Joe Keogh tacque per un attimo.

— Intende forse dire il libro di Charles Darwin?

Occhi scuri si volsero su di lui.

— Non tanto il libro, quanto l’argomento: le leggi che governano lo sviluppo della vita sulla Terra. Il vero interesse di Tyrrel sembra andare a queste fondamentali leggi di natura, che Darwin comincio a studiare piu di un secolo fa. La mia gente e la vostra sono entrambe soggette a queste leggi. Perche siamo tutti esseri umani, tutti figli della Terra.

— Okay, ma la ragazza scomparsa e tornata, apparentemente indenne. La mia cliente con tutta probabilita mi ringraziera per il disturbo, mi dara quanto pattuito e mi mandera via.

— Gia, in effetti il caso sembra chiuso. Complimenti, Joseph. Tuttavia io non mi sento ancora libero di andare. In tutta coscienza non sono ancora soddisfatto, e quindi non partiro.

Joe non esito. — Cosa posso fare allora per aiutarla?

— Giusto — fece John.

— Ancora non lo so, signori. Ma la vostra offerta e davvero bene accetta.

Nella suite di Joe, Sarah Tyrrel appese il ricevitore dopo aver riferito ai ranger del parco che la sua bisnipote Cathy era tornata a casa di sua spontanea volonta.

— Non sembravano particolarmente sorpresi — commento l’anziana donna.

— Molti ragazzi che scappano di casa tornano tranquillamente da soli — spiego Joe. — Dov’e Cathy adesso?

— Sta dormendo — disse Sarah, per poi guardarsi attorno. — E Maria dov’e?

Joe non lo sapeva. Guardando Bill, che ascoltava tutto in silenzio, domando: — E a proposito, dov’e Brainard?

— Ha detto che andava a prendere le sigarette giu nella hall. Non sembrava che avesse bisogno di una scorta.

Le fugaci nevicate della prima parte della mattinata stavano aumentando di durata e intensita quando Gerald Brainard, con un pesante giaccone invernale addosso e una piccola valigia in mano, sbuco da uno dei sentieri lastricati laterali per addentrarsi in uno dei grandi parcheggi turistici sparsi attorno a Canyon Village. Guardando cautamente prima a destra e poi a sinistra nella tetra giornata invernale, estrasse dalla tasca un mazzo di chiavi avvicinandosi con rapidi passi a una piccola Pontiac coperta di neve.

Non aveva guardato bene, comunque. Non aveva neppure aperto la portiera della macchina, quando un uomo di grossa corporatura che indossava un cappotto col bavero di pelliccia comparve all’improvviso dietro di lui.

— Oh, ecco il nostro simpatico avvocato. Pensi forse di andare da qualche parte?

Pochi attimi piu tardi la Pontiac venne parcheggiata di nuovo, ma stavolta in una strada secondaria del parco, una lunga e relativamente stretta spianata in terra battuta destinata meta a parcheggio e meta a strada circondata da abeti e molto usata per i picnic estivi. Ora pero il posto era deserto: solo un’altra macchina vi era parcheggiata oltre alla Pontiac.

E in questa seconda macchina si trasferirono i due mafiosi e l’avvocato: Smith al volante, Brainard davanti accanto a lui e Preston sul sedile posteriore.

— Adesso resteremo qui per un po’ — dichiaro Smith. — Tanto non c’e fretta, vero? Tutti e tre abbiamo la giornata intera a disposizione. — Cosi dicendo volse la testa leggermente all’indietro. — Preston, ma tu non avevi qualcosa da fare nel pomeriggio?

— No — fece Preston, accendendosi una sigaretta senza offrirne. — Mi sono liberato, cosi posso restare qui tranquillamente con voi a parlare di soldi. Ora, vediamo un po’: come potra il nostro furibondo principale recuperare un certo investimento?

Brainard non trovo nulla da dire. Pallido e tremante guardava la fitta pineta innevata davanti a lui, a poca distanza dal parabrezza.

— Allora, avvocato, dicci qualcosa. Coraggio, non essere timido.

— Io non ho i soldi per pagarvi adesso. Io…

La frase termino con un urlo. Preston aveva preso la sigaretta tra le dita spegnendola sul collo di Brainard.

— Statti tranquillo, tesoruccio. Queste cose il mio amico Preston non le vuole proprio sentire. Coraggio, riprovaci.

