altre stanze.

Mentre entrava in cucina, qualcosa cadde con un tonfo contro la porta sul retro. Con un sussulto di sorpresa e di paura, si volto in quella direzione impugnando l’Uzi e poco ci manco che aprisse il fuoco.

Ma non era il rumore di qualcuno che sta per fare irruzione. Era un rumore che non aveva nulla di minaccioso, appena piu forte di un semplice colpo dato alla porta, ripetuto due volte. Credette persino di sentire una voce, che debolmente chiamava il suo nome.

Silenzio.

Ando vicino alla porta e rimase in ascolto per mezzo minuto.

Nulla.

La porta era blindata, con un’anima in acciaio rivestita da due spessissimi pannelli in legno di quercia. Non era percio possibile che qualcuno armato dall’altra parte potesse colpirla. Tuttavia esito ad avvicinarsi di piu e a sbirciare attraverso lo spioncino perche temeva di vedere l’occhio di qualcuno che dall’altra parte la stava spiando. Quando alla fine trovo il coraggio per farlo, lo spioncino le consenti di avere una visione piuttosto ampia del patio e vide un uomo disteso sul cemento, le braccia spalancate, come se fosse caduto all’indietro dopo aver bussato alla porta.

Una trappola, penso. Una trappola.

Accese la luce esterna e si mosse lentamente verso la finestra oscurata dalla veneziana. Sollevo con la massima cautela una delle stecche. L’uomo disteso nel patio era il suo Custode. Le scarpe e i pantaloni erano incrostati di neve. Indossava un camice bianco, macchiato di sangue sul davanti.

Per quanto riusci a vedere, non c’era nessuno nel patio o nel prato retrostante, ma doveva comunque considerare la possibilita che qualcuno avesse scaricato il corpo in quel punto per attirarla fuori di casa. Aprire la porta di notte, in quelle circostanze, era da incoscienti.

Nonostante cio non poteva lasciarlo li fuori. Non il suo Custode. Non in quelle condizioni, ferito e in fin di vita.

Disattivo l’allarme, premendo un pulsante che si trovava vicino alla porta, apri la porta girando i chiavistelli e con riluttanza usci nella gelida notte imbracciando l’Uzi. Nessuno le sparo. Sul prato debolmente illuminato dal riverbero della neve, fino in fondo alla foresta, nulla si muoveva.

Si avvicino al suo Custode, si inginocchio di fianco a lui e gli senti il polso. Era vivo. Gli sollevo una palpebra. Era svenuto. La ferita al torace era brutta, anche se non sembrava sanguinare per il momento.

Il suo addestramento con Henry Takahami e gli esercizi a cui regolarmente si sottoponeva avevano incredibilmente aumentato la sua forza, ma non abbastanza da sollevare l’uomo ferito con un braccio solo. Appoggio l’Uzi alla porta e si accorse che non riusciva a sollevarlo neppure con due braccia. Era pericoloso muovere un uomo ferito cosi gravemente, ma ancora piu pericoloso sarebbe stato lasciarlo li fuori, nella notte gelida, soprattutto se qualcuno, come sembrava, lo stava inseguendo. Riusci a sollevarlo per le braccia e a trascinarlo nella cucina, dove lo allungo sul pavimento. Con sollievo riprese l’Uzi, richiuse la porta e inseri nuovamente l’allarme.

Era spaventosamente pallido e freddo al tatto, percio decise di togliergli le scarpe e le calze, che erano incrostate di neve. Dopo avergli liberato il piede sinistro, mentre gli stava slacciando la scarpa destra, Stefan comincio a balbettare qualcosa in una strana lingua, parole pronunciate in modo troppo indistinto perche fosse in grado di identificare che lingua fosse e in inglese si mise a farfugliare qualcosa a proposito di esplosivi, di tunnel e di «spettri fra gli alberi».

Sebbene sapesse che stava delirando e che molto probabilmente non l’avrebbe compresa piu di quanto non riuscisse lei a comprenderlo, gli parlo in tono rassicurante. «Calmati ora. Rilassati. Andra tutto bene. Non appena riesco a liberarti i piedi da questo blocco di ghiaccio, chiamero un dottore.»

La parola dottore lo scosse per un attimo dal suo stato confusionale. Le afferro debolmente il braccio e la fisso con uno sguardo intenso, impaurilo. «Niente dottori. Usciamo… dobbiamo uscire…»

«Non sei in condizioni di andare da nessuna parte», gli disse Laura. «Tranne che su un’ambulanza e all’ospedale.»

«Dobbiamo uscire. Alla svelta. Stanno arrivando… saranno qui fra poco…»

Laura lancio uno sguardo all’Uzi. «Chi sta per arrivare?»

«Assassini», disse lui in tono concitato. «Mi uccideranno per vendetta. Ti uccideranno. Uccideranno Chris. Stanno arrivando. Adesso.»

In quel momento nei suoi occhi e nella sua voce non c’era nulla di delirante. Il suo volto pallido, madido di sudore, non era piu segnato dalla debolezza, ma teso dal terrore.

Tutto il suo allenamento con le armi e nelle arti marziali non sembravano piu precauzioni isteriche. «Okay», disse Laura, «usciremo non appena avro dato un’occhiata a questa ferita, per vedere se c’e bisogno di medicarla.»

«No! Ora. Usciamo ora.»

«Ma…»

«Ora», insiste Stefan. Nei suoi occhi c’era un’espressione talmente terrorizzata, che fu quasi propensa a pensare che gli assassini di cui stava parlando non fossero uomini normali, ma creature provenienti da altri mondi, demoni spietati e implacabili, esseri senz’anima.

«Okay», disse Laura. «Usciremo subito.»

Il suo sguardo si fece nuovamente sfuocato e comincio a farfugliare parole indistinte, senza senso.

Mentre attraversava di corsa la cucina, con l’intenzione di salire al piano di sopra e svegliare Chris, udi il suo Custode vaneggiare, ma sempre con tono ansioso, di una «grande, nera macchina di morte». Quelle parole non significavano nulla per lei, ma nonostante cio si senti percorrere da un brivido di terrore.

PARTE SECONDA

L’inseguimento

L’abitudine a vivere non ci fa accettare la morte.

SIR THOMAS BROWNE

5

Un esercito di ombre

1

Laura accese una lampada e sveglio Chris. «Vestiti, amore. Alla svelta.»

«Che cosa succede?» chiese lui con voce assonnata, sfregandosi gli occhi.

«Degli uomini cattivi stanno venendo e dobbiamo uscire di qui prima che arrivino. Ora sbrigati.»

Chris aveva trascorso un anno non solo rimpiangendo suo padre, ma preparandosi per il momento in cui gli eventi solo apparentemente tranquilli della vita quotidiana sarebbero stati sconvolti da un’altra improvvisa esplosione di quel caos che giaceva nella profondita dell’esistenza umana. Il caos che di tanto in tanto eruttava come un vulcano attivo, com’era successo la notte in cui suo padre era stato assassinato. Chris aveva osservato sua madre diventare una tiratrice di prim’ordine con le armi, l’aveva vista raccogliere un arsenale, con lei aveva seguito delle lezioni di autodifesa e, nonostante cio, aveva mantenuto gli atteggiamenti e i punti di vista di un bambino, assomigliava piu o meno a qualsiasi altro bambino, anche se era comprensibilmente malinconico da quando suo padre era morto.

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