Il medico legale, inginocchiato accanto al cadavere di Alys Buckman, disse: — Al momento posso dirle solo che e morta per un’overdose di una droga tossica o semitossica. Occorreranno ventiquattro ore per poter stabilire esattamente di che cosa si tratti.

Felix Buckman rispose: — Doveva succedere. Prima o poi. — Con sua grande sorpresa, non provava una forte emozione. Anzi, in un certo senso, avere saputo da Tim Chancer, la loro guardia privata, che Alys era stata trovata morta nel bagno del primo piano gli aveva procurato un profondo sollievo.

— Ho pensato che quel Taverner le avesse fatto del male — continuava a ripetere Chancer, nel tentativo di attirare l’attenzione di Buckman. — Il suo comportamento era strano. Ho capito che era successo qualcosa. Gli ho sparato un paio di volte, ma e riuscito a fuggire. Probabilmente e meglio che non l’abbia colpito, se e innocente. O magari si sentiva in colpa per avere spinto Alys a prendere la droga. E possibile?

— Nessuno doveva costringere Alys a prendere droga — rispose acido Buckman. Usci dal bagno in corridoio. I pol in uniforme grigia erano sull’attenti. Aspettavano ordini. — Non aveva bisogno ne di Taverner ne di altri per drogarsi. — Adesso Buckman si sentiva male. “Dio” penso, “come la prendera Barney ?” Sarebbe stato straziante dirgli cos’era successo. Per motivi che gli erano oscuri, il figlio adorava la madre. “Be’” penso, “nessuno riesce a capire i gusti degli altri.”

Eppure, la amava anche lui. “Alys possedeva una sua peculiare forza. Mi manchera.” Alys aveva riempito molto del suo spazio.

E buona parte della sua vita. Nel bene o nel male.

Terreo in volto, Herbert Maime sali i gradini a due a due, gli occhi fissi su Buckman. — Sono arrivato il piu in fretta possibile — disse, porgendo la mano a Buckman. Che gliela strinse. — Cos’e stato? — Herb abbasso la voce. — Un’overdose?

— A quanto sembra — rispose Buckman.

— Qualche ora fa mi e arrivata una telefonata da Taverner — disse Herb. — Voleva parlare con lei. Ha detto che si trattava di Alys.

— Voleva informarmi della morte di Alys. Era qui quando e successo.

— Perche? Come mai la conosceva?

— Non lo so — rispose Buckman. Comunque, al momento la cosa non gli sembrava molto importante. Non c’era motivo di incolpare Taverner dell’accaduto. Dato il temperamento e le abitudini di Alys, probabilmente era stata lei a trascinarlo li. Forse, quando Taverner aveva lasciato il palazzo dell’accademia, lei l’aveva fermato e l’aveva caricato sul suo trabi truccato. E portato li. Dopo tutto, Taverner era un Sei. E ad Alys piacevano i Sei. I maschi come le femmine.

Soprattutto le femmine.

— Potrebbe esserci stata un’orgia — disse.

— Con loro due soli? O sta dicendo che c’era altra gente?

— Non c’era nessun altro. Chancer lo saprebbe. Volevo dire che potrebbero avere fatto un’orgia via telefono. Alys e arrivata cosi vicino tante di quelle volte a bruciarsi il cervello con quelle fottute orge telefoniche… Quanto mi piacerebbe riuscire a pizzicare i nuovi gestori, quelli che sono subentrati dopo che abbiamo fatto fuori Bill e Carol e Fred e Jill. Degenerati. — Con dita tremanti, porto alle labbra una sigaretta e aspiro avidamente il fumo. — Mi viene in mente una cosa che ha detto una volta Alys. Una battuta involontaria. Stava parlando di organizzare un’orgia e si chiedeva se dovesse spedire degli inviti formali. “Forse e meglio” ha detto, “se no non verranno tutti contemporaneamente.” — Rise.

— Me l’aveva gia raccontato — commento Herb.

— E morta sul serio. Morta stecchita. — Buckman spense la sigaretta in un posacenere. — Mia moglie — disse a Herb Maime. — Era mia moglie.

Herb scosse la testa, indico i due agenti in uniforme grigia immobili sull’attenti.

— E con cio? — chiese Buckman. — Non hanno letto il libretto di Die Walkure? — Tremante, accese un’altra sigaretta. — Sigmund e Siglinde. Schwester und Braut. Sorella e sposa. E al diavolo Hunding. — Butto la sigaretta sul tappeto. La guardo bruciare, cominciare ad appiccare il fuoco alla lana. Poi, con il tacco dello stivale, la spense.