— Non c’e nessuno da queste parti oggi — fece Preston con tono quantomai casuale. — E pensare che d’estate e cosi pieno che uno non riesce neppure a parcheggiare la macchina. Ma oggi e il nostro giorno fortunato, vero amici? Sto aspettando, carne morta. Allora, come farai a ridarci tutti quei verdoni?

— Paghero… paghero — supplico Brainard accennando a tirarsi su il bavero della giacca. Bruscamente Preston glielo abbasso di nuovo.

La neve comincio a cadere lentamente. — Dicono — fece Smith — che talvolta nel parco puo nevicare per giorni e giorni.

— Nessun turista in giro — sospiro Preston da dietro. — Nessun ranger. Niente di niente qui, tranne noi tre. Stiamo aspettando, carne morta.

E detto questo si accese un’altra sigaretta, spegnendola di nuovo sul collo di Brainard.

Ma all’improvviso i tre non furono piu soli. La figura di un uomo con la barba ben curata e un cappello a falda larga comparve ai margini del bosco, per poi avvicinarsi alla macchina oltrepassando la piccola Pontiac.

Vedendo Strangeway, Brainard emise una sorta di vagito.

— Chi diavolo e questo? — fece Smith.

Drakulya si fermo a quattro, cinque metri dalla macchina dei gangster, restando immobile con le mani in tasca. Le sue labbra si mossero, pronunciando parole incomprensibili.

Smith abbasso il finestrino a meta e la voce dell’uomo in piedi davanti a loro risuono chiaramente. — Abbia pazienza, signor Brainard. Qualche attimo ancora e i signori saranno lieti di lasciarla andare.

A queste parole Brainard compi uno sforzo convulso per cercare di uscire, ma Preston lo afferro senza tanti complimenti per il collo obbligandolo a stare fermo al suo posto. Poi il robusto gangster apri la portiera e scese, mentre le sospensioni della macchina oscillavano sotto la sollecitazione del suo grande peso.

— Fuori dai piedi, idiota — ordino dall’alto dei suoi due metri il grosso Preston al piccolo Drakulya. — Va’ a caccia di scoiattoli da qualche altra parte. Questa e una conversazione privata.

Brainard lancio una disperata richiesta di soccorso, un urlo che gli mori in gola quando l’uomo seduto accanto a lui lo colpi allo stomaco con una gomitata.

Lo sguardo di Drakulya ando dall’aguzzino di Brainard seduto in macchina a quello in piedi davanti a lui. — I signori Smith e Preston, suppongo. Purtroppo vedo che e tardi per invitarvi a lasciar partire quest’uomo indisturbato. Be’, suppongo di potervi capire in un certo qual modo. Esito a interferire con la giusta pretesa di recuperare i vostri soldi, tuttavia…

— Te l’ho gia detto una volta — lo interruppe Preston. — E te l’ho detto in modo carino e gentile. Non mi hai ascoltato. Peggio per te. — E con queste parole mosse minacciosamente verso Drakulya.

Ma all’ultimo momento, prima di raggiungere la sua presunta vittima, una smorfia di dolore e sorpresa gli deformo il volto. Allungo una mano per stringere il collo dell’uomo davanti a lui, ma le sue dita si chiusero a vuoto. Drakulya gia lo teneva con entrambe le mani per il bavero di pelliccia, e un attimo piu tardi Preston gracchio ad alta voce in totale disfatta chiedendosi come mai il suo corpo volteggiasse a mezz’aria. Il suono fu molto acuto per un uomo di tale stazza. E per essere uno che respirava, Preston dimostro un’ottima coordinazione, compiendo un complicato passo di danza nel disperato tentativo di riguadagnare un equilibrio perso, ahime, per sempre.

Il suo corpo, lanciato con cura, percosse con considerevole potenza la parte anteriore della macchina. Nella prima fase dell’impatto le gambe dell’uomo colpirono il cofano. Un attimo piu tardi il suo grande torace sbatte sul parabrezza. Il robusto vetro s’imbarco, ma non si ruppe. Preston prosegui poi la sua corsa sulla superficie fortemente inclinata, che lo proietto a un’altezza di diversi metri sopra il retro della macchina fino alla caduta finale su uno strato di neve fresca purtroppo insufficiente.

Prima ancora che il corpo volteggiante di Preston subisse quell’ultimo impatto, Drakulya si era portato verso

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