«Hesterville era una cittadina di circa tremila abitanti. Qualche settimana dopo la Guerra dei Venti Minuti, non credo che fossimo rimasti piu di cinquecento. Riuscite a immaginare le case vuote e il fetore della morte? Un luglio caldissimo e afoso; la terra esalava vapori verso il sole, tra brevi intervalli di piogge insopportabili… quelle piogge!… ma era pioggia calda, e non serviva ad attenuare la putredine che non riusciva a lavare. Era pioggia triste, pesante, senza vento. Il cielo sanguinava acqua, come la vittima di un sacrificio.
«Una persona rimasta sola, come me, poteva sopravvivere solo come un animale furtivo. Il cibo era dove lo trovavi, ogni ombra era una minaccia, e tutti erano estranei. La nostra casa, dove giacevano morti i miei genitori, fu saccheggiata da una mezza dozzina di teppisti che passarono sui resti della nostra cittadina come un uragano salito dalla pianura. Io mi salvai nascondendomi. Piu tardi vidi due di loro abbattuti da qualcuno che sparava da una finestra con un fucile a ripetizione, e che si era assunto la parte di difensore della legge, penso, poiche non ne esistevano altri. E quei due si contorsero un po’ sotto la pioggia.
«Hesterville… oh, credo che adesso sia finita sott’acqua. Qualche volta ci ritorno in sogno: un luogo pieno d’ossa sbiancate. Una volta, in quel modo, l’ho trovata piena di alghe ondeggianti sopra a una statua bianca che stava, benigna ma taciturna, sul fondo verde… Sembrava mia madre, e l’avrei abbracciata, se l’acqua non mi avesse tenuto lontano come vetro impenetrabile.
«Il giorno successivo, dopo essere sfuggito ai saccheggiatori, mi avviai per la strada che portava lontano da Hesterville, senza meta e affamato. Il governo, lo sapevo, non esisteva piu. A tredici anni, si sanno quasi tutte le cose importanti… il resto e commenti e dettagli. Come posso spiegarmi? Io e voi, tutti noi, care anime, siamo abituati ad una specie di governo, qui a Nuber, magari anche troppo. Qui c’e maggiore continuita che in altri posti, dopo la Guerra dei Venti Minuti e gli altri disastri. La gente conserva un governo, in una forma o nell’altra, perche deve essere cosi. La vera anarchia e intollerabile; i lupi, i cervi selvatici, non vivono nell’anarchia, seguono leggi rigorose, alcune addirittura autoimposte, e di solito chi infrange la legge perisce. Ebbene, quarantasette anni or sono, a Hesterville e in un milione d’altri posti, per un po’ di tempo il governo fu un meccanismo completamente fracassato, finito. Io fuggii in un mondo quasi silenzioso, ma sapevo che, dovunque avessi incontrato occhi umani, dietro di essi poteva ribollire l’inferno.
«Percorsi alcune miglia prima di imbattermi in una macchina posta di traverso in mezzo alla strada… parlo di un veicolo a motore del Tempo Antico, un’automobile. Nel 1993 le auto non erano piu tanto numerose: il loro grande periodo era stato prima della mia nascita. Lo spreco sfrenato della benzina, durato settant’anni, fini col divenire un piccolo rivoletto negli anni Settanta; si stavano sviluppando metodi alternativi, e con l’andar del tempo qualcosa ne sarebbe venuto fuori; ma gia la partenza era andata male, in parte perche le compagnie petrolifere e le fabbriche automobilistiche avevano impedito per troppo tempo ogni tentativo di ricerca razionale, in parte a causa di un declino generale dell’energia… voglio dire l’energia umana. Quella che noi chiamavamo civilta ci aveva logorati… Bene, in quell’automobile bloccata c’era un uomo ben vestito, piegato sul volante, privo di vita e sul sedile posteriore c’era un bambino piccolo, morto. La malattia doveva aver colpito l’uomo mentre guidava… non c’erano segni di violenza. Forse aveva sperato che muoversi gli avrebbe fatto bene gli americani credevano che l’attivita, anche se priva di scopo e sbagliata, fosse in se stessa un bene. I cadaveri non erano contratti dalle convulsioni. Era stato cosi anche per i miei genitori, durante il coma; credo che quei due fossero morti dello stesso male. Una volta erano stati di carne senziente; erano giunti a una certa posizione nel tempo e nello spazio, e li avevano cessato di esistere, sereni in viso. Io presi un po’ del cibo che trovai in macchina. Ricordo una musica di uccellini sopravvissuti.»
— Siano benedetti! — disse la donna alla finestra.
— Si, nel 1993 le forme di vita non umane si stavano riprendendo, qua e la, dalle devastazioni causate dall’industria. Non c’era una musica mattutina come quella che godiamo adesso: pero cantavano. In questi quarantasette anni, Madam, credo che qualche specie si sia estinta a causa di veleni, ma altre sono sopravvissute e si sono moltiplicale. Nella nostra vanita, immaginiamo ancora che cantino per noi. Spero che siano stati pettirossi.
«Quel giorno, piu tardi, sentii squillare un campanello, dietro di me, mentre la pioggia per un po’ si attenuava, e arrivarono un ragazzo e una ragazza in bicicletta. Avevano i visi freschi e buoni, e dopo una prima occhiata non ebbero paura di me. La ragazza disse: “Siamo amici, uomo… non spaventarti.” Erano amici, e tali rimasero. Lei era Laura Wilmot, il ragazzo George Wilmot, suo cugino. Facevano da avanguardia a un gruppo di sette persone guidate da un solido vecchio, Judd Wilmot, zio di Laura e padre di George; e appena seppero che ero solo, senza farmi altre domande, mi dissero che ero uno di loro.
