cercando d’attirarlo con una irresistibile femminilita. Adesso Carlsen si rendeva conto della durezza e dell’egoismo nascosto sotto una maschera di dolcezza. Per dimostrare che non voleva per niente ubbidirle, volto le spalle a Selma, pur restandole disteso vicino.
La luce della luna illuminava la fotografia di Jelka e dei bambini, e quella vista lo inondo di tenerezza. Provo lo stesso sentimento di protettiva tenerezza per Selma. Il vampiro avrebbe voluto che lui la svuotasse di tutta la sua forza vitale, fin giu ai subliminali livelli molecolari, uccidendola, e Carlsen sapeva che un uomo meno forte di lui le avrebbe ceduto. Al vampiro non sarebbe importato niente se lui fosse poi stato accusato d’omicidio. O se, dopo, la sua vita non sarebbe piu servita a niente. Non che il vampiro volesse perdere Carlsen, ma la sua bramosia sopraffaceva ogni altra cosa.
Carlsen provo un impeto di disprezzo rabbioso, e immediatamente capi che l’altra l’aveva sentito. Subito il vampiro si fece conciliante. Certo, certo, lui aveva ragione… Certo, lei era troppo avida… Il disappunto si consumo in una collera sorda poi svani, oltre tutti i limiti della sua comprensione. Per un attimo Carlsen ebbe la visione di uno spaventoso abisso di frustrazioni, di brame insoddisfatte che si erano trascinate per millenni. E insieme capi perche lei “doveva” essere un vampiro. Un criminale comune puo pentirsi, e riprendere la strada dell’amore e della comprensione umana. Ma quelle creature avevano troppo di cui pentirsi: ci sarebbe voluta un’eternita.
D’un tratto Carlsen senti che una mano di Selma gli sfiorava una coscia, e che attraverso quella mano lui stava ricevendo energia. Il vampiro, di nuovo attento, la beveva come un gatto lappa ghiottamente la panna. E capi improvvisamente che l’aliena era piu pericolosa di quanto avesse pensato, e che se fosse diventata ostile avrebbe potuto distruggerlo. Mentre l’attenzione del vampiro era distratta, lui chiuse la propria mente. Si volto verso Selma e le fece scorrere carezzevolmente una mano su tutto il corpo, permettendo che un lieve flusso di energia passasse dalla ragazza a lui. Selma si mosse e sospiro. Le sue labbra erano una tentazione, ma lui non cedette. Si lascio andare al richiamo pesante del sonno, allungo un braccio a rialzare le coperte, poi prese Selma fra le braccia e comincio a trasmetterle un po’ della propria energia. Il vampiro perse ogni interesse. Le riusciva incomprensibile che qualcuno cedesse la sua forza vitale.
Con la parte piu profonda e piu inconscia della sua mente, Selma capi che cosa lui stesse facendo. Si riscosse, socchiuse gli occhi, biascico: — Ti amo.
Lui la strinse a se e la senti risprofondare nel sonno. Nello stesso momento si rese conto che il vampiro se n’era andato.
La luce della luna si era spostata su un tavolino sormontato da uno specchio. Dalla finestra veniva lo sciacquio leggero delle onde. Resto disteso, immobile, a fissare il soffitto. Adesso aveva capito finalmente che cosa stava succedendo, che cosa era gia successo, e si spavento della propria mancanza di prontezza, della capacita di ignorare i messaggi del subconscio. Per giorni il vampiro si era servito di lui, l’aveva usato per succhiare energia da Jelka e dai bambini. La sua inconscia resistenza le aveva reso il compito difficile. Ma quando le tre ragazze gli avevano posto le mani sulle spalle, quel pomeriggio, il vampiro s’era subito ravvivato, succhiando l’energia man mano che le ragazze gliela fornivano. Loro si erano accorte che qualcosa non andava e ne erano rimaste perplesse: era come versare te in una tazza e vedere che la tazza rimaneva vuota. E allo stesso tempo si erano sentite attirate da Carlsen. Anche le altre due avrebbero fatto volentieri quello che Selma aveva fatto, pur sapendo, come lei, che Carlsen era un vampiro d’energia, e che le attirava infondendo in loro il desiderio di arrendersi. Se avesse voluto chiamarle, adesso, servendosi di quei suoi poteri appena scoperti, loro sarebbero venute subito a offrirglisi.
Carlsen senti uno stimolo di desiderio, ma lo soppresse: il vampiro era attratto dal desiderio sessuale come uno squalo dal sangue.
