferente.
«Percio l’entrata e questa?» chiese.
Lei annui. «Una delle entrate.»
Lui incrocio le braccia. «Be’? Di’ apriti sesamo o quello che devi dire.»
«Non voglio farlo» rispose. «Non sono sicura che stiamo facendo la cosa giusta.»
«Molto bene» distese le braccia e le fece un inchino. «Ci vediamo, allora.»
Comincio a incamminarsi per la strada da cui erano venuti. Porta gli afferro il braccio. «Mi abbandoni cosi?» chiese. «Come se niente fosse?»
Lui fece un largo sorriso, per nulla divertito. «Certo. Sono un uomo molto impegnato. Ho cose da fare. Persone da vedere.»
«Senti, aspetta.» Gli lascio la manica, mordendosi il labbro inferiore. «L’ultima volta che sono stata qui…» la voce si spense.
«L’ultima volta che sei stata qui hai trovato i tuoi familiari morti. Bene, ecco fatto. Non dovrai spiegarlo di nuovo. Se non entriamo, il nostro rapporto di lavoro e da considerarsi concluso.»