«La loro bonta mi fece crollare. “Oh, si, piangi, sfogati,” disse Laura, e apri il suo impermeabile e il mio per abbracciarmi. “Come ti chiami?” “Adam,” dissi io. “Bene, caro Padre Adamo,” disse Laura, per farmi ridere; e George, che non parlava mai molto, borbottava per farmi coraggio. Ero un ragazzino di tredici anni, e cominciavo appena a crescere. George aveva diciannove anni, mi pare, era grande e grosso e mite.
«Judd Wilmot, direi, era un comandante nato. Anch’egli era buono, a modo suo, e aveva spirito organizzativo, capacita di guidare e di dare ordini. Fanatico: quando si metteva in testa un’ idea era impossibile levargliela. Una di queste idee era la convinzione, nata chissa come, che le cose dovessero andare meglio all’est, ed egli intendeva dimostrarlo, a costo di trascinarci tutti fino all’Atlantico e di buttarci dentro. Sapeva essere severo, come deve esserlo un comandante, ed era privo del senso dell’umorismo, oppure glielo avevano fatto perdere gli orrori di quel tempo. Non mi risulta che fosse mai meschino, o stupido o ingiusto.
«C’era la moglie di Judd, Miranda, tenera e discreta, e il cupo fratello minore di Judd, Howard, che era il padre di Laura; poi una vedova che si chiamava Andromache Makarios e che era stata vicina dei Wilmot nella loro citta, nel Kansas, e il figlio diciottenne di Andromache, Demetrios.
«Dopo pochi mesi, tra l’altro, le biciclette diventarono inservibili quanto le automobili. Le gomme e gli ingranaggi… non c’erano i ricambi. L’ultima goccia d’olio lubrificante… non ce n’era piu. Ecco come si fermava un mondo, tra una quantita di avarie minuscole dopo quelle colossali, che ci lasciavano piu impotenti della gente dei tempi antichi che non aveva mai sognato l’eta industriale.
«Andromache era sola e appassionata, forse lo era sempre stata. Suo marito, uno dei pochi che ancora cercavano di vivere coltivando la terra anziche sfruttando le miniere esauste nel tentativo di guadagnare dollari, era morto il giorno della Guerra dei Venti Minuti… di un attacco di cuore. Come tutti quelli che erano sopravvissuti al disastro, me compreso, ella era ancora sotto shock. Ricordo che piu di una volta restava indietro, e quando ci fermavamo ad aspettarla la vedevamo immobile, con la faccia alzata sotto la pioggia; e Judd, o Demetrios, tornavano indietro per scuoterla da quella specie di trance. Ella non aveva ceduto, e non avrebbe ceduto fino a quando si fosse potuta aggrappare a Demetrios; e Demetrios, a diciotto anni, lo capiva. Quando diventammo amici mi disse che era stato sul punto di andarsene da casa, perche sognava di rompere quelle catene di pizzo, come diceva lui: la fuga necessaria di un figlio. Suo padre era stato in grado di prendersi cura di Andromache, che era un po’ matta, e avrebbe voluto che lui se ne andasse, per il suo bene; ma adesso quell’uomo comprensivo era morto, ed era morto anche il mondo.
«Come posso darvi un’immagine di quel Demetrios che era mio amico, che allora mi sembrava meravigliosamente vecchio, e che adesso mi sembrerebbe un bambino? Judd e Howard osservavano spesso che ci somigliavamo moltissimo, come se fossimo fratelli, sebbene Laura dicesse che lei quella somiglianza non la vedeva. Eravamo tutti e due bruni, con il naso diritto e il labbro inferiore pieno; forse la nostra somiglianza finiva li. Quando ricordo la sua faccia non vedo un’immagine di me stesso, ma un’altra persona che amavo come un essere molto diverso.
«Andromache e io, fin dal primo incontro, eravamo molto a disagio, sempre, uno nei confronti dell’altra. Quel che provava lei, non l’ho mai saputo; quello che sentivo io era una tensione che mi sembrava ostilita, ma che poteva essere qualcosa di diverso. Lei era bruna e minuta e doveva essere vicina alla quarantina, sebbene fosse snella come una ragazzina, e mi sembrasse poco piu vecchia del meraviglioso Demetrios.
«Penso che Judd Wilmot non si accorgesse del complesso di sentimenti, non tutti giovanili, che turbinavano fra noi. Eravamo tutti presi dalle sue fantasie sugli stati orientali… quel caro uomo era nato nel Vermont, sebbene avesse solo cinque anni quando la sua famiglia si era trasferita all’ovest… perche non avevamo idee in contrario piu forti delle sue e perche non avevamo una volonta come la sua. Per amore e per rispetto verso di lui, in sua presenza ci comportavamo bene. Era all’antica, puritano, quasi un sopravvissuto del diciannovesimo secolo del Tempo Antico, o piuttosto di quello che io immaginavo fosse il diciannovesimo secolo.
«Demetrios, prima del disastro, aveva avuto intenzione di diventare regista cinematografico: uno che preparava e dirigeva la creazione di quelle immagini in movimento… ne avrete sentito parlare, e non perdero tempo a spiegare come funzionava la fotografia, anche se una volta lo capivo. Era, quello, uno degli svaghi
