«Ma in un certo modo era qui, perche ho pensato molto a lui. Lo ricordero sempre, mamma, voglio dire com’era, anche dopo tanti e tanti anni? Me lo ricordero?»
«Io ti aiutero a ricordarlo, bambino mio.»
«A volte gia mi succede di non ricordare alcune cose di lui. E ci devo pensare parecchio per ricordarle. Ma io non voglio dimenticare perche era il mio papa.»
Quando si fu addormentato, Laura ando nella sua stanza. Si senti sollevata quando, pochi minuti dopo, Thelma arrivo per fare un’altra chiacchierata. Senza di lei avrebbe dovuto sicuramente lottare per non lasciarsi sopraffare dalla tristezza.
«Se dovessi avere dei bambini, Shane», disse Thelma salendo sul letto di Laura, «pensi che ci sara qualche possibilita che siano ammessi a vivere nella societa, oppure sarebbero rinchiusi in qualche istituto per bambini mostruosi, tipo lebbrosario?»
«Non fare la stupida.»
«Oh, be’, certamente potrei permettermi di sottoporli a qualche operazione di chirurgia plastica. Voglio dire, anche se venisse fuori che la loro specie e ambigua, potrei permettermi di farla diventare passabilmente umana.»
«A volte il modo in cui ti umili mi fa veramente incazzare.»
«Scusa. Ma e dovuto al fatto che non ho mai potuto godere del sostegno di una madre o di un padre. Ho la sicurezza e nello stesso tempo il dubbio di un orfano.» Rimase in silenzio per un attimo, poi disse: «Ehi, sai una cosa? Jason mi vuole sposare. Al principio ho pensato che fosse posseduto da un demonio e fosse incapace di controllare la lingua, ma mi ha assicurato che non abbiamo bisogno di un esorcista, anche se evidentemente deve aver sofferto di un leggero colpo apoplettico. Che cosa ne pensi?»
«Che cosa ne penso io? Ma che cosa importa? Be’, direi che e un tipo veramente giusto. Te lo terrai ben stretto, non e vero?»
«Ho paura che sia troppo buono per me.»
«Nessuno e troppo buono per te. Sposalo.»
«Ho paura che non funzionera e allora finiro per essere distrutta.»
«E se non ci provi», replico Laura, «sarai ben piu che distrutta. Sarai sola.»
10
Stefan senti il familiare, spiacevole formicolio che accompagnava il viaggio nel tempo, una strana vibrazione che passava internamente dalla pelle, attraverso la carne, nel midollo delle ossa, poi ritornava velocemente dalle ossa alla carne, alla pelle. Lascio il tunnel e nello stesso istante eccolo avanzare a passo incerto lungo un ripido pendio ricoperto di neve nelle montagne della California, la notte del 10 gennaio 1989.
Inciampo, cadde sul lato in cui era stato ferito, rotolo fino in fondo al pendio, dove si fermo contro un tronco d’albero marcio. Per la prima volta da quando era stato ferito avverti il dolore. Urlo e cadde sulla schiena, mordendosi la lingua per rimanere cosciente, socchiudendo gli occhi di fronte a quella notte tumultuosa.
Un’altra saetta lacero le tenebre e la luce sembro pulsare da quello squarcio. Nel riverbero spettrale della terra ricoperta di neve, al bagliore dei lampi, Stefan vide che si trovava in una radura nella foresta. Le sagome nere degli alberi spogli protendevano i loro rami scheletrici verso il cielo lampeggiante, come se fossero fanatici seguaci in adorazione di un dio brutale. I sempreverdi, i rami ripiegati sotto la pesante coltre della neve, si ergevano solenni.
Arrivando in un’epoca diversa dalla propria, un viaggiatore infrangeva le forze della natura in modo tale che era necessaria la dispersione di una incredibile quantita di energia. Indipendentemente dalle condizioni atmosferiche presenti nel punto di arrivo, lo squilibrio veniva compensato da una straordinaria manifestazione di lampi nel cielo, e questo era il motivo per cui la strada eterica che i viaggiatori del tempo percorrevano veniva chiamata la Via del Lampo. Per motivi che nessuno era stato in grado di appurare, un ritorno all’istituto, ovvero nell’era a cui apparteneva il viaggiatore, non era contrassegnato da nessuno spettacolo pirotecnico celeste.
