21
— Alys! — urlo Jason Taverner. Non ci fu risposta. “E la mescalina?” si chiese. Goffo e impacciato, si sposto dal giradischi alla porta dietro cui era scomparsa Alys. Un lungo corridoio, uno spesso tappeto di lana. In fondo, scale con una ringhiera in ferro battuto, nero, che portavano al primo piano.
Percorse il corridoio alla massima velocita che gli era possibile, raggiunse le scale, le sali.
Il primo piano. Un atrio con un antico tavolo Hepplewhite in un angolo, ingombro di numeri della rivista “Box”. Stranamente, quel particolare attiro la sua attenzione: chi leggeva una rivista pornografica di basso livello e di ampia diffusione come “Box”? Felix o Alys? O tutti e due? Ando avanti, continuando a notare minimi particolari, senza dubbio a causa della mescalina. Il bagno. L’avrebbe trovata li.
— Alys — disse truce. Il sudore gli colava dalla fronte su naso e guance; le ascelle si erano intrise di umidita per colpa delle emozioni che gli percorrevano a cascata il corpo. — Dio ti maledica! — disse, parlando con lei anche se non la vedeva. — Non c’e niente su quei dischi. Non ci sono io. Sono falsi, vero? — “O sara solo un effetto della mescalina?” si chiese. — Devo saperlo! Fammeli sentire, se sono veri. E rotto il giradischi, per caso? La puntina si e spezzata? — “Succede” penso. “Magari passa sopra i solchi senza leggerli.”
Una porta socchiusa. La spalanco. Una camera da letto, col letto sfatto. E, sul pavimento, un materasso con un sacco a pelo. Un mucchietto di articoli per uomo: crema da barba, deodorante, rasoio, dopobarba, pettine… “Un ospite” penso Jason. “E stato qui, ma se n’e andato.”
— C’e qualcuno? — urlo. Silenzio.
Piu avanti c’era il bagno. Dietro la porta socchiusa intravide una vasca sorprendentemente vecchia, che poggiava su zampe di leone verniciate. “Un pezzo d’antiquariato” penso. “Persino la vasca.” Percorse a passi incerti il corridoio, supero altre porte. Arrivo al bagno e spalanco l’uscio.
E vide, sul pavimento, uno scheletro.
Indossava calzoni neri, una camicia di pelle rossa, una cintura a maglie di catena con la fibbia in ferro battuto. Le ossa dei piedi si erano liberate delle scarpe dai tacchi alti. Qualche ciuffo di capelli era ancora attaccato al cranio, ma, oltre a quelli, non restava nulla: erano scomparsi gli occhi, tutta la carne. E lo scheletro si era gia ingiallito.
— Dio. — Jason barcollo. Vacillo, e la sua percezione della gravita si frantumo. Il suo orecchio medio, sottoposto a pressioni, si mise a fluttuare, e la stanza prese a ruotargli attorno, nel silenzio di una danza perpetua. Come una ruota panoramica in un luna park.
Chiuse gli occhi, si appoggio al muro, poi, alla fine, guardo di nuovo.
“E morta” penso. “Ma quando? Centomila anni fa? Un minuto fa?”
“Perche e morta?
“E un effetto della mescalina che ho preso?
Era reale.
Si chino a toccare la camicia con le frange. La pelle era morbida, soffice; non si era decomposta. Il tempo non aveva toccato i vestiti. Il che significava qualcosa, ma lui non era in grado di capirlo. “Soltanto lei” penso. “Tutto il resto, in questa casa, e com’era prima. Quindi non puo essere colpa dell’effetto della mescalina. Pero non posso esserne certo. “Devo scendere al piano di sotto. Andarmene da qui.” Ripercorse a zigzag il corridoio. Non aveva ancora ritrovato del tutto la posizione eretta, per cui corse piegato in due, come una scimmia di una specie insolita. Si aggrappo alla ringhiera in ferro nero, scese due, tre scalini alla volta, inciampo e cadde, si tiro su, si rimise in piedi. Nel petto, il suo cuore batteva affannosamente, e i polmoni, sottoposti a uno sforzo eccessivo, si riempivano e si svuotavano come mantici.
