sulla spalla. La bocca sanguinante si mosse e lui disse:

— Accanto all’uscio gli animali stavano…

— Lev, — chiamai.

— Accanto all’uscio gli animali stavano, — ripete cocciuto. — Accanto all’uscio…

A quel punto, Maja Tojvovna Glumova comincio a urlare.

Arkadij e Boris Strugackij

TENTATIVO DI FUGA

TENTATIVO DI FUGA

I

— Oggi sara proprio una bella giornata! — disse Vadim ad alta voce. Aveva fatto rientrare una parete della villetta e guardava il giardino, dandosi grandi manate sulle spalle nude. Di notte era piovuto, ed ora l’erba era bagnata, i cespugli erano bagnati, il tetto del cottage vicino era bagnato. Il cielo era grigio e sul sentiero luccicavano le pozze d’acqua. Vadim si rimbocco i calzoncini, salto nell’erba e si mise a correre giu per il sentiero. Inspirando profondamente, rumorosamente, l’aria umida del mattino, si lascio alle spalle le sedie a sdraio bagnate, il mucchio delle casse e dei fagotti umidi, la staccionata del vicino, di la dalla quale un Colibri mezzo smontato mostrava le sue viscere e, addentratosi fra i macchioni e i pini grondanti, si tuffo nel laghetto. Uscito sulla riva opposta, coperta di canne palustri, corse subito indietro, accaldato e soddisfatto, con andatura sempre piu rapida, oltrepassando a salti le grandi pozzanghere immobili e spaventando piccoli ranocchi grigi, per andare poi a fermarsi nella radura davanti al cottage di Anton, dove si trovava la navicella.

La navicella era molto giovane: non aveva neppure due anni. Le membrane nere che l’avvolgevano erano perfettamente asciutte e vibravano appena. La cuspide era molto inclinata ed era orientata verso il punto preciso del cielo grigio in cui le nuvole nascondevano il sole: come sempre la navicella stava accumulando energia. Intorno, l’erba alta, appassita e ingiallita, era coperta di brina. L’apparecchio non era altro che una discreta astronave turistica. Un incrociatore spaziale in una notte avrebbe fatto gelare tutto il bosco in un raggio di dieci chilometri.

Scivolando in curva, Vadim fece di corsa un giro della navicella e si diresse verso casa. Mentre, gemendo di piacere, si strofinava con un asciugamano di spugna, dalla villetta di fronte usci il vicino, lo zio Sasa, con in mano un bisturi. Vadim gli fece un cenno di saluto con l’asciugamano. Il vicino aveva centocinquarita anni, e tutto il santo giorno si dava da fare intorno al suo elicottero, ma invano: il Colibri non volava volentieri. Lo zio Sasa guardo pensieroso Vadim.

— Non hai dei bioelementi da prestarmi? — chiese.

— Perche, i suoi si sono bruciati?

— Non lo so. Reagiscono in modo strano.

— Provi a mettersi in contatto con Anton, zio Sasa, — propose Vadim. — Lui ora e in citta. Se ne faccia portare un paio.

Il vicino si avvicino all’elicottero e lo colpi sul naso con il bisturi.

— Ma che mi combini, scemotto? — gli disse, arrabbiato.

Vadim comincio a vestirsi:

— Bioelementi… — brontolava lo zio Sasa, cacciando il bisturi nelle viscere del Colibri. — Chi ne ha bisogno? Meccanismi vivi… Meccanismi semivivi… Meccanismi quasi morti… Niente montaggio, niente elettronica… solo nervi! Scusate, ma non sono un chirurgo. — L’elicottero fece un movimento brusco. — Piano tu, animale! Stai fermo! — Tiro fuori il bisturi e si giro verso Vadim.

— Alla fin fine non si tratta di un essere umano! — annuncio. — Una povera macchina difettosa e come un dente sempre malato! Forse, sono vecchio stile? Ma mi fa pena, capisci?

— Anche a me, — borbotto Vadim, infilandosi la camicia.

— Davvero?

— Dico, potrei forse aiutarla?

Lo zio Sasa per qualche minuto guardo alternativamente l’elicottero ed il bisturi.

— No, — disse deciso. — Non voglio arrendermi alle circostanze. Riusciro a farlo volare.

Vadim sedette a far colazione. Accese lo stereovisore e si mise davanti Nuove tecniche di caccia ai Tachorg. Era un vecchio libro di carta, letto e riletto ancora dal nonno di Vadim. Sulla copertina era riprodotto il paesaggio del pianeta-parco naturale Pandora con due mostri in primo piano.

Vadim mangiava, sfogliando il libro e gettando occhiate compiaciute alla bella annunciatrice che raccontava qualcosa sulle battaglie dei critici a proposito dell’emozionalismo. L’annunciatrice era nuova e piaceva a Vadim ormai da una settimana intera.

— Emozionalismo! — disse Vadim con un sospiro e diede un morso al panino con formaggio di capra. — Ragazza mia, questa parola e abominevole, persino foneticamente. Vieni piuttosto con noi! E l’emozionalismo lascialo sulla Terra. Con ogni probabilita sara morto prima del nostro ritorno. Puoi contarci.

— L’emozionalismo e un orientamento molto promettente, — continuava imperturbabile l’annunciatrice. — Infatti solo ora si aprono vere prospettive di sostanziale diminuzione dell’entropia dell’informazione emotiva nell’arte. Infatti solo ora…

Vadim si alzo e con il panino in mano si avvicino alla parete spalancata.

— Zio Sasa, — chiamo, — non le dice niente la parola “emozionalismo”?

Il vicino, con le braccia dietro la schiena, stava davanti all’elicottero smontato. Il Colibri stormiva come un albero al vento.

— Cosa? — disse lo zio Sasa, senza voltarsi.

— La parola “emozionalismo”, — ripete Vadim. — Mi rammenta lo scampanio che accompagna i funerali, si vede l’edificio elegante del crematorio, si sente odore di fiori secchi.

— Sei sempre stato un ragazzo pieno di tatto, Vadim, — osservo il vecchio con un sospiro, — ma la parola e veramente orribile.

— Si, proprio, — ribadi Vadim, masticando. — Sono contento che anche lei la pensi cosi… Senta un po’, ma dov’e il suo bisturi?

— Mi e caduto la dentro, — disse lo zio Sasa.

Per un po’ di tempo Vadim seguito a guardare l’elicottero che ondeggiava penosamente.

— Sa che cosa ha fatto, zio Sasa? — disse. — Con il bisturi ha azionato il sistema digestivo. Ora mi metto in contatto con Anton perche gliene porti un altro.

— E questo?

Vadim, abbozzando un sorriso di rammarico, scosse una mano.

— Guardi, — disse, mostrando quel che restava del panino. — Stia attento a quel che faccio! — Si caccio il panino in bocca, lo mastico e l’inghiotti.

— E allora? — chiese con interesse lo zio Sasa.

— Questo e quello che sta succedendo al suo strumento.

Lo zio Sasa guardo l’elicottero. L’elicottero smise di vibrare.

— Finito, — disse Vadim. — Non c’e piu il suo bisturi. Pero il Colibri ora e carico. Ha almeno trenta ore di

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