— Avrei pensato che il serpente sarebbe ritornato sulle proprie tracce — osservo a un tratto Kristan.
Laurice si impose di non risentirsi per il termine che l’uomo aveva usato. Anche lei in passato aveva commesso di tanto in tanto quel peccato. — Io non posso fare altro che cercare di scoprire da che parte e andato — gli ricordo. — Del resto che altro avrebbe potuto fare non conoscendo i posti?
— No, no… ha ragione. Che domanda stupida. Sono stanco e il cervello comincia a non funzionare piu. Come fa lei a mantenersi in forma?
Laurice fu costretta a ridere. — E fragrante? Dopo aver scorrazzato nei boschi, si impara a dosare le proprie forze. O, almeno, e il nostro corpo che lo fa.
— E notevole come se la cava. Non mi sarei aspettato che l’esperienza su un pianeta sarebbe stata utile anche su altri.
— Oh, ci sono innumerevoli differenze, naturalmente, ma i principi generali sono gli stessi e le tecniche si possono sempre adattare. Quando ne ho accennato a Copperhue, e stato proprio questo a dargli l’idea di persuadermi a entrare a far parte della sua equipe per qualche anno.
Di colpo cadde il gelo. Laurice gli aveva ricordato quanto si fosse opposto a tutta la faccenda.
Le tracce deviarono. Copperhue evidentemente aveva notato di essere salito piu in alto del campo e aveva cercato di ritornare in basso. Sfortunatamente, su quel terreno cosi irregolare non si trattava semplicemente di scegliere una direzione piuttosto dell’altra. Un controllo col radiofaro del velivolo mostro che la direzione del sentiero da lui preso andava in generale in senso perpendicolare a quella che avrebbe dovuto prendere. Dopo un po’ la discesa divenne piu brusca. Qui i batteri e l’erosione avevano reso sottile lo strato di terra, di modo che gli alberi si ergevano a distanza di tre o quattro metri e i knorrig contorti erano piu frequenti degli spinati. Tra un albero e l’altro crescevano i grigi cespugli di tridente, e ovunque c’erano detriti di ogni genere, sassi e terriccio.
— A questo punto avrebbe dovuto capire di trovarsi sul percorso sbagliato — disse Kristan con voce rauca.
— Certo — convenne Laurice. — Ma sospetto che fosse terribilmente assetato e si fosse messo alla ricerca di un ruscello o comunque di qualche pozza d’acqua. — Loro avevano vuotato le borracce durante la marcia e le avevano riempite presso una sorgente che Laurice aveva trovato e che era sfuggita al Naxiano.
L’uomo alzo lo sguardo verso il cielo scuro e rumoreggiante. — Non manchera certo l’acqua per stasera.
— E ormai manca poco al tramonto. Oh, maledizione!
— Abbiamo le torce elettriche. Io posso ancora continuare se lei ce la fa.
Laurice ebbe l’impressione che, piu che decidere liberamente, la scelta le fosse imposta. — No. Con la pioggia e le tenebre venaferiane sarebbero inutili. Meglio che ci rintaniamo da qualche parte a riposare. Riprenderemo dopo l’alba.
Ancora una volta, come avevano spesso fatto nelle ore precedenti, gridarono fino a perdere la voce. Nessuna risposta. Laurice sforzo la vista per penetrare le prime tenebre del crepuscolo. Al di la degli alberi piu vicini, la sagoma del bosco si stagliava in una massa impenetrabile. Si intuiva che al di la il pendio prendeva a salire piuttosto ripido e Laurice ricordo da quanto aveva visto dal velivolo che dall’altra parte il costone dava su un canyon in cui Copperhue non si sarebbe certo avventurato.
No, non puo essere lontano, penso. Siamo arrivati tardi e abbiamo dovuto cercare le tracce e interpretarle, ma sono pronta a giurare che Copperhue ha rallentato l’andatura ed e prossimo all’esaurimento. Magari basterebbe procedere di un pezzetto soltanto. Ma in che direzione? Questo dannato vento ci ricaccia le grida in gola. Oh, povero caro Copperhue che muore di fame e di sete, tutto solo, in preda ai brividi…
— Peccato che abbiamo dovuto abbandonare la tenda — disse Kristan. — Per quanto siano robusti i nostri sacchi a pelo, se conosco le condizioni meteorologiche di queste colline un tetto non avrebbe fatto male.
Se non altro non me ne fa una colpa. Ammette che e stato necessario. — Ci arrangeremo — rispose Laurice. — Sempre che ci sbrighiamo. Scattera ai miei ordini?
Kristan abbozzo un saluto militare. Con quell’aspetto scarmigliato e un po’ sudicio il suo sorriso aveva un che di infantile.
