tutti soldini d’ottone della Repubblica del Re di Katskil, coniati rozzamente con la faccia mascelluta di Brian II. (Come suo padre Brian I, affermava che la sua monarchia era un Governo Provvisorio, il cui sacro fine era la restaurazione degli Stati Uniti d’America… purtroppo irrealizzabile per ora.) Tra i soldini brillava un sorprendente frammento del passato, accettato come moneta legale ma di rarita estrema, un dieci centesimi di dollaro d’argento del Tempo Antico, che valeva almeno cinquanta dei soldini di Katskil. Chi mai, tra i presenti, poteva essere stato cosi munifico?

Quasi sicuramente era il giovane dai capelli scuri che sedeva in disparte dagli altri, e teneva al guinzaglio un canelupo grigio. La tunica e il perizoma di lino erano bianchi come la panna, segno non ufficiale di appartenenza all’aristocrazia; sebbene non esistessero disposizioni di legge al riguardo, nessuno indossava in pubblico il prezioso lino candeggiato. Gli individui comuni si accontentavano di indumenti raffazzonati dalle massaie inesperte o dai servi con rozzi tessuti di lana dai colori spenti, o con linolana… avanzi e brandelli di lana e di lino. Gli aristocratici si gloriavano della pulizia e del nitore, mentre a certi livelli il sudiciume era considerato sinonimo di virtu. La borsa di pelle di daino ed i mocassini del giovane dovevano essere stati confezionati dai servitori (virtualmente schiavi) che eseguivano lavori del genere per la Citta Interna e per le grandi proprieta terriere dei sobborghi. Lo sguardo franco e innocente del ragazzo turbava Demetrios, che era ossessionato dal ricordo di un altro mondo, morto da quasi mezzo secolo. — Io credo che una storia voli sempre la dove c’e una scintilla di vita disposta ad ascoltarla. A Hesterville avevano quei congegni che sembrano fantasie fiabesche a quanti sono troppo giovani per averli visti. Nessuno, qui, eccettuato Potterfield, puo ricordarli come me… telefoni, automobili, radio, macchine per smuovere la terra, aerei. Naturalmente, per voi sara difficile crederci. Ti ricordi dei voli spaziali, Potterfield?

— Merda, — disse lo straccivendolo. — Era tutto un trucco, non e vero? Io non ho mai visto un razzo partire se non alla tivu, proprio come in tutti quegli sceneggiati di fantascienza, dove era tutto inventato.

— Cos’e successo alla tua tivu? — chiese il ragazzo dai capelli scuri.

— Fregata, — disse Potterfield. — Fregata, signore. Vedi, quando l’elettricita se ne ando, non funzionava piu niente. — Strizzo l’occhio a Demetrios, per dimostrare che condivideva con lui un antico simulacro di saggezza divenuto inutile e inacidito. — Allora la mia ragazza gli tiro una bottiglia di lozione per le mani… vuota. Tanto, la tivu era sua. Abitavo insieme a lei, allora, all’incirca cinquant’anni fa. Adesso ho settant’anni com’e vero Gesu, visto che me lo chiedi.

— E ricordi anche le automobili? — disse Demetrios. — Ricordi i telefoni? Gli aerei a reazione?

— Ma certo. Anche adesso, se devo andare in qualche posto, penso sempre, oh, beh, telefonero, e poi penso: oh, merda. — Potterfield si gratto sotto il perizoma bagnato, irritato da molti affanni, non ultima la vecchiaia. Pidocchi, ratti e pulci erano sopravvissuti in abbondanza alla catastrofe di tanto tempo prima. Negli ultimi due o tre decenni, dato che le acque, dopo essere cresciute, avevano mantenuto il loro livello con scarse fluttuazioni, prosperava in particolare una varieta di ratti a coda corta, piccoli e aggressivi, dal pelo scuro e feroci, con una simpatia per le nuove, meschine dimore umane che non venivano piu costruite su fondamenta di cemento. Poteva essere una mutazione del prolifico topo di campagna del Tempo Antico, pensava Demetrios, ma non c’era nessuno che potesse discuterne con lui e che conoscesse almeno la parola «genetica». — Adesso stiamo meglio, no? — disse Potterfield. Doveva aver avuto circa vent’anni, penso Demetrios, quando il fuoco aveva divorato le citta e le brevi epidemie si erano succedute, e le morti per radiazione e le malattie dalla virulenza travolgente, quando non c’erano piu i mezzi per studiarle e per bloccarle. La grande Peste Rossa era venuta solo sedici anni dopo, quando Demetrios aveva ventinove anni e viveva a Nuber. Potterfield doveva essere un giovanotto semplice (se pure esistevano esseri umani dei quali si potesse dire una cosa simile), con un appetito per le semplici soddisfazioni (se pure esistono soddisfazioni che non si disperdano all’infinito, come le increspature di uno stagno). Ce n’erano stati tanti, come lui! Maschi e femmine di tutte le eta, che superavano i quattro miliardi secondo le stime del 1990, nonostante il lieve decimo del tasso di natalita e le desolanti carestie della fine degli anni Settanta e dell’ inizio degli anni Ottanta. — Stiamo meglio adesso, senza tante cose che t’aggrediscono da tutte le parti. L’uomo ha la possibilita di pensare, — disse Potterfield. — Non lo credereste neanche, quanti pensieri profondi ho adesso. Continua con la tua storia, Dimmy… mi sono fermato qui perche tu mi svaghi, non e vero?

