abituato al comando. Sotto i folti baffi le labbra erano sottili e strette.

La signorina Bengtsson disse: — Il vostro scrittore di storie di fantasmi, M.R. James, ha scritto un racconto sul Conte Magnus. L’abbiamo letto in svedese. In biblioteca c’e.

— E attendibile?

Von Geijerstam disse: — Storicamente, e molto preciso. James e stato in questa casa, c’e la sua firma nel registro degli ospiti.

— Che cosa ha fatto questo Magnus? — domando Carlsen.

— Fondamentalmente, era un sadico. Ci fu una rivolta fra i contadini del Vastergotland, nel milleseicentonovanta e il re aveva incaricato Magnus di soffocarla. Lui la soffoco in maniera tanto cruenta che gli stessi cortigiani ne rimasero atterriti. Si dice che abbia mandato alla forca piu di quattromila contadini, meta della popolazione della provincia meridionale. Il re, Carlo undicesimo, si infurio perche per lui questo significava aver perso il cinquanta per cento delle tasse. Magnus cadde in disgrazia e venne bandito da Corte. Secondo la leggenda, Magnus decise allora di fare il Pellegrinaggio Nero a Chorazin. Chorazin era un villaggio ungherese i cui abitanti, si raccontava, erano in combutta col diavolo. Ci e rimasto un manoscritto, di pugno del Conte Magnus, che dice testualmente: “Colui che volesse bere il sangue dei suoi nemici e ottenere fedeli servitori, dovrebbe andare alla citta di Chorazin, e cola rendere omaggio al Principe dell’Aria”.

Fallada disse: — Questo spiegherebbe forse la leggenda del vampiro. Quella frase sul bere il sangue dei nemici…

— Impossibile. Per cominciare, il manoscritto e in latino, ed e stato rinvenuto fra varie opere d’alchimia nella Torre Nord. Dubito quindi che qualcuno abbia potuto leggerlo… almeno fino a cinquant’anni dopo la sua morte. In secondo luogo, si parla di lui come di un vampiro in un manoscritto che si trova nella Biblioteca Reale.

— E l’ha poi fatto il Pellegrinaggio Nero?

— Non ne abbiamo le prove, ma sono propenso a credere di si.

— E credete anche che il pellegrinaggio l’abbia tramutato in un vampiro? — chiese Fallada.

— Difficile a dirsi, Magnus era gia un sadico, e occupava una posizione di potere. Credo che tali uomini si tramutino spesso in vampiri… in vampiri di energia. Provano piacere a ingenerare terrore, a bere la vitalita delle loro vittime. Dunque, potrebbe anche darsi che Magnus fosse gia una specie di vampiro, anche prima del Pellegrinaggio Nero. Ma quando decise di farlo, scelse deliberatamente il male. Da quel momento in poi non fu piu questione di impulsi malvagi, ma di consci, deliberati e programmati atti di indescrivibile crudelta.

— Ma che cos’ha fatto?

— Torturo contadini, mise a fuoco le loro capanne. Si racconta che fece spellare vivi due bracconieri.

— Questo sa piu di sadico psicopatico che di vampiro.

— Sono d’accordo con voi. Fu dopo la sua morte che acquisto la fama di vampiro. Ho un libro, un registro di conti, di un amministratore della tenuta. Ho trovato varie annotazioni curiose, fra cui questa: “I contadini pretendono di voler tornare a casa prima del tramonto, perche dicono che il Conte Magnus e stato visto nel cortile dietro la chiesa”.

— E c’e qualche prova di vampirismo vero e proprio, dopo la sua morte?

— Alcune. Dal diario della chiesa di Stensel sappiamo del funerale di un bracconiere trovato sull’isola con la faccia “mangiata via”. La sua famiglia offri tre messe per “salvare la sua anima dallo spirito maligno”. Poi ci fu la storia della moglie di un carrozziere di Storavan, mandata al rogo come strega. La donna aveva dichiarato che il Conte Magnus era suo amante, e che era stato lui a insegnarle a bere il sangue dei bambini.

Avevano finito l’antipasto. Fallada, che era seduto con le spalle rivolte all’arazzo, si alzo per guardarlo meglio. Dopo averlo osservato per qualche minuto, disse: — Scusate, ma mi e difficile prendere sul serio quest’idea. Sono d’accordo con voi quando parlate di vampiri d’energia, perche i miei esperimenti mi hanno portato alla stessa conclusione. Ma tutte queste storie sono leggende e forse niente di piu.

