due piatti di insalata servendosi di un paio di pinze. «Non l’hai visto quando si e seduto li?»
«No, non l’ho notato.»
«Un ragazzone. Jeans, camicia azzurra a scacchi. I capelli tagliati forse un po’ troppo corti. Un tipo attraente comunque, se piace il genere orso. Di poche parole. Mi e sembrato abbastanza timido.»
«Ha pagato con una carta di credito?»
«No. In contanti.»
«Dannazione», esclamo Laura.
Si porto il rospo a casa e lo mise accanto agli altri.
Il mattino seguente, lunedi, mentre lasciava l’appartamento trovo un’altra scatola bianca davanti alla porta. L’apri con riluttanza. Conteneva un rospo in vetro.
Quando Laura torno dall’universita, quello stesso pomeriggio, trovo Julie Ishimina seduta in tinello a leggere il giornale sorseggiando una tazza di te. «Ne hai ricevuto un altro», disse, indicando una scatola sul bancone della cucina. «Arrivato con la posta.»
Laura apri il pacchetto lacerandone l’elaborata confezione. Il sesto rospo in realta erano due: una saliera e una pepiera.
Mise i nuovi arrivati accanto agli altri, sul suo comodino, e per un po’ rimase seduta sul bordo del letto a guardare con aria accigliata la strana collezione.
Alle cinque del pomeriggio chiamo Thelma Ackerson a Los Angeles e le racconto dei rospi.
Thelma, al contrario di Laura, non poteva permettersi l’universita ma, come lei stessa affermava, non era una tragedia perche in fondo non le interessava proseguire gli studi. Terminate le scuole superiori era andata direttamente a Los Angeles, con la ferma intenzione di sfondare nel mondo dello spettacolo come attrice comica.
Quasi tutte le sere, dalle sei alle due di notte, girava per cabaret come l’
Di giorno lavorava per pagarsi l’affitto, saltabeccando da un posto all’altro. Una volta aveva lavorato in una strana pizzeria dove cantava e serviva ai tavoli vestita da gallinella; un’altra volta ancora aveva sostituito in un picchetto alcuni membri del Writers Guild West che invece di partecipare alla manifestazione, come gli era stato chiesto dal sindacato, avevano preferito pagare qualcuno che reggesse i cartelli e firmasse i registri.
Anche se le separava solo un’ora e mezzo di viaggio, Laura e Thelma si vedevano due o tre volte l’anno e, di solito, solo per qualche ora a pranzo o a cena perche entrambe erano molto impegnate.
Ma quando si ritrovavano si sentivano immediatamente a proprio agio e subito si confidavano i pensieri e le esperienze piu intime. «Il legame McIlroy-Caswell», disse una volta Thelma, «e piu forte del legame che unisce fratelli di sangue, piu forte di un patto della mafia e persino piu forte del legame tra Fred Flintstone e Barney Rubble. Quei due sono veramente
Dopo che ebbe ascoltato la storia di Laura, Thelma disse: «Be’, qual e il tuo problema, Shane? Mi sembra che si tratti semplicemente di qualche bel fusto, un po’ timido, che si e preso una bella cotta. Un sacco di donne andrebbero in estasi per una cosa cosi».
«Si tratta semplicemente di questo? Di una cotta innocente?»
«Che cos’altro, altrimenti?»
«Non so, ma… mi rende inquieta.»
«Inquieta? Ma questi rospi sono tutti oggettini graziosi, no? Fra di loro ce n’e forse dall’aria minacciosa? Oppure uno che brandisce un piccolo coltello da macellaio insanguinato? O una piccolissima motosega in ceramica?»
«Ma no!»
«Ti ha forse mandato un rospo
«No, ma…»
«Laura, gli ultimi anni sono stati tranquilli, anche se hai avuto una vita piuttosto movimentata. E comprensibile che ti aspetti che questo tipo sia il fratello di Charles Manson, ma puoi scommettere che e proprio cio che sembra, un ragazzo che ti ammira da lontano, forse un po’ timido e con una vena romantica. Com’e la tua vita sessuale?»
