casa sua? — Significava tornare indietro, ma si sentiva tanto ottimista da correre il rischio.
— A casa mia? — balbetto lei.
— Pensa che potrei farle del male?
Per un breve intervallo, lei resto a riflettere nervosamente. — N… No — rispose alla fine.
— Ha un giradischi — le chiese lui — a casa?
— Si, ma non dei migliori. E soltanto stereo. Pero funziona.
— Okay. — Jason la prese per mano e l’accompagno verso la cassa. — Andiamo.
23
Mary Anne Dominic aveva dipinto da se le pareti e il soffitto. Colori bellissimi, forti, pieni. Jason si guardo attorno, colpito. E i pochi oggetti d’arte nel soggiorno avevano una loro potente bellezza. Pezzi di ceramica. Jason prese in mano un delizioso vaso azzurro verniciato a vetro e lo studio.
— L’ho fatto io — disse Mary Anne.
— Questo vaso apparira nel mio show.
Mary Anne lo fisso meravigliata.
— Lo usero molto presto. Per la precisione… — Se lo immaginava gia. — Un bel numero con effetti speciali. Io che emergo dal vaso cantando, come un genio. — Alzo il vaso in aria, lo fece ruotare su una mano. —
— Forse e meglio se lo regge con tutte e due le mani — disse Mary Anne un po’ nervosa.
—
Ci fu un lungo silenzio.
— Penso di poterlo aggiustare — disse Mary Anne. A lui non venne in mente niente che potesse dire.
— La cosa piu imbarazzante che mi sia mai successa — continuo Mary Anne — mi e accaduta una volta con mia madre. Lei aveva una malattia progressiva ai reni, il morbo di Bright. Andava di continuo in ospedale, quando io ero piccola, e in tutte le conversazioni riusciva sempre a dire che sarebbe morta di quello e che io ne avrei sofferto un mondo, come se fosse stata colpa mia. E io le credevo sul serio, credevo che un giorno sarebbe morta. Pero poi sono diventata adulta, ho lasciato casa nostra, e mia madre non era ancora morta. E io, quasi, mi sono dimenticata di lei. Avevo la mia vita, le mie cose da fare. Quindi, ovviamente, ho scordato la sua maledetta malattia renale. Poi un giorno lei e venuta a trovarmi, non qui, nell’appartamento che avevo prima, e ha continuato a tormentarmi con il racconto dei suoi dolori e con le sue lamentele eccetera eccetera… Alla fine le ho detto: “Devo andare a fare la spesa per la cena”, e sono uscita. Mia madre e venuta con me, camminando come poteva. Lungo la strada mi ha informata che ormai tutti e due i reni erano ridotti in condizioni tali che glieli dovevano togliere, che sarebbe stata ricoverata per l’operazione, che avrebbero cercato di trapiantarle un rene artificiale ma che, probabilmente, non avrebbe funzionato. Stava per morire sul serio, come aveva sempre detto… E all’improvviso io ho alzato gli occhi e mi sono resa conto di essere nel supermarket, al banco della carne, e quel commesso cosi carino che mi piaceva tanto si era avvicinato a salutare, e poi mi ha chiesto: “Cosa posso darle oggi, signorina?”. E io gli ho risposto: “Stasera a cena vorrei un timballo di rognoni”. Era imbarazzante. “Un grosso timballo di rognoni” gli ho detto, “croccante e tenero e ripieno di un buon sugo.” “Per quante persone?” ha chiesto lui. Mia madre continuava a fissarmi con un’espressione stravolta. Mi ero ficcata in quella situazione e non sapevo piu come venirne fuori. Alla fine ho comperato un timballo di rognoni, ma ho dovuto andare al reparto gastronomia. Era in scatola, veniva dall’Inghilterra. L’ho pagato mi pare quattro dollari. Era ottimo.
— Le paghero il vaso — disse Jason. — Quanto vuole?
Lei esito. — Be’, a lei dovrei fare il prezzo al minuto perche non e un negoziante, e quindi…
Lui tiro fuori i soldi. — Prezzo al minuto.
— Venti dollari.
