sibilava e l’aereo vibrava tutto.
Su una costa orizzontale a meta di una collina, i boschi circondavano una radura in cui ribolliva una sorgente. Era il campo di Uldor. Laurice fu costretta ad ammirare l’abilita con cui atterro Kristan. Sotto di loro non cresceva nulla, tranne pochi cespugli sparsi, per nulla simili alle erbe che si erano evolute su Venafer, ma l’aria turbinava violentemente in quello spazio ristretto, mentre tutt’attorno i grossi alberi erano coperti di spine e quelli piu piccoli flagellavano l’aria come fruste. Quando Laurice usci dall’abitacolo il vento che la investi per poco non le fece perdere i sensi. L’odore che trasportava le ricordo un profumo di muschio, aceto e chiodi di garofano e di altre cose di cui ignorava i nomi. E in mezzo a tutto questo si udiva un forte odore d’ozono.
Kristan la segui e si guardo attorno sbalordito. Ignoro le provviste e le attrezzature sparse per terra, tralasciate nel corso di una rapida evacuazione. Cio che richiamo la sua attenzione fu il campo stesso, fatto di teepee di canne e un rozzo camino di sassi per cuocere alla griglia. — Niente tende? — chiese.
— Le avevo detto che una parte importante del nostro progetto consisteva nello scoprire che cosa si puo fare sfruttando le risorse locali — ribatte la donna. — Questo campo l’ho progettato io ed e perfettamente adeguato. Adesso carichiamo i bagagli e chiudiamo il velivolo. Non appena avro trovato la pista ci metteremo in marcia.
— Ha portato un chemisensore?
— Vorrei averne uno, ma non avevamo nulla che fosse adatto a questo tipo di lavoro e dubito che ne abbiano anche a Forholt. Pero ho portato i miei occhi e le mie conoscenze.
Kristan fece una smorfia, ma si trattenne. Laurice andava avanti e indietro scrutando per terra. A un certo punto si mise a carponi per esaminare foglie, rametti e terreno. Completamente assorbita da quel lavoro si dimentico del tempo e del compagno.
Finalmente emerse dal suo trance e lo vide che esaminava un sasso che teneva in mano. — Ha trovato qualcosa? — le chiese Kristan quando la donna fu vicina. Dal suo tono era evidente che non lo credeva e che quella lunga attesa l’aveva esasperato.
Laurice fece un cenno d’assenso. — Ci ho messo un po’, perche quei ricercatori dilettanti hanno rovinato molte tracce, ma ho capito che cosa dev’essere successo e da che parte si e diretto. Carichiamoci i bagagli e mettiamoci in marcia.
— Davvero? Temo che prima dovra convincermi. Questa e una zona pericolosa, e un po’ troppo rischioso per noi avventurarci cosi alla cieca.
— Davvero? E lei si aspetta che possa insegnarle sui due piedi cio che io ci ho messo anni a imparare?
— No, se in effetti si tratta di un’arte e non di una sensazione. Ma lei mi mostrera che cosa intende fare o torneremo indietro.
— Tornare indietro? Ma senta un po’… — Laurice soffoco la bile. Che proseguisse o no, quel figlio di Venafer aveva il potere di rovinarle tutto. — E va bene. Faccia attenzione. Le spieghero i rudimenti dell’arte di seguire le tracce.
Lo condusse in un punto scelto, si acquatto per terra e gli indico il terreno. — Le tracce durano spesso a lungo. Anni addirittura in certe condizioni. O ere geologiche, se per caso si fossilizzano. In generale pero si corrompono rapidamente, a una velocita che dipende anche dal tipo di terreno, dalla profondita dell’impressione eccetera eccetera. Cosi, prima di lasciare la base, mi sono presa la briga di procurarmi le registrazioni meteorologiche del satellite negli ultimi giorni. Osservi. Il vento ha sparpagliato foglie, polvere e altri detriti, ma ho scoperto una pista, una depressione ondulata e poco profonda, la distingue? Non sono in grado di identificare molti animali venaferiani in base alle impronte, non ancora, ma non mi sbaglio con quelle di un naxiano. E ora queste bucherellature… sono state fatte dalla pioggia, una pioggerella leggera, non troppo violenta, e l’ultima volta che ha piovuto e stato quattro giorni fa. Percio questa pista e vecchia e non ci serve. Solo che in questo punto e in un momento susseguente, come puo rilevare dalla nitidezza di queste impronte, l’ha attraversata un quadrupede in corsa. La disposizione delle impronte indica l’andatura. Si tratta chiaramente di una grossa bestia, un lycosauroide. Le impronte degli artigli sono leggere, ma se si mette a carponi e le osserva di striscio le puo identificare. Vedra che puntano in discesa. Percio quella e la direzione che ha preso il branco durante la fuga, come e ovvio dal cespuglio calpestato e dalle macchioline di sangue disseccato piu avanti. Ma le ho illustrato come funziona il principio. Trovare dove e andato Copperhue e stato un processo di eliminazione.
