visto. Per quello che riguarda le mie esperienze personali, mi sono imbattuto in cinque casi di sdoppiamento di personalita… la sindrome Jekyll-Hyde. In due casi anche la calligrafia cambiava a mano a mano che cambiava la personalita. Eppure restava sempre la stessa calligrafia, cambiavano semplicemente alcune caratteristiche che si accentuavano o si smorzavano. In questo caso invece la calligrafia divento quella di un’altra persona.
Carlsen si protese in avanti. — In altre parole Magnus venne invasato da qualche cosa?
— Alcuni indizi puntano in questo senso. — Von Geijerstam sorrise a Fallada. — Se… naturalmente, se voi credete che un’entita incorporea possa invasare il corpo di un individuo in carne e ossa.
— E poi, c’e la faccenda del polipo — disse Carlsen.
Per qualche minuto nessuno parlo. Nella sala si udiva solo lo scoppiettio del ceppo nel camino. Poi Fallada disse: — Vorrei tanto capire dove ci portera questa storia.
L’orologio dell’atrio batte l’una. Carlsen fini il suo brandy. Von Geijerstam disse: — Sara meglio dormirci sopra. Ne abbiamo gia discusso abbastanza per oggi. E poi credo che il Comandante sia stanco.
Carlsen aveva trattenuto uno sbadiglio e lo sforzo gli aveva fatto venire le lacrime agli occhi. Von Geijerstam disse: — Selma, volete mostrare al Comandante la sua stanza? Io restero ancora qualche minuto, a bere un altro brandy. Mi fate compagnia, dottore?
Fallada disse: — Ecco… ne prendero ancora un goccio.
Carlsen auguro la buona notte e segui Selma Bengtsson su per le scale. Il tappeto era spesso e soffice sotto i suoi passi. Il calore del camino lo aveva messo in uno stato di piacevole sonnolenza. La ragazza lo accompagno a una stanza del primo piano. La porta era aperta, e qualcuno aveva gia disteso il suo pigiama sul letto. Era una stanza calda e comoda, con le pareti rivestite di legno piu chiaro di quello del pianterreno. Carlsen si sedette sull’orlo del letto e si senti travolgere dalla stanchezza. Tolse dalla valigia una cornice con la foto della moglie e dei figli e la mise sul comodino. Lo faceva sempre quand’era in viaggio. Poi ando in bagno e si bagno la faccia con acqua fredda. Stava per lavarsi i denti quando qualcuno busso alla porta.
— Avanti — disse, uscendo dal bagno. Era Selma Bergtsson. — Credevo che fosse Fallada.
— Posso parlarvi un momento prima che andiate a dormire?
— Certo. — Si infilo la veste da camera sul pigiama. — Vi spiace se mi sdraio? — chiese.
Lei rimase ai piedi del letto a guardarlo. — Vorrei farle una domanda. — I suoi modi erano del tutto naturali, senza sottintesi di natura sessuale. Si protese in avanti e lo guardo negli occhi. — Lo sapete di essere un vampiro? — chiese.
— Cosa? — La guardo cercando di capire se aveva parlato seriamente.
— Credete che stia scherzando?
— No, non credo che stiate scherzando — disse lui scuotendo la testa — ma credo che vi sbagliate.
Con una certa impazienza lei disse: — Sentite, sono in questa casa da quasi un anno. So benissimo cosa sia dare un po’ d’energia ogni giorno, e posso dirvi con certezza che voi avete preso energia da me.
— Non metto in dubbio quello che dite, ma non riesco a crederlo.
La ragazza si sedette sulla sedia di fianco al letto. — L’hanno sentito anche le altre. Ne abbiamo parlato questa sera. Erano cosi stanche che sono andate subito a letto. Io invece ho deciso di parlarvi.
— Si, ma… tutte e tre mi avete dato un po’ d’energia oggi.
— Verissimo. E avrebbe dovuto bastarvi, fino a domani. Invece, dopo nemmeno un’ora, quando eravate seduto vicino a me a tavola, ho sentito che mi prendevate altra energia.
— Io non mi sento affatto pieno di energia. Anzi, mi sento esausto. Siete sicura di non sbagliarvi?
La ragazza si strinse nelle spalle. — C’e un modo semplice per scoprirlo. Distendetevi e chiudete gli occhi.
— D’accordo. — Carlsen si allungo sul letto appoggiando la testa sul cuscino, con una gran voglia di dormire subito. Senti che lei gli sbottonava la giacca del pigiama. Poi le mani della ragazza si posarono sulla parte superiore del suo petto. Lui si irrigidi, ebbe la fugace sensazione di camminare sotto un getto di acqua fredda.
Rimase sdraiato, con gli occhi chiusi, ascoltando il brontolio che gli saliva dallo stomaco. La tensione svani e lui si trovo a sprofondare dolcemente verso il sonno. L’impressione duro forse mezzo minuto. Poi si rese conto di sentirsi meno stanco. Un calore piacevole gli percorreva il corpo. Disse con voce assonnata: — Mi state dando energia.
— Si, sono io a darvela.
