quella testa di cazzo di Halziel non riportera indietro Clare…»
«Sta’ zitto!» urlo Andy, gettando via le chiavi; mi afferro per il colletto e mi getto contro la fiancata della jeep. «Chiudi quel cazzo di bocca, stupido stronzo! Lo so perfettamente che niente la riportera indietro! Lo so!» Mi sbatte la testa contro il finestrino della Land Rover. «Voglio soltanto essere sicuro che ci sia uno stupido stronzo incompetente in meno nel mondo!»
«Ma…»
«Ah, sta’ zitto!»
Mi colpi sul viso con la pistola: un colpo di striscio, poco efficace, dettato piu dalla rabbia cieca che dal desiderio di far male; io caddi, non tanto per la forza del colpo, quanto perche mi sembrava di doverlo fare. Sentii dolore, comunque. Rimasi sdraiato sulla ghiaia, a faccia in su. Solo allora mi resi conto che stava piovendo.
Ero vagamente preoccupato che mi sparasse. Ma poi Andy sbatte la pistola contro la jeep e mollo un calcio alla portiera.
«Cristo!» tuono. Diede un altro calcio alla macchina. «Cristo!»
Ero fradicio. Sentivo l’acqua che m’impregnava la maglia e mi bagnava la schiena.
Andy si chino su di me e mi guardo. Strabuzzo gli occhi.
«Stai bene?»
«Si», dissi con aria stanca.
Armeggio con la pistola e la mise dietro la schiena, infilandola nella cintura dei calzoni, poi mi tese una mano. La afferrai. Mi tornarono alla mente Andy e William, in bilico sulla sedia sotto il vecchio hovercraft.
Andy mi tiro su. «Scusa se ti ho colpito», borbotto.
«Scusa se sono stato un idiota.»
«Oh, Cristo…» Mi poso la testa su una spalla, respirando forte, ma senza piangere. Gli diedi qualche pacca sulla testa.
Sto ancora pensando.
Yvonne e io, nel Queensberry meridionale, un paio di estati fa, sull’altro lato della strada rispetto all’Hawes Inn e allo scivolo sottostante gli alti pilastri di pietra del ponte della ferrovia, il fiume largo un chilometro e mezzo davanti a noi, la gente che passeggia per i marciapiedi e su e giu lungo il molo, ogni tanto una zaffata di cipolle fritte che arriva dallo snack bar di fianco alla baracca del Servizio di salvataggio. Ci trovavamo la per assistere alle prodezze di William, alle prese con la moto d’acqua nuova di zecca. Il tutto consisteva essenzialmente nel salire sulla moto, partire, cercare di girare troppo velocemente e cadere in acqua con un tuffo coreografico. Poi la testa bionda riaffiorava in superficie, si scrollava e si avviava ballonzolando in direzione della moto. Ce n’erano altre tre che ronzavano in quel tratto di fiume, e qualche motoscafo con gente che faceva sci d’acqua: un gran casino, ma riuscivamo comunque a sentire William che rideva. Sembrava che comprare un aggeggio terribilmente costoso e passare la maggior parte del tempo a cadere in acqua nel tentativo di usarlo fossero per lui le cose piu divertenti del mondo.
«A cosa servono in realta ’sti aggeggi?» chiesi.
«Cosa, le moto d’acqua?» disse Yvonne, appoggiandosi al muretto e facendo tintinnare il ghiaccio nel bicchiere colmo di succo di frutta. «A divertirsi.» Guardo William che s’inclinava per girare, schivava un’altra moto per un pelo e incrociava la scia di un motoscafo, finendo in acqua — con una nuova variante del suo vasto repertorio di tuffi — dopo aver fatto una capriola al di sopra del manubrio della moto, e cadendo infine di schiena in una nuvola di spruzzi. La sua risata si levo piu forte del ruggito dei motori. Ci fece un cenno con una mano per comunicarci che era tutto a posto, poi, sempre ridendo, torno a nuoto verso la moto che galleggiava. Yvonne si mise gli occhiali da sole. «A divertirsi, ecco a che cosa servono.»
«A divertirsi», ripetei, annuendo. William rideva ancora. Osservai Yvonne che lo stava fissando. Ci fece un altro cenno con la mano mentre risaliva sulla moto. Lei rispose al saluto. Ma mi parve annoiata.
Yvonne era magra e muscolosa. Indossava calzoncini corti e una T-shirt. I suoi seni erano spinti in alto dal muretto su cui era appoggiata. Eravamo amanti da circa un anno. Scosse la testa dolcemente, mentre William mandava la moto su di giri. Mi appoggiai al muretto, di fianco a lei.