In un attimo aveva attraversato il soggiorno, era alla porta d’ingresso. Poi, per ragioni che gli erano oscure ma che in qualche modo gli erano parse importanti, prese i due album dal giradischi, li infilo nelle copertine, li porto con se quando usci dalla casa, nel sole caldo e luminoso della mattina gia avanzata.
— Se ne va, signore? — chiese il pol privato con l’uniforme marrone, quando lo vide apparire ansante.
— Non mi sento bene — rispose Jason.
— Mi spiace, signore. Posso esserle d’aiuto?
— Le chiavi del trabi.
— Di solito la signorina Buckman lascia le chiavi nel cruscotto — disse il pol.
— Le ho gia cercate — ansimo Jason.
Il pol disse: — Vado a chiederle alla signorina Buckman.
— No — ribatte Jason. Poi penso: “Ma se e solo effetto della mescalina, e tutto a posto, giusto?”.
— No? — ripete il pol, e di colpo la sua espressione cambio. — Resti li dov’e — disse. — Non si avvicini al trabi. — Giro sui tacchi e schizzo verso la casa.
Jason corse sull’erba, in direzione dello spiazzo d’asfalto e del trabi. Le chiavi. Erano nel cruscotto? No. Nella borsa. La afferro, rovescio l’intero contenuto sui sedili. Mille oggetti ma le chiavi non c’erano. Poi, a trafiggerlo, un urlo rauco.
Il pol apparve al cancello della casa, con un’espressione stravolta. Si sposto di lato, con piu calma. Alzo la pistola, la tenne stretta con entrambe le mani, e sparo a Jason. Ma l’arma sussulto; il pol tremava troppo.
Jason striscio fuori dall’altra portiera del trabi, si getto sul prato alto e umido, corse verso le querce.
Il pol sparo un’altra volta. E manco di nuovo il bersaglio. Jason lo senti bestemmiare. Il pol comincio a correre verso di lui, per raggiungerlo; poi, all’improvviso, fece dietrofront e riparti a tutta velocita verso la casa.
Jason arrivo agli alberi. Si infilo tra gli arbusti, tra i rami che gli sferzavano di continuo il volto. Un alto muro di mattoni… e cosa aveva detto Alys? Frammenti di vetro cementati in cima? Striscio lungo la base del muro, combattendo con i folti arbusti, poi di colpo si trovo davanti una porta in legno: era socchiusa, e dietro si vedevano degli altri alberi e una strada.
Non era l’effetto della mescalina. Anche il poliziotto l’aveva visto. Il corpo di Alys. Quel vecchio scheletro. Di qualcuno morto da tanti anni.
Sul lato opposto della via, una donna, con le braccia cariche di pacchi, stava aprendo la portiera del suo flipflap.
Jason attraverso la strada. Costrinse la propria mente a rimettersi al lavoro, a scacciare i postumi della mescalina. — Signora…— ansimo.
La donna, stupefatta, alzo gli occhi. Giovane, di corporatura robusta, ma con bellissimi capelli biondo rame. — Si? — chiese nervosa, scrutandolo.
— Mi e stata somministrata una dose tossica di qualche droga — disse Jason, cercando di mantenere calma la voce. — Mi accompagna a un ospedale?
Silenzio. Lei continuo a fissarlo con occhi sgranati; lui non disse niente, resto li ad aspettare, ansimando. Si o no: o una cosa, o l’altra.
La ragazza con i capelli biondo rame disse: — Non… non sono una grande autista. Ho preso la patente la settimana scorsa.
— Guido io — disse Jason.
— Pero io non vengo. — La ragazza indietreggio, stringendo al petto i pacchi avvolti in carta marrone. Probabilmente stava andando all’ufficio postale.
— Posso avere le chiavi? — Jason tese la mano e aspetto.
— Ma lei potrebbe svenire, e il mio flipflap…
— Allora venga con me.
Lei gli diede le chiavi e si sistemo sul sedile posteriore. Jason, con il cuore che pulsava di sollievo, si mise alla cloche, inseri la chiave nel cruscotto, e un istante dopo il flipflap si alzo in cielo, alla sua velocita massima di