— Potrei presentarla nel mio show in un altro modo — disse Jason. — Basta trovare il modo giusto. Senta: possiamo mostrare al pubblico un vaso antico di valore inestimabile, diciamo un vaso cinese del V secolo. Ci sara l’esperto di un museo a garantirne l’autenticita. Poi arrivera lei. Modellera un vaso direttamente sotto gli occhi del pubblico, e noi dimostreremo che il suo vaso e migliore.
— Impossibile. Gli antichi vasi cinesi sono…
— Ma noi lo dimostreremo. Glielo faremo credere. Conosco il mio pubblico. Quei trenta milioni di persone si fanno le loro opinioni sulla base di quello che io gli dico. Faremo un primo piano sul mio viso, in modo che si veda la mia ammirazione per il suo vaso.
Mary Anne abbasso la voce. — Non posso presentarmi in televisione, con tutte quelle telecamere puntate su di me. Sono… troppo grassa. La gente riderebbe.
— Sarebbe una pubblicita enorme. Pensi a quanto potrebbe vendere. Musei e negozi conosceranno il suo nome, i suoi manufatti. Spunteranno acquirenti da ogni parte.
— Mi lasci in pace, per favore. — Il tono di Mary Anne era pacato. — Io sono felice cosi. Sono una buona vasaia. So che i negozi, quelli di qualita, apprezzano il mio lavoro. Non posso vivere la mia piccola vita come preferisco? — Fisso Jason con occhi intensi. La sua voce era solo un mormorio. — Non vedo cosa abbia fatto per lei tutta la sua celebrita. La fama. Nel caffe mi ha chiesto se nel juke-box ci fosse davvero il suo disco. Aveva paura che non fosse cosi. Era molto piu insicuro di quanto saro mai io.
— A proposito, vorrei sentire questi due album sul suo giradischi. Prima di andarmene.
— Lasci fare a me — disse Mary Anne. — Il mio impianto e scassato. — Prese i due dischi, e i venti dollari. Jason resto immobile dov’era, accanto ai tre pezzi di vaso.
Dopo un po’, senti una musica familiare. Il suo album che aveva venduto di piu. I solchi del disco non erano piu vuoti.
— Puo tenere gli album — disse. — Io vado. — “Adesso” penso “non ne ho piu bisogno. Probabilmente potro comperarli in qualunque negozio di dischi.”
— Non e il tipo di musica che mi piace… Non credo che li ascolterei molto.
— Glieli lascio lo stesso.
Mary Anne disse: — Le daro un altro vaso per i suoi venti dollari. Un momento. — Corse nell’altra stanza. Jason udi rumore di carta, di cose spostate. La ragazza torno con un altro vaso azzurro verniciato a vetro. Aveva qualcosa in piu dell’altro. Jason intui che lei lo considerava una delle sue migliori opere.
— Grazie — le disse.
— Glielo incarto e lo metto in una scatola, cosi non si rompera come l’altro. — Mary Anne si mise al lavoro con un’intensita febbrile e allo stesso tempo con estrema cura. — Trovo molto eccitante — disse, porgendogli la scatola — avere fatto colazione con un uomo famoso. Sono molto felice di averla incontrata e me ne ricordero. E spero che i suoi problemi si risolvano.
Jason Taverner infilo la mano nella tasca interna della giacca, estrasse il piccolo portatessere di cuoio con le sue iniziali. Prese uno dei biglietti da visita multicolori e lo porse a Mary Anne. — Mi chiami allo studio quando vuole. Se cambiasse idea e volesse partecipare al mio programma. Sono sicuro che riusciremo a inserirla in scaletta. Qui c’e anche il mio numero privato.
— Addio. — Mary Anne gli apri la porta.
— Addio. — Jason avrebbe voluto aggiungere qualcosa di piu. Ma non restava altro da dire. — Abbiamo fallito — disse alla fine. — Tutti e due.
Lei sbatte le palpebre. — Cosa vorrebbe dire?
— Abbia cura di se. — Jason usci dall’appartamento, emerse sul marciapiede, nella luce del pomeriggio. Sotto il sole caldo del giorno.
24