— Dovrebbe mettersi a sedere — disse Herb. — O sdraiarsi. Ha un aspetto terribile.

— E orrendo — disse Buckman. — Davvero. C’erano tante cose in lei che non mi piacevano, ma Cristo!, com’era vitale. Era sempre pronta a provare tutte le novita. E stato questo a ucciderla. Probabilmente una nuova droga che lei e le sue amiche streghe hanno preparato nei loro miserabili laboratori, in qualche cantina. Qualcosa che conteneva liquido per lo sviluppo fotografico o Drano o anche di peggio.

— Penso che dovremmo parlare con Taverner — disse Herb.

— Okay. Portalo dentro. Ha addosso quel microtras, no?

— A quanto pare, no. Tutte le microspie che gli abbiamo messo addosso quando e uscito dall’accademia hanno smesso di funzionare. Tranne forse la bomba-seme. Ma non abbiamo motivo di attivarla.

— Taverner e un bastardo furbo — disse Buckman. — Oppure l’hanno aiutato. Una o piu d’una delle persone con le quali lavora. Non prenderti il disturbo di far detonare la bomba-seme. Senza dubbio qualche suo zelante collega gliel’ha tolta dalla pelle. — “Oppure e stata Alys” penso. “La mia servizievole sorellina. Sempre pronta ad assistere la polizia in ogni occasione. Splendido.”

— Sara meglio che lei lasci la casa per un po’ — disse Herb. — Intanto che lo staff del coroner completa il suo lavoro.

— Riportami all’accademia. Non credo di riuscire a guidare. Tremo troppo. — Buckman senti qualcosa sul viso. Si tocco e scopri di avere il mento bagnato. — Che cos’e? — chiese stupefatto.

— Sta piangendo — rispose Herb.

— Riportami all’accademia. Finiro quello che devo fare prima di passare tutto nelle tue mani. Poi voglio tornare qui. — “Forse Taverner le ha dato qualcosa” si disse Buckman. “Ma Taverner e una nullita. E stata lei. Eppure…”

— Andiamo. — Herb lo prese per il braccio e lo guido giu per la scala.

Mentre scendevano, Buckman chiese: — Avresti mai pensato di vedermi piangere in questo cazzo di mondo?

— No — rispose Herb. — Ma e comprensibile. Voi due eravate molto uniti.

— Puoi dirlo forte. — Buckman fu invaso da un’ira improvvisa, tremenda. — Dio la maledica! Gliel’avevo detto che prima o poi le sarebbe successo. Qualcuno dei suoi amici ha preparato quella roba e ha usato lei come cavia.

— Non si sforzi di lavorare troppo in ufficio — disse Herb. Dal soggiorno raggiunsero l’uscita. Fuori erano parcheggiati i loro due trabi. — Faccia solo il minimo indispensabile per poter passare il lavoro a me.

— Gliel’avevo detto. Nessuno mi da mai ascolto, cazzo!

Herb gli diede una pacca sulla spalla e non parlo. I due attraversarono il prato in silenzio.

Durante il volo di ritorno all’accademia, Herb, che guidava, disse: — Ho delle sigarette nella giacca. — Era la prima frase che uno dei due pronunciasse da quando erano saliti sul trabi.

— Grazie. — Buckman aveva finito la sua razione settimanale di tabacco.

— Voglio discutere di una cosa con lei — aggiunse Herb. — Vorrei poterla rimandare, ma non si puo.

— Non puoi aspettare finche saremo in ufficio?

— Quando torneremo, potrebbe esserci altro personale ad alto livello. Oppure anche solo altra gente. Il mio staff, per esempio.

— Io non ho niente da dire che…

— Mi stia a sentire — lo interruppe Herb. — Si tratta di Alys. Del suo matrimonio con lei. Con sua sorella.

— Il mio incesto — disse Buckman con voce rauca.

— Alcuni dei marescialli potrebbero esserne informati. Alys ne ha parlato con troppa gente. Sa come la pensava.

— Ne era orgogliosa. — Buckman accese una sigaretta con una certa difficolta. Non riusciva ancora a togliersi dalla mente il fatto di essersi messo a piangere. “Dovevo amarla sul serio” si disse. “E invece mi sembrava di provare solo paura e disgusto. E l’attrazione sessuale. Quante volte ne abbiamo discusso prima di farlo. Per tutti quegli anni.” — Io l’ho detto soltanto a te.

— Ma Alys…

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