— La tua invenzione! — Globo Nero era furioso. Era chiaro che aveva terribilmente sottostimato l’intelligenza primitiva di Daocan, e la sua ardente voglia di vendetta. — Quindi, e questa la seconda arma segreta del Crotonita — disse lui-lei.

— No — rispose l’antropoide — quella e la prima. A marciare in ranghi l’ha appreso dagli Yempeniti. C’e ancora una seconda arma della quale tu nulla sai.

Una lunga pausa. Il fiero clamore della battaglia riecheggiava nelle orecchie del Naxiano. — Ebbene? Qual e la seconda arma segreta? — lui-lei chiese.

Daocan sorrise. — Ha mandato un messaggio alla sua gente. Ha chiesto aiuto. Gli hanno risposto che e in arrivo un gruppo di Naxiani che si accerteranno che tu non interferisca piu a lungo con gli affari di Porea. E ci sara anche qualche Erthumoi, per accertarsi che nemmeno i Crotoniti interferiranno. Questo me l’ha donato in cambio delle staffe. I Daglawani hanno lavorato tutta notte per equipaggiare le loro cavalcature, e adesso i cavalieri dovrebbero aver gia appreso a usarle, perche mi sembra che ne stiano traendo un grande vantaggio.

Globo Nero guardo la cavalleria Daglawana che percorreva in lungo e in largo le sue fila, creando una grande confusione ovunque giungesse. Lui— lei rimase pensieroso per un attimo, poi si volto per tornare nella navicella. C’era ancora un sacco di tempo per allontanarsi da Porea, e moltissimo spazio nella galassia per ricominciare daccapo.

Poul Anderson

MAGIA VERDE

Titolo originale: Woodcraft

Dapprima il velivolo scintillo al di sopra del mare, cosi simile a una stella che Laurice Windfell provo come un nodo in gola. Venafer e splendida al mattino e alla sera nei cieli di Ather, ma su Venafer non si scorge mai neppure per un istante il pianeta gemello, anzi non si scorge assolutamente nulla all’infuori di un indefinito disco solare quando le nubi si riducono a un velo sottile.

Laurice era da troppo tempo su quel pianeta. Improvvisamente la nostalgia di casa divenne una fitta di dolore quasi insopportabile, nostalgia per i freddi venti che spazzavano le colline, per la cima innevata del monte Orden che si stagliava a settentrione sulla linea dell’orizzonte, e poi un’astronave, e via nello spazio, lo spazio!

Tutto a tempo debito, si disse. Prima devo finire un lavoro. Una promessa da mantenere.

Quando ebbe riconosciuto l’oggetto che si stava avvicinando, si giro e si allontano dal promontorio verso la pista d’atterraggio. Alle sue spalle l’oceano mormorava incessante contro gli scogli. Le onde raramente si frangevano con fragore su quel mondo privo di lune, anche se l’orbita attorno a Florasol era cosi piccola da permettere al sole di provocare maree di considerevole entita. L’acqua scintillava di un colore verde giallastro in prossimita della riva, per poi diventare piu scura e tendere al violetto in lontananza. A grande distanza si annidavano le nubi nere di un temporale solcate dai lampi dei fulmini, ma sopra di lei e verso est si stendeva un cielo color grigio argenteo. Davanti a lei, invece, la foresta si stendeva fino alla linea costiera, una muraglia fatta di grandi tronchi d’albero, di liane, cespugli, fogliame color rossiccio e terra d’ambra, fiori brillanti, ombre profonde. La foresta faceva apparire piccolissima la radura dove sorgeva la base naxiana. Nell’aria calda e umida si levavano pesanti effluvi di ogni genere.

Dalle capanne scivolavano fuori corpi serpenti lunghi quanto il suo o anche di piu. Le loro pelli glabre rilucevano di una varieta di colori; i coloni di New Hallan provenivano da molte e diverse regioni ancestrali, simili solo nella fede e nelle speranze. Diversi di loro stringevano nelle pseudomani estruse attrezzi o strumenti. L’eccitazione puo diffondersi con forza e velocita esplosive tra esseri che avvertono direttamente le emozioni. Non che la cosa fosse ingiustificata del resto. Anche Laurice era stata attirata dall’eccitazione verso il promontorio per guardare in direzione di sud-ovest una volta che era arrivata la secca comunicazione che gli aiuti erano per via.

Laurice raggiunse la pista di nuda terra battuta, cotta dal caldo come un mattone. Un hangar di legno col tetto in paglia mostrava il suo ventre vuoto. Il velivolo in dotazione al campo aveva trasportato via i morti e i feriti per curare i secondi ed eventualmente cremare i primi, abbandonando sul luogo coloro che non avevano subito danni. — Su, muoviti! — esclamo Laurice impaziente, strizzando gli occhi. — Che cosa aspetti? — Una goccia di sudore le scivolo giu dalle sopracciglia finendo in un occhio. Bruciava. Laurice emise una pittoresca imprecazione.

