dalla porta aperta della biblioteca usciva, suonata a tutto volume, una melodia di Beethoven; la moglie allungo una mano per lisciargli i capelli arruffati. Senza neppure cercare il mio sguardo, l’uomo fisso un punto dietro le mie spalle, ed ebbi l’impressione che, al pari della moglie, stesse aspettando di veder succedere qualcosa d’importante oppure che attendesse qualcuno destinato ad arrivare da un momento all’altro; parevano entrambi incapaci di credere a quanto era appena accaduto, convinti che tutto non fosse altro che un sogno oppure un orribile scherzo. Sembravano in attesa che Clare entrasse dalla porta, togliendosi con un calcio gli stivali gialli, sporchi di fango, e reclamando a gran voce una tazza di te.
Andy era fuori, a sparare. Sentivo l’abbaiare del fucile mentre mi allontanavo dalla casa e attraversavo il bosco cupo e grondante d’acqua, cercando di evitare il sentiero fangoso e di camminare sull’erba morta e appiattita ai lati, in modo da non inzupparmi le scarpe.
Il campo era circondato dagli alberi e dava sul fiume a monte del lago. In quel momento, il fiume non si vedeva, ma quella settimana aveva piovuto molto e il corso d’acqua aveva allagato un angolo del campo, lasciando una specie di laghetto poco profondo nel quale si rifletteva l’argento scuro e opaco delle nuvole. La superficie era piatta e immobile.
Su questo lato del campo c’era un piccolo spiazzo semicircolare di ghiaia, circondato interamente da assi di legno: lungo il bordo frontale dello spiazzo erano disposti sei paletti, ognuno sormontato da una piccola tavola, una sorta di vassoio. A una ventina di metri dallo spiazzo di ghiaia c’era una collinetta di terra che nascondeva il meccanismo di lancio dei piattelli. Sui due lati, a distanza piu o meno uguale, si scorgevano altre due collinette. A mano a mano che mi avvicinavo, sentivo piu chiaramente il piccolo generatore che borbottava dalla montagnola centrale. Uscii dagli alberi e guardai in basso, verso il punto in cui si trovava Andy. Mi fermai un istante a osservarlo.
Indossava calzoni di velluto a coste, camicia, maglione e gilet imbottito. Su uno dei paletti vicini era appeso un berretto. Andy era molto abbronzato. Sul ripiano davanti a lui c’era una scatola di cartucce aperta; da un interruttore a pedale posto ai suoi piedi partiva un lungo tubo flessibile che azionava la catapulta per il lancio dei piattelli. Andy infilo sei cartucce nel fucile a pompa a canna lunga e si volto per mirare.
Premette il piede una volta e il piattello schizzo fuori dal suo nascondiglio, volteggiando nel grigio in un turbinio di arancione fosforescente. Il fucile tuono e il piattello si disintegro sopra il campo. Guardando meglio, vidi che l’erba fradicia e il terreno marrone e lucido del campo erano coperti di frammenti arancioni.
Il generatore che forniva la corrente alla catapulta andava su e giu di giri tra un lancio e l’altro; il braccio di lancio aveva un meccanismo di variazione casuale della traiettoria: ogni volta, infatti, i piattelli uscivano con angolatura e direzione diverse. Andy li centro tutti al primo colpo, tranne l’ultimo. Tento addirittura di ricaricare in fretta per poter effettuare un secondo tiro, ma, prima che lui riuscisse a infilare la cartuccia nel fucile, il piattello cade nell’erica bagnata vicino al fiume.
Andy si strinse nelle spalle, rimise la cartuccia nella scatola, controllo il fucile e si giro verso di me. «Ciao, Cameron», disse; capii che si era accorto della mia presenza fin dall’inizio. Depose con cautela il fucile a pompa in una custodia posata sulla ghiaia.
«Ciao», mormorai, avvicinandomi a lui. Aveva l’aria stanca. Ci stringemmo la mano, leggermente imbarazzati, poi ci abbracciammo. Aveva un vago odore di fumo.
«Fottuta cultura squadrista! Tutti in adorazione della fottuta Maggie e dei loro bull-terrier, a ingozzarsi e ubriacarsi di birra e poi a mostrare tutti insieme il culo dai finestrini dell’autobus e a fare vasche su e giu per il centro con le loro giacche mimetizzate.
