Sedendosi alla scrivania, Carlsen disse: — Permettete che vi presenti mia moglie? E stata lei a scoprire il vostro libro, e sono certo che sara contenta di salutarvi.

— Mi fara molto piacere — disse il conte.

Riusci ad avere subito la comunicazione. Sullo schermo apparve Jeanette che esclamo: — Papa! Sei sulla Luna?

— No, tesoro. Solo in Svezia. Passami la mamma.

Si senti la voce di Jelka. — Sono qui. Ciao! — Poi la si vide prendere in braccio Jeanette. — Come stai, caro? — Jelka non si era mai sentita a suo agio davanti al teleschermo. Aveva sempre l’aria distaccata e fredda di una segretaria.

— Sto benissimo, grazie.

— Torni questa sera?

— Non so ancora. Forse rimango un altro giorno. Sono ospite nel castello del conte von Geijerstam. Eccolo. — Von Geijerstam si mise in modo da apparire sul teleschermo accanto a Olaf. Carlsen fece una piu corretta presentazione, e il conte e Jelka si scambiarono i soliti convenevoli. Jeanette intervenne chiedendo: — Papa, cos’e un priministro?

— … Un cosa?

Jelka disse: — Oh, si. L’ufficio del Primo Ministro voleva mettersi in comunicazione con te. Ma io non ho trovato il numero che mi avevi lasciato.

Carlsen senti un disagio improvviso, come una ventata gelida sulla nuca. — Cosa volevano?

— Non so.

— E come hai trovato poi il numero?

— Ho dovuto chiamare Fred Armfeldt. La segretaria del Primo Ministro dovrebbe richiamare fra poco. Le do questo numero?

— No.

Jelka fu colpita dalla veemenza della risposta. — Perche no? — chiese.

— Perche… perche non voglio essere seccato da nessuno.

— Ma se fosse importante?

— Lascia perdere. — Con lo stesso tono irritato aggiunse: — E se richiamano, chiunque chiami, rispondi che non sai dove sono.

Lei si volto dicendo: — C’e qualcuno alla porta. Allora, quando torni?

— Domani pomeriggio.

Chiusa la comunicazione, von Geijerstam chiese: — Avete qualcosa contro il vostro Primo Ministro?

Carlsen si passo una mano sugli occhi, e scosse la testa. — No — disse. — Solo che… — Si strinse nelle spalle.

— Che cosa?

Carlsen lo guardo. — Che importanza ha?

— Mi piacerebbe saperlo.

Carlsen guardo dalla finestra, corrugando la fronte. Disse: — Io… Non so… Forse e solo che mi piace stare qui.

Si senti bussare alla porta, e Fallada entro dicendo: — Disturbo?

— No. Venite.

Carlsen disse: — Hai lasciato detto ai tuoi assistenti dove saremmo andati?

Fallada rispose, sorpreso: — Certo. — Poi corrugo la fronte e si gratto la punta del naso. — Ma ora che ci penso, non sono tanto sicuro. Intendevo farlo… Perche me lo chiedi?

— Oh, niente.

Von Geijerstam sorrise a Fallada. — Dunque vi siete dimenticato di lasciare l’indirizzo. Il Comandante Carlsen invece l’ha lasciato dove era possibile che andasse perso. E cosi nessuno sa dove siete. Come psicologo, come lo spieghereste?

— Si, giusta osservazione, la vostra — disse Fallada. — Anche se Carlsen l’indirizzo in realta l’ha lasciato, e il fatto che si sia perso e piu un normale incidente.

— Pero ha appena detto a sua moglie di riferire al Primo Ministro che non sa dove si trovi lui.

Fallada disse: — Questo si spiega facilmente. Due giorni fa c’e stata una riunione col Primo Ministro. Lui non crede che questi vampiri siano pericolosi, quindi, ne Carlsen ne io fidiamo molto in lui.

Von Geijerstam, in piedi vicino alla finestra, stava guardando fuori. Disse lentamente: — Secondo la mia esperienza, quando il nostro subcosciente ci da un avvertimento, dovremmo ascoltarlo.

— Cosa volete dire? — domando Carlsen.

Von Geijerstam si sedette sull’orlo della scrivania, e guardo Carlsen dritto in faccia. — Ricordate l’ultima cosa che vi ha detto Moa?

— Si, ma non l’ho capita.

— Ha detto: “Se lei e dentro di voi, anche voi siete dentro di lei”.

— Continuo a non capire cosa significa.

— Voleva dire che se questa aliena e in contatto con la vostra mente, anche voi siete in contatto con la mente dell’aliena.

— In che modo? — chiese subito Fallada.

Von Geijerstam chiese a Carlsen: — Siete mai stato ipnotizzato, Comandante?

Fallada fece schioccare le dita. — Certo! Vale la pena di tentare!

Carlsen scosse la testa. Von Geijerstam chiese: — Sareste disposto a lasciarmi tentare?

Carlsen lotto contro la sensazione di affondare. Respiro a fondo. — E probabile che non mi danneggi piu di cosi.

— L’idea vi da fastidio?

In tono di scusa Carlsen disse: — E solo che… ecco, comincio a sentirmi come se la mia mente non mi appartenesse piu.

— Capisco. Ma non dovete preoccuparvi. Resterete cosciente per tutto il tempo.

Carlsen chiese, dubbioso: — Ma e possibile?

— Certo. Io preferisco che i miei soggetti restino completamente coscienti.

— Non c’e alcun pericolo — disse Fallada. — Io sono stato ipnotizzato almeno una decina di volte. Quand’eravamo studenti era uno dei nostri passatempi.

Carlsen disse: — Va bene. Quando?

— Perche non adesso?

Carlsen sorrise. — Adesso probabilmente mi addormentero. Sono alquanto stanco — disse.

— Non ha importanza. — Von Geijerstam chiuse le tende. Poi accese la lampada della scrivania.

Fallada chiese: — Preferite che me ne vada?

— No. A meno che lo preferisca il Comandante.

Da un armadio il conte prese una specie di asta inserita in un piedestallo. La cima era ricurva, a uncino. All’uncino von Geijerstam appese una sfera di cromo sostenuta da un cordoncino. La sfera comincio a dondolare leggermente nella luce della lampada.

Fissandola, Carlsen disse: — No. Puo restare.

Von Geijerstam giro la lampada in modo che la faccia di Carlsen fosse in ombra.

— Questa sfera ha lo scopo di stancarvi la vista — disse. — Fissatela finche sentirete gli occhi stanchi, poi chiudeteli. Voglio che vi rilassiate completamente. Posso ipnotizzarvi solamente se voi collaborate. La cosa piu importante e che vi sentiate comodo e rilassato.

La voce di von Geijerstam continuo, calma e lenta, mentre il pendolo continuava a dondolare. Carlsen si abbandono comodamente nella capace poltrona di cuoio. Oltre la sfera dondolante poteva vedere vagamente in penombra Fallada, seduto sul divano; le fiamme del camino che si riflettevano nei suoi occhiali. Von Geijerstam stava dicendo, a voce bassa: — Benissimo… Rilassatevi e ascoltate attentamente quello che vi diro. Non pensate a niente… I vostri occhi sono stanchi… molto stanchi. Le palpebre si fanno pesanti. Avete tanta voglia di chiudere gli occhi…

Era vero. Aveva gli occhi stanchi. Li chiuse, e gusto una piacevole sensazione di calda oscurita. La voce di von Geijerstam continuo: — Il vostro corpo e pesante e rilassato. Vi sembra di sprofondare nella poltrona. State

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