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Una luce nell’oscurita
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Il 12 gennaio 1977, in occasione del suo ventiduesimo compleanno, Laura Shane ricevette per posta un rospo. Sulla scatola in cui era stato recapitato non c’era l’indirizzo del mittente e neppure un biglietto di accompagnamento. Apri il pacchetto sul tavolo vicino alla finestra nella sala da pranzo del suo appartamento e i luminosi raggi del sole di quel giorno invernale insolitamente tiepido, fecero scintillare il piccolo rospo di ceramica. Era alto circa cinque centimetri, poggiava su un piedistallo, anch’esso di ceramica, color lilla; sulla testa portava un cappello a cilindro, in una mano teneva un bastone.
Due settimane prima la rivista letteraria dell’universita le aveva pubblicato
Il suo appartamento si trovava a Irvine, fuori della citta universitaria, e per potersi pagare l’affitto lo divideva con altre due studentesse, Meg Falcone e Julie Ishimina. All’inizio Laura penso persino che fosse stata una di loro a spedirle il rospo. Ma scarto la possibilita poiche non aveva rapporti stretti ne con l’una ne con l’altra. Erano sempre occupate con gli studi e con i loro interessi e poi vivevano con lei solo da settembre. Dichiararono infatti di non sapere nulla del rospo.
Si chiese allora se fosse stato il dottor Matlin, il docente della facolta che seguiva la rivista letteraria all’UCI, a mandarle quella statuina. Da quando, al secondo anno, aveva seguito il corso di Matlin sulla scrittura creativa, lui l’aveva incoraggiata a coltivare il suo talento e a raffinare la sua abilita. Gli era piaciuta in modo particolare la
All’universita aveva qualche amico, ma con nessuno aveva stretto una vera e propria amicizia. Le mancava il tempo per coltivare legami piu profondi. Gli studi, il lavoro e lo scrivere assorbivano tutte le ore disponibili. Non riusci a immaginare chi potesse aver avuto un’idea tanto bizzarra.
Un mistero.
Il giorno seguente aveva la prima lezione alle otto e l’ultima alle due del pomeriggio. Alle quattro meno un quarto fece ritorno alla sua vecchia
Questo era alto cinque centimetri e lungo dieci. Anche questo era in ceramica, verde smeraldo, con un braccio piegato e la testa appoggiata sulla mano. Sorrideva con aria sognante.
Era sicura di aver lasciato la macchina chiusa e infatti lo era quando era tornata alla fine delle lezioni. L’enigmatico donatore di rospi aveva evidentemente dovuto affrontare non poche difficolta per aprire la
Piu tardi mise il nuovo ospite sul comodino, accanto all’altro con il cappello a cilindro. Trascorse la serata a letto, a leggere. Di tanto in tanto il suo sguardo andava alle statuine in ceramica.
Il mattino seguente, quando lascio l’appartamento, trovo un pacchetto davanti alla porta. All’interno c’era un altro rospo sempre accuratamente confezionato. Era di peltro e sedeva su un tronco tenendo un banjo tra le zampe.
Il mistero si faceva piu fitto.
In estate, comincio a lavorare a tempo pieno come cameriera all’
Anche se l’atmosfera fosse stata diversa e i clienti meno gentili, non avrebbe lasciato il lavoro; aveva bisogno di denaro. In occasione del suo diciottesimo compleanno, quattro anni prima, aveva appreso che suo padre aveva stabilito un fondo fiduciario, costituito dal patrimonio liquidato dopo la sua morte, e che quel fondo non era stato utilizzato dallo Stato per pagare il suo mantenimento all’istituto McIlroy e all’istituto Caswell. Raggiunti i diciotto anni era entrata in possesso di quel fondo, che le era servito per il suo mantenimento e per pagare le spese dell’universita. Suo padre non era ricco; c’erano solo dodicimila dollari di interessi maturati, appena sufficienti per quattro anni di affitto, cibo, vestiario e tasse scolastiche, percio aveva bisogno del suo salario come cameriera.
La sera del 16 gennaio, Laura aveva quasi terminato il suo turno all’
L’uomo replico: «Oh, ne ha ricevuti altri?»
«Questo e il quarto. Non l’avete portato per me, non e vero? In effetti non c’era qualche minuto fa. Chi l’ha messo sul tavolo?»
L’uomo fece un cenno d’intesa alla moglie, che disse a Laura: «Ha un ammiratore segreto, cara».
«Chi?»
«Un giovanotto che era seduto a quel tavolo la in fondo», rispose l’uomo, indicando la sezione in cui serviva una cameriera di nome Amy Heppleman. Il tavolo ora era vuoto; l’inserviente aveva appena finito di portare via i piatti sporchi. «Appena si e allontanata per andare a prendere le nostre birre, il giovanotto si e avvicinato e ci ha chiesto se poteva lasciare questo per lei.»
Era un rospo, vestito come Babbo Natale, ma senza barba, e sulle spalle portava un sacco pieno di giocattoli.
La donna chiese: «Veramente non sa chi e?»
«No. Che aspetto ha?»
«Alto», rispose l’uomo. «Abbastanza alto e robusto. Capelli castani.»
«Anche gli occhi sono castani», aggiunse sua moglie.
«E ha una voce dolce.»
Rigirando il rospo fra le mani, Laura disse: «C’e qualcosa in tutta questa faccenda… qualcosa che mi rende inquieta».
«Inquieta?» ripete la donna. «Ma e solo un giovanotto che e innamorato di lei, cara.»
«Davvero?» chiese Laura in tono pensoso.
Trovo Amy Heppleman dietro il bancone dove si preparavano le insalate e riusci a ottenere una descrizione piu dettagliata dello sconosciuto.
«Ha ordinato una frittata ai funghi, pane tostato integrale e una Coca-Cola», spiego Amy, mentre riempiva