Fino a quel momento lui era rimasto completamente passivo, come un bambino allattato al seno. Ora registrava un cambiamento, gli pareva d’essere totalmente sveglio, conscio di una strana fame violenta. La senti dire: — Adesso siete voi a prenderla. — La voce della ragazza era stranamente debole.
Carlsen apri gli occhi e la guardo. Vide che era pallidissima. Le disse: — Togliete le mani.
Mentre lo diceva, capi che Selma non avrebbe ascoltato. Era conscio che da lui emanava qualcosa che la tratteneva. Era anche consapevole che la ragazza opponeva scarsa resistenza. Ora lei non aveva alcun desiderio di sottrarsi. Nel suo atteggiamento c’era una componente di paura che lui avvertiva attraverso il tocco delle dita. Curiosamente, paragono quella sensazione all’odore del petrolio. Era anche conscio di un suo dualismo: una parte di lui osservava quello che stava succedendo, senza parteciparvi; un’altra parte era desiderio puro, che procedeva sicuro e sciolto come un campione di sci acquatico scivola sulle onde.
Alzo le braccia, afferro Selma per i polsi e si stacco dal petto le mani della ragazza. Lei si affloscio in avanti e lui senti il calore della sua pelle attraverso la seta leggera del vestito. Allora spinse indietro le coperte, e se la tiro accanto. Selma rimase distesa con le labbra semiaperte, le palpebre abbassate. La tentazione di chinarsi su quelle labbra era irresistibile. Pero sapeva che la porta era rimasta aperta e che Fallada poteva entrare a dirgli buonanotte prima di andare nella sua stanza. Si alzo e ando a chiudere la porta a chiave. Poi spense la luce. Dalla finestra entrava il riflesso chiaro della luna, e basto quello a trarre dall’ombra la figura della ragazza stesa sul letto. Anche voltandole le spalle non cancello il desiderio di sdraiarsi su di lei. Si sedette sull’orlo del letto e le sollevo il vestito fino alla vita. Lei si giro su un fianco, come per permettergli di arrivare facilmente ai bottoni che si allacciavano sulla schiena. Carlsen, che di solito era maldestro coi bottoni, si trovo a sbottonare quelli con gesti sicuri. Le slaccio i ganci del reggiseno con un solo movimento, e glielo sfilo insieme col vestito. Le restavano solo le mutandine nere. Gliele tolse. Mentre si sdraiava su di lei vide con l’angolo dell’occhio la faccia di Jelka che lo guardava dalla fotografia. Gli sembro un’estranea.
Lascio cadere la giacca del pigiama sul pavimento e si chino a cercare la bocca di Selma. Appena le sue labbra toccarono quelle della ragazza provo una sensazione che gli diede le vertigini. L’energia fluiva da lei in ondate di dolcezza, trasmettendo fremiti di gioia nella sua circolazione sanguigna. Quando la penetro, la ragazza emise un gemito. Il calore che si irradiava da lei aveva gli stessi effetti dell’alcool, ma era piu squisito di qualsiasi cosa lui avesse mai bevuto. In quel momento si rese conto che non stavano facendo l’amore da soli. C’era una terza persona: la ragazza dell’astronave alla deriva. C’era il mare fra loro, eppure era li nel letto e si dava a lui. Anche le sue labbra erano socchiuse, e l’aliena stava suggendo l’energia che scorreva attraverso Carlsen. Selma Bengtsson ignorava la presenza dell’altra; lei era conscia unicamente della sua resa totale. Carlsen penso: “Si tratta di questo, dunque?”
Il primo impeto si placo. Lui continuo a premerle le labbra sulle labbra, per timore che i suoi gemiti potessero essere uditi. L’estasi aveva travolto Selma, e Carlsen intui che era arrivata al limite, al confine con il dolore.
Ma era anche conscio del desiderio dell’altra donna. Anche se la sua necessita piu urgente era stata placata, l’aliena voleva di piu. Giaceva sotto di lui, il corpo convulso, furente perche Selma era appagata. Ci fu un breve, intenso conflitto, ma Carlsen rifiuto di ubbidirle. Lei lo incitava a prendere ancora, ancora un po’. Selma giaceva di fianco a lui, sprofondata in un sonno pesante dovuto all’esaurimento; sarebbe stato facile assorbire altra energia da lei. Ma Carlsen sapeva d’aver preso gia molto, d’aver assorbito quasi tutte le sue riserve di energie vitali, e ne era spaventato. In circostanze normali la ragazza le avrebbe recuperate in fretta, ma per il momento quella sua debolezza la rendeva estremamente vulnerabile. Qualsiasi sforzo improvviso, qualsiasi crisi imprevista, avrebbe gettato Selma in un limbo di paura e di depressione.
Nella mente di Carlsen la sollecitazione dell’altra era come un mormorio convincente: “Non voglio che tu la uccida. Prendile solo un altro po’ di energia”. Poiche lui rifiutava, l’altra riusci appena a dominare la collera. Era come cercare di strappare la bottiglia a un alcolizzato. Carlsen era inoltre consapevole di un elemento nuovo del suo rapporto con quella donna.
Nel Laboratorio dell’Istituto Ricerche Spaziali lei aveva cercato d’esercitare su di lui tutte le sue seduzioni,
