Gunnar la fisso con sguardo penetrante. «Perche me lo chiede, quando sa benissimo la risposta?»
«Che intende dire?» domando Thora meravigliata. «Io non so niente di quella lettera, eccetto quello che lei ha appena finito di riferirmi.» I suoi occhi si posarono di nuovo sul fermacravatta del professore. Che diavolo aveva quella spilla per farla agitare cosi tanto? E che razza di reazione era quella appena mostrata dall’uomo?
«E una strana coincidenza allora», disse Gunnar seccamente, convinto che i due ne sapessero piu di quanto dessero a intendere. «Se volete, possiamo anche continuare a fingere e mentirci a vicenda. Nella lettera c’e un paragrafo che gli esperti hanno avuto grosse difficolta a decifrare, un testo oscuro riguardante la salvaguardia di alcuni pezzi pregiati da mettere al sicuro contro le mire di un funzionario danese, e di un nascondiglio accanto a una croce antica. La maggior parte degli studiosi concordano nel riconoscere nella croce quella della chiesa di Kadlanes, che venne rimossa con l’avvento del luteranesimo a seguito del divieto di esporre reliquie sacre.»
«Vedo che ne sa molto di quella lettera», intervenne Matthew, che fino a quel momento aveva taciuto, «se si pensa che non l’ha mai vista ne studiata.»
«Ovviamente mi informai del suo contenuto quando venni accusato del furto», gli rispose il professore adirato. «La lettera e ben conosciuta nell’ambiente degli storici e alcuni hanno scritto degli ottimi saggi sull’argomento.»
Thora fissava il fermacravatta come in trance. Era un oggetto insolito, apparentemente d’argento. «Dove ha comprato quel fermacravatta?» chiese a un tratto come una stupida, indicando la cravatta blu a righe oblique.
Gunnar e Matthew la guardarono stupefatti. Il professore afferro la cravatta e si mise a controllare il fermaglio, poi lo lascio ricadere quando le rispose: «Devo ammettere di essere sconcertato dalla piega che la nostra conversazione sta prendendo. Ma dal momento che lei dimostra un interesse smodato per questo oggetto, le rispondo che l’ho ricevuta in regalo per il mio cinquantesimo compleanno». Poi si alzo. «Penso sia inutile continuare il nostro incontro, dato che non ho affatto intenzione di mettermi a chiacchierare sul mio abbigliamento. Ora mi attende un altro incontro altrettanto deprimente con Maria, la direttrice dell’istituto, per cui non ho tempo da perdere con le vostre sciocchezze. Vi faccio i miei migliori auguri di buon proseguimento delle indagini, ma vi consiglio nello stesso tempo di attenervi al presente, dato che il passato non ha niente a che vedere con l’omicidio di Harald.»
Detto cio, mostro loro la porta per uscire.
33
Matthew guardo Thora e scrollo il capo. Erano all’ingresso dell’Istituto Arni Magnusson. «Quella tua ultima osservazione ha proprio avuto un bel successo.»
«Ma non hai visto il fermacravatta?» chiese Thora eccitata. «Era a forma di spada: una placca d’argento sormontata da una spada che teneva ferma la cravatta da una parte all’altra. Non l’hai visto?»
«Si, e con cio?»
«Non ricordi le fotografie del collo di Harald? Dell’impronta che assomigliava a un pugnale o una croce? Che aveva detto il medico legale? ‘Se guardate bene, potrete riconoscere una specie di minuscolo pugnale, anche se potrebbe trattarsi di tutt’altro. La pelle non e certo un calco di gesso!’»
«Si, si», rispose Matthew. «Capisco dove vuoi arrivare, solo che non sono sicuro si tratti della stessa cosa. Le foto non erano per niente chiare, Thora. Inoltre, Gunnar e un professore di Storia medievale. La spada vichinga sul fermacravatta si collega con ogni probabilita al suo campo di ricerche, la colonizzazione dell’Islanda. Io non ci leggerei troppo. Anche perche a me il segno sul collo era sembrato piu simile a una croce.» Matthew sorrise. «Forse Harald e stato ucciso da un prete pazzo.»
Thora prese titubante il suo telefonino. «Voglio parlare con Briet. Tutta questa storia suona molto strana, anzi, inspiegabile.»
Matthew fece segno di no con la testa, ma l’avvocatessa non si fece condizionare. Briet rispose al quarto squillo, scorbutica come il solito. Quando Thora le riferi la notizia dell’arresto di Halldor, la ragazza si addolci e acconsenti a incontrarli alla libreria universitaria nel giro di un quarto d’ora. Matthew avanzo delle deboli rimostranze, ma quando Thora gli disse che poteva comprarsi qualcosa da mangiare alla caffetteria dell’universita, si convinse ad accompagnarla. Quando Briet comparve, stava divorandosi una fetta di pizza.
