Il buio fra gli alberi era totale. Poi il sentiero sbocco davanti alla porta della cappella. Era costruita interamente di tronchi d’albero, a forma di una A. Sembrava piu grande di quando l’avevano vista la prima volta, dall’aereo.

Il conte fece girare un anello di ferro, e la porta si apri all’interno. Accese la luce. La cappella era molto gradevole. Il soffitto era coperto d’affreschi che rappresentavano cherubini e angeli, e c’erano tre alti candelabri circolari, di ottone. C’era un organo verniciato in rosso, giallo e azzurro, con canne argentate. Il pulpito faceva pensare alle casette di pan di zucchero delle favole, con il tetto dipinto, e delle statuette che evidentemente rappresentavano vari santi.

Von Geijerstam li condusse lungo il lato di destra, oltre il pulpito, fino a una porta di legno massiccio che terminava ad arco. La apri. La stanza in cui entrarono odorava di pietra fredda.

Il conte sollevo il coperchio di una cassapanca, e prese una lampada con un lungo filo. Collego il filo a una presa vicino alla soglia. — Non c’e luce elettrica nel mausoleo — disse. — Quando fecero l’impianto nella cappella, all’inizio del duemila, gli operai non vollero oltrepassare questa porta.

La lampada illumino una stanza di forma ottagonale, a volta. C’erano varie tombe di pietra e sarcofagi lungo i lati. Al centro della stanza troneggiavano tre sarcofagi di rame. Due avevano un crocifisso sul coperchio. Su quello del terzo c’era un bassorilievo che rappresentava un uomo in uniforme militare.

— Questa e la tomba del Conte Magnus — disse von Geijerstam indicando l’effigie sul coperchio. E aggiunse: — Pare che la faccia sia stata ricavata da una maschera mortuaria. Guardate la ferita sulla fronte… e qui… — Sollevo la lampada portatile per mostrare le incisioni sui lati del sarcofago. Alcune erano scene militari. Poi si vedeva una citta con tetti a spirale. E sull’ultimo lato, vicino ai piedi, c’era un polipo nero, con faccia umana, che stava trascinando un uomo verso un’apertura fra le rocce. La faccia dell’uomo non era visibile, ma si notava chiaramente che indossava una corazza.

Von Geijerstam disse: — Questa scena e sempre stata un mistero per tutti. I polipi erano praticamente sconosciuti in Europa, in quell’epoca.

Rimasero a osservare l’incisione in silenzio. Faceva un gran freddo. Carlsen si strinse nel cappotto e affondo le mani nelle tasche. Non era il freddo secco che aveva sentito fuori: li sembrava soffocante.

Fallada disse: — Molto curioso… — La sua voce era priva di inflessioni. — Devo dire che questo posto e alquanto sgradevole.

— Perche?

— Sembra che manchi l’aria.

Von Geijerstam guardo Carlsen con sguardo interrogativo.

— E voi, come vi sentite?

Carlsen stava per rispondere “bene” per forza d’abitudine, ma si trattenne. Aveva capito che la domanda del conte aveva un motivo preciso. — Leggermente stordito, mi sembra.

— Potete descrivere meglio quello che provate?

— Ecco… sento una specie di soffocamento… e come un pizzicore nella punta delle dita… e la vostra faccia e sfuocata… no, tutto e leggermente sfuocato.

Von Geijerstam si rivolse a Fallada: — E voi?

Fallada era sconcertato. — Mi sento benissimo. Forse Olaf ha bevuto un po’ troppo.

— No. Non e questo. Ho anch’io le stesse sensazioni del Comandante Carlsen. Mi capita sempre, qui dentro, soprattutto quando c’e la luna piena.

Fallada disse in tono lievemente sarcastico: — Altri fantasmi e spettri?

Von Geijerstam scosse la testa. — No. Credo che ormai lo spirito del Conte Magnus sia in pace.

— Allora, cos’e?

— Usciamo, prima. Comincio a sentirmi soffocare. — Si asciugo il sudore dalla fronte e usci. Carlsen fu lieto di seguirlo. Appena fuori il senso di nausea svani.

Nella cappella, la luce elettrica dava tonalita allegre ai colori dell’organo. Li la vista non era piu offuscata. Von Geijerstam si sedette sulla prima panca.

— Quello che abbiamo appena sperimentato la dentro non era la sensazione che si attribuisce di solito alla presenza di un fantasma, ma un effetto puramente fisico, come sentirsi mancare quando si annusa il cloroformio. Non di natura chimica, pero, ma elettrica.

