Le rughe sulla fronte si fanno ancora piu profonde. Abbassa lo sguardo sul pacchetto di sigarette e gli fa fare un altro paio di giri sul tavolo. Poi scuote la testa. «Sai che non posso farlo, Cameron.»
«Si, che puo», ribatto. «Lo fara, dopo quello che sto per dirle.» Faccio una pausa e un altro respiro, che pero mi si blocca in gola. «Ci sara anche lui.»
McDunn ha un’aria perplessa. «Chi sarebbe ‘lui’, Cameron?»
Il cuore ha preso a battermi all’impazzata, stringo forte i pugni. Deglutisco a fatica, ho la gola arida. Gli occhi mi si riempiono di lacrime e finalmente riesco a tirare fuori le parole.
«Un cadavere.»
CARSE OF SPELD
Sto correndo giu per la collina, entro nella valletta illuminata dal sole e risalgo lungo l’altro versante con Andy che m’insegue, calpestando arbusti, cespugli d’erica e felci. Scuoto la mano per liberarla dal suo seme e, mentre corro, lascio che sfreghi contro le foglie e contro l’erba per pulirla del tutto. Sto ridendo. Ride pure Andy, ma mi sta anche gridando dietro insulti e minacce.
Corro su per la collina, intravedo qualcosa che si muove davanti a me e penso che sia un uccello, un coniglio o qualche altro animale, e quasi vado a sbattere contro un uomo.
Mi fermo di colpo. Sento Andy che sale dietro di me, gridando e travolgendo cespugli.
L’uomo indossa scarponi, calzoni di velluto a coste marroni, camicia, e giacca a vento verde. Sulle spalle porta uno zaino marrone. Ha i capelli rossi e sembra furioso.
«Cosa credevate di fare, ragazzi?»
«Cosa? Eh? Ah…?» biascico, poi mi giro e vedo Andy che arriva di corsa; scorgendo l’uomo, rallenta bruscamente.
«Tu!» urla l’uomo, rivolto ad Andy. La sua voce mi fa sussultare. Nascondo la mano appiccicosa dietro la schiena come se fosse vistosamente macchiata. «Che cosa stavi facendo con questo ragazzo, eh? Che cosa stavate facendo?» grida, guardandosi intorno. Infila il pollice sotto gli spallacci dello zaino e sporge in fuori il mento e il petto. «Allora? Che cosa stavate facendo? Rispondimi, ragazzo!»
«Non sono affari suoi», dice Andy, ma la sua voce e incerta. Sento un odore strano. Ho paura che venga dalla mia mano sporca e temo che lo avverta anche l’uomo.
«Non parlarmi in questo tono!» sbraita l’uomo, sempre guardandosi intorno. Quando parla, sputa.
«Lei non ha diritto di stare qui», obietta Andy, con aria impaurita. «Questa e una proprieta privata.»
«Davvero?» ribatte l’uomo. «Proprieta privata, dici? E questo ti da il diritto di fare cose sporche, da pervertiti, eh?»
«Noi…»
«Sta’ zitto, ragazzo.» L’uomo fa un passo in avanti, e scruta oltre le nostre teste. E cosi vicino che potrei toccarlo. Sento di nuovo quell’odore, piu forte. Oh, Dio mio, adesso lo sentira anche lui. Mi sembra di diventare piccolo piccolo. L’uomo si batte un dito sul petto. «Be’, lascia che ti dica una cosa, figliolo», riprende, rivolto ad Andy. «Sono un poliziotto.» Annuisce, e si erge in tutta la sua altezza. «Proprio cosi», aggiunge, socchiudendo gli occhi. «Hai ragione ad aver paura, ragazzo, perche sei proprio nei guai.»
Abbassa lo sguardo su di me. «Su, da questa parte. Svelto!»
Si allontana di un passo. Sto tremando. Mi pare di essere inchiodato. Mi giro: Andy mi sta fissando con un’espressione incerta. L’uomo mi afferra per un braccio e mi da uno strattone. «Ho detto svelto! Su, ragazzo!»
Mi trascina tra gli alberi. Comincio a piangere e a divincolarmi, ma debolmente.
«La prego, signore, non stavamo facendo niente!» lo imploro, con tono lamentoso. «Non stavamo facendo niente! Davvero! Non stavamo facendo niente, glielo giuro! La prego, per favore, ci lasci andare, la prego, non lo faremo piu, davvero, la prego, per favore…»
Con gli occhi pieni di lacrime mi volto e vedo Andy che ci segue tra i cespugli, disperato e incerto, mordendosi una nocca.
Siamo quasi arrivati in cima alla collina, dove i cespugli del sottobosco sono assai fitti. Quell’odore e molto forte; sento le ginocchia molli. Se l’uomo non mi tenesse con forza, credo proprio che crollerei a terra.
