«Gli aratri non si tirano», le dico, «si spingono.»
«Lo so, caro. C’e una fattoria proprio dietro la nostra proprieta, e papa ama definirsi un agricoltore, ma io intendevo dire che noi parassiti capitalisti saremo costretti a prendere il posto dei buoi, non dei poveri contadini dalle mani callose che sono il sale della terra, e che ci prenderanno a frustate.»
«Be’, mi dispiace tanto deluderti», ribatto, «ma temo che la rivoluzione che immagini sia molto all’acqua di rose rispetto a quella che avevo in mente. Ti pensavo gia ridotta a farina d’ossa. Scusa.» Mi stringo nelle spalle e guardo Andy che incomincia a versare quella che, secondo tutti i presenti, e l’ultima magnum necessaria a riempire completamente la piramide di bicchieri.
Clare fissa Yvonne. «Cameron ha sempre tenuto una linea dura su questi argomenti», le spiega. «Oh, tanto vale che ce la godiamo prima che arrivino i commissari del popolo a prendersi la loro perfida rivincita. Vado a incipriarmi il naso. Vieni con me?»
Yvonne scuote la testa. «No, grazie.»
«Allora ti lascio con il nostro giovane paratrotzkista», conclude Clare, dandole un colpetto sulla spalla e facendomi l’occhiolino, mentre si allontana tra la folla festante. La piramide non e ancora del tutto piena.
«Ancora una bottiglia! Ancora una bottiglia!» grida qualcuno.
Mi volto verso Yvonne. «Allora, come vanno gli affari con i capitali di rischio?»
«Rischiosamente», risponde Yvonne, gettando indietro i capelli che le arrivano alle spalle. «E al giornale?»
«Sono fermo in colonna.»
«Ah, ah.»
Alzo le spalle. «No, invece mi piace. Lo stipendio non e un granche, ma ogni tanto vedo il mio nome in prima pagina e, per un attimo, mi sembra quasi di aver raggiunto il successo, almeno fino a che non mi capita una cosa come questa.» Faccio un cenno con il capo in direzione di Andy, che sta prendendo l’ennesima magnum e si china nuovamente sopra il tavolo. Il suo compito e pressoche terminato: la piramide e quasi piena.
Yvonne gli lancia un’occhiata che potrebbe essere di disgusto. «Oh, non farti impressionare da ’ste stronzate», mi dice.
Il suo tono mi sorprende. «Credevo che ti piacessero», esclamo.
Lei si guarda intorno lentamente, osservando il posto, la gente. «Hmm», mormora e riesce a esprimere con quell’unico suono una gamma incredibile di significati ambigui. Poi mi fissa. «Non ti capita mai di desiderare di avere una piccola bomba H?»
«Costantemente», ammetto, dopo una breve pausa.
Lei annuisce, stringendo gli occhi per un attimo, poi solleva le spalle e si volta verso di me, ridendo. «Paratrotzkista?» mi chiede, seguendo con lo sguardo Clare che si sta dirigendo, esile e maestosa, verso la toilette delle signore.
«Una volta ho fatto l’errore di cercare di portarmela a letto», confesso.
«Cameron! Davvero?» Yvonne sembra estasiata. «E com’e finita?»
«Lei si e messa a ridere.»
Yvonne assume un’espressione dispiaciuta, si guarda in giro e poi mormora: «Avrei dato buone referenze».
Sorrido e bevo il mio champagne, ripensando a quella volta che Andy venne a Stirling per la festa di Yvonne e William, cinque anni prima. Sembra che sia passata un’eternita.
«Lo hai mai detto a William?» le chiedo.
Yvonne scuote la testa. «No», risponde, alzando le spalle. «Forse quando saremo vecchi.»
Mi viene in mente di rivelarle che quella sera c’era Andy, nel sacco a pelo ai piedi del letto, e che aveva sentito tutto, ma, mentre sto riflettendo, qualcosa va storto: uno dei bicchieri deve essere difettoso, o forse e semplicemente colpa del peso eccessivo… Fatto sta che si sente il rumore di qualcosa che si rompe: un lato della piramide comincia a crollare, e una valanga di vetro e di champagne si abbatte sul tavolo. Infine l’intera piramide si fracassa a terra, inondando i tappeti e il pavimento.
«Oh, oh!» esclama Andy, sempre tenendo un braccio teso in avanti.
La folla applaude.
Sto pensando.
