«Ha ancora la copia della ricevuta?»
«Certamente, perche di solito rimaniamo sempre in arretrato di un giorno o due con i versamenti.» La signora Farvor porto Laura nel piccolo ufficio sul retro del negozio, facendole strada fra le vetrinette piene di porcellane, cristalli di Lalique e Waterford, piatti di Wedgwood, statuine di Hummel e altri articoli costosi. Ma all’improvviso ebbe un ripensamento. «Se le sue intenzioni sono innocenti, se e solo un ammiratore, e devo ammettere che mi sembrava una persona perbene, rivelandole la sua identita, rovinero tutto. Vorra essere lui a farlo quando lo riterra opportuno.»
Laura cerco con ogni mezzo di convincere la donna e conquistare la sua simpatia. Non ricordava di aver mai parlato in modo piu eloquente e con tanto sentimento. Di solito non era cosi brava a esprimere a parole i suoi sentimenti. Alla fine si ritrovo in lacrime, con sua grande sorpresa, e cio fini per commuovere Eugenia Farvor.
Dal tagliando di pagamento ottenne il nome, Daniel Packard, e il numero di telefono. Ando direttamente dal negozio a un telefono pubblico e cerco sulla guida. C’erano due Daniel Packard, ma dal numero di telefono che aveva scopri che la persona che cercava abitava sulla Newport Avenue, a Tustin.
Ritorno al parcheggio sotto una fredda pioggerellina. Non avendo ne il cappello ne l’ombrello, alzo il bavero del cappotto e si affretto verso la macchina, ma quando la raggiunse aveva ormai i capelli bagnati ed era intirizzita dal freddo. Per tutto il tragitto da Costa Mesa a North Tustin continuo a tremare.
Penso che molto probabilmente l’avrebbe trovato a casa. Se era uno studente non sarebbe certo stato a lezione di sabato; e se aveva un normale lavoro di otto ore, con tutta probabilita non sarebbe stato neppure in ufficio. La giornata era poco invitante per i consueti passatempi del fine settimana a cui si dedicavano i californiani amanti della vita all’aperto.
L’indirizzo corrispondeva a un gruppo di edifici a due piani in stile spagnolo, di cui otto con giardino. Per alcuni minuti corse da un edificio all’altro, sul marciapiede sferzato dal vento, alla ricerca del suo appartamento. Quando finalmente lo trovo, al pianterreno nell’edificio piu lontano dalla strada, aveva i capelli bagnati fradici. Il freddo le era penetrato nelle ossa. Lo sconforto mitigo la sua paura e accrebbe la sua rabbia e quando suono il campanello lo fece senza esitazione.
Evidentemente il ragazzo non guardo dallo spioncino, perche quando apri la porta e la vide parve stupito. Doveva avere forse cinque anni piu di lei ed era veramente alto, sicuramente piu di un metro e novanta, sui novanta chili, tutto muscoli. Indossava un paio di jeans e una maglietta azzurra sporca di grasso e piena di macchie; le braccia, molto muscolose, erano formidabili. Portava una barba corta e anche il viso era tutto sporco di grasso e le mani erano nere.
Tenendosi a distanza di sicurezza, Laura chiese semplicemente: «Perche?»
«Perche…» esordi lui spostando il peso da un piede all’altro. Era talmente imponente che riempiva il vano della porta. «Perche…»
«Sto aspettando.»
Si passo una mano sporca di grasso fra i cortissimi capelli inconsapevole del disastro che ne risulto. Distolse gli occhi da Laura e nel rivolgerle la parola guardo verso il cortile battuto dalla pioggia. «Come… come ha fatto a trovarmi?»
«Questo non ha importanza. Cio che importa e che io non la conosco, non l’ho mai vista prima d’ora e nonostante questo mi ritrovo con un esercito di rospi che lei mi ha mandato. Arriva nel cuore della notte per lasciarli davanti alla porta, penetra furtivamente nella mia macchina per depositarli sul cruscotto e questa storia dura da
Sempre senza guardarla, il ragazzo arrossi e balbetto: «Be’, certo, ma io non… non ero pronto… non pensavo che fosse ancora il momento giusto».
«Il momento giusto era una settimana fa!»
«Mmm.»
«Avanti, mi dica.
Guardandosi le mani unte, replico in tono sommesso: «Be’, vede…»
«Si?»
