che si dice?… Perche una supposizione cosi complicata? Piu semplice pensare che lo storico Saul non sia affatto uno storico, ma soltanto l’emissario di una razza di umanoidi sul nostro pianeta. Come Benny Durov su Tagora… Sarebbe bello: un intero mese di pianeti ignoti e di sconosciuti misteriosi… E come quadra tutto alla perfezione! Da solo non puo lasciare la Terra, ha paura dei cani, ma ha bisogno di recarsi su un pianeta ignoto, in modo che mandino li un’astronave a prenderlo, su terreno, per cosi dire, neutrale. Torna a casa sua e racconta: dunque, cosi e cosi, sono brava gente, piena di ottimismo, e allacciano con noi normali rapporti fra umanoidi…

Vadim si riprese e grido verso il corridoio:

— Anton, sono a bordo!

— Finalmente, — rispose Anton. — Pensavo che avessi disertato.

Da dietro gli alberi, agitando sgraziatamente la coda, apparve lo snello Ramforinch rosso che, ruggendo in modo strano, comincio a disegnare intorno alla navicella un giro d’onore. Lo zio Sasa apri il portello e agito qualcosa di bianco. Vadim saluto in risposta.

— Partenza! — avverti Anton.

La navicella tremo e, saltellando dolcemente — Vadim fece appena in tempo a tirar dentro il piede — comincio a sollevarsi in cielo.

— Dimka! — grido Anton. — Chiudi un po’ l’oblo! C’e corrente.

Vadim saluto un’ultima volta lo zio Sasa, si alzo e chiuse l’oblo.

II

Anton inseri il pilota cibernetico e, con le mani incrociate sul petto, guardo pensieroso lo schermo visore. L’astronave andava verso nord lungo il meridiano. Intorno c’era il cielo viola della stratosfera, e molto piu in giu biancheggiava il velo opaco delle nuvole. Questo velo sembrava liscio e piano, e solo qua e la si indovinavano le voragini dei giganteschi imbuti delle stazioni macrometeorologiche. I meteorologi, dopo aver lasciato piovere sull’Europa settentrionale, stavano spingendo in trappola le nuvole.

Anton rifletteva sulle stranezze umane. Ricordava i tipi curiosi che aveva incontrato. Jakob Osinovskij, il capitano dell’Hercules, non poteva sopportare i calvi. Li disprezzava proprio. «E non riuscirete mai a convincermi, — diceva. — Mostratemi piuttosto un calvo che sia un vero uomo». Probabilmente, i calvi gli richiamavano delle associazioni poco piacevoli, ma non disse mai a nessuno quali. Non cambio idea neppure dopo che divenne calvo anche lui nella catastrofe di Sarandak. Esclamava soltanto con visibile amarezza: «Sono l’unico! Ricordatevelo, l’unico fra loro!».

Walter Schmidt, della base Hatterija, aveva uno strano atteggiamento verso i medici. «I medici… — diceva a mezza bocca con imbarazzante disprezzo. — Ciarlatani erano e ciarlatani sono rimasti. Prima c’erano le ragnatele polverose e le sanguisughe, e ora il campo psicodinamico, di cui nessuno sa niente. A chi deve interessare che cosa c’e dentro di me? I cefalopodi vivono migliaia di anni senza nessun medico e sono i dominatori delle profondita…»

Volkov si chiamava Drednout, e lui ne era molto contento: Drednout Adamovic Volkov. Kaneko non mangiava mai vivande calde. Ralf Pinetti credeva nella levitazione e si allenava assiduamente… Lo storico Saul Repnin ha paura dei cani e non vuole vivere con gli uomini. Non mi meraviglierei se non volesse vivere con gli uomini proprio perche ha paura dei cani. Strano, vero? Ma non per questo diventera peggiore.

Stranezze… Non c’e nessuna stranezza. Ci sono solo ineguaglianze. Testimonianze esteriori di un’incomprensibile attivita tettonica nelle profondita della natura umana, dove la ragione lotta fino alla morte contro i pregiudizi, dove il futuro lotta con il passato. Ma noi vogliamo per forza che tutti intorno a noi siano uguali, proprio come noi, li immaginiamo a misura della nostra debole fantasia… in modo da poterli descrivere nelle funzioni elementari dell’immaginazione infantile: lo zio buono, lo zio avaro, lo zio noioso, lo zio che fa paura, lo scemo.

