indietro. C’era di nuovo confusione: i tizi con i giubbotti neri stavano gesticolando, tutti esagitati, e indicavano i pneumatici di un lato del carrello su cui si trovava il grande motoscafo, che sembrava pendere leggermente da quella parte. Pareva proprio che la situazione si stesse facendo incandescente, ma poi entrammo nel bosco e non vedemmo piu nulla. Tuttavia ero sicuro di aver visto volare qualche pugno.

Mi voltai e scorsi Yvonne che, ridendo, stava guardando nella stessa direzione. Improvvisamente assunse un’aria innocente e si mise a osservare la strada, canticchiando.

Mi venne in mente quella volta in cui Andy e io avevamo sgonfiato tutte e quattro le gomme della macchina di suo padre, infilando nelle valvole dei pneumatici alcuni fiammiferi piegati a meta. Aprii la scatola che Yvonne mi aveva dato, ma era difficile dire se ne mancassero un paio oppure no.

«Sembra che abbiano dei problemi con il carrello, laggiu», dissi.

«Bene», fece William.

«Probabilmente hanno forato», sospiro Yvonne. Poi lancio un’occhiata a William. «Su questa macchina abbiamo valvole di sicurezza nei pneumatici, vero?»

William e in un bosco, nei dintorni di Edimburgo — da li si vede quasi la nuova casa, sua e di Yvonne — e ha in mano una pistola che spara proiettili di vernice. E un’altra di quelle stupide battaglie (cui si partecipa a malincuore, ma che a volte riescono a essere divertenti, anche se in modo infantile): i ragazzi e le ragazze della sua azienda di computer contro le truppe speciali della redazione del Caledonian. La mia pistola s’inceppa, William mi riconosce e si lancia in avanti, ridendo come un matto e sparandomi a ripetizione mentre gesticolo e cerco di schivare i colpi. I proiettili di vernice gialla m’imbrattano la tuta mimetica presa a nolo e il visore dell’elmetto; continuo a fargli segno con le mani e cerco di far funzionare ’sta dannatissima pistola mentre lui viene avanti, lento e implacabile, e continua a spararmi. Quel bastardo ha una pistola sua e probabilmente l’ha fatta truccare: conoscendo William non ci sarebbe da meravigliarsi. Splat! Splat! Splat! Lui viene sempre piu vicino e io penso: Cristo, che sappia di me e di Yvonne? Se l’e immaginato, qualcuno gliel’ha detto? E per questo che continua a spararmi?

Anche se il motivo fosse diverso, la situazione rimane comunque seccante; desidero con tutto me stesso colpire quel bastardo, perche, prima di cominciare, abbiamo avuto una stupida discussione sui lati positivi dell’avidita. A William non e piaciuto come l’argomento e stato affrontato da Michael Douglas/Gordon Gekko in Wall Street.

«Ma certo che l’avidita e positiva!» aveva esclamato William, brandendo la pistola. «E cosi che si misura il grado di capacita di sopravvivenza, oggigiorno.» Ci stavano mostrando il campo di battaglia, indicandoci le barricate di tronchi, i pennoni e altre cose del genere. «E naturale», aveva insistito. «E l’evoluzione. Quando vivevamo ancora nelle caverne, uscivamo a caccia e chi ritornava con un mammut mangiava la carne migliore e si scopava le donne, e tutto cio era positivo per la razza umana. Ormai la questione e in termini un po’ piu astratti — usiamo il denaro invece degli animali —, ma il principio e lo stesso.»

«Ma non erano gli individui che cacciavano gli animali, e esattamente questo il punto», avevo replicato. «Era tutto basato sulla cooperazione. La gente lavorava insieme, raggiungeva insieme il risultato e si divideva le prede.»

«Sono d’accordo», aveva convenuto William. «La cooperazione e una cosa fantastica. Se la gente non cooperasse, non si potrebbe governarla cosi facilmente.»

«Ma…»

«Ma c’e sempre bisogno di capi.»

«Pero l’avidita e l’egoismo…»

«…hanno prodotto tutto cio che vedi intorno a noi», aveva tagliato corto William, facendo un ampio gesto con la pistola.

«Esattamente!» avevo esclamato, allargando le braccia. «Il capitalismo!»

«Si! Esattamente!» aveva ripetuto William, gesticolando. Ed eravamo rimasti li, io con la fronte aggrottata, perplesso perche William non riusciva a capire quello che volevo dire, e William sorridente, ma ugualmente perplesso nello scoprirmi del tutto incapace di comprendere quello che lui intendeva.

Avevo scosso la testa, esasperato, e, brandendo la mia pistola, avevo detto: «Su, combattiamo».

«Questa e la mia idea e non me la toglie nessuno.»