Si sveglio che stava albeggiando. Selma, china su di lui, gli sfiorava la bocca con le labbra. La ragazza aveva recuperato la sua energia anche se non totalmente, e adesso voleva che lui la riprendesse.
Fu invaso da un senso di assurdita. Selma risvegliava in lui la stessa tenerezza che di solito lui provava per sua moglie e per i loro figli. Lo colpi improvvisamente l’idea che il corpo della ragazza era quello di Jelka! Entrambe erano incarnazioni del principio femminile che esulava da loro e che si affacciava dal corpo di tutte le donne del mondo come da altrettante finestre.
Le accarezzo una spalla dicendole: — Sarebbe meglio che tu tornassi nella tua stanza prima che gli altri si sveglino. E gia l’alba.
— Preferirei restare qui — disse lei, e lo ribacio.
Lui scosse la testa.
Selma chiese: — Quando torni a Londra?
— Oggi.
— Allora facciamo l’amore ancora una volta!
— No. Distenditi.
Lei riappoggio la testa sul cuscino. Carlsen comincio ad accarezzarla delicatamente, prima sulla spalla, poi sul seno, giu fino alle ginocchia. E nell’accarezzarla lasciava che la sua energia fluisse in lei. Selma sospiro e chiuse gli occhi come un bambino soddisfatto, e il suo respiro divento piu profondo. Lui comincio allora a baciarla. Una sensazione di dolce felicita si diffuse nella ragazza e si comunico a lui. Poi Carlsen la senti cedere al sonno.
Resto sdraiato accanto a lei, indebolito ma soddisfatto. Non le aveva preso niente, le aveva invece restituito la forza vitale che prima le aveva preso. Per lo meno non era ancora un vampiro.
Qualcuno busso alla porta, e la maniglia giro. Si mise a sedere di scatto, chiedendo: — Chi e? — Una voce femminile parlo di caffe. — Lasciate li, grazie — disse lui.
Selma chiese, assonnata: — Che ore sono?
— Le otto meno un quarto — rispose.
La ragazza balzo giu dal letto. — Santo cielo, devo andare!
Quando lei spari nella stanza da bagno, Carlsen apri la porta per prendere il caffe. Mise il vassoio sul comodino e torno a letto. Fuori, il lago scintillava sotto la luce del primo sole. Carlsen bevve il caffe a occhi chiusi, concentrato nelle sue sensazioni. Si sentiva stanco, ma non era piu quello strano sfinimento che lo tormentava da quando era tornato sulla Terra.
Selma usci dal bagno, completamente vestita, bella e in perfetto ordine come se si fosse appena preparata per andare a cena. Si chino su di lui e lo bacio.
— Ti spiace dare un’occhiata in corridoio per vedere se c’e qualcuno? — gli disse.
Carlsen ando a guardare. Il corridoio era deserto. Lei si strinse per un attimo a lui, poi sguscio fuori. Carlsen richiuse la porta senza fare rumore. Provava un senso di sollievo nel ritrovarsi solo.
Aveva appena finito di vestirsi quando bussarono di nuovo. Era Fallada.
— Buongiorno. Quando sei andato a letto? — domando Carlsen.
— Verso le due. Sai una cosa? Avevo torto. Il conte non e affatto un ciarlatano.
— Io non l’ho mai pensato.
Fallada ando a guardare dalla finestra.
— Abbiamo parlato di te — disse. — Il conte pensa che l’incontro con l’aliena abbia influito su di te piu di quanto credi.
Carlsen fece per parlare, e ancora una volta senti la profonda riluttanza a confidarsi. Poiche Fallada rimaneva in silenzio, con uno sforzo di volonta riusci a dirgli:
— Devo parlarti.
Il suono del gong sali dal pianterreno. Fallada chiese:
— Possiamo rimandare a dopo colazione?
— Direi di si. Anzi, sara meglio che sia presente anche von Geijerstam.
Fallada lo guardo in modo curioso, ma non disse niente.
Gli altri, anche Selma, erano gia tutti a tavola. La sala per la prima colazione era rivolta a oriente, e dalle finestre entrava la luce abbagliante del sole. — Buongiorno! Dormito bene? — chiese il conte.
— Pesantemente — rispose Carlsen. Quell’avverbio rispondeva alla domanda in modo sincero e preciso.
Ando a sedersi fra Selma e Louise. Von Geijerstam disse: — Speriamo tutti che possiate trattenervi almeno un altro giorno.
Carlsen guardo Fallada. — Dipende da Hans. Io sono libero, ma lui ha lavoro che l’aspetta.
Anneleise Freytag disse: — Oh, per favore, restate ancora un po’.