— Elettrica? — disse Fallada.

— Non intendo qualcosa che si possa misurare con la scala lambda, anche se non mi sento di escluderlo. Ritengo piuttosto che sia una specie di registrazione… come una registrazione su disco o su nastro.

— E quale sarebbe il nastro? — domando Carlsen.

— Una specie di campo… un campo magnetico, dovuto all’acqua che ci circonda — rispose il conte. Poi si rivolse a Fallada: — Anche voi ne sentite gli effetti, per quanto siate meno sensibile del Comandante. E come nel laboratorio di Magnus. Solo che la l’effetto e piu debole perche il laboratorio e sopra il lago.

Fallada scosse la testa. — Che prove avete che sia cosi?

— Nessuna prova scientifica. Ma il cinquanta per cento delle persone che entrano nel mausoleo quando c’e luna piena sente questi effetti. Qualcuno e persino svenuto. — Guardo Carlsen: — Avete notato che la sensazione e cessata subito appena passata la soglia? Questi campi hanno sempre perimetri ben definiti. Ho annotato esattamente dove comincia e dove finisce, in questo caso: quindici centimetri oltre la porta.

Fallada disse: — Ci dev’essere un sistema per misurarlo, se si tratta di un campo elettrico.

— Sono sicuro che c’e, ma io sono uno psicologo, caro dottor Fallada, non un fisico. — Von Geijerstam si alzo. — Rientriamo in casa?

Carlsen disse: — Continuo a non capire… Perche ci deve essere un’atmosfera sgradevole? Che cos’e successo la dentro?

Il conte spense le luci e richiuse la porta. — Posso dirvi quello che e successo nel laboratorio. Nei diari c’e tutto. Magnus praticava la magia nera. E alcuni degli esperimenti che ha fatto sono troppo orribili per parlarne.

Passarono sotto gli alberi in silenzio. Poi Fallada chiese: — Ma perche anche dentro la cappella?

— Gia. Perche quell’atmosfera anche nel mausoleo, visto che Magnus era gia morto quando e stato portato la?

— Una domanda non scientifica, forse, ma vale la pena di porsela.

Fallada tento una risposta. — Non potrebbe essere stata la paura della gente che entro nella tomba a provocare quella che voi chiamate registrazione?

— Si, se qualcuno ci fosse entrato. Ma per oltre un secolo dopo la morte di Magnus la tomba e rimasta chiusa e sbarrata. La cappella cadde in disuso perche la gente aveva paura di irritare il suo spirito.

Arrivarono in silenzio fino al portone del castello. Le luci della biblioteca erano state spente ma il fuoco del camino era sufficiente a illuminare la stanza. Selma Bengtsson era seduta sul divano.

— Louise e Anneleise sono andate a letto. Io volevo sapere com’e andata.

Carlsen si sedette vicino alla ragazza. — Non e successo niente, se e questo che temevate. Ma io ho provato una strana sensazione.

Von Geijerstam disse: — Ci meritiamo tutti un po’ di brandy, d’accordo?

Selma chiese a Fallada: — E voi, avete sentito qualcosa?

— Io… non saprei. Riconosco che e un posto deprimente. …

Il conte l’interruppe: — Ma voi non credete ai vampiri?

— Non in quel genere di vampiri! Non in quelli che tornano dall’oltretomba. — Annuso il suo brandy. — I vampiri sono una cosa. I fantasmi un’altra.

Von Geijerstam annui. — D’accordo. Capita che io creda anche ai fantasmi. Ma in questo momento non stiamo parlando di fantasmi.

— Be’, parliamo di un uomo che torna dal mondo dei morti. Direi che e la stessa cosa.

Von Geijerstam disse: — Ne siete sicuro? — Si accomodo meglio nell’ampia poltrona. Fallada aspetto il seguito. — C’e una frase interessante nel diario del Conte Magnus: “Colui che volesse bere il sangue dei suoi nemici e ottenere fedeli servitori…”. Che specie di servitori?

Carlsen chiese: — Demoni?

— Forse. Ma demoni o diavoli non sono affatto menzionati nei suoi diari. Tutto quello che sappiamo e che quando Magnus torno dal Pellegrinaggio Nero era un altro uomo… anche la sua calligrafia era cambiata. L’abbiamo

Вы читаете I vampiri dello spazio
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату