dopo casa senza rallentare.

La Mercedes ora era a solo una cinquantina di metri e si stava avvicinando rapidamente.

«Mamma…»

«Li vedo.»

Era diretta a Big Bear City, ma sfortunatamente quella denominazione non corrispondeva alla realta. Non solo non era una citta, ma non la si poteva definire neppure un villaggio, a malapena un paesino. Non c’erano abbastanza strade perche potesse sperare di seminare i suoi inseguitori e la presenza della polizia era inadeguata per far fronte a un paio di fanatici armati di fucili mitragliatori.

Il traffico era scarso nell’altra direzione. Laura si trovo davanti un’altra macchina, una Volvo grigia, che supero in un tratto di strada praticamente cieco. Non aveva altra scelta, perche la Mercedes ormai era solo a una quarantina di metri di distanza. Anche i killer superarono la Volvo.

«Come sta il nostro passeggero?» chiese Laura.

Senza slacciare la cintura di sicurezza, Chris si volto per controllare. «Mi sembra a posto. Solo che e un po’ sballottato.»

«Non ci posso fare nulla.»

«Chi e, mamma?»

«Non so molto di lui», replico Laura. «Ma quando usciremo da questo pasticcio, ti diro cio che so. Non ti ho detto nulla prima perche… per il semplice fatto, credo, che non sapevo bene neppure io quello che stava succedendo e credevo che in qualche modo potesse essere pericoloso per te sapere qualche cosa di lui. Ma a questo punto e bene che tu sappia. Ti diro tutto dopo.»

Dando per scontato che ci sarebbe stato un dopo.

Quando fu a due terzi della strada, lungo la costa sud del lago — la jeep lanciata al massimo, con la Mercedes che la tallonava — Laura vide la deviazione per la strada provinciale. La strada si arrampicava su per i monti, oltre il passo di Clark, una scorciatoia di una quindicina di chilometri che tagliava il raccordo orientale della Statale 38, ricongiungendosi piu a sud, vicino a Barton Flats, con la superstrada a doppia corsia. Per quanto ricordava, la strada, sia all’inizio sia alla fine, era lastricata per tre o quattro chilometri, ma per i rimanenti dieci o undici chilometri non era che un sentiero di terra battuta. Contrariamente alla jeep, la Mercedes non aveva la trazione a quattro ruote motrici; aveva pneumatici invernali, che pero non erano muniti di catene. Era improbabile che l’uomo al volante della Mercedes fosse al corrente che la strada si sarebbe presto trasformata in un tracciato pieno di solchi, ghiacciato e in alcuni punti impraticabile per i cumuli di neve.

«Tieniti forte!» disse a Chris.

Non uso i freni fino all’ultimo momento, svoltando a destra a una tale velocita che la jeep sbando facendo stridere le gomme e sobbalzando paurosamente.

La Mercedes affronto meglio la curva, anche se il guidatore non aveva intuito cio che Laura aveva intenzione di fare. Mentre cominciavano a salire e ad addentrarsi in un paesaggio molto piu selvaggio, l’auto accorcio la distanza a circa trenta metri.

Venticinque. Venti.

La sagoma di un lampo si staglio improvvisamente nel cielo. Non era cosi vicino come qualche ora prima, a casa, ma abbastanza vicino da illuminare la zona. Riusci persino a udire, sopra il rumore del motore, il boato del tuono.

Guardando a bocca aperta il cielo, Chris domando: «Mamma, ma che cosa sta succedendo?»

«Non lo so», rispose Laura e dovette gridare per farsi udire.

Non senti i colpi d’arma da fuoco, ma senti le pallottole rimbalzare contro la jeep. Una pallottola foro il vetro del portellone e si conficco nel sedile su cui lei e Chris erano seduti. Avverti l’impatto oltre che udirlo. Comincio a zigzagare da un lato all’altro della strada, cercando di essere un bersaglio meno facile. L’uomo armato aveva smesso di sparare oppure aveva mancato tutti i colpi, perche non avverti il rumore di altre pallottole. Tuttavia aveva dovuto rallentare e la Mercedes si stava avvicinando sempre piu rapidamente.