Parabola arrivo in quel momento e si uni a lei. Il botanico aveva pensato di portare con se un simultrans. L’apparecchio serviva a tradurre fischi e sibili altrimenti incomprensibili in Merse, superfluo per lei, ma indubbiamente necessario per il nuovo arrivato.

— Questo pilota e un tipo estremamente prudente, onorevole signora.

Laurice rispose nella propria lingua, che il Naxiano comprendeva anche se non era in grado di pronunciarla in modo intelligibile. — Be’, immagino che questa zona sia nuova per lui, e non vorra farsi sorprendere da qualche corrente d’aria strana che lo metta in difficolta. Anch’io ho imparato a pilotare in modo prudente.

— Le costo fatica ammetterlo e capi che Parabola l’aveva compreso.

Ma quel che e giusto e giusto. Non doveva perdere la calma, ne la facolta di giudizio, adesso che doveva ancora salvare Copperhue. La realta era che Venafer rimaneva un luogo di misteri, e all’interno di alcuni di essi si celavano trappole mortali.

Un pianeta intero, penso. (Quante volte aveva pensato le stesse cose sia li che altrove?) Non l’inferno globale di giungle e paludi che immaginava la maggior parte delle persone; no, un luogo vario quanto lo era Ather. Ma la cara Ather assomigliava piu o meno a un’altra Terra, rinnovata e di nuovo virginale. Gli Erthumoi l’avevano presto fatta loro e lei a sua volta li aveva reclamati per se. Per tutti i secoli che erano seguiti, pochi si erano curati di scendere su Venafer, e nessuno di stabilirvi la propria dimora. Una manciata di scienziati; due imprese che non si erano ingrandite a causa delle difficolta e dei pericoli che avrebbe posto la loro crescita, niente di strano che la maggior parte di quel pianeta fosse ancora mundus incognitus. Le esplorazioni da lei compiute avevano riguardato mondi di altri soli, altrettanto insoliti ma senz’altro piu attraenti. Fino a quel momento.

— Ssst, ecco che scende! — esclamo Parabola. La cosa, la femmina, poso il muso tozzo sulla spalla di Laurice con un gesto stranamente materno. Guardandosi attorno, l’Erthuma fisso i grandi occhi che in realta non erano d’onice, perche tanto ricchi di calore. — Coraggio, onorevole signora. La nostra attesa e durata meno del previsto; osserva il tuo crono. Copperhue sicuramente vive ancora e presto lo troverai.

Possibile che un Erthuma potesse essere cosi ricco di comprensione, proprio a quel modo? — Puo darsi, puo darsi — prego Laurice. — Anche e soprattutto per il vostro bene.

Parabola si ritrasse di qualche centimetro. — La sua perdita sarebbe veramente un grave colpo per noi. — Il simultrans non riusci a tradurre il senso di gravita che Laurice comunque intui. — Copperhue e qualcosa di piu di un simbolo, l’eroe che ci ha fatto guadagnare una patria. E diventato un leader, ma temo di non riuscire a spiegare come alla tua razza. Ma anche noi, come te, saremmo molto addolorati dalla dipartita di un amico.

Ora erano circondati da tutti gli altri e rimasero a osservare il cielo. L’oggetto a forma di goccia aveva cominciato a perdere lentamente quota. Poi il carrello d’atterraggio prese contatto col terreno. Nel silenzio che segui si udirono distintamente il vicino stridio di un’ala di Laurice si fece avanti per andare incontro al pilota. Questi apri un portello e salto a terra. Per un momento si soppesarono.

L’uomo era alto, magro, scuro di carnagione, con lineamenti aquilini… bello, nel complesso, penso lei, e si immagino come doveva vederla lui. Dopo il ringiovanimento subito qualche anno prima, il suo corpo di media statura non aveva ancora assunto una figura piena; ma Laurice riteneva che la maturita le trasparisse dal viso, abbronzato e dagli occhi castani, col suo casco di capelli ramati, forte di zigomi e, come si era sentita dire piu volte, con labbra sensuali. A parte Uldor Enarsson, col quale sarebbe stato comunque poco saggio avviare una relazione troppo intima, lei aveva passato mesi e mesi da sola con i Naxiani… e loro potevano comprendere che cosa provasse. Ma non gli importava. Cio nonostante le sue guance si accesero per una vampa di calore e lei provo un’irritazione del tutto irrazionale nei confronti del nuovo arrivato.

Del resto l’espressione di quest’ultimo era meno che cordiale.

— Salve — gli disse in tono formale. — Mi chiamo Laurice Windfell.

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