Un servitore in livrea stava gia portando dentro i bagagli.

Carlsen disse: — Questo posto e stupendo.

— Stupendo, si, ma troppo freddo per un vecchio col sangue indebolito dall’eta. Andiamo da questa parte? — Li precedette lungo un sentiero coperto di muschio, verso la riva del lago. Il motore dell’elitassi fece aderire le gonne alle gambe delle ragazze. Il sole al tramonto tingeva il lago di rosso.

Mentre Fallada camminava di fianco al conte, Carlsen disse a Selma Bengtsson: — Il conte e molto piu giovane di quanto mi aspettavo.

La ragazza disse: — E naturale. Noi lo manteniamo giovane.

Lui la guardo, sorpreso, e tutte e tre le ragazze si misero a ridere. Si fermarono sulla riva ghiaiosa del lago, a guardare le foreste di pini e abeti che incoronavano la sponda opposta. Il sole metteva bagliori rossastri sulle cime degli alberi. Sembravano bagliori d’incendio. Piu in alto, il cielo era azzurro cupo.

Von Geijerstam indico la cappella. — Quella e molto piu antica della casa — disse. — Al tempo di Gustavus Vasa c’era un monastero, su quest’isola. La casa e stata costruita sulle fondamenta di quel monastero, fra il millecinquecentonovanta e il novantacinque.

Fallada chiese: — Perche avete scelto di venire ad abitare cosi a nord?

— A Norrkoping si dice che nel Norrland querce, nobili e gamberi non attecchiscono. — Rise. — E da quand’ero bambino che desideravo venire a vivere qui. Questa casa l’ho trovata circa quarant’anni fa, quando sono venuto qui a fare ricerche sul conte Magnus. La sua tomba e dietro la cappella.

— E quel conte Magnus che pare sia stato l’amante della regina Cristina? — domando Carlsen.

— No, quello era lo zio. Quello di cui parlo eredito il suo titolo, per quanto fosse solo un nipote.

Camminavano lungo la riva del lago, e la ghiaia scricchiolava sotto i loro passi.

— Quando sono stato qui, ho scoperto che la casa era disabitata da cinquant’anni. Mi hanno detto che era troppo grande e quindi troppo costoso mantenerla, ma la vera ragione era che la gente di Avaviken aveva ancora un sacro terrore del conte. Qui si diceva che fosse un vampiro.

— Era morto da poco?

— No. E morto nella battaglia di Poltava, nel millesettecentonove. Il suo cadavere era stato portato qui, e la sua bara e ancora nel piccolo mausoleo la dietro.

— E il cadavere?

— Nel millesettecentonovanta, il proprietario di questa casa gli conficco un punteruolo di legno nel cuore, e fece bruciare il corpo su un rogo. Pare che fosse ancora in un ottimo stato di conservazione… — Erano arrivati intanto a un centinaio di metri dalla cappella. — Volete dare un’occhiata al mausoleo?

La ragazza francese, Louise, disse: — Io ho freddo!

— Allora rimandiamo la visita a domattina.

Attraversarono il giardino passando accanto a un laghetto ornamentale. Sulla superficie brillava un sottile strato di ghiaccio. — Qui i frati allevavano le trote — disse il conte.

Carlsen chiese: — Ma voi credete davvero che il conte Magnus fosse un vampiro… nel senso che date voi a questo termine?

Il conte sorrise. — Perche, c’e forse un altro senso? — Fece strada agli ospiti su una scalinata di logori gradini di pietra, ed entrarono nel vasto atrio. — Ma per rispondere alla vostra domanda, si. E ora credo che vorrete riposare un momento nelle vostre camere. O preferite bere prima qualcosa?

Fallada disse subito: — Prima, bere.

— Bene. Allora andiamo in biblioteca.

Dalla finestra della biblioteca si vedeva il disco rosso del sole sospeso sulla cima delle montagne. Nel camino era acceso il fuoco, e le fiamme si riflettevano sulle molle e l’attizzatoio di rame, e sul dorso degli antichi volumi rilegati in pelle. La ragazza tedesca, Anneleise, fece scorrere il carrello sul grande tappeto. Con le sue guance rosate e le dita grassocce faceva pensare alla cameriera di una birreria. Verso nei bicchieri grappa svedese. Nessuno aveva chiesto se avessero preferenze.

