Ma in quel momento di crisi non reagi come un bambino di otto anni; non piagnucolo ne fece domande a sproposito. Tiro indietro le coperte, salto giu dal letto e corse all’armadio.
«Raggiungimi in cucina», gli disse Laura.
«Okay, mamma.»
Era orgogliosa della sua reazione responsabile, ma era anche rattristata che a otto anni fosse in grado di cogliere la brevita e l’asprezza della vita tanto da reagire con la rapidita e la calma di un adulto.
Laura indossava un paio di jeans e una camicia di flanella a quadrettoni blu. Ando nella sua camera, si infilo un maglione, si tolse le scarpe e mise un paio di stivali di gomma.
Si era disfatta degli abiti di Danny, percio non aveva un cappotto per l’uomo ferito in cucina. Pero aveva molte coperte e ne tiro fuori un paio dall’armadio della biancheria nel corridoio.
Presa da un ripensamento, corse nel suo studio, apri la cassaforte, prese la strana cintura nera che il suo Custode le aveva consegnato un anno prima, la infilo nella borsa a tracolla e scese.
Al piano di sotto si fermo davanti all’armadietto dell’anticamera e prese una giacca a vento blu e una carabina Uzi che era appesa sul retro della porta. Mentre si muoveva prestava la massima attenzione a qualsiasi rumore insolito: voci nella notte o il rumore di un motore. Ma tutto rimase silenzioso.
In cucina poso l’arma sul tavolo accanto all’altra, poi si chino sul suo Custode, che era ancora svenuto. Gli sbottono il camice, poi la camicia e diede un’occhiata alla ferita d’arma da fuoco che aveva al petto. Era in alto sulla spalla sinistra, molto al di sopra del cuore per fortuna, ma aveva perso molto sangue; i suoi vestiti ne erano inzuppati.
«Mamma?» Chris era sulla porta, vestito di tutto punto.
«Prendi uno di quegli Uzi che sono sul tavolo e il terzo che e appeso dietro la porta della dispensa e mettili nella jeep.»
«E lui», disse Chris con gli occhi spalancati per lo stupore.
«Si. Si e presentato in questo modo, ferito gravemente. Prendi anche due dei revolver, quello che c’e nel cassetto e quello nella sala da pranzo. E stai attento a non…»
«Non ti preoccupare, mamma», replico Chris, apprestandosi a eseguire l’incarico che gli aveva affidato.
Laura giro Stefan su un fianco il piu delicatamente possibile per vedere se c’era un foro di uscita sulla schiena. Si. La pallottola l’aveva trapassato, uscendo sotto la scapola. Anche dietro era tutto macchiato di sangue, ma per il momento l’emorragia sembrava essersi fermata. Forse era interna e in quel caso non c’era modo ne di scoprirla ne eventualmente di arrestarla.
Sotto i vestiti indossava la cintura. Laura la slaccio. La cintura non stava nel comparto centrale della sua borsa, percio dovette infilarla in uno degli scomparti laterali dopo aver tirato fuori tutti gli oggetti che solitamente teneva dentro.
Gli riallaccio la camicia e fu in dubbio se togliergli o meno il camice. Alla fine decise che era troppo complicato sfilargli le maniche. Girandolo delicatamente su un fianco e poi sull’altro lo avvolse in una coperta di lana grigia.
Mentre Laura si occupava del ferito, Chris fece un paio di viaggi alla jeep con le armi, usando la porta interna che collegava la lavanderia al box. Poi ritorno con un carrello piatto, largo sessanta centimetri e lungo un metro e venti, in pratica una piattaforma di legno su rotelle, che era stato dimenticato li da quelli che si erano occupati del trasloco, quasi un anno e mezzo prima. Guidandolo come uno skateboard si diresse verso la dispensa e disse: «Dobbiamo prendere la scatola delle munizioni, ma e troppo pesante per me. La mettero su questo carrello».
Compiaciuta di fronte a tanta iniziativa, Laura disse: «Abbiamo dodici cartucce nei due revolver e centoventi cartucce nei tre Uzi, percio penso che non avremo bisogno di altro, indipendentemente da quello che succedera. Spingi fin qui quel carrello, presto. Stavo proprio cercando il sistema per portarlo fino alla jeep senza troppi scossoni. Questo mi sembra proprio che faccia al caso nostro».