— Ho capito il concetto. — C’era forse una traccia di rispetto nella sua voce? — Non e necessario che continui. La seguiro.
Lieta di quella conclusione, Laurice balzo in piedi e ando a prendere i bagagli. — Sara meglio prendere le debite precauzioni — aggiunse.
— Uhm. Ho effettuato un esame. Le rocce qui attorno sono friabili. La terra rossiccia e un altro indizio. Questa regione e considerevolmente ricca di ferro e il Fusillus Ferruvorus si e dato da fare. Si tratta di un microbo che ricava la sua energia dall’ossidazione del ferro. Ne conseguono formazioni friabili, facilmente vuote al di sotto. Stia molto attenta dove il pendio e forte. Anche in piano c’e rischio di cadere in una buca nascosta da rami o detriti d’altro genere.
— Capisco. Uldor non mi ha mai accennato a questo microbo. Deve essere limitato a qualche zona, cosi forse non l’ha mai incontrato. Be’, e evidente che ho bisogno di averla con me. Abbiamo bisogno reciproco l’uno dell’altra.
Si infilarono in spalla i sacchi.
— Quel che e accaduto a Copperhue e evidente — disse Laurice.
— E scappato nel bosco, in salita. Un lyco l’ha seguito, ma solo per poco, perche i cespugli lo impacciavano piu di quanto impacciassero il Naxiano e sembrava piu facile uccidere le prede nella radura. Il rumore alle spalle di Coperhue e la ferocia che avvertiva l’hanno fatto scappare il piu in fretta possibile, per quanto e concesso alla sua razza, il che vuol dire abbastanza veloce, e ha continuato a scappare a lungo. Anche i filosofi possono farsi prendere dal panico. Infine, dopo essersi calmato e riposato, ritengo, deve aver cercato di tornare indietro. Del resto dove avrebbe potuto andare altrimenti? Ma in una foresta fitta, una persona priva di esperienza puo perdersi completamente a meno di un chilometro dal proprio obiettivo e allontanarsi sempre piu senza neanche accorgersene. Questo e particolarmente facile su Venafer, dove non esistono ombre nette o corpi celesti o comunque punti di riferimento facilmente individuabili. Spero solo che Copperhue si sia reso conto che l’unica cosa sensata era di fermarsi e aspettare di essere ritrovato. Spero solo che sopravviva all’attesa.
I due entrarono nella foresta. Per qualche metro procedere non fu difficile. Laurice si infilava agilmente in mezzo agli alberi coperti di spine simili a ganci; con le braccia davanti al viso, allontanava i vimini, passava oltre e li lasciava andare adagio dando il tempo a Kristan di intercettarli prima che lo colpissero con forza. Poi la pista, fino a quel momento chiara per un occhio esercitato, si addentro nel macchione che aveva sconfitto il lycosauroide. No, non si trattava di un boschetto, ma piuttosto di una vera e propria muraglia, troppo ampia per aggirarla e avere ancora qualche probabilita di ritrovare le peste dall’altra parte. Bisognava procedere piegati, a volte abbassandosi sulle mani e sulle ginocchia, aprendosi un varco a colpi di machete e facendo lunghe pause per individuare un altro rametto spezzato, gli alberelli ammaccati, le zolle di terreno smosse che contrassegnavano il punto in cui la paura era scomparsa. Stavano scendendo le tenebre e si sentiva un odore rancido. Il sudore ruscellava sulla pelle, si appiccicava agli abiti e puzzava, diventava appiccicoso col freddo sempre piu pungente. Grida, gracchiamenti e sibili li schernivano da bocche invisibili.
Kristan impreco. Laurice si stupi per la ricchezza del vocabolario. Doveva cercare di ricordare qualcuna di quelle frasi. L’uomo si interruppe bruscamente, segno evidente che si era ricordato della presenza di lei. Guardandosi alle spalle, Laurice lo vide dibattersi tra i rami. — Lo temevo — sospiro. — I pali della tenda prendono dentro dappertutto. Meglio sbarazzarsene. Anzi, butti via tutta quanta la tenda.
— Merdaio che no! — ringhio Kristan, Aveva i capelli neri incollati alla fronte. — E la migliore… sa che cosa costa? E come siamo cronicamente a corto di fondi?
— Provi a programmare i suoi computer per metterglielo nel culo a quelli dell’amministrazione. — No, approccio sbagliato. Laurice fece uno sforzo per parlare gentilmente. — Quella tenda potrebbe farci perdere ore che non abbiamo a disposizione. La lasci. La recupereremo al ritorno.
— Be’, il mio sacco a pelo e impermeabile. E il suo? — chiese Kristan alleggerendosi del carico.
Quando si liberarono del boschetto, procedere non fu molto piu veloce. A quella quota leggermente piu alta, gli alberi crescevano piu radi e il sottobosco era meno intricato. Ma questo voleva anche dire tratti di terreno o roccia nudi, dove si potevano perdere vari minuti per cercare di individuare le tracce. Il vento ruggiva piu forte adesso, le foglie frusciavano e le nubi si rincorrevano basse e nere sopra di loro.