Dovette usare gli specchietti laterali perche in seguito all’urto sul vetro di sicurezza si era formata una ragnatela di crepe che rendevano inutilizzabile lo specchietto retrovisore.

A sud, lampi e tuoni avevano smesso di scuotere il cielo.

Giunse in cima a una salita. L’asfalto terminava piu o meno a meta strada lungo la discesa davanti a loro. Smise di zigzagare e accelero. Quando la jeep lascio l’asfalto, per un attimo comincio a sbandare, ma poi si mosse a grande velocita sul fondo ghiacciato e innevato. Superarono sobbalzando una serie di profondi solchi, un breve avvallamento dove gli alberi formavano un arco sopra di loro e poi si inerpicarono su, verso la collina.

Dagli specchietti vide la Mercedes superare l’avvallamento e poi avviarsi su per il pendio dietro di lei. Ma come raggiunse la cima, l’auto comincio a sprofondare nei solchi. Scivolo su un fianco e i fari puntarono in un’altra direzione. Il guidatore, invece di girare dolcemente il volante mentre la macchina sbandava, sterzo eccessivamente. Le gomme cominciarono a girare a vuoto. La macchina comincio a scivolare all’indietro di circa una ventina di metri, finche la ruota posteriore non fini dentro il fosso che fiancheggiava la strada; le luci dei fari puntavano ora verso l’alto, di traverso sul sentiero.

«Si sono impantanati!» grido Chris.

«Ci metteranno almeno mezz’ora per uscire di li.» Laura continuo a salire, supero la cima, poi si lancio lungo il pendio successivo dell’oscuro sentiero.

Anche se era riuscita a fermarli, la sua paura non era diminuita. Aveva il presentimento di non essere ancora in salvo. E aveva imparato a fidarsi delle sue sensazioni piu di vent’anni prima, quando aveva sospettato che l’Anguilla sarebbe venuta a cercarla la notte in cui al McIlroy sarebbe stata sola nell’ultima stanza vicino alle scale. La notte in cui, infatti, le aveva lasciato sotto il guanciale una delle sue caramelline. Dopotutto, i presentimenti erano solo dei messaggi dell’inconscio, che lavorava alacremente e incessantemente ed elaborava informazioni che lei non aveva assimilato consciamente.

Qualcosa non andava. Ma che cosa?

Procedevano a meno di trenta chilometri l’ora su quella pista stretta, accidentata e ghiacciata. Per un po’ la strada segui il dorsale roccioso della montagna, dove non c’erano alberi, poi arrivarono al fondo di una valle, dove gli alberi erano cosi fitti su entrambi i lati da sembrare pareti di legno.

Nel vano posteriore della jeep, il suo Custode, febbricitante, si lamentava nel sonno. Laura era preoccupata e avrebbe voluto andare piu forte, ma non osava.

Per i primi quattro chilometri Chris rimase in silenzio. Infine chiese: «A casa… hai ucciso qualcuno di loro?»

«Si. Due.»

«Bene.»

Turbata dalla nota sinistra di piacere che aveva avvertito in quella parola, Laura disse: «No, Chris. Non e bello uccidere. E una cosa che mi ha fatto rivoltare lo stomaco».

«Ma se lo sono meritato», ribatte Chris.

«Si, certo, ma questo non significa che sia stato piacevole ucciderli. Non lo e stato. Non c’e alcuna soddisfazione. Solo… disgusto di fronte alla necessita di doverlo fare. E tristezza.»

«Avrei voluto ucciderne uno», esclamo con una collera determinata, fredda, allarmante in un bambino della sua eta.

Laura gli lancio un’occhiata di sottecchi. Con il volto scavato dalle ombre e illuminato dalla pallida luce giallognola che proveniva dal cruscotto, sembrava piu vecchio della sua eta e Laura intravide l’uomo che sarebbe diventato.

Quando il fondo della gola divenne troppo roccioso per consentire il passaggio, la strada riprese a risalire, seguendo una sporgenza sulla parete della montagna.

Laura teneva gli occhi puntati sulla pista impervia. «Tesoro, potremo parlare in modo piu approfondito di questo piu tardi. Ora voglio che tu ascolti attentamente e cerchi di comprendere cio che sto per dirti. Ci sono molte filosofie cattive nel mondo. Sai che cos’e una filosofia?»

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