prolungamento: in breve tempo dovro comparire in tribunale. Diamine, potrebbe persino volermici un avvocato.
Sono ancora molto spaventato, anche se McDunn e dalla mia parte, perche capisco che non ha piu molte speranze; se poi gli tolgono il caso, potrei anche beccarmi i poliziotti cattivi, quelli che vogliono solo una confessione e, Cristo, qui sono in Inghilterra, non in Scozia, e, nonostante i casi McGuire e Guildford, non hanno ancora cambiato la legge: si puo ancora essere condannati in seguito a confessione non comprovata, anche se successivamente la si ritratta.
Sto diventando paranoico, sono deciso a non firmare nulla, anzi temo di averlo gia fatto quando mi hanno portato qui e mi hanno detto che quella che stavo firmando era soltanto una ricevuta per gli effetti personali o la richiesta di assistenza legale o che cazzo ne so; ho paura che mi convincano a firmare qualcosa quando sono stanco, tutti mi hanno interrogato a turno, e desidero soltanto andare a letto e allora loro mi dicono, oh, facci un favore, firmaci questo e poi andrai a dormire, su, e solo una formalita, puoi sempre ritrattare, cambiare idea, ma invece non puoi, ovvio che non puoi, stanno mentendo. Ho persino paura di firmare qualcosa nel sonno, o che m’ipnotizzino e mi costringano a farlo. Diamine, non so proprio a cosa possano arrivare.
«Cameron», dice McDunn. E la mattina del quinto giorno. «Vogliono accusarti di tutti gli omicidi e delle aggressioni. Ti portano in tribunale, dopodomani.»
«Oh, Cristo!» Accetto una sigaretta. McDunn me la accende.
«Sei proprio sicuro che non ti e venuto in mente nulla?» chiede. «Assolutamente nulla?» Fa di nuovo quel risucchio con i denti. Sta cominciando a darmi fastidio.
Scuoto la testa, mi passo le mani sul volto, senza curarmi del fumo che mi va negli occhi e nei capelli. Tossisco. «Mi dispiace, ma no. Non ci riesco. Insomma, ci ho pensato molto, pero niente…»
«Non me lo vuoi dire, vero Cameron?» fa l’ispettore, quasi dispiaciuto. «Vuoi tenerti tutto dentro, non desideri condividerlo con me.» Scuote la testa. «Cameron, per amor del cielo, sono l’unico che puo aiutarti. Se hai qualche sospetto, qualche dubbio, devi parlarmene, devi farmi i nomi.»
Tossisco di nuovo e guardo le piastrelle del pavimento.
«Questa potrebbe essere la tua ultima occasione, Cameron», mormora.
Faccio un respiro profondo.
«Se ti viene in mente qualcuno, Cameron, dimmi il nome», ribadisce McDunn. «Probabilmente sara facile eliminarlo dall’inchiesta; non intendiamo incastrare nessuno, ne metterlo in difficolta o andarci giu duri.»
Lo fisso, non del tutto convinto. Stringo il volto tra le mani. Prendo un’altra boccata dalla sigaretta. Mi tremano di nuovo le dita. McDunn prosegue. «C’erano, e ci sono, persone che lavorano a questo caso; agenti bravi, entusiasti, motivati… Ora come ora, invece, l’unica cosa da cui sono motivati e farti accusare dei delitti e sbatterti in galera. Da parte mia, ho convinto quelli in alto che sono l’uomo migliore per lavorare a questo caso e per chiarire la faccenda, ma mi sento come l’allenatore di una squadra di calcio, Cameron: possono sostituirmi in qualsiasi momento e valgo esattamente quanto i risultati che riesco a ottenere. E siccome non sto ottenendo un bel niente, potrebbero rimuovermi anche subito. Credimi, Cameron, sono l’unico amico che hai, qui dentro.»
Scuoto la testa. Ho paura a parlare perche temo di scoppiare a piangere.
«Nomi. Un nome. Qualsiasi cosa che possa salvarti, Cameron», riprende McDunn, paziente. «C’e qualcuno che ti e venuto in mente?»
Mi sento come un operaio della Russia stalinista che denuncia i suoi compagni, pero dico: «Be’, ho pensato a un paio di miei amici…» Guardo McDunn per capire come sto andando. Ha la fronte aggrottata, l’aria inquieta.
«Si?»
«William Sorrell e… be’, sembra stupido, ma… sua moglie, hmm, Yvo…»
«Yvonne», conclude McDunn, annuendo lentamente e appoggiandosi allo schienale della sedia. Si accende una sigaretta. Ha l’aria triste. Fa ruotare il pacchetto di sigarette sul tavolo.
Non so cosa penso, ne cosa provo. Anzi, si, provo un forte senso di nausea.