I loro movimenti erano rapidi, come se si fossero esercitati per quella particolare emergenza, tuttavia Laura intui che stavano perdendo troppo tempo.
Si aspettava che da un momento all’altro qualcuno cominciasse a colpire con violenza la porta.
Chris tenne fermo il carrello mentre Laura sollevava il ferito e lo adagiava sulla piattaforma. Una volta adagiata la testa, le spalle, la schiena e le natiche, Laura riusci a sollevargli le gambe e a spingerlo come se fosse stata una carriola. Chris corse sul davanti per tenere una mano sulla spalla destra dell’uomo in modo che non scivolasse giu e per impedire che il carrello slittasse via da sotto il corpo. Ebbero qualche difficolta a superare la soglia della porta in fondo alla lavanderia, ma alla fine riuscirono a portarlo nel box.
La
Chris aveva gia aperto il portellone e aveva anche srotolato un tappetino da ginnastica per usarlo come materassino.
«Sei fantastico», gli disse Laura.
Insieme riuscirono a trasferire il ferito dal carrello nell’abitacolo della jeep attraverso il portellone aperto.
«Vai a prendere l’altra coperta e le sue scarpe che sono in cucina», ordino a Chris.
Quando il bimbo torno, Laura aveva finito di sistemare Stefan sul materassino. Gli coprirono i piedi nudi con l’altra coperta.
Mentre chiudeva il portellone, disse: «Chris, vai a sederti davanti e allaccia la cintura di sicurezza».
Ritorno di corsa in casa. La borsa con tutte le sue carte di credito era sul tavolo. La prese e se la mise a tracolla. Afferro il terzo Uzi e fece per ritornare verso la lavanderia, ma non aveva fatto tre passi, che qualcosa colpi la porta del retro con una forza tremenda.
Laura si volto di scatto alzando il fucile. Qualcosa colpi nuovamente la porta, ma l’anima di acciaio e i chiavistelli non potevano essere abbattuti con tanta facilita.
Poi l’incubo inizio a ritmo incalzante.
Ci fu una raffica di mitra e Laura si getto contro la parete del frigorifero, nascondendosi.
Stavano cercando di far saltare la porta, che pero resistette anche a questo assalto. Le pallottole trapassarono le pareti ai lati del telaio rinforzato, forando il muro.
Le finestre del tinello esplosero, quando un secondo mitragliatore apri il fuoco. Le veneziane di metallo oscillarono. Alcune stecche si spezzarono sotto le pallottole, ma i vetri frantumati rimasero in gran parte dietro le tende, rimbalzando sul davanzale e da li a terra. Le porte del ripostiglio si scheggiarono e spaccarono sotto la pioggia di colpi. Pezzi di mattoni saltarono via da un muro. Le pallottole rimbalzarono sulla cappa di rame della cucina. Le pentole e i tegami di rame furono crivellati di colpi. La veneziana sopra la scrivania venne definitivamente strappata dal telaio e una mezza dozzina di stecche si abbatte contro la porta del frigorifero a pochi centimetri da dove si trovava Laura.
Il cuore le batteva all’impazzata e un fiotto di adrenalina aveva reso i suoi sensi quasi dolorosamente acuti. Voleva correre alla jeep e cercare di uscire prima che si rendessero conto che si stava preparando a partire, ma un istinto primitivo le impose di rimanere dov’era. Si schiaccio contro la parete del frigorifero, fuori tiro, sperando di non essere colpita da una pallottola di rimbalzo.
Chi diavolo
Si era esercitata con l’Uzi, ma non di recente, e si stupi di quanto fosse maneggevole. Si stupi anche del disgusto che provava nel doverli uccidere, nonostante stessero cercando di massacrare lei e il suo bambino. Un’ondata di nausea la investi. Un terzo uomo si fece avanti nel salone ma Laura era pronta a uccidere anche lui, cento come lui. L’uomo pero scatto all’indietro, fuori tiro, quando vide che i suoi compagni erano rimasti uccisi.