Ero seduto con Andy e lui continuava a blaterare. Stavamo bevendo whisky. Andy aveva una grande stanza al secondo piano della casa di Strathspeld: vi avevamo giocato da piccoli, costruendo modellini e combattendo con i soldatini; c’erano il trenino elettrico, i carri armati Airfix e i fortini fatti con il Lego; avevamo fatto esperimenti con il
«Perche la gente e cosi fottutamente incompetente?» urlo all’improvviso Andy, e scaglio il bicchiere di whisky dall’altro lato della stanza. Ando a colpire la parete di fianco alla finestra e si ruppe. Mi torno in mente la pila di bicchieri da champagne che si era disintegrata al Museo della scienza, soltanto quattro anni prima. Il whisky rimasto nel bicchiere formo una chiazza marroncina sul muro. Rimasi a fissare il liquido che colava lentamente.
«Scusa», borbotto Andy, per niente dispiaciuto, alzandosi malfermo dalla poltrona e andando verso il punto in cui, sulla moquette, giacevano i pezzi di bicchiere rotto. Si chino e comincio a raccoglierli, quindi li lascio ricadere, si accuccio, si copri il volto con le mani e comincio a piangere.
Lo lasciai piangere per un po’, poi andai da lui, mi accucciai al suo fianco e gli posai una mano sulla spalla.
«Perche la gente e cosi fottutamente inutile?» singhiozzo. «Ti mollano, non sanno fare il loro mestiere! Quel pezzo di merda di Halziel! Quel coglione del capitano Lingary, lui e la sua fottuta medaglia al valore… Tutti stronzi!»
Si alzo, staccandosi da me. Si avvio barcollando verso un cassettone di legno e tiro fuori un cassetto che cadde rumorosamente per terra, rovesciando numerosi maglioni. S’inginocchio e allungo una mano dietro il cassetto; sentii il rumore di un nastro adesivo che veniva strappato.
Andy si rialzo, reggendo una pistola automatica; poi cerco d’infilare un caricatore. «Preparati per una bella lobotomia, mio caro dottor Halziel del cazzo», biascico, sempre piangendo e cercando inutilmente d’inserire il caricatore nella pistola.
«E caricati, stronza!» urlo Andy, rivolto alla pistola.
Mi alzai, assalito da un gelo improvviso. Non mi era successo quando lo avevo visto sparare con il fucile. Allora non avevo avuto paura di lui. Ora, si. Non ero per niente sicuro di fare la cosa giusta, pero mi alzai e andai verso di lui proprio mentre riusciva a far scivolare il caricatore al suo posto.
«Ehi, Andy», gli dissi, «su, smettila…»
Lui mi fisso come se mi vedesse per la prima volta. Aveva il volto tutto rosso, a chiazze, e striato di lacrime. «Piantala, Colley, brutto stronzo. Anche tu mi hai mollato, ricordi?»
«Ehi, ehi», feci, tendendo le mani in avanti e arretrando di un passo.
Andy si precipito contro la porta, la apri e quasi cadde lungo disteso sul pianerottolo. Lo seguii per le scale, mentre continuava a urlare e imprecare. Giunto nell’ingresso, tento d’infilare una giacca, ma non riusci a far passare nella manica la mano che teneva la pistola. Quindi spalanco la porta con una tale violenza che ando a colpire il fermo: il pannello di vetro ando in frantumi. Mi guardai intorno, stordito, aspettandomi di veder spuntare i signori Gould: niente. Andy spinse con il palmo il battente ancora chiuso, lo apri e scomparve nella notte.
Gli andai dietro: stava cercando di salire sulla Land Rover. Mi fermai di fianco a lui, mentre imprecava contro le chiavi e batteva sul finestrino posteriore. Si mise la pistola tra i denti per avere le mani libere; ebbi l’impulso di afferrare l’arma, ma poi rinunciai, pensando che avrei finito con l’uccidere uno di noi e che, in ogni caso, lui era molto piu forte di me e se la sarebbe ripresa.
«Andy», dissi, cercando di sembrare calmo. «Su, e pazzesco. Smettila. Sii ragionevole, amico. Uccidere