I lampi, come sempre accadeva, da fulmini degni dell’apocalisse si trasformarono in lontani tremolii. In un minuto la notte fu di nuovo buia e calma.
Con l’affievolirsi dei lampi, il dolore si era fatto piu acuto. Sembro quasi che la saetta che aveva squarciato la volta celeste fosse penetrata nel suo petto, nella sua spalla e nel suo braccio sinistro.
Si mise in ginocchio, poi si alzo in piedi tremante, turbato dal pensiero che aveva poche possibilita di uscire vivo dal bosco. Il cielo nuvoloso era nero come la pece, impenetrabile. Sebbene non ci fosse vento, l’aria invernale era gelida e lui indossava soltanto un leggero camice sopra una camicia e un paio di pantaloni.
Inoltre, forse era distante chilometri da una strada o da un qualsiasi punto di riferimento attraverso il quale potesse riconoscere la sua posizione. Quanto al tunnel, la sua precisione era notevole per quanto riguardava la distanza temporale ma non altrettanto per quanto riguardava il punto di arrivo.
Solitamente il viaggiatore atterrava entro un raggio di novanta metri rispetto alla destinazione scelta, ma in altre occasioni poteva arrivare anche a quindici, venti chilometri di distanza, com’era successo il 10 gennaio 1988, quando era andato per salvare Laura, Danny e Chris dal mortale autocarro dei Robertson.
Nei viaggi precedenti aveva sempre portato con se una cartina della zona in cui si trovava il suo obiettivo e una bussola, in modo da potersi orientare nel caso si fosse ritrovato in un posto completamente isolato, proprio com’era accaduto adesso. Ma questa volta, avendo lasciato il cappotto nel laboratorio, non aveva ne bussola ne cartina geografica e il cielo nuvoloso non gli permetteva di trovare la strada per uscire dalla foresta con l’aiuto delle stelle.
Immerso nella neve quasi fino al ginocchio, con indosso un paio di scarpe normali, capi che avrebbe dovuto muoversi immediatamente, altrimenti non sarebbe piu riuscito a staccarsi dal terreno a causa del gelo. Si guardo attorno, sperando in un’ispirazione, ma alla fine scelse una direzione a caso e si diresse a sinistra, cercando le orme di un cervo o un altro sentiero naturale che lo aiutassero a trovare un passaggio attraverso la foresta.
Tutta la parte sinistra, dal collo fino alla cintola, pulsava per il dolore. Si auguro che la pallottola non avesse colpito un’arteria e che la perdita di sangue fosse abbastanza lenta da consentirgli di raggiungere Laura e di vedere il suo volto, il volto che amava, un’ultima volta prima di morire.
Il primo anniversario della morte di Danny cadde di martedi e nonostante Chris non avesse fatto menzione del significato di quella data, ne era cosciente. Il bambino fu insolitamente tranquillo. Trascorse gran parte di quella triste giornata giocando silenziosamente ai Dominatori dell’Universo, un genere di gioco che solitamente era accompagnato da vocalizzi che imitavano gli spari delle armi laser, le spade che cozzavano e i motori delle navi spaziali. Piu tardi si distese sul letto a leggere dei fumetti. Resistette agli sforzi di Laura di farlo uscire da quell’isolamento che si era autoimposto, e probabilmente fu la cosa migliore. Qualsiasi tentativo di dimostrarsi allegra non avrebbe fatto che deprimerlo ulteriormente, consapevole com’era che anche lei stava lottando con tutte le sue forze per non pensare.
Thelma, che aveva chiamato qualche giorno prima per annunciare che si era decisa a sposare Jason Gaines, telefono ancora quella sera alle sette e un quarto, giusto per chiacchierare un po’. Laura prese la chiamata nel suo studio, dov’era sempre impegnata in una strenua lotta con il libro che l’aveva occupata nell’ultimo anno.
«Ehi, Shane, sai che cosa mi e successo? Ho conosciuto Paul McCartney! Era a Los Angeles per un contratto di registrazione ed eravamo allo stesso party venerdi sera. Quando l’ho visto si stava infilando una tartina in bocca. Mi ha salutato. Aveva le labbra sporche di briciole ed era semplicemente uno
«Hai scoperto che mentre gli stavi parlando l’hai spogliato.»
«Be’, e sempre molto bello, sai, con quel viso da angioletto per cui abbiamo perso la testa piu di vent’anni fa, ma ora e segnato dall’esperienza,