E cosi volevo proprio inchiodarlo quel bastardo — preferibilmente con l’aiuto dei miei compagni di squadra, proprio per dimostrargli che avevo ragione — ma ’sta tecnologia di merda mi aveva abbandonato: la pistola si era inceppata e lui mi aveva inchiodato, sparando colpo dopo colpo. Infine avevo rinunciato a sbloccare la pistola e avevo fatto finta di tirargliela addosso, anche se non vedevo quasi piu nulla, con il visore interamente coperto di giallo, ma lui si era abbassato, era inciampato e si era seduto su un tronco, tenendosi la pancia. Quel bastardo rideva come un matto perche io sembravo una gigantesca banana gocciolante, e soltanto allora mi ero reso conto che la pistola non era affatto inceppata: aveva la sicura inserita. Probabilmente le avevo fatto prendere una brutta botta. Mi restavano ancora un paio di colpi e avrei dovuto sparargli, ma non potevo, non mentre se ne stava seduto li, morto dal ridere.

«Bastardo!» gli avevo gridato.

Lui aveva fatto girare la pistola intorno al dito. «Evoluzione! S’imparano molte cose quando si vive con un liquidatore!» Ed era scoppiato di nuovo a ridere.

Piu tardi, al buffet allestito nel padiglione, si era infilato in cima alla coda passando davanti a tutti, dicendo: «Oh, io non credo nelle code!» e, quando la ragazza dietro di lui aveva protestato, lui, con aria costernata, le aveva spiegato che aveva il diabete e doveva mangiare immediatamente. Io mi ero fatto piccolo piccolo, ero arrossito e avevo guardato da un’altra parte.

Sto ancora pensando, pensando a tutte le volte in cui ho visto persone che conosco fare qualcosa per rappresaglia, o qualcosa di vendicativo o di meschino o di malvagio, oppure minacciare di farlo. Diamine, tutte le persone che conosco hanno fatto qualcosa del genere, una volta o l’altra nella vita, ma cio non li rende obbligatoriamente assassini. Credo che McDunn sia pazzo, ma non glielo posso dire perche, se la sua teoria e sbagliata, e io mi sbaglio sul fatto che questi omicidi siano collegati a quei tizi morti qualche anno fa nel Lake District, allora rimane un solo sospettato, cioe io.

Il problema e che la mia teoria appare sempre piu debole, perche McDunn mi ha convinto che si tratta soltanto di una cortina fumogena: non esiste nessun progetto Ares, non e mai esistito, e Smout, quello nella prigione di Baghdad, non ha niente a che vedere con quei morti; e solo una cospirazione — tanto geniale quanto fantasmatica — che qualcuno ha inventato per convincermi a recarmi nei luoghi piu remoti ad aspettare una telefonata e privarmi cosi di un alibi, mentre l’uomo gorilla faceva una cosa orribile a qualcun altro in qualche altro posto. Ovviamente McDunn mi fa notare che l’assassino potrei essere comunque io: potrebbe essere tutta una storia che mi sono inventato. Potrei aver registrato le telefonate del misterioso signor Archer e averle fatte arrivare in ufficio mentre ero presente. Quando hanno perquisito il mio appartamento, hanno trovato quasi tutta l’attrezzatura necessaria per farlo: una segreteria telefonica, il mio PC e il modem; un altro paio di jack e, per una persona che sa come fare, sarebbe stato un gioco da ragazzi; oppure sarebbe stato sufficiente essere pazienti e andare per tentativi.

McDunn vuole aiutarmi sul serio, lo capisco, ma anche lui e sotto pressione: le prove circostanziali contro di me sono cosi forti che le persone all’oscuro dei particolari del caso si stanno spazientendo per la mancanza di progressi nelle indagini. A parte quel fottuto biglietto da visita, non hanno altre prove concrete: niente armi, abiti sporchi di sangue o minuscole cose tipo capelli o fibre che mi colleghino a qualcuna delle aggressioni. Ho il sospetto che non pensino che qualcuno dei testimoni sia in grado d’identificarmi, altrimenti mi avrebbero gia sottoposto a un confronto all’americana. Eppure sembra tutto cosi ovvio: devo essere stato io. Giornalista di sinistra comincia a dare i numeri e si mette a far fuori borghesi di destra. Pare che mi sia perso qualche bel titolo da prima pagina, da quando sono qui dentro. A dire il vero ne avevo gia persi in quei due giorni di vacanza che mi ero concesso; se mi fossi premurato di dare anche solo un’occhiata alle edicole dopo aver lasciato Stromeferry, avrei visto che stava cominciando a uscire la storia di questo tizio — la «pantera rossa», come avevano deciso di chiamarlo i giornali scandalistici — che abbatteva pilastri portanti della societa, tutti inclinati verso destra.

McDunn non intende accusarmi di nessuno di questi omicidi, ma ben presto si dovra prendere una decisione, perche stanno per scadere i termini della carcerazione preventiva e il ministro dell’Interno non concedera un

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