«Che cosa ha detto Halldor alla polizia?» chiese con voce tremante la biondina non appena si sedette al tavolo.
«Niente», rispose Thora, «per il momento. Invece a me personalmente ha raccontato delle belle storie, soprattutto riguardo la notte fatidica e le vostre pratiche sul corpo di Harald. Non mi sorprenderebbe affatto se riferisse le stesse cose anche ad altre persone nei prossimi giorni. Inoltre lui e convinto che Harald lo abbia ucciso tu.»
Briet sbianco in volto. «Io? Non sono stata io ad ammazzarlo.»
«Lui afferma che a un certo punto te ne saresti andata via, quella sera, e che quando rinveniste il cadavere ti saresti comportata in maniera alquanto strana. Eri come un’altra persona.»
Briet spalanco la bocca e rimase cosi per qualche attimo, prima di riprendere a parlare. «Si, mi allontanai per una ventina di minuti al massimo. Poi, quando ritrovammo il corpo di Harald, rimasi completamente sotto choc. Non riuscivo neppure a pensare, figuriamoci se potevo parlare.»
«Ma dov’eri andata?» le chiese Matthew.
Briet gli lancio un sorriso ambiguo. «Io? Mi ero appartata con un mio vecchio conoscente, dentro il bagno. Te lo puo confermare anche lui.»
«Per venti minuti?» insiste Matthew scettico.
«Si. E con cio? Vuoi sapere per filo e per segno che cosa abbiamo fatto?»
«No», la interruppe Thora. «Ce lo possiamo facilmente immaginare.»
«Ma che volete da me, allora? Non l’ho ucciso io il povero Harald. Mentre Halldor eseguiva il rituale sul suo corpo, io mi limitavo a guardarlo. L’unico che si troverebbe nei guai se Halldor parlasse con gli agenti e Andri. E lui che l’ha aiutato a incidere la runa. Io Harald non l’ho nemmeno sfiorato.»
«Ho bisogno di qualche delucidazione sulla tesina che tu e Harald stavate scrivendo sul vescovo Brynjolfur e la lettera scomparsa», riprese Thora. «Halldor ci ha riferito di un vostro dissidio al riguardo. E vero?»
Briet guardo Thora con espressione incredula. «Quella stupidaggine? Che c’entra con tutto questo?»
«Non lo so, e per questo che te lo chiedo», ribatte Thora.
«Harald era insopportabile», esclamo Briet all’improvviso. «Ormai avevo Gunnar in pugno. Quando andai a trovare il professore per dirgli che sapevo che aveva rubato la lettera all’Archivio di Stato, si mise a tremare come una foglia. E stato lui a rubarla, l’ho capito subito, e non mi importa di quello che dicono gli altri.»
«Ma perche dici che Harald era insopportabile?» chiese Matthew.
«In un primo tempo la cosa gli sembro divertente, anzi, mi sprono a incastrare il professore. Addirittura ci introducemmo di nascosto nel suo ufficio per cercare il documento, dopo che Gunnar mi aveva cacciata fuori. Ma poi successe un fatto strano. A un certo punto Harald cambio improvvisamente idea, e dopo aver trovato un vecchio articolo sugli eremiti irlandesi prese a comportarsi come un ossesso.»
«In che senso?» domando Thora.
«Si trattava di un articoletto scritto da Gunnar, conservato in uno degli armadi. Harald me lo fece vedere perche gli leggessi le didascalie sotto le foto. Si era eccitato soprattutto per due fotografie, una che rappresentava una croce, e l’altra che raffigurava una specie di buca. Poi volle sapere tutto riguardo un altro disegno, mentre io crepavo dalla paura che il professore rientrasse. In quel momento perdere tempo cosi mi sembrava stupido. Alla fine Harald si ficco l’articolo in tasca e ce ne andammo in fretta e furia.»
«Che cosa ti aveva detto di preciso? Te ne ricordi, per caso?»
«Non esattamente. Ci chiudemmo nell’aula degli studenti e li pretese che gli traducessi di quale buca trattava la foto, e io gli spiegai che era una specie di focolare domestico dentro una grotta. Poi c’erano anche una croce scolpita nella parete interna della stessa grotta e un altare.»
«Ma il disegno?» insiste Matthew. «Che cosa rappresentava?»
«Era una pianta stratigrafica della grotta, con dei simboli che indicavano la posizione dei vari ritrovamenti. Se ben ricordo, uno era accanto alla croce, un altro nel foro del soffitto, probabilmente un camino, e un terzo accanto alla buca, che doveva essere appunto il focolare.» Briet guardo Matthew. «Mi ricordo che si era