«Lo lasci!» urla Andy, e sembra che stia per scoppiare a piangere come me. Un minuto fa pareva cosi grande, e ora non e che un bambino.
L’uomo si ferma, mi fa girare con uno strattone e mi tiene contro il suo petto. Sento il suo calore dietro di me, e l’odore e ancora piu forte.
Andy si avvicina a noi e si ferma a un paio di metri.
«Vieni qui!» urla l’uomo. Le goccioline di saliva cadono, formando un arco. Andy gli lancia un’occhiata e poi abbassa lo sguardo su di me. Gli trema la mascella.
«Vieni qui!» ripete l’uomo. Andy fa due passi. «Togliti i calzoni!» sibila poi, sempre rivolto ad Andy. «Su! Vi ho visti! Ho visto quello che stavate facendo! Togliti quei calzoni!»
Andy scuote la testa e retrocede.
Comincio a singhiozzare.
L’uomo mi da uno strattone. «Bravo, tu!» Si china su di me, allunga una grossa mano verso la cerniera dei miei pantaloni e cerca di tirarla giu. Mi divincolo e gemo, ma non riesco a liberarmi. L’odore mi avviluppa. E lui: e il suo sudore, il suo odore.
«Lascialo stare, bastardo!» strilla Andy. «Tu non sei un poliziotto!» Non riesco a capire che cosa sta facendo, perche c’e il corpo dell’uomo in mezzo a noi; poi pero Andy lo colpisce, facendolo rotolare all’indietro. L’uomo lancia un urlo e io riesco a liberarmi; scappo a quattro zampe in mezzo alle felci, mi fermo e vedo che l’uomo ha afferrato Andy, sta lottando con lui, gli sta sopra, lo schiaccia con il suo peso; Andy sta respirando affannosamente, grugnisce, cerca di liberarsi. «Bastardo! Lasciami andare! Tu non sei un poliziotto! Tu non sei un poliziotto!»
L’uomo non parla. Getta Andy a terra, tra le felci, libera una mano e gli da un pugno sul viso. Andy si affloscia, poi ricomincia lentamente a muoversi. L’uomo ansima e, quando si volta verso di me, ha un’espressione risoluta. «Tu!» dice, sbuffando. «Tu! Resta dove sei! Resta li, hai capito?»
Sto tremando cosi forte che quasi non riesco a vedere bene. Ho gli occhi pieni di lacrime.
L’uomo tira giu i calzoni ad Andy; lui si guarda intorno, frastornato, poi i suoi occhi si fissano su di me.
«Aiuto», dice con voce gracchiante. «Cameron… aiuto…»
«Ah, dunque ti chiami Cameron?» sibila l’uomo, lanciandomi un’occhiata e tirandosi giu i calzoni. «Resta dove sei, Cameron. Resta li, d’accordo?»
Scuoto la testa e arretro di qualche passo.
«Cameron!» geme Andy. L’uomo sta armeggiando con le mutande e Andy cerca di scappargli da sotto. Continuo a barcollare all’indietro, rischio di cadere. Devo voltarmi per non inciampare; poi comincio a correre, non riesco piu a fermarmi, devo assolutamente scappare. Corro via nel bosco, con le lacrime che mi bruciano sulla faccia, singhiozzando istericamente, il respiro che mi esce sibilando e a strappi dalla gola, bruciante, disperato e livido; le felci mi frustano le gambe e i rami sbattono sul mio viso.
Ieri sera ho dato i due nomi a McDunn, gli ho rivelato la professione di entrambi, poi non ho piu fiatato, rifiutandomi di aggiungere altro a proposito di quei due e del cadavere. Lui ha continuato a succhiare aria tra i denti per un po’, cercando di convincermi a dire qualcosa di piu; a pensarci, era quasi ridicolo, dato che era stata proprio quella sua abitudine a farmi improvvisamente venire in mente il tutto. Il dentista! Mi ero ricordato che, mentre ero a Stromeferry-noferry, ero andato a Kyle e poi mi era tornata in mente quell’immagine da incubo dell’uomo carbonizzato dopo l’esplosione: Sir Rufus, con le sue ossa annerite, i chiodi, le assi tutte bruciate e la mascella annerita e spalancata, che ricordava tanto una dentiera… e avevo pensato:
I due nomi hanno funzionato ancora meglio di quanto mi aspettassi. Riesco a intravedere una via d’uscita. Mi sento un Giuda, ma ho una via d’uscita: non con onore, forse, ma negli ultimi giorni ho avuto modo di riflettere molto su me stesso e ho dovuto ammettere che non sono poi quel personaggio eccezionale che mi piaceva