«Non ho nessuna vita sessuale.»
«Perche no? Non sei vergine! C’era quel ragazzo l’anno scorso…»
«Ma lo sai che non ha funzionato.»
«E da allora non c’e stato piu nessuno?»
«No. Ma che cosa pensi?… che vada con tutti?»
«Esagerata! Due amanti in ventidue anni non fanno certo di te una che va con tutti. Rilassati. Smettila di fare la nevrotica. Lasciati andare e vedi dove ti porta. Perche no, potrebbe anche essere il principe azzurro.»
«Ma… forse lo faro. Credo che tu abbia ragione.»
«A proposito, Shane?»
«Si?»
«Giusto per sicurezza, d’ora in poi forse ti conviene andare in giro con una Magnum .357.»
«Molto divertente.»
«Il divertimento e il mio mestiere.»
Nei tre giorni seguenti Laura ricevette altri due rospi, e il sabato mattina, 22 gennaio, si trovo nuovamente confusa, furente e impaurita. Nessun ammiratore segreto avrebbe tirato il gioco cosi per le lunghe. Ogni nuovo rospo sembrava burlarsi di lei piu che renderle omaggio. C’era una vena ossessiva nel ritmo implacabile di quel misterioso donatore.
Trascorse gran parte della serata di venerdi seduta al buio vicino alla grande finestra del salotto. Da uno spiraglio fra le tende vedeva la veranda coperta e la zona adiacente alla sua porta. Se quella sera fosse venuto, Laura intendeva coglierlo sul fatto e affrontarlo. Attese invano fino alle tre e mezzo del mattino, poi si appisolo. Al mattino, quando si sveglio, davanti alla porta non trovo nessun pacchetto.
Fece una doccia, consumo una frugale colazione, poi usci prendendo le scale esterne che portavano sul retro dell’edificio, dove teneva la macchina nel posto che le era stato assegnato. Aveva intenzione di recarsi in biblioteca per un lavoro di ricerca e sembrava proprio il giorno giusto per stare al chiuso. Il cielo invernale era grigio e cupo e le nubi gravide di tempesta le misero addosso un senso d’inquietudine, una sensazione che s’intensifico quando trovo un’altra scatola sul cruscotto dell’auto. Avrebbe voluto urlare tanta era la sua frustrazione.
Invece si sedette al posto di guida e apri il pacchetto. Le altre statuine non dovevano essere costate molto, non piu di dieci o quindici dollari, alcune probabilmente anche meno, ma quest’ultima era una squisita miniatura di porcellana che valeva almeno cinquanta dollari. La sua attenzione, tuttavia, non fu attratta tanto dal rospo quanto dalla scatola in cui era contenuto. Contrariamente alle altre, recava il nome di un negozio di articoli da regalo, «Collectibles», nel centro commerciale di South Coast Plaza.
Laura si diresse immediatamente da quella parte, ma arrivo quindici minuti prima dell’apertura, percio attese su una panchina lungo la passeggiata e fu la prima a entrare nel negozio. La titolare era Eugenia Farvor, una donnina dai capelli grigi. «Si, noi trattiamo questo genere di articoli», rispose dopo aver ascoltato la succinta spiegazione di Laura e avere esaminato la statuetta di porcellana. «Infatti l’ho venduto io stessa a quel giovanotto, proprio ieri.»
«Sa come si chiama?»
«No, mi dispiace.»
«Che aspetto aveva?»
«Lo ricordo bene, era molto alto, almeno un metro e novantacinque, direi, con spalle larghe. Ben vestito, indossava un completo grigio a righine e una cravatta a righe blu e grigie. Ricordo di avergli fatto anche i complimenti e lui mi disse che non gli era facile trovare degli abiti che gli andassero bene.»
«Ha pagato in contanti?»
«Mmm… no. Ha usato una carta di credito, se ricordo bene.»