Laurice taglio col machete un sottile flexor e lo ripuli dalle frasche. Poi appoggio un’estremita nella biforcazione di un knorrig, piego i rami piu grossi contro il palo e intreccio quelli piu piccoli in modo da formare una specie di intelaiatura. Kristan intanto aveva raccolto vimini e rami spezzati ancora frondosi: tutto quello che era riuscito a trovare. Poi, sotto la direzione di Laurice, posarono le frasche sopra il graticciato in modo da intrecciarle come meglio potevano. — Non sara un gran che come tetto — spiego Laurice — ma ci terra riparati.
— Sicuro. E ho visto anche come il terreno e inclinato — rispose Kristan. — Non verremo invasi dall’acqua. Bel lavoro!
Stanco o no, il pilota aveva un’intelligenza pronta. — E un sistema antico, primordiale — disse la donna. Poi, non resistendo alla tentazione di sfoggiare le sue conoscenze, aggiunse: — Di solito costruisco anche un cerchio di sassi davanti all’entrata e accendo un fuoco, in modo che il calore venga riflesso verso l’interno, ma non ne abbiamo il tempo e poi la pioggia lo spegnerebbe comunque. Ma basteranno i nostri sacchi. Ehi, passi quel viticcio sopra il tetto o il vento se lo portera via.
Le prime gocce d’acqua erano pesanti, fredde e pungenti. — Dopo di lei — disse Kristan con un inchino. Laurice si infilo nel ristretto spazio. Meglio evitare possibili equivoci e svestirsi al buio. La donna preparo al tatto le sue cose, si tolse gli abiti che ormai puzzavano parecchio e scivolo nel proprio sacco. Niente bagno, ne spazzolino da denti, niente delle solite piacevolezze. — Tocca a lei adesso — grido dall’interno.
Kristan mostro di capire la situazione e lascio anche lui la torcia elettrica nel sacco. Come era inevitabile, gli capito piu di una volta nei suoi contorcimenti di urtare contro di lei. Laurice ne rimase acutamente conscia e si ordino di pensare da adulta. Ma non e che funzionasse.
La pioggia infuriava, il vento ululava, i rami scricchiolavano. Dove si era rintanato Copperhue? Nessuno gli aveva mai insegnato a costruire un riparo, ad accendere un fuoco, a preparare trappole per la piccola selvaggina o… niente di niente…
A un tratto Laurice senti un leggero schiocco metallico. Per contatto, piu che vedendolo, capi che Kristan si era sollevato appoggiato a un gomito. — Ho tirato fuori le razioni — le spiego. — Lei non avra fame, ma io sto morendo!
— Uh! Come posso essermene dimenticata? Mi passi qualcosa.
— Ecco un cucchiaio… oh, mi scusi, le stavo cercando la mano.
Laurice per poco non si mise a ridacchiare. — Di solito non e quello il punto. Dia qui. Grazie.
Divisero galletta e carne in scatola. — Meglio cosi che stare fuori all’aperto, non importa quanto ben coperti — mormoro Kristan. — Se solo il suo amico fosse qui con noi! Ma domani lo troveremo. Ne sono sicuro.
Speriamo vivo, pensarono, ma nessuno lo disse.
— Come ha acquisito tutta questa abilita nei boschi? — le chiese il pilota. — Avevo sentito parlare di lei, e chi non la conosce? ma l’avevo sempre associata alle esplorazioni spaziali.
— Le esplorazioni spaziali si concludono da qualche parte — rispose la donna. — Ogni tanto mi annoio di essere una figlia di Casa Windfell e parto in esplorazione. Le mie preferenze vanno per i mondi piu o meno simili a Ather, ma non cosi atheriani da essere invasi da Erthumoi.
— Non credo che lei si possa mai annoiare, signora. Nessuna Casa come si deve alleva degli oziosi.
— No, neanche gli Arinberg hanno fatto di lei un playboy, no?
Nonostante avesse i muscoli terribilmente indolenziti, Laurice non aveva ancora sonno. E parlare serviva a tenere lontano il pensiero di Copperhue. — Tempo fa avevo osservato degli aborigeni e mi sono scoperta interessata. Una volta tornata a casa ho saccheggiato tutti i data base e ho scoperto che in epoche primitive facevano cose analoghe sulla Vecchia Terra. Ho deciso che quei trucchetti sarebbero potuti tornare utili oltre a essere istruttivi. In effetti non c’e modo migliore per imparare a conoscere la natura selvaggia; e si guadagna una flessibilita che non si avra mai se si dipende sempre da materiali gia pronti. Francamente mi sorprende che voi che studiate Venafer non abbiate sviluppato nulla del genere.
— Noi siamo sempre stati troppo pochi e troppo pieni di lavoro, e per di piu non avevamo sotto mano dei nativi che ci facessero lezione. Non si puo pensare a tutto. Dovro fare delle proposte alla Stazione Forholt.
— Me ne dia ufficialmente il merito — disse Laurice ridendo. — A me e ai Naxiani. Sono esseri intelligenti che hanno gia elaborato diverse varianti, adattate a questo pianeta.
La riluttanza di lui era abbastanza palpabile. — Devo riconoscere loro intelligenza, coraggio e