«Hai una relazione con Yvonne Sorrell?» chiede McDunn.
Lo guardo. Non so davvero cosa rispondere.
Fa un gesto con una mano. «Be’, per ora non ha importanza. Tuttavia abbiamo gia controllato i movimenti del signore e della signora Sorrell. Con discrezione, dopo che abbiamo saputo che erano tuoi amici.» Sorride. «Non si puo scartare a priori la possibilita che si tratti di piu di una persona, Cameron, specialmente quando i crimini sono cosi sparpagliati su un territorio talmente vasto, e sono complicati come questi.»
Annuisco. Hanno controllato. Hanno controllato i movimenti. Mi chiedo cosa intenda con «discrezione». Ho voglia di piangere perche penso che sto ammettendo con me stesso che, comunque vada a finire, la vita non sara mai piu la stessa.
«E venuto fuori», riprende McDunn, sempre giocherellando con il pacchetto di sigarette, «che, benche entrambi siano spesso lontani da casa, i loro movimenti sono molto ben documentati. Sappiamo che cosa stavano facendo quando hanno avuto luogo le aggressioni.»
Annuisco di nuovo, e mi sento come se mi avessero strappato le budella. Li ho denunciati, e senza uno scopo.
«Ho pensato ad Andy», dico, rivolto al pavimento, evitando d’incontrare gli occhi di McDunn. «Andy Gould», chiarisco, perche, a parte tutto, Andy e io siamo stati insieme durante l’estate, piu o meno nel periodo in cui e sparito il biglietto con i miei appunti. «Ho pensato che potrebbe essere stato lui, ma e morto.»
«Il funerale e domani», m’informa McDunn, facendo cadere la cenere e osservando la punta incandescente della sigaretta. La gira sul bordo del leggero posacenere di metallo finche l’estremita della sigaretta non e un cono perfetto, poi prende una boccata. La mia cenere cade sul pavimento. La schiaccio con il piede e la riduco a nulla.
Dio mio, che voglia di un po’ di droga! Avrei bisogno di rilassarmi, di calmarmi. Sto quasi aspettando con ansia la prigione. C’e un sacco di droga, la dentro, sempre che mi sia concesso di mescolarmi con gli altri detenuti. E sta per succedere, Cristo. Lo sto gia accettando, sto scendendo a patti con la cosa. Cristo!
«Domani?» ripeto, deglutendo. Sto cercando di non piangere e di non tossire, perche anche quello potrebbe farmi piangere.
«Si», conferma McDunn, facendo cadere dell’altra cenere con cura. «Lo seppelliscono domani, nella tenuta di famiglia. Come hai detto che si chiama?»
«Strathspeld», dico. Lo fisso, ma non saprei dire se aveva veramente dimenticato il nome oppure no.
«Strathspeld», ripete, e annuisce. «Strathspeld.» Si rigira la parola in bocca come se stesse assaporando un buon whisky di malto. «Strathspeld, sul Carse of Speld.» Aspira aria attraverso i denti. Vorrei tanto che se li facesse vedere, quei denti. Ci saranno dentisti speciali per i poliziotti, oppure questi dovranno andare da quelli da cui vanno tutti, sperando che il dentista non nutra… non nutra rancore contro…?
Un momento.
Oh, cazzo! Aspetta un momento.
Lo so!
E come se mi fosse entrato nell’occhio un minuscolo granello di polvere e, alzando lo sguardo per vedere da dove proveniva, mi fosse crollata addosso una tonnellata di mattoni. Ecco, qualcosa di altrettanto devastante. Rimango in silenzio per un secondo, pensando: «No, non puo essere…» Invece e proprio cosi. Non si scappa, e io lo so. Lo so.
Lo so, e mi sento male… Comunque e gia un bene sentirsi cosi sicuri a proposito di qualcosa. Non posso provare niente e ancora non ho tutto chiaro, ma so, e so che devo andare la, devo andare a Strathspeld. Potrei semplicemente chiedere che ci andassero loro, che andassero a controllare, a vigilare, perche e destino che lui si trovi la, deve essere la, proprio la. Ma non posso permettere che succeda cosi e, che lo prendano o no (e dubito che ci riusciranno),
Mi schiarisco la gola, guardo McDunn negli occhi e gli dico: «Va bene. Altri due nomi». Faccio una pausa, deglutisco, e come se avessi qualcosa in gola. Cristo, devo proprio dirlo? Si. «E c’e anche un’altra cosa.»
McDunn inclina la testa di lato e inarca le sopracciglia.
Faccio un respiro profondo. «Pero voglio qualcosa da voi.»
McDunn aggrotta la fronte. «E che cosa sarebbe, Cameron?»
«Voglio andare la, domani, al funerale.»