Quattro anni dopo, mentre stava trascorrendo un week-end a Strathspeld in compagnia del suo fidanzato, Clare mori per un attacco di cuore. Lo venni a sapere da un ragazzo che viveva ancora al villaggio. Non riuscivo a crederci. Un attacco di cuore. Erano i dirigenti d’azienda maschi e sovrappeso, perennemente incastrati dietro il volante delle loro Mercedes, che morivano per un attacco di cuore, oppure gli operai artritici sempre vissuti a pesce fritto, patatine e sigarette, e non le donne neppure trentenni. Cristo, allora Clare era persino in perfetta forma fisica: aveva smesso da tempo con la coca e si era data a stronzate salutiste tipo la corsa e il nuoto. Non poteva essere un attacco di cuore.
Era esattamente cio che aveva pensato il medico… e proprio quello che aveva contribuito a farla morire. Il medico del posto — lo stesso che aveva partecipato al salvataggio di Andy quando questi aveva rischiato di morire sotto il ghiaccio, tanti anni prima — era andato in vacanza, e, da quello che si mormorava, pareva proprio che il suo sostituto, un altro medico incaricato di tenere in funzione lo studio, considerasse il proprio soggiorno a Strathspeld come una vacanza e passasse piu tempo in riva al fiume con la canna da pesca che al capezzale dei malati con lo stetoscopio. Quel pomeriggio, quando Clare comincio ad accusare dolori al petto, la famiglia lo chiamo, ma lui non si fece vedere. Disse che probabilmente si era stirata qualche muscolo. Riposo e antidolorifici. Lo chiamarono altre due volte e, finalmente, si presento a sera inoltrata, dopo che la famiglia gli aveva fatto capire che non era abituata a quel genere di trattamento (e dopo che qualcuno gli aveva rivelato che il miglior ruscello per la pesca dei salmoni si trovava nella proprieta dei Gould). Tuttavia non riscontro niente di grave e se ne ando.
Quando Clare perse conoscenza e le vennero le labbra bluastre chiamarono un’ambulanza, ma gia era tardi.
Andy e il suo socio avevano venduto la catena dei Gadget Shop l’anno precedente: Andy non aveva ancora deciso che cosa avrebbe fatto in seguito — ormai era veramente ricco — e, quando Clare mori, si trovava in pieno Sahara. I funerali si svolsero in forma privata, solo con i familiari. Andy riusci a tornare appena in tempo. Una settimana dopo, chiamai la signora Gould, e lei mi disse che Andy era ancora la. Pensava che gli avrebbe fatto piacere vedermi.
Una fredda e grigia giornata di aprile, una di quelle giornate di fine inverno in cui la terra ha l’aria esausta e sfinita e pare che il mondo abbia perso ogni traccia di colore. Le nuvole dense e basse si muovevano lentamente sopra le colline, sospinte da un vento umido e freddo, una distesa di piombo che nascondeva il cielo e la neve sulle colline piu lontane. Gli alberi, i cespugli e i campi avevano tutti lo stesso tono spento, come se su ogni cosa si fosse posato un sottile strato di polvere: ovunque si volgesse lo sguardo si vedevano soltanto fango, foglie marce e rami nudi che sembravano morti. Pensai che, se fossi appena arrivato dal Sahara e mi fossi trovato li, avrei fatto di tutto per tornare indietro al piu presto possibile, famiglia o non famiglia.
Mi fermai alla casa per porgere le condoglianze ai genitori di Andy. La signora Gould era coperta di farina e odorava vagamente di gin. Era una donna alta, tutta nervi, con i capelli precocemente ingrigiti; portava imponenti occhiali con lenti bifocali e si vestiva unicamente di tweed. Intorno al collo aveva l’immancabile filo di perle, con cui giocherellava in continuazione. Si scuso per il disordine, si puli le mani sul grembiule e mi strinse la mano. Le manifestai tutta la mia partecipazione al lutto e lei si guardo intorno con aria distratta, come se non sapesse che fare; poi la porta della biblioteca si apri e il signor Gould mise fuori la testa.
Pur essendo alto piu o meno come la moglie, ormai si era un po’ ingobbito. Indossava una vestaglia. Di solito pareva il modello del gentiluomo di campagna, l’archetipo del proprietario terriero con abito di tweed tre pezzi, scarpe dalla suola grossa, camicia a quadri e berretto; quando il tempo diventava particolarmente brutto, poi, ricorreva a un vecchio Barbour impermeabilizzato piu volte. Non l’avevo mai visto indossare qualcosa di morbido, di cosi
