infervorato per questo terzo simbolo e mi chiese se ritenessi probabile che i monaci cucinassero cosi vicino all’altare. Io gli risposi di non averne idea. Allora mi domando se non fosse logico mettere il focolare sotto il camino. Ma nel disegno la posizione degli oggetti dava a intendere tutt’altro. Il focolare si trovava accanto all’altare, mentre il camino era vicino all’ingresso. Mi sembrava una questione talmente insignificante che mi sorprese vedere Harald infervorarsi cosi tanto.»

«E che successe poi?» domando Matthew.

«Harald ando a discutere con Gunnar, e in seguito mi proibi di ficcanasare ulteriormente sulla lettera.» Briet li guardo indignata. «E pensare che all’inizio era stato lui a spronarmi a torturare Gunnar. Quel diavolo di Gastbucht, come lo chiamava lui.»

«Gastbucht?» ripete Thora. Ecco quello che c’era scritto sul foglio di Harald! Non Gastbucht non era affatto il libro degli ospiti, come aveva creduto. E il segno successivo non era una croce, ma una «t». Gastbucht era la traduzione letterale di «Gestvik».

Thora e Matthew si precipitarono all’Istituto Arni Magnusson. Mentre correvano, l’avvocatessa chiamo al cellulare l’ispettore Helgason per riferirgli i loro sospetti nei riguardi del professore, ma Markus non parve impressionato dalle loro teorie, e solo dopo molte insistenze accetto di controllare i movimenti di denaro sul conto corrente di Gunnar Gestvik.

L’ufficio dello storico era vuoto quando vi arrivarono. Invece di aspettare fuori, i due si presero la liberta di sedersi all’interno per aspettare il suo ritorno. Ora Gunnar doveva ancora essere in riunione con Maria, la direttrice dell’istituto, per riconsegnarle la lettera.

Matthew diede un’occhiata al suo orologio. «Dovrebbe essere sulla via del ritorno ormai.» Infatti la porta si apri e Gunnar entro.

Nel vederli li dentro, il professore ebbe un sussulto. «Chi vi ha fatto entrare qui?»

«Nessuno. Era aperto», rispose Thora tranquilla.

Gunnar ando a grandi falcate dietro la sua scrivania. «Pensavo non avessimo piu niente da dirci.» Si sedette e li guardo con occhi torvi. «Non sono certo di buon umore in questo momento. Maria non e stata affatto contenta di ricevere la lettera in quello stato.»

«Non intendiamo disturbarla a lungo», disse Matthew. «Ma sono emersi dei dettagli che vorremmo chiarire con lei.»

«Ancora?» domando Gunnar scortesemente. «Io invece credo di non aver altro da aggiungere su questa storia.»

«Sono solo poche domande», intervenne Thora.

Gunnar reclino il capo all’indietro e si mise a fissare il soffitto. Prima di guardarli di nuovo in volto, emise un profondo sospiro. «D’accordo. Che cosa volete sapere questa volta?»

Thora guardo prima Matthew, poi il professore. «La croce antica di cui si parla nella lettera indirizzata ad Arni Magnusson non potrebbe essere quella scolpita dentro la grotta dei monaci irlandesi vicino a Hella? Lei dovrebbe essere la persona piu esperta di questo periodo storico, non e vero? La croce doveva essere stata scolpita prima dell’inizio della colonizzazione vera e propria, no?»

Gunnar divento rosso in volto. «Come faccio a saperlo io?» grido senza pensarci.

Thora lo guardo con espressione meravigliata. «Io credo invece che lei sappia tutto quanto. Quella foto non mostra forse lei e il contadino che possiede il terreno in cui si trovano le grotte?» gli chiese indicando la fotografia incorniciata appesa alla parete. «Le grotte degli eremiti?»

«Si, ha ragione. Ma non capisco il nesso…» disse Gunnar. «Mi sembra che mi facciate delle strane domande e non comprendo questa vostra improvvisa passione per la storia. Se volete iscrivervi alla nostra facolta, i moduli si trovano in segreteria.»

Thora non si perse d’animo. «Io invece credo che lei si sia gia reso conto perfettamente del nesso. Lei si trovava alla riunione dell’Erasmus, che si era protratta fino a mezzanotte, quando Harald venne assassinato.» Visto che Gunnar non rispondeva, l’avvocatessa aggiunse: «Non puo essere che lei abbia incontrato Harald quella notte?»

«Che razza di stupidaggini sta dicendo? Ho gia detto agli investigatori tutto quello che sapevo su quell’omicidio. Ho solamente avuto la sfortuna di incappare nel cadavere, ma per il resto non c’entro nulla. Anzi, ora vi prego di andarvene.» Il professore indico loro la porta con mano tremante.