«Hai mai pensato di lasciarlo?» le chiesi.
Lei riflette, poi mi guardo, abbassandosi gli occhiali sulla punta del naso. «No», rispose.
C’era una nota interrogativa nella sua voce: mi stava implicitamente chiedendo come mai le avevo fatto una domanda del genere.
Alzai le spalle. «Ero curioso…»
Attese che passasse una famigliola — ogni membro della quale reggeva un gelato —, poi mi disse: «Cameron, non ho nessuna intenzione di lasciare William».
Mi strinsi nuovamente nelle spalle, dispiaciuto per averglielo chiesto. «Come ti ho detto, era pura curiosita.»
«Be’, fattela passare.» Lancio un’occhiata verso il punto in cui William sobbalzava entusiasta tra le onde, restando miracolosamente in piedi. Allungo una mano e mi sfioro un braccio. «Cameron», disse, in tono dolce, «tu sei la parte eccitante della mia vita. Mi fai cose che William non riuscirebbe neppure a immaginare. Lui, pero, e mio marito, e, anche se ogni tanto deviamo dalla retta via, saremo per sempre una coppia.» Socchiuse gli occhi e aggiunse: «…probabilmente». Guardo William che stava eseguendo una curva lenta: era un po’ instabile, ma ancora in piedi. «Voglio dire, se mai mi attaccasse l’AIDS, gli farei una cravatta colombiana, ma…»
«Ah!» esclamai. Una volta avevo visto una foto che ritraeva appunto quello: ti tagliano la gola e poi ti tirano fuori la lingua dal taglio. E sorprendentemente grossa, la lingua umana. «Gliel’hai detto?»
Lei rise. «Si. Ha detto che, se lo lasciassi, chiederebbe la custodia della Mercedes.»
Mi voltai per lanciare un’occhiata alla Mercedes 300, appena sporca di fango, parcheggiata di fianco al marciapiede; attirava l’attenzione di tutti quelli che passavano. Poi guardai Yvonne come se la stessi valutando.
«Be’, mi sembra giusto», commentai infine, alzando le spalle, continuando a osservare il fiume e a bere la birra. Lei mi diede un calcio sul ginocchio.
Piu tardi, mentre stavamo aiutando William a tirare la moto fuori dell’acqua, arrivarono alcuni tipi molto rumorosi; portavano tutti giubbotti di pelle nera con il logo della BMW e avevano una Range Rover nera fiammante nonche un grosso motoscafo. Pretendevano che tutti i presenti, occupati a tirare in secco le imbarcazioni, si togliessero dai piedi perche loro volevano mettere in acqua la loro barca. Il grosso motoscafo a tre motori bloccava l’accesso e, quando la gente chiese di spostarlo, i nuovi venuti cominciarono a protestare. Uno di loro sostenne persino che avevano prenotato la rampa.
Tutto rimase bloccato per almeno dieci minuti. Riuscimmo a caricare la moto sul carrello, ma la Mercedes di William era una delle macchine sulla rampa; lui cerco di far ragionare i nuovi venuti, poi si sedette in macchina e mise il broncio. Yvonne sembrava furiosa, ma si controllo e annuncio che andava alla baracca del Servizio di salvataggio a comprare qualche souvenir o qualcosa del genere.
«Quando non sai cosa fare, fai shopping», ci disse, sbattendo la portiera della macchina.
William rimase seduto al volante, con le labbra serrate, seguendo gli sviluppi della discussione nello specchietto retrovisore. «Bastardi», sibilo. «La gente come quella se ne frega di tutti.»
«Bisognerebbe spararle», confermai, pensando di scendere a fumarmi una sigaretta (era proibito fumare sulla Mercedes con gli interni in pelle color champagne).
«Gia», fece William, stringendo il volante. «La gente sarebbe un po’ piu educata se tutti andassero in giro con una pistola.»
Lo guardai.
Dopo un po’ di confusione e molti insulti la faccenda si concluse; i tizi con i giubbotti di pelle spostarono in avanti la barca in modo che le macchine e i carrelli avessero lo spazio sufficiente per uscire sulla strada. Facemmo salire Yvonne in cima alla rampa, vicino alla baracca del Servizio di salvataggio dove vendevano souvenir per finanziare il corpo.
Non sembrava avesse comprato molto. «Ecco», annuncio, salendo in macchina, e mi getto una scatola di fiammiferi.
La fissai. «Uau, sei proprio sicura di volermela regalare?»
Mentre ci allontanavamo dalla rampa, immettendoci sulla strada per Edimburgo, mi voltai a guardare