Von Geijerstam disse: — Brindiamo al vostro arrivo, signori. E un onore avere ospiti tanto famosi.

Anche le ragazze bevvero. Carlsen disse: — Se la domanda non e indiscreta… posso chiedere che cosa studiano queste vostre affascinanti allieve?

Il conte sorrise. — Perche non lo chiedete a loro?

Louise Curel, bruna, snella, occhi castani, disse: — Impariamo a guarire i malati.

Carlsen alzo il bicchiere. — Sono certo che i vostri pazienti saranno felicissimi di avervi per infermiere.

La ragazza scosse la testa. — No, non stiamo studiando da infermiere — disse.

— Dottoresse?

— Ecco, pressappoco.

— Vi sentite stanchi? — chiese il conte. Sorpreso dalla domanda inaspettata, Carlsen rispose: — No, per niente.

— Nemmeno un po’ affaticato dal viaggio?

— Forse un po’ affaticato…

Von Geijerstam sorrise alle ragazze. — Volete dare una dimostrazione?

Le ragazze lo guardarono e fecero segno di si con la testa.

— Questo sara il modo piu rapido di rispondere alla vostra domanda e darvi un’idea generale del mio lavoro. Vi dispiace alzarvi, capitano Carlsen?

Carlsen si alzo. Selma Bengtsson gli apri la cerniera della giacca. Von Geijerstam disse: — Adesso chiudete gli occhi per un momento e analizzate bene le vostre sensazioni, particolarmente la stanchezza.

Carlsen chiuse gli occhi. Attraverso le palpebre chiuse intravide il guizzo delle fiamme nel camino. Avverti la fatica muscolare mista a una sensazione di rilassamento.

— Adesso le ragazze poseranno le mani su di voi e vi forniranno energia. Rilassatevi e disponetevi a riceverla. Non sentirete niente.

Louise Curel disse: — Volete togliervi la cravatta e aprire la camicia?

Quando la giacca fu tolta, la camicia gli venne abbassata sulla schiena in modo da lasciargli le spalle nude. La ragazza svedese, Selma Bengtsson, gli disse: — Continuate a tenere gli occhi chiusi.

Carlsen rimase la in piedi, ondeggiando leggermente, e senti le dita delle ragazze sfiorargli la pelle. Poteva anche sentire l’alito di Louise su una guancia. Era una sensazione eccitante.

Rimasero cosi per circa cinque minuti, in silenzio. Lui provava un senso di ebbrezza gioiosa, come se volesse mettersi a ridere.

Il conte disse: — Sarebbe piu rapido se le ragazze usassero le labbra. Sia detto per inciso, questo e uno dei motivi per cui i baci danno piacere. E uno scambio di energia maschile e femminile… Come vi sentite?

— Magnificamente.

— Bene. Credo che cosi basti.

Le ragazze lo aiutarono a riabbottonarsi la camicia e rimettere la cravatta.

Fallada gli chiese. — E allora? Come va?

Carlsen esito e von Geijerstam disse: — Non potra saperlo con esattezza per almeno cinque minuti. — Poi chiese alla signorina Bengtsson: — Com’e andata?

— Doveva essere piu stanco di quanto credeva.

— Perche dite cosi? — domando Carlsen.

— Avete preso piu energia di quanto mi aspettavo. — Selma Bengtsson guardo le altre, e le ragazze annuirono.

Carlsen chiese: — Allora adesso vi sentite stanche voi?

— Un po’. Ma noi eravamo in tre, quindi ognuna di noi ha dato poco. E abbiamo preso energia, a nostra volta, da voi.

— Avete preso…

— Si, abbiamo preso un po’ della vostra energia maschile e vi abbiamo dato in cambio energia femminile. — Selma si rivolse al conte. — Voi potete spiegare meglio.

Von Geijerstam stava riempiendo di nuovo i bicchieri.

Disse: — Lo si potrebbe definire vampirismo benevolo. Quando uno e stanco, non ne consegue necessariamente che sia privo di energia. Potrebbe avere enormi riserve vitali, ma ci vuole uno stimolo per farle affiorare. Quando le ragazze vi danno energia femminile, questa risveglia le vostre riserve vitali, esattamente

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