Ma per Saul non e affatto strano aver paura dei cani. E a Kaneko non sembra strano non sopportare niente di caldo. Cosi come a Vadim non verra mai in mente che i suoi stupidi versetti a qualcuno possano sembrare non divertenti ma strani: a Galja, per esempio.

Prendiamo ora me. Ecco, io mi preparavo a partire per Pandora. Se lo avesse saputo, diciamo, il capitano Malysev, mi avrebbe guardato meravigliato e avrebbe detto: «Se vuoi riposarti, non c’e posto migliore della Terra. Se invece hai deciso di lavorare un po’, allora occupati della stella nera EN 8742, che e la prossima in programma, oppure della superstella EN 6124 che, chissa perche, interessa agli specialisti di Tagora». E Malysev avrebbe avuto ragione. E perche Malysev mi capisse e smettesse di guardarmi meravigliato, avrei dovuto dirgli che ho nostalgia della compagnia di Dimka e che Dimka ha voglia di andare a sparare ai Tachorg.

Anton sogghigno. Perche tutto e cosi complicato? Al giorno d’oggi volano tutti su Pandora, e una volta Galja aveva detto che li ci sarebbe andata. Ora organizzano cosi i voli interplanetari. E i programmi si cambiano altrettanto facilmente. Riuscirei a confessare a Malysev che tutto il problema e Galja? Perche l’uomo non impara a vivere con semplicita? Da chissa quali patriarcali abissi senza fondo strisciano continuamente fuori vanita, amor proprio e orgoglio offeso. E c’e sempre qualcosa da nascondere, c’e sempre qualcosa di cui vergognarsi.

Anton guardo il mazzetto di garofani, posato davanti allo schermo. Ah! Galja! penso. Soffio sullo schermo e sul vetro appannato dal vapore scrisse col dito: «Ah! Galja!…». Le lettere sparirono in fretta; non fece neppure in tempo a mettere il punto esclamativo. Poi si adagio di nuovo nella poltrona e per la centounesima volta cerco di risolvere il problema in modo logico: «Io amo una ragazza, la ragazza non mi ama, ma ha simpatia per me. Cosa fare?».

«In realta, che cosa cambierebbe se lei mi amasse? Potrei abbracciarla e baciarla. Potremmo stare sempre insieme. Ne sarei orgoglioso. E tutto, mi pare. E sciocco, ma e tutto. Semplicemente avrei realizzato un desiderio. Come tutto sembra meschino, quando ci ragioni su in modo logico! E in un altro modo io non so ragionare. Sto diventando un uomo vuoto, un cinico». Immagino Galja mentre parlava, il capo leggermente piegato, gli occhi ombreggiati dalle ciglia… Perche tutto e organizzato in modo cosi sciocco: si puo salvare una persona da qualsiasi disgrazia di poco conto, da una malattia, dall’indifferenza, dalla morte, e solo da una disgrazia vera — dall’amore — niente e nessuno la puo salvare… Si troveranno sempre migliaia di consiglieri, e ognuno dara un consiglio a se stesso. Si, e quello che soffre, lo scemo, non vuole lui per primo che lo aiutino, ecco il terribile.

— Permette, dove sta andando? — chiese Saul a voce alta.

— Alla cabina di comando, — rispose Vadim.

— Aspetti! Noi, per la verita, non abbiamo ancora fatto conoscenza…

La porta della cabina di comando era aperta, Anton aveva sentito che nel quadrato si borbottava qualcosa a proposito di Tachorg, di boscaglie e della teoria delle successioni storiche. Ora si mise ad ascoltare attentamente.

— Lei, mi pare, si chiama Vadim! — disse Saul.

— Di regola, — rispose serio Vadim. — Ma a volte mi chiamano Super Strutturalista, a volte Toro Volante, e in casi particolari Dimocka.

— Vadim, dunque… E quanti anni ha?

— Ventidue anni locali-terrestri.

— Locali… Ah si, certo… Come ha detto? Locali-terrestri?

— Si. Con i vecchi anni siderali non ho nulla a che fare.

— Certo. Proprio cosi pensavo. E suo padre, scusi, chi sarebbe?

— Chi sarebbe? Probabilmente quello che e ora, un agronomo.

— Eh… Capisco, capisco… Per la verita e proprio quello che intendevo,

Subentro una pausa.

— Un bellissimo tavolo, — disse timidamente Saul.

Di nuovo una pausa.

— E un buon tavolo. Solido.

— E sua madre?

— Mia madre? Fa il guardiano. Lavora in una stazione mesonucleare.

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