«Io l’amo.»
Lo fisso incredula. Il ragazzo alzo finalmente lo sguardo e Laura grido: «Lei mi
Lui guardo altrove, si passo nuovamente la mano sporca fra i capelli e si strinse nelle spalle. «Non so, ma e cosi e io… be’, ehm, ho questa sensazione. Vede, la sensazione che devo passare il resto della mia vita con lei.»
Dai capelli bagnati goccioline di pioggia le scivolavano lungo la schiena; il suo giorno in biblioteca era saltato; del resto come avrebbe potuto concentrarsi sulla ricerca dopo quella scena a dir poco inverosimile? Per giunta aveva scoperto, e non senza disappunto, che il suo ammiratore segreto altri non era che quel sudicio, sudaticcio, tonto balbuziente. Laura disse: «Senta, signor Packard, io voglio che lei la smetta di mandarmi dei rospi».
«Be’, ma io voglio mandarglieli.»
«Ma io non li voglio ricevere. E domani le rispediro quelli che mi ha mandato. Anzi, li rispediro oggi stesso.»
Lui fisso Laura con aria sorpresa e disse: «Pensavo che le piacessero i rospi».
Sempre piu in collera Laura replico: «A me
«Ehm.»
«Non m’infastidisca, Packard. Forse alcune donne subiscono il suo strano fascino di romantico autoritario e di macho sdolcinato, ma io non sono una di quelle. So difendermi da sola, non creda che non sappia farlo. Sono molto piu forte di quanto non sembri e ho dovuto affrontare cose ben peggiori.»
Dopodiche Laura gli volto le spalle e si allontano sotto la pioggia. Sali in macchina e prese la via del ritorno. Per tutto il viaggio continuo a tremare come una foglia, e non solo perche era bagnata e intirizzita, ma perche era letteralmente furibonda. Che faccia tosta!
Una volta a casa si svesti, si avvolse in una vestaglia, poi si preparo un caffe per scaldarsi.
Aveva appena bevuto il primo sorso di caffe, quando il telefono squillo. Rispose dalla cucina. Era Packard.
Parlo tutto d’un fiato, una frase dopo l’altra senza mai interrompersi. «Per favore, non riappenda. Ha ragione, sono uno stupido, un idiota, ma mi conceda solo un minuto per spiegarmi. Stavo sistemando la lavapiatti quando lei e arrivata, ecco perche ero cosi in disordine, cosi sporco di unto e tutto sudato. Ho dovuto tirarla fuori da sotto il ripiano io stesso; il padrone di casa l’avrebbe aggiustata, ma passando attraverso l’amministrazione ci vuole almeno una settimana e io del resto me la cavo con i lavori manuali, posso aggiustare qualsiasi cosa. La giornata era brutta, non avevo nient’altro da fare, cosi mi sono detto: Perche non aggiustarla io stesso? Non immaginavo certo di vederla arrivare. Io mi chiamo Daniel Packard, ma questo lei lo sa gia. Ho ventotto anni, ho prestato servizio nell’esercito fino al ’73, tre anni fa mi sono laureato in economia all’universita di Irvine, in California, e ora lavoro come agente di cambio, ma di sera seguo un paio di corsi all’universita ed e cosi che per caso ho letto il suo racconto sul rospo sulla rivista letteraria dell’universita. Eccezionale! Mi e piaciuto tantissimo, un racconto fantastico, veramente. Allora sono andato in biblioteca e ho sfogliato tutti i numeri arretrati per trovare altri suoi racconti. E li ho letti tutti. Parecchi erano belli, dannatamente belli. Non tutti, ma parecchi. A un certo punto non so bene quando mi sono innamorato di lei, della persona che avevo conosciuto attraverso quei racconti cosi belli e cosi reali. Poi una sera, mentre ero seduto in biblioteca a leggere una delle sue storie, la bibliotecaria passo dietro di me e a un certo punto si chino e mi chiese se mi piaceva. Io annuii e lei mi disse: ‘Be’, l’autrice e proprio la di fronte, magari puo andare a dirle che il racconto e bello’. E cosi l’ho vista. Era li, a poca distanza da me, con una pila di libri, concentratissima, la fronte aggrottata, stava prendendo appunti ed era semplicemente splendida. Vede, io sapevo che doveva essere bella