— Non bisogna mai sottovalutare le leggende — disse il conte.

— Volete dire che non c’e fumo senz’arrosto?

— Esattamente. Come spiegate quel dilagare di vampirismo che inondo l’Europa all’inizio del diciottesimo secolo? Dieci anni prima i vampiri erano quasi sconosciuti. E poi, tutto d’un tratto, cominciano a circolare storie di creature che tornano dall’al-di-la e bevono sangue umano. Nel millesettecentotrenta ci fu una specie di epidemia di vampirismo dalla Grecia al Mar Baltico… ce ne sono tramandate centinaia di relazioni. Il primo libro sul vampirismo fu scritto soltanto dieci anni dopo, dunque non si puo imputare quel fatto alla suggestione causata dalla troppo fervida immaginazione degli scrittori.

— Ma non potrebbe essere stato un caso di isterismo o di autosuggestione collettiva?

— Si, potrebbe essere. Ma che cosa diede il via a questi fenomeni collettivi?

Arrivo la seconda portata: bistecche di renna e di alce, tagliate rotonde, con salsa di finocchio e panna acida. La carne fu servita con un forte vino rosso, bulgaro, freddo. La conversazione si sposto su argomenti di interesse generale: le ragazze si erano evidentemente annoiate delle storie di vampiri. Volevano che Carlsen parlasse di quello che aveva visto nel relitto spaziale.

Von Geijerstam interruppe solo una volta, quando Carlsen menziono le alte colonne di materiale simile al vetro, che contenevano i bizzarri animali simili a seppie o a polipi.

— Cosa avete pensato nel vederli? Per quale ragione credete che fossero li?

— Non saprei… Pensai che fossero un allevamento che gli extraterrestri si fossero portati con se… come cibo…

La signorina Freytag disse: — I polipi mi fanno orrore.

Lo disse con tale veemenza che tutti la guardarono.

Fallada le chiese. — Ne avete mai visto uno?

La ragazza arrossi. — No — rispose.

Carlsen si chiese perche mai von Geijerstam facesse un sorrisetto.

Passarono nella biblioteca a bere il caffe. Il calore del fuoco fece sbadigliare Carlsen. Il conte chiese subito: — Preferite ritirarvi subito nelle vostre stanze?

Carlsen scosse la testa, sorridendo a disagio.

— Oh, no. La cena eccellente mi ha messo un po’ di sonnolenza, ma voglio sentire il seguito della storia del Conte Magnus.

— Vi piacerebbe vedere il suo laboratorio?

Selma Bengtsson disse, meravigliata: — A quest’ora? E ormai notte!

In tono di indulgenza, von Geijerstam le disse: — Mia cara, era di notte che gli alchimisti si dedicavano al loro lavoro.

— Mi piacerebbe molto — disse Carlsen.

— Allora sara meglio che vi mettiate i cappotti, fa freddo lassu. — Il conte si rivolse alle ragazze: — Volete venire anche voi?

Tutte e tre scossero la testa. Selma disse: — Quel posto non riesco a sopportarlo neanche di giorno.

Fallada chiese: — Credete che le attivita del Conte Magnus potrebbero interessarmi?

— Ne sono certo — rispose von Geijerstam, prendendo una grossa chiave da un cassetto. — Dobbiamo uscire di casa, per andarci. Una volta ci si poteva arrivare da una porta in fondo all’atrio, ma il proprietario che mi ha preceduto l’ha fatta murare.

Fece strada fin sui gradini d’ingresso. Era una bella notte di luna, e il lago sembrava percorso da un sentiero argentato. Carlsen si senti rinvigorito dall’aria frizzante. Von Geijerstam li guido lungo il sentiero tortuoso verso l’ala nord del castello.

Fallada chiese: — Perche l’ex proprietario ha fatto murare il passaggio? Aveva paura dei fantasmi?

— No, non dei fantasmi… Posso dirlo anche se non l’ho mai conosciuto. La casa e rimasta vuota per cinquant’anni, prima che la comprassi io.

Infilo la chiave nella serratura del portone e giro la maniglia. Si udi un lieve cigolio di metallo arrugginito. L’aria all’interno odorava di muffa e pareva piu fredda che all’aperto. Carlsen si strinse meglio la sciarpa intorno al collo e rialzo il bavero del cappotto. Alla loro sinistra, la porta che una volta immetteva in un corridoio del castello era stata sbarrata con liste di ferro.

— Dall’altra parte e murata — disse Von Geijerstam.

— Questo edifico e stato costruito insieme al castello? — chiese Fallada.

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