quaranta nodi orari. Per qualche bizzarra ragione, noto che era un modello non costoso, un Ford Greyhound. Molto economico. E nemmeno nuovo.
— Soffre molto? — gli chiese la ragazza, ansiosa. Il suo viso, nello specchietto retrovisore, mostrava ancora nervosismo, quasi panico. La situazione era troppo insolita per lei.
— No — le rispose Jason.
— Che droga era?
— Non me l’hanno detto. — La mescalina aveva praticamente esaurito il suo effetto. Per fortuna, la fisiologia da Sei di Jason possedeva tutta la forza necessaria per combatterlo. Non gli sarebbe affatto piaciuta l’idea di pilotare un flipflap cosi lento nel traffico mattutino di Los Angeles mentre era imbottito di mescalina. Di una dose molto forte. Nonostante quel che aveva detto lei.
Lei. Alys. “Perche non c’e inciso niente sui dischi?” si chiese. I dischi. Dov’erano? Si guardo attorno, frenetico. Oh, sul sedile al suo fianco. Li aveva caricati a bordo senza nemmeno rendersene conto. “Quindi, sono in salvo. Posso provare ad ascoltarli su un altro giradischi.”
— L’ospedale piu vicino — disse la ragazza — e il St Martin, fra la Trentacinquesima e la Webster. E piccolo, pero io ci sono stata per farmi togliere un porro dalla mano, e mi sono sembrati molto coscienziosi e gentili.
— Andremo li — disse Jason.
— Si sente meglio o peggio?
— Meglio.
— E uscito dalla casa dei Buckman?
Lui annui. — Si.
La ragazza disse: — E vero che il signore e la signora Buckman sono fratello e sorella? Cioe…
— Gemelli.
— E quello che mi risulta — disse la ragazza. — Pero, sa, e strano. Vedendoli assieme, sembrano marito e moglie. Si baciano e si tengono per mano, e lui tratta lei con molta gentilezza, e poi a volte fanno delle litigate tremende. — Resto in silenzio per un attimo, poi si protese in avanti e disse: — Io mi chiamo Mary Anne Dominic. E lei?
— Jason Taverner — rispose lui. Non che significasse qualcosa. A conti fatti. Dopo quello che gli era parso per un istante… Poi la voce della ragazza spezzo il corso dei suoi pensieri.
— Sono una vasaia. — Il tono era timido. — Questi sono vasi che porto all’ufficio postale, per spedirli a negozi della California settentrionale. Soprattutto Gump’s a San Francisco e Frazer’s a Berkeley.
— Lavora bene? — chiese lui. Quasi tutta la sua mente, le sue facolta, si erano fermate nel tempo, fissate nell’istante in cui aveva aperto la porta del bagno e visto Alys, quella cosa, sul pavimento. La voce della signorina Dominic gli giungeva remota.
— Ci provo. Ma non si sa mai. Comunque, vendo.
— Ha due mani forti — commento lui, in mancanza di meglio da dire. Le parole continuavano a uscire dalle sue labbra quasi per automatismo, come se le stesse formulando solo con un frammento della mente.
— Grazie — disse Mary Anne Dominic. Silenzio.
— Ha superato l’ospedale — disse Mary Anne Dominic. — E un po’ piu indietro, sulla sinistra. — L’ansieta dei primi attimi era tornata a insinuarsi nella sua voce. — Vuole davvero andarci, oppure e solo…
— Non abbia paura — le rispose Jason, e questa volta presto attenzione a cio che diceva. Utilizzo tutte le sue doti per assumere un tono gentile e rassicurante. — Non sono uno studente in fuga. E non sono nemmeno scappato da un campo di lavori forzati. — Giro la testa, fisso la ragazza in viso. — Pero sono nei guai.
— Allora lei non ha assunto una droga tossica. — La voce della ragazza tremo. Era come se si fosse finalmente verificata la cosa che aveva sempre temuto di piu in vita sua.
— Adesso atterro — disse Jason. — Per rassicurarla. A me sta bene. La prego, non si agiti. Non le faro del male. — Ma la ragazza era rigida, immobile. Stava aspettando… Nessuno dei due sapeva cosa.