«Sono sicura che la polizia riesaminera tutte le testimonianze ricevute, ora che e stato chiarito il trattamento subito dal corpo», riprese Thora lanciando a Gunnar un sorriso ironico.

«Che intende dire?» chiese Gunnar fuori di se.

«Hanno arrestato la persona che ha tolto gli occhi al cadavere e gli ha inciso la runa magica sul petto. Il fatto che lei si e spaventato quando il corpo le e piombato addosso non le garantira piu un trattamento con i guanti da parte degli investigatori. Ora l’intero caso ha preso una piega differente, dopo la confessione di questa persona.»

Gunnar comincio a boccheggiare. «So che avete poco tempo. Anch’io sono molto occupato e non ho intenzione di trattenervi piu a lungo. La nostra conversazione si conclude qui.»

«Ha strangolato lei Harald con la sua cravatta», prosegui implacabile Thora. «Il fermaglio che indossa lo confermera.» Alzandosi, gli disse con fermezza: «Il movente deve ancora venire alla luce, ma ora come ora non conta molto. L’ha ammazzato lei, non Hugi, ne Halldor e nemmeno Briet. E stato lei.» Thora lo guardo fisso in volto, pervasa al contempo da disgusto e compassione, quando Matthew si alzo lentamente e con un braccio la spinse verso la porta. Sembrava temere che Gunnar saltasse su dalla sedia per strangolarla con la sua cravatta.

«Sei completamente impazzita?» chiese Gunnar a Thora, fissandola fuori di se dal furore e dandole del tu. Poi si alzo di scatto, facendo cadere all’indietro la sedia. «Come ti viene in mente una cosa del genere? Ti consiglio di cercare un buono psichiatra il prima possibile.»

«Non e una follia, l’hai ammazzato tu!» insiste Thora, opponendo resistenza anche a Matthew. «Abbiamo tra le mani parecchi indizi che portano alla tua colpevolezza. Credimi. Quando la polizia avra ricevuto le prove e comincera a indagarti, non ti sara piu facile difenderti.»

«E da escludere, non l’ho ucciso io.» Gunnar rivolse lo sguardo verso Matthew, sperando di ricevere il suo sostegno.

Matthew pero non mostro alcun segno di compassione. «Sono certo che gli agenti riceveranno l’aiuto dei tuoi colleghi nell’indagine e una perquisizione al tuo appartamento non fara altro che fornire ulteriori prove indiziarie, se il fermacravatta non basta, vero?»

Il cellulare di Thora squillo. Mentre gestiva quella breve chiamata, non tolse mai gli occhi dal professore, che la seguiva nervoso. «Era la polizia, Gunnar», annuncio a fine telefonata.

«E allora?» esclamo Gunnar con il pomo di Adamo che gli andava su e giu.

«Mi hanno pregato di andare al commissariato. Hanno trovato degli interessanti movimenti di denaro sul tuo conto in banca e vogliono spiegazioni da parte nostra. Mi sembra ormai chiaro che gli agenti ti abbiano finalmente preso di mira.»

Gunnar li osservo entrambi, confuso e disorientato. Poi sollevo la sua cravatta e si mise a fissare il fermacravatta. Piu di una volta apri la bocca come per parlare, ma altrettante volte la richiuse. Alla fine scosse il capo arrendendosi all’evidenza. «State cercando i soldi scomparsi? Ne ho spesi pochi.» Li guardo, ma non ottenne alcuna reazione. «Ho anche il libro, che pero non ho alcuna intenzione di consegnarvi. E mio, l’ho trovato io.» Si strinse la fronte con le mani: era l’immagine della disperazione. «Ma non ho nient’altro che si possa considerare inestimabile o speciale. Harald invece sembrava avere tutto, o perlomeno denaro a bizzeffe. Perche non si era fissato su qualcos’altro? Perche proprio su quel libro?»

«Gunnar, penso che dovremmo richiamare la polizia», disse Thora in tono amichevole. «A noi non devi dire piu niente, risparmiati le forze.» Quando si accorse che Matthew aveva gia tirato fuori il suo telefono, gli suggeri a bassa voce: «Il 112». L’uomo si allontano leggermente per chiamare.

«Mi aspettavo sempre che la polizia mi accusasse del delitto, anche quella prima volta in cui venni interrogato per rispondere del ritrovamento del cadavere. Ero convinto che stessero solamente giocando al gatto col topo, fingendo di non sapere che l’avevo ucciso io. Poi invece capii che non avevano neppure il minimo sospetto nei miei confronti.» Il professore alzo lo sguardo e sorrise amaramente. «Non avrei mai potuto simulare il terrore che mi assali quando il corpo mi crollo addosso. Quando l’avevo visto per l’ultima volta era ancora disteso nell’aula

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