Louis Panda. Jason ordino soltanto caffe; la signorina Dominic, macedonia di frutta e te freddo.

— Cosa sono quei due dischi? — chiese lei.

Jason glieli passo.

— Ehi, ma li ha incisi lei. Se e Jason Taverner. Lo e sul serio?

— Si — rispose lui. Di quello, perlomeno, era certo.

— Non credo di averla mai sentita — disse Mary Anne Dominic. — Mi piacerebbe moltissimo, ma in genere non amo la musica pop. Mi piacciono i grandi cantanti folk del passato, come Buffy St Marie. Oggi non c’e piu nessuno che sia capace di cantare come Buffy.

— Sono d’accordo — convenne lui, serio. La sua mente tornava di continuo alla casa, al bagno, alla fuga dal pol privato. “Non e stato un effetto della mescalina” si ripete un’altra volta. “Perche l’ha visto anche il pol.

“O comunque, ha visto qualcosa.”

— Forse non ha visto quel che ho visto io — disse a voce alta. — Forse l’ha solo vista riversa sul pavimento. Magari e caduta. Magari… — Penso: “Magari dovrei tornare la”.

— Chi non ha visto cosa? — chiese Mary Anne Dominic, poi arrossi. — Non volevo immischiarmi nei suoi affari. Lei mi ha detto di essere nei guai, e vedo che la sua mente e ossessionata da qualcosa di angoscioso.

— Devo capire che cos’e successo. E tutto la, in quella casa. — “E su questi dischi” penso Jason.

“Alys Buckman sapeva del mio programma televisivo. Sapeva dei miei album. Sapeva quale ha venduto piu di tutti. Ne aveva una copia. Pero…”

Sui dischi non era inciso niente. Puntina spezzata un accidente: si sarebbe dovuto sentire qualcosa, magari anche solo dei suoni distorti. Aveva avuto a che fare con dischi e giradischi per troppo tempo per non saperlo.

— Lei e una persona malinconica — disse Mary Anne Dominic. Aveva estratto dalla borsetta di stoffa un paio di occhiali e si mise a leggere con attenzione le note biografiche riportate sul retro delle copertine dei dischi.

— E stato quello che mi e successo a rendermi malinconico — spiego Jason in breve.

— Qui dice che lei conduce un programma televisivo.

— Esatto. — Annui. — Alle nove di sera del martedi. Sulla NBC.

— Allora e proprio famoso. Me ne sto seduta qui a parlare con una persona famosa che dovrei conoscere. Che sensazione le da… Cos’ha provato quando ha visto che io non la riconoscevo, dopo che mi ha detto il suo nome?

Jason scrollo le spalle. Era un’ironia quasi divertente.

— Nel juke-box ci sara qualche disco con uno dei suoi pezzi? — La ragazza indico la struttura gotico- babilonese, multicolore, all’angolo opposto della sala.

— Puo darsi — rispose lui. “Una buona domanda.”

— Vado a vedere. — La signorina Dominic pesco dalla tasca una moneta da due dollari e mezzo, lascio il separe, attraverso il locale, si mise a leggere titoli e nomi dei cantanti nel juke-box.

“Quando tornera, non si sentira piu troppo colpita dalla mia presenza” riflette Jason. Conosceva l’effetto anche di un’unica mancanza: se non fosse riuscito a essere presente ovunque, in ogni radio e giradischi, juke-box e negozio di articoli musicali, in ogni televisore dell’universo, l’incantesimo sarebbe svanito.

Lei torno con il sorriso sulle labbra. — Nowhere Nuthin’ Fuck-up — disse, rimettendosi a sedere. E Jason si accorse che non aveva piu la moneta. — Dovrebbe essere il prossimo brano.

Lui schizzo in piedi all’istante e corse attraverso il locale precipitandosi al juke-box.

Mary Anne Dominic aveva ragione. Il brano B4. Il successo piu recente di Jason, Nowhere Nuthin’ Fuck-up, un pezzo sentimentale. E il meccanismo del juke-box aveva gia cominciato a far scendere il disco.

Un attimo dopo, la sua voce, resa piu morbida dalla tecnologia quadrifonica e dall’uso dell’eco, riempi il locale.

Esterrefatto, torno al separe.

