tali disgrazie; forse allo stesso modo, ma mi auguro proprio di no.»

«Avrei veramente voluto essere cosi forte da poter ricostruire il mio rapporto con Harald. Ma ora e troppo tardi e devo tenermi il mio doloroso segreto per sempre.»

A Thora queste ultime parole sembrarono un’ironia, forse il malocchio che le era stato lanciato stava funzionando. «Non pensi che voglia infierire su di lei, ma ci tengo a dirle che quello che ha fatto ha afflitto anche molte altre persone. Per esempio, in questo momento e detenuto in prigione un giovane studente di Medicina che era diventato amico di Harald. Lui non ha alcuna speranza di rifarsi una vita, dopo aver conosciuto suo figlio.»

«Che ne sara di lui?»

«Probabilmente verra condannato per non aver riferito il ritrovamento del cadavere e per averlo mutilato, e dovra farsi qualche anno di galera. Certo non potra piu tornare ai suoi studi di Medicina. Comunque credo che Harald lo abbia nominato nel suo testamento. Un premio di consolazione…»

«Pensa che sia stato un buon amico per mio figlio?» chiese la donna guardando Thora negli occhi.

«Si, ne sono sicura. E stato lui ad adempiere alla promessa fatta, per quanto orribile e stupida fosse. Suo figlio, d’altronde, si sceglieva gli amici tra le persone piu stravaganti del mondo.»

«Ci pensero io a quel ragazzo», disse la signora quasi bisbigliando. «E il minimo che possa fare. Se lui volesse, potrei farlo ammettere senza ostacoli ai corsi di Medicina da noi anche se venisse condannato per quello che ha commesso.» Allungo le dita, poi le intreccio come se fosse in preda a dolori reumatici. «Mi sento meglio se posso fare qualcosa per alleviare la mia disperazione.»

«Se dice sul serio, puo incaricare Matthew di questo compito. Se non c’e altro…» aggiunse alzandosi, nella speranza che la conversazione fosse terminata. Ne aveva avuto proprio abbastanza.

Amelia prese la borsa che aveva appeso allo schienale della sedia, poi si alzo in piedi e si abbottono il cappotto. Infine porse a Thora la mano, e le disse con convinzione: «Grazie mille. Ci mandi pure il conto, lo salderemo non appena ci arrivera.»

Dopo i saluti di rito, Thora si affretto verso l’uscita. Non vedeva l’ora di respirare aria pura. Attraversando la sala con il grande plastico dell’Islanda, vide Matthew che mostrava a Elisa le varie regioni dell’isola. L’uomo sollevo lo sguardo verso Thora, tocco leggermente Elisa sull’avambraccio, le indico l’avvocatessa e dopo qualche parola si precipito verso di lei.

«Com’e andata?» le chiese mentre passavano davanti alla vetrata dell’uscita, sulla quale era scritta una poesia di Tomas Gudmundsson.

«Bene. Male. Non saprei che dire.»

«Mi devi ancora un pranzo», le fece notare Matthew aprendole la porta. «Ma visto che sono una persona ragionevole e che non ho affatto fame, sono disposto a barattarlo con qualcos’altro.»

«Del tipo?» chiese Thora, pur comprendendo al volo che cosa intendesse.

I due se ne andarono insieme verso l’Hotel Borg.

Thora scivolo in silenzio giu dal letto due ore dopo e si vesti. Matthew non dava segni di vita. Trovati foglio e penna sul tavolino della camera, Thora gli scrisse una breve lettera di addio, che pose sul comodino accanto a lui.

Usci silenziosamente, corse fuori in strada e ando a piedi fino a Skolavordustigur a riprendere il suo catorcio, visibile da lontano per gli adesivi dell’Officina Bibbi. Si meritava il resto della giornata di liberta.

Il cellulare le squillo nella tasca del giaccone e Thora rispose.

«Ciao, mamma», risuono la voce allegra di suo figlio.

«Ciao, tesoro. Come va? Sei gia tornato a casa?»

«Si, io e Sigga siamo qui», rispose con tono imbarazzato. «Stiamo pensando a dei nomi da dare al bambino, come ci hai consigliato. Sai se Pepsi e da maschio o da femmina?»

FINE
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