A un incrocio, molto affollato, Jason atterro sul marciapiede e apri la portiera. Poi, d’impulso, resto a bordo del flipflap per un altro attimo. Si giro di nuovo verso la ragazza.
— Per favore, scenda — imploro lei. — Non vorrei essere scortese, ma ho molta paura. Girano di continuo voci sugli studenti affamati che in un modo o nell’altro riescono a superare le barricate attorno ai campus…
— Mi stia a sentire — la interruppe lui, seccamente, interrompendo il fiume delle parole di Mary Anne Dominic.
— Okay. — La ragazza si ricompose, appoggio le mani sui pacchi che aveva in grembo, in un’attesa rispettosa e carica di timore.
— Non dovrebbe lasciarsi spaventare cosi facilmente. Se no la vita sara sempre troppo stressante per lei.
— Certo. — Lei annui, poi si dispose ad ascoltare come se fosse a scuola.
— Ha sempre paura degli sconosciuti? — le chiese Jason.
— Si. — Lei annui di nuovo. Quella volta tenne la testa bassa, come se lui l’avesse rimproverata. E, in un certo senso, l’aveva fatto.
— La paura puo portare a commettere piu errori dell’odio o dell’invidia. Se hai paura, non ti butterai mai completamente tra le braccia della vita. La paura ti spinge sempre a frenarti in qualcosa.
— Credo di capire — disse Mary Anne Dominic. — Un giorno, piu o meno un anno fa, qualcuno ha bussato freneticamente alla mia porta, e io sono corsa in bagno e mi sono chiusa dentro a chiave e ho fatto finta di non esserci, perche credevo che stessero cercando di introdursi in casa mia… E piu tardi ho saputo che la signora del piano di sopra era rimasta con una mano imprigionata nello scarico del lavandino. Ha uno di quei tritarifiuti, ha presente? C’era finito dentro un coltello, e lei aveva infilato la mano e non riusciva piu a tirarla fuori. Era suo figlio che bussava alla porta…
— Allora lei capisce cosa intendo dire — disse Jason.
— Si. Vorrei non essere fatta cosi. Sul serio. Ma purtroppo… Jason chiese: — Quanti anni ha?
— Trentadue.
Ne fu sorpreso. Mary Anne Dominic gli sembrava molto piu giovane. Evidentemente, non era mai cresciuta. Provo un’ondata di simpatia per lei: doveva esserle stato difficilissimo lasciargli il comando del suo flipflap. E le sue paure erano giustificate, in un certo senso. I motivi che lui aveva addotto per chiederle aiuto erano falsi.
Le disse: — Lei e bellissima.
— Grazie — rispose la ragazza con umilta.
— Lo vede quel caffe? — chiese Jason, indicandole un locale nuovo, all’apparenza ben frequentato. — Andiamo a sederci la. Voglio parlare con lei. — “Devo parlare con qualcuno” penso. “Con chiunque. Se no, Sei o non Sei, impazziro.”
— Ma — protesto lei, ansiosa — devo consegnare i miei pacchi all’ufficio postale prima delle due. Per farli partire nel primo pomeriggio per la zona della Baia.
— Allora provvederemo subito. — Jason si giro verso il cruscotto, tolse le chiavi, la restitui a Mary Anne Dominic. — Guidi lei. In tutta calma.
— Signor Taverner — rispose la ragazza, — io voglio solo essere lasciata in pace. Starmene da sola.
— No. Lei non deve stare da sola. E una cosa che la sta uccidendo. La sta minando. Ogni giorno, sempre, lei dovrebbe essere in compagnia di altra gente.
Silenzio. Poi Mary Anne disse: — L’ufficio postale e tra la Quarantanovesima e la Fulton. Guida lei? Io sono un po’ nervosa.
A Jason parve una grande vittoria morale. Se ne compiacque.
Si fece restituire le chiavi e, poco dopo, erano in volo verso l’incrocio tra la Quarantanovesima e la Fulton.
22
Piu tardi sedevano in un separe del caffe, un locale pulito e molto carino, con cameriere giovani e una clientela piuttosto tranquilla. Dal juke-box uscivano le note di