— Lei e supermeraviglioso! — disse Mary Anne, forse per pura cortesia, visti i suoi gusti, quando la canzone termino.

— Grazie. — La voce era davvero la sua. I solchi di quel disco non erano vuoti.

— Lei e davvero fantastico! — Mary Anne, entusiasta, era tutta sorrisi e sfolgorio di lenti.

— Sono un vecchio professionista — rispose semplicemente Jason. I complimenti gli sembravano sinceri.

— Le ha dato fastidio che io non la conoscessi?

— No. — Lui scosse la testa, ancora stordito. Di certo la ragazza non era l’unica a non avere mai sentito il suo nome, come avevano dimostrato gli eventi degli ultimi due giorni. Due giorni? Solo?

— Posso ordinare qualcosa d’altro? — Mary Anne esito. — Ho speso tutti i soldi che avevo per i francobolli. Non…

— Offro io.

— Secondo lei, come sara la torta di formaggio alle fragole?

— Eccezionale — rispose lui, divertito dalla ragazza. La sua onesta, l’ansieta… “Avra un ragazzo?” si chiese. Probabilmente no. Viveva in un mondo di vasi, ceramica, carta marrone per pacchi, problemi con il suo piccolo Ford Greyhound; e, sullo sfondo, le voci solo stereo delle grandi del passato: Judy Collins e Joan Baez.

— Mai sentita Heather Hart? — le domando dolcemente. Mary Anne aggrotto la fronte. — Non… non sono certa di ricordarmene. E una cantante folk o… — La sua voce si spense. Il suo viso aveva un’aria triste, come se lei intuisse di non essere all’altezza della situazione, di non sapere quello che chiunque avrebbe dovuto sapere. Lui provo un’ondata di tenerezza.

— Canzoni melodiche — le disse. — Come le mie.

— Possiamo risentire il suo pezzo?

Lui torno al juke-box, programmo di nuovo il suo brano. Questa volta non sembro che piacesse a Mary Anne.

— Cosa c’e? — le chiese Jason.

— Oh, mi dico sempre che sono un tipo creativo. Faccio vasi eccetera. Pero non so se siano davvero belli. Non riesco a capirlo. La gente mi dice…

— La gente puo dirti di tutto. Che non vali niente, oppure che sei impagabile. Le cose peggiori e quelle migliori. Riesci sempre a toccare qualcuno qui… — Jason batte le dita sul portasale. — E non tocchi qualcun altro qui. — Tamburello sulla ciotola della macedonia di frutta.

— Ma dev’esserci un modo…

— Ci sono gli esperti. Puoi starli ad ascoltare. Sentire le loro teorie. Quelli hanno sempre delle teorie da sciorinare. Scrivono lunghi articoli e discutono della tua produzione tornando indietro fino al primo disco che hai inciso, diciannove anni prima. Stabiliscono paragoni tra pezzi che non ricordi nemmeno di avere cantato. E i critici televisivi…

— Ma essere famosi… — Di nuovo, per un attimo, gli occhi della ragazza brillarono.

— Chiedo scusa. — Jason si alzo di nuovo. Non poteva aspettare oltre. — Devo fare una telefonata. Se tutto va bene, tornero subito. Se no… — Mise una mano sulla spalla di Mary Anne, sul maglione bianco che probabilmente lei si era fatta da sola. — E stato un piacere conoscerla.

Perplessa, con quel suo modo di fare timoroso e obbediente, lei lo guardo mentre andava in fondo al locale e raggiungeva il telefono pubblico.

Jason si chiuse in cabina. Trovo il numero dell’accademia di polizia di Los Angeles sull’elenco dei numeri d’emergenza. Inseri una moneta nella fessura e chiamo.

— Vorrei parlare con il generale Felix Buckman — disse, e non lo sorprese scoprire che gli tremava la voce. “Psicologicamente, sono al tappeto” si rese conto. “Tutto quello che e successo, fino al disco nel juke-box, e troppo per me. Ho una paura del diavolo. E sono disorientato. Quindi, forse l’effetto della mescalina non e del tutto finito, a conti fatti. Pero sono riuscito a pilotare il flipflap senza problemi: questo deve significare qualcosa. Fottuta droga!

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