— Ti svagherai, se riuscirai a stare sveglio. Io ero cresciuto in quel mondo, — disse Demetrios, — fino ai tredici anni; non tranquillo, perche nessuno era tranquillo tranne gli spensierati che erano capaci di sentirsi a loro agio anche seduti su di un vulcano. Dato che ero un ragazzetto, certo, anch’io spesso ero spensierato. Io…

— Oh, Demetrios! — La donna alla finestra aveva finito di mangiare la pesca: si puli la bocca sul braccio. — Vulcano? Devi proprio usare tante parole cosi difficili? Cos’e un vulcano?

— Chiedo scusa, Madam. Un vulcano e una montagna con un buco in cima. Di tanto in tanto, dal buco esce il fuoco della terra, in un fiume di materia fusa che scende dal fianco della montagna e brucia tutto. Sapevi, mia cara, che l’interno della Terra e un nucleo di fuoco? Ogni giorno, tu cammini sopra una cantina piena di fuoco, mia cara. E adesso basta con le domande, o non racconto piu niente. — Ma era il ragazzo, Garth, che si mostrava allarmato, e addirittura lanciava occhiate timorose intorno ai propri piedi; la donna era soltanto divertita, e non ci credeva. — Si, ero cresciuto in quel mondo, e mio padre era un dottore e un saggio. Mia madre dipingeva quadri. Ce n’e qualcuno a Nuber; lei era piu brava di tutti i pittori che voi conoscete… e naturalmente aveva a disposizione materiale migliore per lavorare. Mio padre era conosciuto come il dottor Isaac Freeman di Hesterville, e il mio nome… oh, il mio nome era Adam Freeman. Non ho mai parlato, prima, di queste cose. — E adesso che cosa ti prende? Perche continui a parlarne e con tanto impaccio? Non e questo che i tuoi ascoltatori vogliono, Demetrios. Vogliono romanzi d’amore e d’avventura, fiabe, persino allegorie, se sei cauto, ma certo non la storia di come stavano realmente le cose. Beh, il vento soffia da est. — Debbo trovare il filo, care anime. Allora il mio nome non era Demetrios. Era Adam Freeman.

«Il mio nome e Demetrios da quarantasette anni… quanto basta per aver visto salire le acque e diventare il Mare di Hudson. Ho veduto un altro messia, diciassette anni fa, e il suo martirio per mano di coloro che egli voleva salvare. Parlo dell’uomo Abraham, che alcuni chiamano profeta, legato alla mota sulla Piazza della Forca di questa citta.»

— Non era un profeta? — chiese il giovane con il canelupo. — Chiedo scusa… Non volevo interromperti.

— Tutti gli uomini sono profeti, — disse Demetrios, scrutandolo. La sua presenza era un po’ strana, ma non molto. I cittadini della Citta Interna, che potevano andare ovunque volessero, si facevano vedere non di rado per le strade aperte, soprattutto in compagnia di cani e di servitori che li proteggevano, e benche di solito non si prendessero il disturbo di fermarsi ad ascoltare i narratori agli angoli delle strade, non v’era motivo di stupirsene. — E poiche gli uomini non sono mai d’accordo, forse nessuno dovrebbe portare quel nome. Io mi chiamo Demetrios, che significa «appartenente alla terra» o «sacro alla terra». Nei tempi piu antichi c’era una dea, Demetra, che veniva venerata come spirito della terra, madre di tutto. Era adorata anche sotto altri nomi. Demetra era il nome con cui la chiamavano i greci… Tu ne hai sentito parlare, signore?

Il ragazzo apparve turbato, forse nel sentirsi chiamare «signore» da uno tanto piu vecchio; ma quasi tutti coloro che vestivano di lino bianco l’avrebbero considerato un loro diritto naturale. — So chi erano, — disse il giovane, e sorrise, senza arroganza. — Conosco alcuni libri.

Demetrios annui. — Allora ti sarai accorto che sono pieni di vita. Io sono Demetrios. Se qualcuno mi chiamasse per strada con quel nome, Adam Freeman, non capirei che si sta rivolgendo a me. Mio padre mi chiamava Ad; per mia madre, che era irlandese, ero invece Adam-bach.

«Avevo tredici anni nel 1993, vecchio calendario. Ora ricordo, care anime, che un continente intero si estende ad ovest, a nord e a sud di qui, tutto cio che le acque dell’oceano non hanno sommerso; e che in quella regione la nostra intera nazione di Katskil e come una piccola unghiata di sporco su di una grande coperta. Quella e l’immensa regione di cui parlate, quando dite “Stati Uniti d’America”. Fino all’anno 1993, dopo il quale non esiste piu storia scritta, a quanto sappiamo, se non quella della nostra piccola unghia, il resto del mondo era spartito in altre divisioni territoriali, grandi e piccole… beh, forse lo e ancora, ma nessuno parla piu attraverso gli oceani. Tutte quelle divisioni si chiamavano nazioni, ed erano libere di farsi guerra l’una con l’altra con armi che potevano trasformare la terra in un mucchio di macerie… come e adesso, comunque. Tutte quelle divisioni si chiamavano nazioni e le alleanze di nazioni, care anime, non hanno il buon senso di evitare la stupida passione della guerra. Le nazioni non conoscono la giustizia e la carita piu di quanto non conoscano l’amore, perche sono, in sostanza, masse, folle organizzate. I singoli individui possono amare ed essere amati; possono essere generosi e buoni, longanimi, anche coraggiosi; le nazioni non possono esserlo mai. Una folla non puo mai ne pensare ne sentire. Pensare e un’attivita solitaria, e sentire e l’esperienza del cuore isolato.»

Un uomo dalla faccia impenetrabile che stava in mezzo agli spettatori prese una decisione e si allontano. La

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